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IL PRANZO DELLA DOMENICA

Roma. Come ogni domenica la pimpante vedova della buona borghesia della Capitale Franca Malorni (Giovanna Ralli) invita a pranzo le tre figlie con le rispettive famigliole al seguito.

L'ipocondriaca sfaccendata Barbar (Barbara De Rossi) sposata al fiorista, pacioso e nostalgico Maurizio (Maurizio Mattioli).

La stremata casalinga Sofia (Elena Sofia Ricci) col giornalista de' sinistra, idealista e testardo, Nicola (Rocco Papaleo) e i loro quattro bambini.

La benestante Susanna (Galatea Ranzi) col consorte avvocato e puttaniere Massimo (Massimo Ghini) e la figlia ribelle Ilaria.

La matriarca cade e si rompe il femore: la sosta in un letto di ospedale farà esplodere antiche e mai sopite tensioni.

Tutto si aggiusterà, a partire dalla gamba.

IL PRANZO DELLA DOMENICA è una garbata ma fragile commedia sociale dal sapore televisivo dei fratelli Vanzina, figli in senso lato e in senso stretto (il padre era Stefano Vanzina in arte Steno) del cinema popolare comico e di commedia degli anni Cinquanta-Sessanta.

E loro, in questa vanzinata passabile, continuano ad accavallare ossessioni e macchiette tra i nuovi mostri della buona società. Certo il tutto si mantiene a livelli molto superficiali senza tentativi di approfondire il soggetto.

Purtroppo i fratelloni non sono né Scola né Monicelli e galleggiano come un pezzetto di pack sulla superficie della vita vera, quella che si svolge oltre la ZTL.

Mancano, che bella sorpresa, le parolacce.

IL RITORNO DEL MONNEZZA

Roma. Chi ha scaraventato dal quinto piano il topino d'appartamento Cesare, marito della florida bruna Patrizia, amante segreta dell'irruento e caciarone ispettore Rocky Giraldi (Claudio Amendola)?

Io ho visto tutto dal lucernario, confida al poliziotto il biondo Tramezzino (Enzo Salvi), sfigato complice della vittima, sul posto al momento del delitto.

Cosi lo sbirro, con la bella collega Betta Crociani (Elisabetta Rocchetti) va a caccia dell'assassino.

IL RITORNO DEL MONNEZZA è una mediocre commedia parapoliziesca dei Vanzina Brothers, che rimettono in pista il trucido Monnezza in una copia ultrasbiadita. Un poliziottesco che non si perde in dettagli sofisticati e che fa del macchiettismo romano il proprio punto di forza (?!?).

Affidando il ruolo, ultrasboccato, al romanissimo Claudio Amendola, figlio del grande Ferruccio che doppiava Tomas Milian.

Superfluo aggiungere che il commissario Nico Giraldi è stato il protagonista della serie poliziottesca diretta da Bruno Corbucci dal '74 all'84: un poliziotto borgataro, diventato ben presto un'icona pop-trash.

La rilettura? Tutto sotto la sufficienza, ma guardabile.

Bisogna però ammettere che non si sentiva certo il bisogno di trasportare ai giorni nostri un personaggio indissolubilmente legato al cinema popolare degli anni Settanta.

Il Rocky Giraldi di Amendola e i suoi amici borgatari sono troppo costruiti e fasulli e non in grado di competere con le mimiche irripetibili di Milian e Bombolo.

MIAMI BEACH

Miami. Lorenzo (Ricky Memphis) cerca la figlia diciasettenne Giulia (Neva Leoni), scappata in Florida con le sue amiche per partecipare a un noto festival di musica elettronica.

Qui si è invaghita di Filippo, immobiliarista seducente, mentre il padre si mette sulle sue tracce assistito da Bobo, studente fuoricorso squattrinato e perdigiorno.

Il facoltoso commerciante di scarpe Giovanni (Max Tortora) e la signora Olivia (Paola Minaccioni) sono arrivati in città per iscrivere i rispettivi figli , Luca e Valentina, all'Università.
La loro relazione si avvicendarà a quella tra il padre di lui, espansivo romano, e la madre di lei, milanese altezzosa.

MIAMI BEACH è una movimentata ma banalissima commedia estiva, un cine-ombrellone dei fratelli Vanzina, una spremutina di personaggi e gag di tanti altri cinepanettoni, eterni battibecchi tra romani e milanesi compresi.

Miami Beach come Ibiza o Sharm el-Sheikh (prima dell'allarme terrorismo), ad arricchire il cine-dépliant di location in cui ad essere esotici sono, come sempre, gli italiani, alquanto stereotipati.

Il regista non sfrutta la location come potrebbe limitandosi alle solite logore immagini da cartolina.

Non è migliore il contenuto, che è quello della doppia storia e del solito confronto generazionale che vede gli "anziani" prevalere nettamente per simpatia e caratura artistica sulle nuove leve, benché la sceneggiatura sia come spesso avviene banale e costretta a ricorrere a situazioni che ormai fanno al massimo (e non sempre) sorridere.

Da notare l'assenza di nudi.

