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BENVENUTO PRESIDENTE!

E' un tranquillo bibliotecario di paese, a dispetto dell'ingombrante omonimia con il celebre generale dalla camicia rossa, Giuseppe Garibaldi, detto Peppino (Claudio Bisio).

Ha la passione della pesce della trota e divide la sua vita tra le preoccupazioni per il figlio e il suo tranquillo lavoro.

Intanto in quel di Roma, il Parlamento discute animatamente, ma senza profitto, sul nome del futuro presidente della Repubblica e, tra una provocazione e l'altra, la persona che riceve la maggioranza dei voti all'ennesima votazione è proprio il defunto ed illustre padre della patria: Giuseppe Garibaldi, l'eroe dei due mondi.

Così Peppino, eletto alla prima carica dello Stato grazie al fortuito caso del destino, viene chiamato in Parlamento per pronunciare quello che doveva essere, ovviamente, il suo discorso di rinuncia.

Sorpresa! Una volta nell'emiciclo, supportato dalla sua giovane ed affascinante vicesegretaria Janis (Kasia Smutniak) e convinto di poter fare qualcosa per le sorti dell'Italia e degli italiani, decide di non rinunciare al ruolo, con straordinario senso di responsabilità e molta ingenuità.

Nonostante lo scetticismo e la mancanza di fiducia di tutto il mondo politico e della società civile.

BENVENUTO PRESIDENTE!, diretto da Riccardo Milani, è una commedia satirica sul malcostume politico italico sempre attuale. L'utile idiota interpretato (bene) da Bisio è elemento disfunzionale nel sistema dei poteri immaginato dalla pellicola, e non molto distante dalla realtà.

Peccato che le buone intenzioni, puntare il dito contro la classe politica, non vadano oltre lo spunto iniziale. La sceneggiatura si rivela presto lacunosa e la vicenda annaspa con siparietti sterili e la solita storiellina d'amore con cui puntualmente si infarciscono le commedie italiane.

Un'occasione sprecata.

CONFUSI E FELICI

Roma. La diagnosi è spietata: entro tre mesi diventerà cieco.

Così il depresso e cinico Marcello (Claudi Bisio), psicanalista che esercita senza vocazione, avverte i dodici pazienti sull'orlo di una crisi di nervi: vi abbandono.

La segretaria segretamente innamorata Silvia (Anna Foglietta) ne raduna sei: dobbiamo aiutarlo.

Ok, rispondono in coro Nazareno (Marco Giallini), pusher razzista di borgata che soffre di attacchi di panico e ha un figlio in arrivo; Pasquale (Massimiliano Bruno), che ha quarant'anni e una dipendenza dalla madre e dai carboidrati;

AMORE, BUGIE & CALCETTO - L'ABC DELLA VITA MODERNA

Trieste. Quando è l'ora del calcetto non c' è impegno che tenga: un'importante riunione di lavoro, le pagine pianificate da studiare, la scrivania della redazione, le macchine della fabbrica, la moglie nevrotica e la prole piagnucolosa. Tutto rimandato.

Ogni giovedì sera i sette amiconi si ritrovano per scendere in campo. Vittorio (Claudio Bisio), cinquantenne resistente all'attacco ed amante della verde Viola (Chiara Mastalli), fingendo di ignorare che è la ragazza del figlio tatuatore Adam (Andrea Bosca).

Lele (Filippo Nigro), mediano di cuore che litiga con la moglie Silvia (Claudia Pandolfi): che stress i due bambini.

Piero che pianifica il gioco e l'amore, Filippo che colpisce duro l'uomo e manca la palla, il Venezia che gareggia in riserva, e il Mina (Giuseppe Battiston), giocatore in pensione, col vizio della punizione e del tabacco.

AMORE, BUGIE & CALCETTO - L'ABC DELLA VITA MODERNA è una commedia intergenerazionale (laureandi, trentacinquenni con figli piccoli, quaranta-cinquantenni con matrimoni falliti) che presenta tutti i vizi e gli aspetti deteriori del cinema italiano attuale, la brutta abitudine cioè di parlarsi addosso, realizzando pellicole logorroiche ambientate tra soggetti perennemente in crisi (familiare, personale, parentale e via dicendo) e pochissimo dinamiche.

Film corale (vista l'assenza di "star" sul set), con storiella presentabile ma spesso ruffiana, superficiale (passioni e corna), confezionata in maniera ipertelevisiva

Questa è almeno alleggerita dalle partite di calcetto (nota di merito per gli Old Boys, con Tacconi, Schillaci e Rizzitelli), e dalla discreta interpretazione del cast ma per il resto nulla di nuovo sotto il sole.

