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IL PRANZO DELLA DOMENICA

Roma. Come ogni domenica la pimpante vedova della buona borghesia della Capitale Franca Malorni (Giovanna Ralli) invita a pranzo le tre figlie con le rispettive famigliole al seguito.

L'ipocondriaca sfaccendata Barbar (Barbara De Rossi) sposata al fiorista, pacioso e nostalgico Maurizio (Maurizio Mattioli).

La stremata casalinga Sofia (Elena Sofia Ricci) col giornalista de' sinistra, idealista e testardo, Nicola (Rocco Papaleo) e i loro quattro bambini.

La benestante Susanna (Galatea Ranzi) col consorte avvocato e puttaniere Massimo (Massimo Ghini) e la figlia ribelle Ilaria.

La matriarca cade e si rompe il femore: la sosta in un letto di ospedale farà esplodere antiche e mai sopite tensioni.

Tutto si aggiusterà, a partire dalla gamba.

IL PRANZO DELLA DOMENICA è una garbata ma fragile commedia sociale dal sapore televisivo dei fratelli Vanzina, figli in senso lato e in senso stretto (il padre era Stefano Vanzina in arte Steno) del cinema popolare comico e di commedia degli anni Cinquanta-Sessanta.

E loro, in questa vanzinata passabile, continuano ad accavallare ossessioni e macchiette tra i nuovi mostri della buona società. Certo il tutto si mantiene a livelli molto superficiali senza tentativi di approfondire il soggetto.

Purtroppo i fratelloni non sono né Scola né Monicelli e galleggiano come un pezzetto di pack sulla superficie della vita vera, quella che si svolge oltre la ZTL.

Mancano, che bella sorpresa, le parolacce.

AMICI MIEI...COME TUTTO EBBE INIZIO

Firenze, 1487. Nella città "magnifica" di Lorenzo De' Medici, cinque amici, di diversa estrazione sociale, passano il tempo inventando scherzi sempre più pesanti, passando con disinvoltura dall'ozio alla bischerata.

Irresponsabili e impenitenti, si ritrovano periodicamente per esorcizzare un domani di cui non v'è certezza, perché la peste è alle porte e il Savonarola è in città a predicare l'Apocalisse e a infliggere castighi, in una tirannia spirituale ed integralista.

Sono Duccio (Michele Placido), consigliere svogliato, Cecco (Giorgio Panariello), oste sfaticato che trova sempre il modo di far lavorare la moglie, Jacopo (Paolo Hendel), medico che scopre di preferire gli uomini, Manfredo (Massimo Ghini) , nullafacente con esagerata prole, e Filippo (Christian De Sica), nobile signore becco e infedele.

Dopo aver turbato le sorelle del convento con un nano 'infante' e superdotato e aver crudelmente raggirato il legnaiolo Alderighi (Massimo Ceccherini), sottraendogli la focosa consorte e scambiandogli la vita, decidono per troppa noia di prendersi gioco di uno di loro, condannandolo loro malgrado 'a capitolare'.

AMICI MIEI...COME TUTTO EBBE INIZIO  si proponeva (in maniera pretenziosa) di essere il prequel di una delle saghe più innovative, ciniche, intelligenti ed aggressive mai prodotte sul nostro grande schermo. Missione fallita.

Invece vi troverete davanti un cinepanettone, un qualsiasi piatto e flebile Natale a vattelapesca con un grande difetto: si ride poco, quasi per nulla!!!

Lasciando perdere i paragoni offensivi con gli Amici Miei di Germi (il progetto originale era suo), Monicelli e Loy), manca lo spessore di trama e zingarate e ci ritroviamo una serie ridicola di scherzi e beffe assolutamente fini a se stesse, senza strappare risate, talmente banali e prevedibili sono le stesse.

Forse la cosa migliore di questo film sono i costumi.

NATALE A NEW YORK

Due episodi incrociati nella tentacolare New York durante le vacanze di Natale. Il romano Lillo (Christian De Sica), ex pianista di piano bar, ha sposato la ricchissima Milena (Fiorenza Marchegiani) che lo  ha legato con un contratto matrimoniale che alla prima infedeltà lo rigetterebbe sul lastrico.

Ritrova però un giorno l'antica fiamma Barbara (Sabrina Ferilli), molto 'ruspante', a sua volta legata con un contratto analogo a un facoltoso medico, Claudio (Massimo Ghini),  che cerca, inutilmente, di renderla più raffinata. Il di lei consorte è, guarda caso, l'amante della figlia di Lillo, Elisabetta (Elisabetta Canalis).