Evitabile. Anche per evitare i rutti e non cadere nella noia.

SOGNANDO LA CALIFORNIA

Bologna. Si rincontrano ad un raduno per ex studenti dell'Università dopo quindici anni  i quattro amiconi quarantenni Lorenzo Colombo (Massimo Boldi), Silvio Morandi (Maurizio Ferrini), Giovanni Sbarigia (Antonello Fassari) e Tonino Castagna (Nino Frassica).

Passata una nottata goliardica, i quattro medici decidono all'insaputa delle rispettive famiglie di coronare un loro vecchio sogno: il viaggio dei sogni ovvero la traversata degli Stati Uniti da costa a costa.

Giovanni, affetto da burinaggine tutta romana, decide di partire con gli amici all'insaputa della moglie (in vacanza in Senegal con i figli) e per non farsi scoprire parte con pochissimi soldi e con la consapevolezza di non poter usare le carte di credito.

Silvio, veterocomunista, doveva inizialmente partire per la Crimea, ma viene lasciato dalla sua compagna e decide così di unirsi al ginecologo Tonino a cui è venuta l'idea del viaggio (inizialmente pensato per un viaggio solitario).

Lo yuppie Lorenzo, il più ricco di tutti, decide di finanziare il viaggio ai suoi amici con le sue "centinaia di carte di credito", ma arrivato a Miami si accorge che la sua governante filippina invece delle carte di credito ha messo nella 24 ore carte da gioco ancora sigillate.

E adesso? Si va all'avventura come in gioventù.

SOGNANDO LA CALIFORNIA è una commediola del regista cinematograficamente onnivoro Carlo Vanzina che narra il viaggio di quattro quarantenni con il tentativo di buttarla sul sociologico (goliardia, quarantenni stressati, un viaggio immaginato in gioventù e mai realizzato.

Dopo un decente prologo il film sfocia nella banalità con situazioni tendenti al pecoreccio in un desolante road movie di casa nostra.

Le location americane meritavano situazioni più simpatiche rispetto al lancio di cacca dalla finestra.
Occasione sprecata vista la possibilità di gestire comicità e malinconia.

Massimo Boldi ripete il solito insopportabile cliché.

Rapido e gelido cameo della sempre affascinante Bo Derek, finta star, finta attrice.

EX - AMICI COME PRIMA

Quattro episodi con il tema comune del tradimento e dell'abbandono.

Il bancario prossimo alle nozze Marco (Enrico Brignano) ritrova Consuelo (Liz Solari), una fiamma del passato mai sopita.

L'architetto Max (Alessandro Gassman) sbanda senza saperlo a causa di Sandra (Anna Foglietta), l'avvocato che cura il divorzio della moglie.

Il depresso pubblicitario Fabio (Ricky Memphis) è scambiato da Valentina (Gabriella Pession) per lo psicanalista.

Il fresco europarlamentare Antonio (Vincenzo Salemme) freme per la fascinosa bionda Olga (Natasha Stefanenko), che poi scopre essere il primo ministro di un paese Baltico.

EX: AMICI COME PRIMA, 52esima pellicola della carriera dei fratelli Vanzina, che per la prima volta girano il sequel di un film non loro, è una semi divertente commedia corale all'italiana, che segue quell'altro EX del 2009 firmato Fausto Brizzi, senza però ereditarne quasi nulla, forse solo la formula degli episodi incrociati.

Sempre attenti a cogliere i cambiamenti del costume rimangono come sempre troppo teneri nelle incursioni alla camomilla. Film che descrive diversi spaccati della società italiana moderna, pur non approfondendo nessuna tematica sociale rilevante, anzi scadendo quando cerca di criticare i vizi della politica italiana.

I personaggi presenti nel film hanno delle caratteristiche appena abbozzate, non sono dunque ben definiti.

Per chi si accontenta.



S.P.Q.R. 2000 E MEZZO ANNI FA

Roma 71 a.c. Dalla nordica Mediolanum  arriva il severo procuratore nordista Antonio Servilio (Massimo Boldi) deciso a combattere la corruzione e le tangenti.

Entra presto in conflitto con il gaudente senatore maneggione Cesare Atticus (Christian De Sica), il cui scaltro protettore e collega Lucio Cinico (Leslie Nielsen), spalleggiato dalla cortigiana bolognese Poppea (Anna Falchi), ha buon gioco nello sbattere a Filicudi lo scomodo magistrato, sorpreso in un bordello.

S.P.Q.R. 2000 E 1/2 ANNI FA è una fragile commediola in costume dei fratelli Vanzina che poggia sull'idea bizzarra di trasportare Tangentopoli, una sfacciata parodia delle imprese del club Mani Pulite, e la rivalità Nord-Sud nell'antica Roma.

Chiaramente la tesi (sconvolgente?) del film è che tra le due epoche niente è cambiato.

Sballato l'inserimento di Nielsen, spaesato e sprecato, nel senso che gli andava creato un ruolo diverso, in linea con le attese.

Tra le rare battute buone viene infilata qualche tetta di ottimo livello, tipo quelle toniche della prorompente vamp Anna Falchi.