NATALE A NEW YORK

Due episodi incrociati nella tentacolare New York durante le vacanze di Natale. Il romano Lillo (Christian De Sica), ex pianista di piano bar, ha sposato la ricchissima Milena (Fiorenza Marchegiani) che lo  ha legato con un contratto matrimoniale che alla prima infedeltà lo rigetterebbe sul lastrico.

Ritrova però un giorno l'antica fiamma Barbara (Sabrina Ferilli), molto 'ruspante', a sua volta legata con un contratto analogo a un facoltoso medico, Claudio (Massimo Ghini),  che cerca, inutilmente, di renderla più raffinata. Il di lei consorte è, guarda caso, l'amante della figlia di Lillo, Elisabetta (Elisabetta Canalis).

Da Milano il giovane chirurgo Filippo (Fabio De Luigi) è stato spedito dal superiore, il prepotente e tirannico dottor Benci (Claudio Bisio), a recapitare un prezioso regalo al figlio Francesco (Francesco Mandelli) che studia in un prestigioso college col cugino Paolo (Paolo Ruffini).

NATALE A NEW YORK è una commedia farsesca dello specialista Neri Parenti che serviva il tradizionale cinepanettone (questo è del 2006 nda) in una doppia storia ad incastri molto telefonata.

La formula è fissa: una località turistica ambita, un eterogeneo gruppo di attori popolari e qualche bella ragazza che, riuniti dal caso, danno vita a episodi comici a volte intrecciati fra loro, a volte no.

Cercando di individuare tipologie di attori che accontentino Nord, Centro e Sud come ricetta di cinepanettone esige.

Christian De Sica, qui per la prima volta orfano di Massimo Boldi, è sufficientemente assecondato da Massimo Ghini, mentre Sabrina Ferilli vince la gara di curve contro la più giovane Elisabetta Canalis, rigida come uno stoccafisso.

Purtroppo, nella gara di beltà, non si spogliano.

BENVENUTI AL SUD

Usmate (Brianza). Per il sospirato trasferimento a Milano, il funzionario delle Poste Alberto (Claudio Bisio) si finge disabile.

Scoperto il miserabile trucco è spedito, per meritata punizione, a dirigere la filiale di Castellabate nel Cilento.

Via verso l'inferno, si cruccia l'infelice brianzolo, solitario emigrante contro voglia. Armato dei classici luoghi comuni sui "terroni" propri di una certa cultura "nordista", condivisi dalla moglie (Angela Finocchiaro) ed esasperati dall'amico della "Confraternita del Gorgonzola", Alberto affronta il viaggio della disperazione con il giubbotto antiproiettili, la crema solare protezione 50, una trappola per topi e una forma di gorgonzola.

E i primi tempi, pur se accolto a braccia aperte dal collega Mattia (Alessandro Siani), sembrano confermare i peggiori timori: disagi logistici, incompresione del dialetto locale, abitudini alimentari e di orari completamente diversi.

Pian piano però l'ospitalità della gente e l'affetto dei colleghi, le cene nelle trattorie locali, le partite a calcio balilla, la vista mare di cui si gode dalla nuova casa avranno il sopravvento: il riottoso "nordista" scopre che l'ospitalità "terrona" colma i disagi dell'esodo.

BENVENUTI AL SUD, diretto da Luca Miniero, è una spiritosa, divertente commedia, che ricicla con qualche gustosa e solare variante, il fortunatissimo (per incassi) Giù al Nord di Dany Boon.

Il gioco dei pregiudizi e degli stereotipi funziona alla grande nella prima parte, nella battaglia tra polentoni e terroni, pungendo senza cattiveria, per approdare ad un buonismo eccessivo, una melassa buonista.

Perfetto Claudi Bisio, molto bella Valentina Lodovini. Dimenticavo: anche brava.

MASCHI CONTRO FEMMINE

Quattro episodi. L'allenatore di pallavolo Walter (Fabio De Luigi) e Monica (Lucia Ocone) sono alle prese con il primo figlio e non fanno l'amore da quasi un anno.
Anche se gli amici lo spingono alla soddisfazione degli istinti, Walter è un marito fedele, ma non abbastanza per resistere alle avances della bionda schiaccitrice Eva (Giorgia Wurth).