Da Milano il giovane chirurgo Filippo (Fabio De Luigi) è stato spedito dal superiore, il prepotente e tirannico dottor Benci (Claudio Bisio), a recapitare un prezioso regalo al figlio Francesco (Francesco Mandelli) che studia in un prestigioso college col cugino Paolo (Paolo Ruffini).

NATALE A NEW YORK è una commedia farsesca dello specialista Neri Parenti che serviva il tradizionale cinepanettone (questo è del 2006 nda) in una doppia storia ad incastri molto telefonata.

La formula è fissa: una località turistica ambita, un eterogeneo gruppo di attori popolari e qualche bella ragazza che, riuniti dal caso, danno vita a episodi comici a volte intrecciati fra loro, a volte no.

Cercando di individuare tipologie di attori che accontentino Nord, Centro e Sud come ricetta di cinepanettone esige.

Christian De Sica, qui per la prima volta orfano di Massimo Boldi, è sufficientemente assecondato da Massimo Ghini, mentre Sabrina Ferilli vince la gara di curve contro la più giovane Elisabetta Canalis, rigida come uno stoccafisso.

Purtroppo, nella gara di beltà, non si spogliano.

NATALE IN SUDAFRICA

Sudafrica. Carlo (Christian De Sica), in vacanza con la seconda moglie Susanna (Barbara Tabita) incontra il fratello coltello Giorgio (Max Tortora) che in passato lo ha truffato e gli ha portato via oltre che le sostanze anche la moglie Marta (Serena Autieri).

Ora però è Giorgio a trovarsi sul lastrico mentre Carlo si è arricchito. O almeno così crede perché è nuovamente vittima di una truffa e si trova senza un euro.

Decide allora di restituire il "favore" al fratello con un grosso imbroglio.

Massimo Rischio (Massimo Ghini) e Tagliabue, detto Bue (Giorgio Panariello), l'uno chirurgo e l'altro macellaio si trovano in Sudafrica con i loro figli Laura e Vitellozzo che hanno una storia d'amore. I due padri, improbabili cacciatori di safari, si incendiano per la bella entomologa Angela (Belén Rodriguez), la quale è alla ricerca della Farfalla del Paradiso.

Dopo aver cercato inutilmente di sedurla i due correranno diversi rischi per aiutarla a trovare il lepidottero.

Una noia mortale. E' veramente  difficile arrivare alla fine della visione di questo NATALE IN SUDAFRICA della premiatissima ditta De Laurentiis

natale in sudafricaAmmesso che ce ne siano stati di buoni, questo rappresenta infatti uno dei punti più bassi dell'infinita "saga" dei cinepanettoni. Il prodotto è chiaramente in fase calante (e gli incassi, in evidente flessione all'uscita in sala sono lì a dimostrarlo).

Il film è la solita pochade di bassissimo livello a comicità quasi zero che per strappare la risata è costretta a ricorrere ad "effetti di basso ventre" giocando, quasi ossessivamente, su un solo orefizio, mentre ci si potrebbe sforzare di inventarsi qualcosa di nuovo per sfruttare il buon potenziale degli attori impiegati.

Certo Belén è bellissima quasi nuda e recita quasi in una sola posizione (inclinata in avanti...), ma Laura Esquivel e il suo Mondo di Patty non funzionano per niente. Ci sono poi altre belle donne e bravi attori che, pensando al conto in banca, appendono le loro doti alle precarie grucce di una sceneggiatura buttata lì dall'elevato tasso di volgarità (con tanto di aggiornamento di bunga-bunga).

NATALE A BEVERLY HILLS

Due episodi incrociati a Los Angeles. La sbigottita Cristina (Sabrina Ferilli) incontra il suo antico corteggiatore Carlo (Christian De Sica), che l'aveva abbandonata molti anni or sono incinta.

Giunto in città con una compagna in sedia a rotelle più vecchia di lui che lo manteneva, se l'è vista soffiare da un nuovo arrivato e si  è ritrovato senza un soldo.

E'  il nuovo compagno della signora, il cui figlio ha ormai sedici anni e si chiama Lele, il marchese Aliprando Perillo della Fregna (Massimo Ghini), a insistere per ospitare il farfallone, creduto il fratello missionario in Angola.


Alla festa di addio al nubilato, la bionda Serena (Michelle Hunziker) beve troppo e si ritrova nel letto dello sfigato Rocco (Gianmarco Tognazzi), amico d'infanzia del suo imminente marito Marcello (Alessandro Gassman) che a Beverly Hills  possiede un ristorante.