Con quelle intende far dimenticare la recitazione (?) in ostentato ed irritante accento romagnolo?

SOTTO IL VESTITO NIENTE

Parco di Yellowstone, Wyoming (Usa). Il giovane ranger Bob (Tom Shanley) ha un'improvvisa comunicazione telepatica, una visione per dirla in breve: vede la sorella gemella Jessica,  fotomodella che lavora in Italia più precisamente a Milano, pugnalata a morte, con un paio di forbici acuminate, da uno sconosciuto.

Turbato, la povera guardia forestale si precipita in Italia.

Purtroppo all'Hotel Scala, dove la sorella aveva alloggio, nessuno sa nulla di lei e, soprattutto, a nessuno sembra importare della sua scomparsa.

Neanche al commissario Danesi (Donald Pleasence) che lo liquida: mi porti il cadavere e apriremo un'inchiesta.

Non sarà l'unica bellezza a passar a miglior vita.

SOTTO IL VESTITO NIENTE è un thriller di discreta fattura (alla Dario Argento, visti i notevoli richiami nda) elegante e fatuo, che gli astuti fratelli Vanzina, dall'incasso certo (contrariamente a qualche maestro), presentano incartato in una lucente carta patinata.







Non manca la satira di costume (la Milano da bere e da sniffare) e il  richiamo a un fattaccio di cronaca nera dell'epoca (caso Terry Broome-D’Alessio, avvenuto l'anno prima) in una capitale della moda patinata e notturna. 

Ricordo che il mondo dell'alta moda milanese, che si oppose strenuamente alla realizzazione del film, non fece altro che offrirgli un involontario ma efficace battage pubblicitario.



Va comunque sottolineata la presenza del sornione Donald Pleasance che, nei panni del commissario Danesi, offre un'interpretazione che è alla pari con la bellezza di Renée Simonsen, che, nei (pochi) panni della lesbica Barbara, riesce a catalizzare l'occhio del pubblico.




Il titolo accalappia citrulli promette molto senza mantenere nulla.

VACANZE DI NATALE

Cortina D'Ampezzo, Natale. Quanti turisti sulla neve intorno al pianista di piano-bar Billo (Jerry Calà) che torna a corteggiare Ivana (Stefania Sandrelli), senza trascurare la ricca Grazia (Marilù Tolo), moglie annoiata e disinibita.

Il burino Mario (Claudio Amendola), in vacanza alpina nella rinomata località grazie al super buzzurro padre (Mario Brega), è fulminato dalla bionda americanina Samantha (Karina Huff), fidanzata dell'amico Roberto (Christian De Sica), anche se la sua lettera viene utilizzata in maniera maliziosa da Serenella (Antonella Interlenghi).

VACANZE DI NATALE è una commediola corale, con mostruoso successo di pubblico, svelta e potabile dei giovani Vanzina, un SAPORE DI MARE trasferito in montagna che ci costringe a dire: peccato!

Peccato che i "cinepanettoni" non abbiano seguito l'esempio del modello. Sì, perché Vacanze di Natale, piaccia o meno, è il titolo apripista di una serie infinita, dell'intero filone "vacanzifero".

Immutabile la formula: una manciata di simpatici comici, belle donne di età assortita, qualche discreta barzelletta e un pò di satira all'acqua di rose.
Almeno qui, se la sceneggiatura qua e là appare traballante, la serie di gag (esemplari quelle dei due caratteristi più rodati: Riccardo Garrone e Mario Brega) mette in secondo piano il filo narrativo in virtù dello stato di grazia della magica mano che dirige, abile a saccheggiare il repertorio sul quale dalla fine degli anni '50 si regge la commedia all'italiana.

Intelligente anche l'uso della colonna sonora, zeppa di canzoni orecchiabili, che non dà tregua.

Film imprescindibile degli anni '80. E conti alla mano hanno ragione i Vanzina. 

FEBBRE DA CAVALLO 2 - LA MANDRAKATA

Roma. L'ha giurato alla voluminosa fidanzata, proprietaria di bar, Lauretta (Emanuela Grimaldi): basta, non gioco più.

Invece Bruno Fioretti, in arte Mandrake (Gigi Proietti), eterna comparsa a Cinecittà, è sempre a Tor di Valle con l'inseparabile Marco, detto Micione (Rodolfo Laganà) e con l'Ingegnere (Andrea Ascolese), esperto di computer.

Ma dove trovare gli euri per puntare sul cavallo vincente?

Truffando i fessi come il macellaio figlio del mitico Manzotin.

Ed ecco il candido Antonio Faiella (Carlo Buccirosso): il pollo da stangare con l'aiuto della vistosa amica Aurelia (Nancy Brilli).

Seguirà il bis ai danni dell'implacabile strozzino, il Cozzaro nero, appena entra in scena il redivivo Er Pomata (Enrico Montesano).

FEBBRE DA CAVALLO 2 - LA MANDRAKATA è, come è facilmente intuibile dal titolo, il sequel del mitico FEBBRE DA CAVALLO, diretto dai Vanzina, vituperati figli proprio del grande Steno, e ne riprende l'aria scanzonata e leggera, tra truffette e corse di cavalli.