L'infermiera solitaria Chiara (Paola Cortellesi), dedita all'antipatica causa ambientalista, s'arrende al dirimpettaio Diego (Alessandro Preziosi), playboy senza scrupoli.
Ma destino vuole che, in seguito a un fortuito incontro ravvicinato, il mandrillone (ex) sprofondi in uno stato d'impotenza psicosomatica.

L'universitario Andrea (Nicolas Vaporidis), che condivide l' appartamento con la coetanea lesbica Marta (Chiara Francini) freme per la disinvolta bisex Francesca (Sarah Felberbaum). Si troverà a dover condividere anche la ragazza.

L'impiegata Nicoletta (Carla Signoris), in piena crisi di mezza età e cornificata dal marito (la "voce" Francesco Pannofino), presidente della squadra di pallovolo allenata da Walter, non si accorge del timido collega Renato (Giuseppe Cederna).

Gracilissima commedia sentimentale, numero quattro della filmografia del regista Fausto Brizzi, spiritosa soltanto sulla carta: troppo prevedibili e poco divertenti le storielle.

Borghesotti con tempo da dedicare a vacanze, belle gnocchette (lesbiche comprese, così siamo abbastanza radical-chic) e quant'altro. Ed allora abbiamo il latin lover e la companeros, i figli di papà pseudo mantenuti, gli amici dal portafogli a fisarmonica.

Si sorride sui tradimenti e gli amori e alla fine trionfa il volemose bene, così non si pensa al lunedì e alla bolletta da pagare.

Le storielle sono super telefonate e l'umorismo resta un miraggio, nonostante la simpatia dei tanti protagonisti e inutili star di passaggio, gli infiltrati Bisio, la Littizzetto, Solfrizzi e la Brilli.In scena abbastanza poco per essere fischiati.

Consigliata una sola visione, la tassa minima.

SUD


In una domenica di elezioni in un paesino del Sud, quattro disoccupati disperati, tre meridionali e un eritreo, guidati dall'ex sindacalista Ciro (Silvio Orlando) si sono impadroniti di un seggio della scuo­la. Ce l'hanno con i maneggi del ras politico locale, l'onorevole Canavacciuolo (Renato Carpentieri), la cui bella figlia Lucia (Francesca Neri) è presa in ostaggio, per caso, insieme col fidanzato Gianni (Gigio Alberti).

Il poker di sbandati a questo punto non sa che fare, ma intanto si gode l'arrivo in forze dei carabi­nieri e l'effimera popolarità portata dal cronista televisivo d'assalto di turno (Claudio Bisio).

Dopo la quadrilogia del viaggio (e della fuga), con il suo 7° film Gabriele Salvatores sposa la rivolta dei poveri, disoccupati ed emarginati, in un minestrone socia­le sopra le righe, che se la prende alla rinfusa con la tv spazzatura e i politi­canti corrotti, lasciando in bocca il sapore di terribile mega-spot leoncavallino.

Le affinità con i film precedenti esistono, anche le astuzie, gli stereotipi, il barcamenarsi tra le mode e l'impegno, tra cinema d'autore e cinema di spettacolo.



Ma il dramma ha il sapore d'operetta e l'umorismo è a dir poco zoppicante.

Tutto urlato e sudaticcio, fotografato bene ma completamente privo di verve, di consistenza, di qualità artistica.


La colonna sonora è scandita dal rap degli Assalti Frontali e dei 99 Posse.

Che pena la dedica finale riservata ai centri sociali.

ASINI

Milano. Il candido Italo (Claudio Bisio), che ha quarant'anni, vive ancora con mamma e zia ed è stancamente fidanzato (dal Liceo) con la dogsitter Rita (Maria Amelia Monti), coltiva con ardore la sua unica vera passione, il rugby.

L'età, come per tutti, pesa e quando l'allenatore lo fa accomodare in panchina, l'ex giovane si trasferisce in un convento-orfanotrofio tra le Marche e la Romagna, una località isolata.
Qui il frate francescano Anselmo (Renato Carpentieri) dirige con l'aspirante veterinaria Anna (Giovanna Mezzogiorno), che pare una suora, una squadra di somari, a due (gli scolari) e a quattro (i ciuchini) zampe.

Il nuovo insegnante di ginnastica, dopo un primo momento di spaesamento, farà breccia nel cuore degli allievi della comunità e darà battaglia a un alto prelato (Arnoldo Foà) più simile ad un palazzinaro che a un vescovo, che nell'esplosione di megalomania edilizia vuol edificare ai danni dei prati e delle vecchie pietre un pomposo complesso turistico-devoto chiamato "La città di Dio",riuscendo nell'intento di aiuterà gli 'asini' che la compongono a trovare regole di vita e a difendersi dai soprusi.