Commedia fragilissima e sboccata, anche il 26° film di Natale (cinepanettone 2009, per la statistica) della coppia De Laurentiis-De Sica, Natale a Beverly Hills, diretto da Neri Parenti, è un trionfo di volgarità, doppi sensi e battutacce pecorecce, calci nelle palle, vecchie ridicolizzate per i loro appetiti sessuali, peti e gettate di cacca in faccia.

Malgrado sia arrivato sugli schermi come‘film di Natale', questa volta stranamente di ‘natalizio' non c'è proprio nulla tranne qualche addobbo posticcio e una bella ragazza che passa vestita da babbo natale.

L'unica cosa fatta con cura sono gli spot subliminali (marchi in bella evidenza a raffica).

TUTTA LA VITA DAVANTI

Roma. Nell'editoria e nel mondo accademico ci sono soltanto porte chiuse (in faccia!) per la giovane siciliana trapiantata nella capitale Marta (Isabella Ragonese), neolaureata con lode, abbraccio accademico e pubblicazione della tesi in filosofia teoretica.

Si ritrova così ad essere "scelta" come baby-sitter della svagata e fragile ragazza madre Sonia (Micaela Ramazzotti), madre della piccola Lara, da cui trova anche alloggio.

È proprio questa "Marilyn di borgata" a introdurla nel call center della Multiple Italia, azienda americana specializzata nella vendita a domicilio di un apparecchio farlocco di depurazione dell'acqua apparentemente miracoloso, diretta dal piacione Claudio (Massimo Ghini).

Sotto lo sguardo vigile dell'esaltata capotelefonista Daniela (Sabrina Ferilli) inizia il viaggio di Marta in un mondo alieno, quello dei tanti giovani, carini e "precariamente occupati" italiani: in una periferia romana spaventosamente deserta e avveniristica, isolata dal resto del mondo come un reality, la Multiple si rivela pian piano al suo sguardo ingenuo come una sorta di mostro che fagocita i giovani lavoratori, illudendoli con premi e incoraggiamenti (sms motivazionali quotidiani della capo-reparto kapò), training da villaggio vacanze (coreografie di gruppo per "iniziare bene la giornata") per poi punirli con eliminazioni alla Grande fratello.

Lei può fare strada, in quel stracompetitivo mondo, sorridente e spaventoso, solo riuscendo a fissare gli appuntamenti giusti, con qualsiasi mezzo.

Con il dubbio: meglio il candido ma evanescente sindacalista Giorgio Conforti (Valerio Mastandrea) o l'invasato e fragile venditore Lucio2 (Elio Germano)?

TUTTA LA VITA DAVANTI è una graffiante e amara, quasi perfida, favola nera con la patina di commedia sociale del regista Paolo Virzì, un terribile viaggio nel precariato,in un mondo sorridente e spaventato, con il plagio che si trasforma in terrorismo psicologico.

Non c'è scampo per nessuno in quanto sia i precari che i loro capi sono accomunati da una stessa ansia per il futuro che si tramuta in folle disperazione.

Prendendo spunto dal libro della ex blogger sarda Michela Murgia, Virzì esplora con gli occhi della sorprendente interprete, attraverso il viso curioso della semiesordiente Isabella Ragonese, più brava che bella, l'inferno di questo precariato con tutta la vita davanti; e lo fa con lo spirito comico e amaro che da sempre lo contraddistingue.

Accentuando stavolta i toni tragicomici e grotteschi il regista toscano dà vita a un'opera corale con un cast da applausi che dà vita a personaggi complessi e sfaccettati, teneri e feroci, comici e tragici a un tempo, ma tutti disperatamente umani e autentici.

Virzì intende mettere a nudo e denunciare una serie fitta di mali nazionali. Anche se non in quest'ordine di importanza, i mali sono: le donne si vestono e si muovono come puttane da strada. Gli uomini più rappresentativi si esprimono in un romanesco gutturale e fetido (come Giorgio, appunto). Gli studenti di filosofia non si laureano, ma passano armi e bagagli nelle fila dei direttori editoriali e degli sceneggiatori televisivi.I sindacalisti sono perfetti deficienti. Le tenutarie di call center restano incinte dei loro capi supremi, ma non disdegnerebbero di farsi anche una laureata in filosofia.

E da ultimo,ma non ultima,c'è la questione del precariato, dei giovani che sognano un lavoro che mai si stabilizza.

P.S. A proposito di punti se non alti almeno rilevati, a metà film al sindacalista Giorgio si presenta Sonia tutta nuda. Pudibonda, la signorina si copre il seno. Il resto invece è lasciato in vista, a beneficio dell'audience. Allo stesso scopo la macchina da presa insiste poi sul rilievo (appunto) posteriore della bella Sonia. Insomma, nonostante il titolo, nel film di Virzì c'è vita anche didietro.