Un evidente omaggio, a suon di citazioni, alla memoria del grande papà (anche lui sottovalutato), autore, nel 1976, del piacevole film capostipite, da tempo diventato un "cult".

Il risultato è prevedibilmente inferiore ma ugualmente decente, perché Gigi Proietti è un cavallo di razza e con lui ci sono attori di buon livello come Carlo Buccirosso, la piacente Nancy Brilli, con le strepitose scollature dei suoi abiti Cavalli (chissà se è un caso nda), e il simpatico Laganà.

Nancy Brilli senoEnrico Montesano (indimenticabile Pomata) torna per l'ultima mezz'ora (più che altro una guest star e neanche tanto in palla nda)  e la magia del primo capitolo prova a ripetersi.

L'intrattenimento è garantito e l'ora e mezza scorre veloce veloce anche se mancano le solite carrellate di natiche e seni al vento condite da gratuite volgarità.

TI PRESENTO UN AMICO

Milano. Il giovane manager dei cosmetici Marco Ferretti (Raoul Bova)  è promosso capo del marketing e quindi ha lasciato, senza rimpianti, il cielo grigio, i bus double decker e Piccadilly Circus.
La crisi economica gli ha portato via solo la fidanzata

La bionda collega Giulia Lombardi (Barbora Bobulova) s'infuria al suo arrivo (quel posto era mio!), ma basta un incontro (molto ravvicinato) per spuntarle le unghie.

Ora però il neoboss tentenna: deve essere lui a segare i rami secchi per far quadrare il bilancio.

A complicare la vita meneghina, oltre la collega suddetta si alterneranno Sarah (Kelly Reilly), affascinante inglese che cura una galleria d’arte, Francesca (Sarah Felberbaum), giovane impiegata dell'azienda e Gabriella (Martina Stella), aspirante giornalista televisiva, che gli sconvolgeranno l'anima e il corpo.

TI PRESENTO UN AMICO è una gracile commedia sentimentale, dalla trama esilissima e situazioni che strappano a fatica il sorriso, dei fratelli Vanzina, che, secondo molti, tentano di fare il verso al magnifico TRA LE NUVOLE, con Raoul Bova (bravino) a inseguire il fantasma del cinico tagliatore di teste George Clooney.

Anche se, secondo me, il tema della perdita del lavoro nelle grosse company ricorda di più THE COMPANY MEN, con le dovute distanze emozionali.

Probabilmente, al di là dei cattivi pensieri,  i Vanzina volevano solo banalmente tornare sui luoghi di SOUTH KENSINGTON.

Nella sfilata di belle ragazze e banalità fanno una pessima figura i maschi di contorno, ridotti a caricature (vedi il tassista partenopeo).

Eccezzziunale...veramente

Tre episodi ambientati nel mondo del calcio degli anni '80. Il terrunciello Donato, capo degli ultra del Milan, manda all'ospedale l'interista Sandrino e rinnega la fede per rubargli Loredana (Stefania Sandrelli).

Il tifoso dell'Inter Franco fa un 13 da 800 milioni al Tocalcio e, abbandonati i suoi, si dà alla bella vita: ahimè, la vincita era un atroce scherzo degli amici.

Il camionista Tirzan, per vedere una partita della Juve in Belgio, corre col camion a rimorchio del collega slavo Greg: sarà castigato.

Commedia, che parte dal Derby (inteso come locale milanese) al grande schermo, a tratti davvero spiritosa dei fratelli Vanzina, che fa perno soprattutto sul protagonista (è il film che diede la notorietà a Diego Abatantuono, presente nei tre ruoli principali nda) e sulla sua parlata interregionale.
É cabaret più che cinema, con qualche figurina azzeccata, un linguaggio colorito da terrunciello, i cosiddetti tifosi sbeffeggiati senza pietà.

Abatantuono (prima dello sdoganamento successivo operato da Pupi Avati) vale, comunque, più del film.


IN QUESTO MONDO DI LADRI

Milano. Scoperto con sgomento che la multiproprietà in montagna è un bidone, il bancario infelice e tanto onesto Fabio (Carlo Buccirosso), che a forza di consigliarli ai suoi clienti aveva sottoscritto anch'egli i fondi bidone della proprietà suddetta, la mantenuta Monica (Valeria Marini), il ristoratore Walter (Max Pisu), che ha perso il cuoco famoso con cui sognava di fare società e «guadagnato» 500.000 euro di debiti, l'esercente cinematografico Nicola (Biagio Izzo), rovinato dall'apertura di un multiplex proprio di fronte alla sua sala e il chirurgo plastico Lionello (Enzo lacchetti), caduto in disgrazia da quando a un'attricetta è «esploso» in aereo il seno che lui aveva rifatto, decidono di allearsi.

Restituiremo la stangata, promette Fabio, certo di ricevere il consiglio giusto dal vicino di villetta, il truffatore professionista Gastone (Ricky Tognazzi). 

Infatti il colpo si farà, proprio nella Banca Milanese dove sgobba il timido travet.