Fragile e graziosa favola surreale, dalla comicità mordace e sicuramente originale, visto che non si erano mai viste al cinema (almeno tutte insieme), oltre le cose suddette: vecchi somari malandati rifiutati da tutti e bambini asini pluribocciati accolti in un convento rurale, frati francescani ispirati ( Serve la semplicità, per onorare il Signore), una dog-sitter incinta, la fantastica danza dei rugbysti Maori, il gioco dei sensi (per comprendere gli altri, a turno ci si finge per un po' sordi, ciechi, muti, zoppi), una ex rammendatrice riciclata a fare strappi sui jeans, un quarantenne senza arte né parte, una squadra di rugby milanese.

Interessante anche il quesito, risolto dalla storia con una metafora paradigmatica della vita: che senso hanno in una società proiettata verso il terzo millennio gli asini? Apparentemente nessuno, sono tra gli animali più strani, bizzarri ed ostinati, negli ultimi tempi perfino fuori moda. Nonostante questo gli asini possono insegnare (o ricordare) uno dei valori più importanti in assoluto: la semplicità, appunto, concetto antico e ingiustamente trascurato dalla frenetica società di oggi, tutta improntata da una logica selvaggia di mode passeggere e consumismo indiscriminato.

Scritta e sceneggiata anche dal simpatico protagonista, che all'umorismo un pò folle abbina qualche inutile caratterizzazione nelle figure di contorno, senza rinunciare a qualche poetica banalità nel rapporto tra bambini ed adulti oltre che quel poeticismo ambientalista alla Celentano, da maneggiare con cautela.

Claudio Bisio è sicuramente il migliore in campo, Giovanna Mezzogiorno ampiamente la più carina. Cameos estemporanei di Valerio Mastandrea e, direttamente dagli Elio e le Storie Tese, Elio e Rocco Tanica, che ha curato tra l’altro la (bella) colonna sonora.

EX

Il giudice Luca (Silvio Orlando) è alle prese con la causa di divorzio di Caterina (Nancy Brilli) e Filippo (Vincenzo Salemme), che si rimpallano la responsabilità dei figli, bambini degeneri agli occhi dei genitori visto che snobbano la playstation, amano l'opera e il teatro e vorrebbero andare al planetario.

Smessa la toga, tra le mura domestiche non depone le armi ma le affila, arcistufo dei litigi con la moglie Loredana (Carla Signoris), al punto da trasferirsi nell'appartamento del figlio universitario.

L'altra figlia (Cristiana Capotondi) è a Parigi con Marc, ma la Nuova Zelanda, con un'occasione di lavoro, chiama e promette una nuova vita e, forse, un nuovo amore.

Intanto Sergio (Claudio Bisio), psicologo, scomparsa tragicamente la moglie Michela (Elena Sofia Ricci), si ritrova ad affrontare la difficile situazione con due figlie adolescenti e una fidanzata interdetta, mentre il chirurgo Paolo (Fabio De Luigi) subisce le minacce dell'ex (Alessandro Gassman) di Monique ed Elisa (Claudia Gerini) resta folgorata dalla scoperta che il prete che sta per sposarla a Corrado (Gianmarco Tognazzi) è in realtà il suo ex Lorenzo (Flavio Insinna), che viene "confessato" da un conoscente imbianchino (Enrico Montesano).

EX è una commedia sentimentale del regista Fausto Brizzi, che gioca con l'amore e con il caso in una commedia corale (cast all-star) dagli incastri scorrevoli. E' la storia di tante storie di bisticci, rotture, equivoci, coincidenze e innamoramenti, in un luna park di sentimenti, partendo dal tema degli ex amanti e ragionando sul come si faccia presto a divenirlo, basta un' incomprensione, e sul come, in fin dei conti, non lo si divenga mai definitivamente, perché l'amore non si cancella, nemmeno con la lama affilata della falce della grande mietitrice.

Il film non disdegna punte di comico tout court, sulle spalle di Fabio De Luigi e del ritrovato Gianmarco Tognazzi, e non fa della commozione un tabù, affidandone a Bisio la delicata gestione. Una regia senza vezzi e senza incertezze lascia il centro della scena alla scrittura e ad un girotondo di attori capacissimi, tutti molto bravi, che si sostengono a vicenda sul filo della qualità e del tempismo comico. Ritmo sostenuto, battute che evitano la volgarità, perfino una parvenza di umorismo e malinconia caratterizzano le tante storie che vi si incrociano tra Roma, Parigi e la Nuova Zelanda.