Uscito di scena per un incidente il luminare delle tette, il suo posto è rilevato dal suocero di Nicola, il vispo colonnello in pensione Leonardo (Leo GuIlotta). Pronti? Via.

IN QUESTO MONDO DI LADRI è una appena passabile commedia corale di costume con cui Carlo Vanzina e il suo sceneggiatore-fratello Enrico continuano quella analisi sociologica d'Italia che sono gli unici a compiere nel nostro cinema, anche se a loro modo.

Il titolo è preso in prestito da una fortunata canzone di Antonello Venditti che nel 1988 anticipava gli umori della tangentopoli italiana e i due Vanzina fanno leva sull'attualità per prendere bonariamente in giro vittime e carnefici dei tanti, troppi crac scoppiati nell'Italietta del Duemila.




Nell'affiatata squadra di improvvisati e simpatici malandrini spicca, questa volta anche per l'autoironia, una Valeria Marini in forma (fisica) smagliante che, non dovendosi spogliare, è costretta a recitare: tutto sommato se la cava bene.

LA VITA E' UNA COSA MERAVIGLIOSA

Roma, immersa nei colori estivi. Il poliziotto Cesare (Enrico Brignano), ascoltando la vita degli altri per mestiere, scopre che la fidanzata romena è un pò tr...escort.

Mollata la fidanzata escort, si ritrova a spiare per servizio le telefonate del maneggione Antonio (Vincenzo Salemme), presidente del Credito Romano.

Finendo poi per invaghirsi della bella Laura (Luisa Ranieri), che fa i massaggi alla moglie dell'indagato, il quale, finisce in un gruppo di piccolo borghesi e un pò per curiosità, un pò per ritrovare un minimo di calore nel genere umano, si finge magazziniere.

Il ricco, onesto e stimato chrirurgo Claudio (Gigi Proietti), sposato all'ansiosa Elena (Nancy Brilli) raccomanda il figlio fannullone Luca, che più che studiare (anche lui medicina) si dedica alle ragazze e alle scommesse, al collega Vittorio (Maurizio Mattioli), per l'esame di patologia.

Scambio di favori, ovvio.

Ognuno di questi suo malgrado si trova ad aggiustare i propri problemi tramite scorciatoie, ma tutti alla fine troveranno un modo di cambiare vita.

LA VITA E' UNA COSA MERAVIGLIOSA è una piacevole e garbata commedia dei fratelli Vanzina, forse non i più bravi ma sicuramente i più lesti a cogliere le magagne che affliggono l'Italietta dei compromessi, stavolta vittima consapevole di intercettazioni e mazzette, oltre che delle perenni raccomandazioni.


All'appello dei misfatti mancano i trans e i preti pedofili. Speriamo che i Vanzina ce li risparmino (preferiremmo la bella e solare Luisa Ranieri. Nuda).

Si tratta comunque di una commedia, ma intesa nel senso più italiano del termine, insomma l'Italia più "cafonal" (per dirla alla Roberto D'Agostino).

Adulteri, corruzione, calcio, superstizioni, raccomandazioni, malasanità, intercettazioni, scandali finanziari, nuove generazioni poco, o per niente, promettenti e tutti i temi che meglio (o peggio) caratterizzano la società odierna si amalgamano provando a mostrare che un briciolo di speranza resiste e sopravvive.

 Ambizione purtroppo velleitaria, visto che questi temi vengono affrontati con la solita superficialità nella sceneggiatura.

In LA VITA E' UNA COSA MERAVIGLIOSA ritroviamo Enrico Brignano, Gigi Proietti (che qui gigioneggia più del solito), Nancy Brilli e Vincenzo Salemme (probabilmente il personaggio più simpatico è il suo) che interpretano personaggi più che altro dell'alta borghesia romana incastrati nelle consuete vicende da commedia brillante.

Compresa l'immancabile storia d'amore tra giovani di classi sociali diverse che da sempre è la firma del duo.

Espedienti comici e romantici eterni nei quali i Vanzina credono ciecamente ma che non sempre li ripagano di tanta fiducia.

Insomma non si ride ma si sorride (a malapena).

luisa ranieri nuda

UN'ESTATE AL MARE

Sette episodi. L'emigrato Nicola (Lino Banfi), volato via dal paese natio per una triste questione di corna, fa il suo ritorno trionfale a Peschici sottobraccio con la vistosa valchiria svedese Eva (Victoria Silvstedt).

Oltre ad essere sposato con la bionda formosa, gestisce un ristorante a Stoccolma, è molto ricco e vuole prendersi la sua rivincita sui paesani che lo appellano "il cornuto".

Peccato che Nicola sia solo il cameriere in pensione di una pizzeria e abbia dilapidato la sua buonuscita per "affittare" una moglie in un'agenzia di escort.

A Forte dei Marmi l'irriducibile tifoso viola Cecco (Massimo Ceccherini) investe tempo e denaro nello stabilimento balneare dei vip per scoprire se Manzanas, il grande portiere nero del Real Madrid, firmerà il contratto con l'amata Fiorentina.
Mandando a monte l'ingaggio.

Dentro l'ascensore (bloccato) dei Parioli e poi sulla Pontina, diretti a San Felice Circeo, i focosi amanti Italo (Enrico Brignano) e Luciana (Nancy Brilli) consumano l'adulterio e poi litigano di brutto mentre i rispettivi coniugi, travolti da irrefrenabile passione, ricambiano allegramente.

A Capri l'arredatore finto gay Dudù (Biagio Izzo), che si finge gay per vendere "meglio" mobili e quadri, impegnato ad arredare la villa di un miliardario americano, finirà per approfittare delle grazie della moglie infelice del cliente Debbie (Alena Seredova) rivelando la sua virilità.

A Ostia il contaballe Enzo (Enzo Salvi), separato da una moglie apprensiva e petulante, trascorre la giornata riservata al figlio al mare. Incapace di essere sincero, cerca come può di essere un buon padre, ma le bugie hanno sempre le gambe corte e quindi colleziona solo figuracce.

Dentro una suite davanti al mare di Ischia provano a convivere l'asciutto impresario ragionier Persichetti (Ezio Greggio) e la sua abbondante consorte: lui invaghito della procace violinista Cosima (Anna Falchi) e lei "invogliata" dai babà.

Sul palcoscenico dell'anfiteatro di Porto Rotondo va in scena l'attore smemorato, prestato al doppiaggio, Giulio Bonetti (Gigi Proietti). "Sordo" ai suggerimenti del suggeritore, trasforma "La signora delle Camelie" di Dumas in una farsa grottesca. E' un trionfo.

UN'ESTATE AL MARE è una quasi per niente divertente commediola balneare a episodi dei Fratelli Vanzina, impegnati (si fa per dire) in sette diverse spiagge italiche alla moda, che per riciclare gli antichi fasti del cinepanettone sfornano (o meglio raccolgono) un cinecocomero, non esitando a riciclare anche antichi episodi (QUELLE STRANE OCCASIONI per esempio). Purtroppo le idee sono poche, scritte male e messe in scena anche peggio.

Gli attori pur volenterosi, fanno quello che possono per supplire con il mestiere alle lacune della scrittura.

Si ride poco e lo si fa sopratutto con Gigi Proietti che regge sulle spalle il suo episodio, un buffo siparietto che risulta l'unico discretamente godibile, mentre quello più loffio è quello con Ceccherini, inadatto a questo tipo di film ( e forse al cinema tout court...) e senza la stoffa del protagonista.

I Vanzina provano ad essere specchio del costume e rivendicano la riappropriazione del linguaggio della commedia all'italiana, il tentativo di un ritorno alle commedie di costume tipicamente anni 60, sformando invece l'ennesimo prodotto commerciale.

Inoltre il loro "esperimento" estivo veicola un immaginario datato, che non ha nulla da dire ai teenager e più nulla da dire alle vecchie generazioni, malinconici esclusi.


Trasferendosi in luoghi vacanzieri e autoctoni, replicano la comicità di grana grossa, le bellone statuarie (vedi foto), i dialetti, la tipicità regionale, le star straniere e gli uomini infoiati e sempre lontani da una genitalità adulta.

Siamo alle solite, tra approssimazione e gratuità.

VIUUULENTEMENTE MIA

Roma. Braccata da un fisco notoriamente famelico, la bella e senza scrupoli faccendiera Anna Tassotti (Laura Antonelli) decide che forse è meglio concedersi al tenace inseguitore, il maldestro agente di pubblica sicurezza Achille Cotone (Diego Abatantuono).

In realtà è soltanto un diversivo per fuggire dall'Italia e scappare in Spagna, precisamente ad Ibiza, in uno dei suoi tanti rifugi dorati.

Il povero (seicentomila lire al mese) poliziotto riesce a raggiungerla, nell'intento di portarla in carcere, dopo innumerevoli disavventure, evitando anche una diabolica trappola a base di lassativi.

Allora la bella miliardaria estrae l'ultima carta: un dossier segretissimo e scottante con cinquecento nomi eccellenti.

L'agente? Trasferito in Barbagia ma la sorpresa è dietro l'angolo.

VIUUULENTEMENTE MIA è una commedia alla pugliese, con il non ancor celebre "fenomeno" Diego Abatantuono (quindi prima maniera), che in mano al regista Carlo Vanzina riesce a essere un po' meno la macchietta di sé stesso, aiutato anche da una costruzione accurata diligente, che si trasforma in un lungo giro turistico sulle coste del Mediterraneo con splendidi squarci di Spagna, Corsica e Sardegna.


Quanto a panorami comunque nessun dubbio: il meglio lo offrono gli spettacolosi saliscendi della bellissima Laura Antonelli.

Il Diego italico straparla aiutandosi anche con esclamazioni di stretta proprietà di Totò (Ma mi faccia il piacere, per dirne una).

UN'ESTATE AI CARAIBI

Cinque storie sull'isola di Antigua, tra promesse tradite, mogli lasciate a casa, amanti "comprate", morti simulate e salvataggi milionari, destinate a non incrociarsi mai.

Il bancario napoletano Roby (Carlo Buccirosso), a cui è stato diagnosticato per errore un tumore in fase terminale dall'amico radiologo Giacomo (Enrico Bertolino), vuole folleggiare prima della fine.

Il volgare palazzinaro romano Remo Santucci (Maurizio Mattioli) si trascina in vacanza l'autista zelante Angelo (Enrico Brignano).

Il dj livornese Max (Paolo Ruffini) cerca di riaversi dall'abbandono dell'amata commessa Laura (Martina Stella), che l'ha tradito con il suo migliore amico.

Il dentista napoletano Vincenzo (Biagio Izzo),con moglie insoddisfatta, spera di restare finalmente solo con l'inviperita amante Anna (Alena Seredova).

Lo spiantato truffatore romano trapiantato, suo malgrado, Alberto (Gigi Proietti) imbroglia turisti in combutta con l'orfanello locale Morgan.

UN'ESTATE AI CARAIBI è una commedia estiva dei fratelli Vanzina, al secondo cinecocomero, o cineombrellone, consecutivo che si inserisce nel filone della commediaccia scollacciata all'italiana e riunisce, per l'occasione, un folto gruppo di simpatici e navigati caratteristi e qualche vistosa bellona coscialunga.

Le storielle, tutte per la verità poco spassose, si intrecciano di continuo, con qualche innocuo riferimento all'attualità.

Purtroppo i fratelli Vanzina insistono ad equivocare sulla loro genealogia e a ribadire il loro cinema scombinato, che fonda tutta la sua efficacia su un ritratto semplicistico e di maniera di un Italia già piccola piccola.

Il regionalismo vernacolare della comicità (ci sono un napoletano, un toscano e un romano…), le sirene afone e emancipate da ogni ragione di turbamento, il turpiloquio vigilato, i temi sentimental-sessuali sono gli elementi di Un'estate ai Caraibi, che lungi dal suggerire una critica, promuovono (volgari) stili di vita.

Il nuovo nato della Vanzina's factory, la serie estiva equivalente del cinepanettone natalizio, rispolvera, come anzidetto, la formula ad episodi, parcellizzando il film in storie di limitatissimo respiro e incapaci di farsi sguardi e giudizi morali. Si ride poco, il gusto è dubbio, la stupidità vertiginosa, il discorso di costume (da bagno) pura velleità.

Ultima cosa da segnalare: il minimo storico di parolacce.

Incredibile!

I FICHISSIMI

Milano, periferia della grande città. Romeo (Jerry Calà), posteggiatore meneghino purosangue, e il trasportatore di verdure Felice (Diego Abatantuono), immigrato pugliese ma ormai "integrato" e conquistato dalla vita del Nord, si odiano a vicenda e, piccoli ras di due bande rivali, cercano ogni pretesto per scontrarsi.

Il caso vuole che di li a poco Romeo si innamori della vezzosa Giulietta (Simona Mariani), ignorando che è la sorella del rivale. Quando lo scopre, per i due giovani amarsi diventa un inferno.

Felice li perseguita e cerca di mettergli letteralmente i bastoni tra le ruote in ogni modo, tanto da farlo andare fuori strada e costringerlo a una rapina al banco dei pegni per poter pagare i vistosi danni procurati con l'Ape.

Intanto, mentre il suo ganzo è in carcere, la disinvolta fanciulla corre all'altare con un altro.

I FICHISSIMI è una gustosa commedia di costume del giovane (all'epoca) figlio d'arte Carlo Vanzina, una serie di complicazioni amorose sul modello dichiarato di Giulietta e Romeo, con l'aggiunta di West Side Story di lana non proprio così grossa come farebbe intendere il titolo non proprio oxfordiano.

Confezionato per il pubblico popolare giovanile, è un miscuglio furbetto: imitazione dei modelli americani, rock, antagonismo Nord-Sud, parlata dialettal-giovanil-cabarettistica.

È il film che lancia definitivamente l'Abatantuono prima maniera, l'emergente terrunciello davvero buffo nei suoi azzeccati sproloqui in pugliese maccheronico. Un Diego trionfante, che dilaga in ogni scena, scaricando le sue più grandi battute, e oscurando il resto del cast, che pure anche nei comprimari ha qualcosa da offire. Come Jerry Calà, che ha meno talento, ma una pari carica di simpatia.

Cinema un po' facilone? Sì. Umorismo di grana non eccelsa? Non c'è dubbio. Humour pre-televisivo? In effetti. E con ciò?

SOUTH KENSINGTON

Londra. Si è ridotto, a causa delle difficoltà finanziarie, a fare l'affittacamere nella sua lussuosa abitazione di South Kensington a studenti e impiegati, il decaduto nobile Lord Nick Brett (Rupert Everett), servito gratuitamente dal fedele Fernando.

Nella sua splendida villa si incontrano così due giovani italiani, il posato bancario sul punto di perdere il posto, Francesco (Enrico Brignano) e lo squattrinato studentello Antonio (Giampaolo Morelli), inviato dal padre a studiare l'inglese.
Tutti e due a caccia di belle fanciulle dal ceto medio-alto.
L'uno, dopo varie delusioni e vistosi tradito dalla fidanzata romana a cui era fedelissimo, si innamora della sensibile manager discografica Susanna (Judith Godreche), l'altro della ricchissima ed eccentrica Lady Camilla Fox (Elle MacPherson).

Nel frattempo il nobile, che sembra stare a guardare ed è già pronto a benedire le duplici nozze, in realtà nasconde un segreto; anzi, due: separato e con un ignara figlia segreta, Ilaria (Naike Rivelli).

SOUTH KENSINGTON è un ingenua, leggera, ma tutto sommato guardabile commedia sentimental-turistica dei fratelli Vanzina, che non aggiungono nulla di nuovo alle disavventure dei soliti italioti all'estero, calciofili e arrapati, però lo fanno con un certo garbo e un decente senso dell'umorismo.

Rupert Everett è snob quanto basta e Elle MacPherson è bella più del dovuto mentre Naike Rivelli non ha ereditato la radiosa bellezza della mamma Ornella Muti.

IL RAS DEL QUARTIERE

Milano. L'ingenuo e mastodontico ragazzone Domingo (Diego Abatantuono) si è autoproclamato ras del quartiere, e, a capo di una banda di fedeli sbandati nazi-punk, tiene lontano la violenza.

Tolto dalle grinfie di una gang rivale un certo ragionier Gatti (Lino Troisi), apprende che l'uomo è un povero padre che sta perlustrando disperatamente la città alla ricerca della figlia Veronica (Isabella Ferrari), scappata di casa.

Cerca di lì, fruga di là, ecco che la ragazza viene pescata alla stazione centrale: questa non ci voleva, la (quasi) sbandata è diventata la ragazza proprio del poco raccomandabile Orson, il capo della gang rivale.

Per salvarla occorre l'aiuto del nuovo amico Jena (Mauro De Francesco).

IL RAS DEL QUARTIERE è una modestissima commedia costume dei giovani fratelli Vanzina, una parodia all'acqua di rose ambientata nella Milano notturna della gioventù dannata delle periferie urbane metropolitane, provando (maldestramente) a fare il verso nientemeno che a Hill e Carpenter. 


L'Abatantuono della prima maniera vale più dei suoi film, ma è un personaggio in cerca di autore e lo si sente, e così il film poggia sulle sue spalle, per sua e nostra fortuna all'ultima tappa del personaggio del terrunciello.

Da lì a poco apparira Pupi Avati, il primo ad intuirne lo straordinario talento.

Musiche dei Goblin e della Premiata Forneria Marconi.

SAPORE DI MARE

Forte dei Marmi, estate 1964. Paolo (Angelo Cannavacciolo) e Marina (Marina Suma), volto dolce e malinconico, sono due fratelli napoletani, di modesta estrazione sociale, in villeggiatura con papà e mamma, di cui un pò si vergognano per il vecchio stile napoletano (urlato).

I due ragazzi fanno amicizia con un gruppo di ragazzi nordisti tra cui spiccano i ricchi e viziati fratelli Luca (Jerry Calà) e Felicino (Christian De Sica), caricature dei figli casinisti e strafottenti di un industriale milanese, di modi spicci con le ragazze (i soldi fanno la fortuna in amore), come l'inglesina tuttopepe ed emancipata dalla pillola Susan (Karina Huff).

Mentre lo studentello intellettuale in erba Gianni (Gianni Ansaldi) prende una sbandata per la seducente quarantenne, serissima e sposata, Adriana (Virna Lisi), turbandone le fantasie malgrado il fidanzamento con la giovane e piacente Selvaggia (Isabella Ferrari), bionda classica con gli occhi color di mare.

Un'estate spensierata scandita da folli cotte, furtivi baci e amorazzi inventati corredati di mirabolanti notti di fuoco.

E ancora baci, gite in barca, piccole sfide, adulti stupidi, la tv, il professor Cutolo, i film mitologici.
E perfino un'appendice, nel finale, tristanzuola negli anni ottanta, con tutti i protagonisti confermati malinconicamente nei propri difetti.

Intanto, come colonna sonora dello scaltro italian graffiti dei Vanzina, il juke-box suona i dischi degli anni sessanta, si ricordano le illusioni economiche di quel decennio, si celebra quell'Italia golosa e indaffarata prima della contestazione.

I due Vanzina, figli di Steno, l'uno sceneggiatore, l'altro anche regista, con questo SAPORE DI MARE danno vita a una commedia della nostalgia, una pellicola che non ha età, perché è malinconia e riesce a lasciare quella poetica immagine di fine Agosto nei nostri occhi. Col chiudersi degli ombrelloni si ricomincia la solita vita.

Le facce sono quelle giuste, quanto più simili ai luoghi comuni dei discorsi da spiaggia, tanto più attendibili.

Su tutti, per classe e sex-appeal, una seducente Virna Lisi, ammaliante quanto la Mrs. Robinson de IL LAUREATO.

Lungi dall'essere un capolavoro, il film è piacevole, grazie anche ad una colonna sonora gradevole e ruffiana (in senso buono).