Con l'eccezione della linea Gerini-Tognazzi-Insinna, il parametro sociale permane altolocato ma funziona mettendo in scena il campionario umano tra i venti e cinquant'anni e la trasformazione degli episodi in affluenti di un unico fiume.

Da segnalare solo, volendo essere cattivi, almeno quattro evidenti trucchi che possono funzionare come acchiappa pubblico tra i teenagers:

1) l'utilizzo della nudità e del richiamo sessuale sullo schermo (la pelle scoperta si spreca, tette e sederi femminili in prevalenza, ma c'è pure un California Dream Men con la "sorpresona" tra le gambe);

2) l'uso delle canzoni di James Blunt e di Biagio Antonacci invadono lo schermo a sottolineare le emozioni dei vari personaggi, un pò come in tv con i montaggi degli amici di Maria o del Grande Fratello: lacrime e sorrisi con una bella canzone spalmata sopra. O sotto.

3) la scelta di far recitare Claudio Bisio esattamente come se fosse sul palco di Zelig e De Luigi esattamente come se stesse conducendo "Le iene": passaggio dalla televisione al cinema senza soluzione di continuità;

4) l'invasivo sfoggio di nuove tecnologie fa veramente "ggiovane": è un continuo rincorrersi tra telefonini (ultimo grido), videofonini e chat. Con una spruzzata di cybersesso via webcam che così tutti i teenagers sanno di che cosa si parla.

Tutto sommato rimane comunque un film da vedere.

MEDITERRANEO

Mar Egeo , 1941, secondo anno di guerra. C'è poco da presidiare sull'isoletta di Kastellorizo, tanto che gli otto soldati del Regio Esercito Italiano spediti a fare la guardia al bidone non sanno come passare le giornate.

Il manipolo è "guidato" sulla carta dal colto tenentino Montin (Claudio Bigagli), pittore dilettante e professore di lettere appassionato di Omero, ma di fatto dal solo militare di carriera presente nel gruppo: il sergente (i sottufficiali sono spesso la spina dorsale dell'esercito nda) Lo Russo (Diego Abatantuono), paladino dell'ordine e della disciplina molto più del loro tenente Montini, oltre che del cibo e delle belle donne.

Fra gli altri c'è l'attendente di Montini, un Farina (Giuseppe Cederna) timido e servizievole, c'è un mulattiere affezionatissimo alla sua mula, c'è un marconista al quale piace il sergente, c'è una coppia di fratelli montanari che col mare hanno ben poca confidenza, e un ultimo che pensa soltanto a scappare.

Appena arrivati, nessuno gli oppone resistenza (c'è solo una minacciosa scritta sui muri: «La Grecia è la tomba degli italiani»), ma con barche e radio fuori uso, nessuna notizia della patria lontana, è chiaro che la spedizione non sarà breve.

E mentre l'isola si ripopola di donne e bimbi, il disertore Noventa (Claudio Bisio)dà fuori di matto e l'attendente Farina si innamora della battona locale Vassilissa (Vanna Barba), che in tre anni addolcisce a tutti l'esilio forzato.

Derubati delle armi, ai nostri sarebbe difficile obbedire all'ordine di presidiare l'isola se il pope non procurasse fucili tenuti nascosti. Poiché l'occasione di sparare non si presenta, gli otto uomini decidono di rimanere, e così la loro missione militare si trasforma in una lunghissima vacanza passata quasi fuori del mondo. Fino all'inverno del 1943.

Finchè un giorno sopraggiunge un aviatore ad avvertirli che la guerra è finita l'8 settembre, ma quando gli inglesi vengono a prenderli non tutti accettano di tornare in Italia. L'attendente Farina alla fine ha sposato Vassilissa, la sua prima donna, e anche il sergente ha scelto di restare lontano dalla patria.

Quasi mezzo secolo dopo, il tenente andato nell'isola da turista li ritrova e li abbraccia. E ci ridono su sbucciando insieme melanzane.

MEDITERRANEO, terzo e opportunamente annunciato come ultimo della trilogia sul viaggio aperto da Marrakech e proseguito con Turné, il film diretto da Gabriele Salvatores è una commedia in agrodolce e dalla marcata vena antimilitarista che però non sembra sostenere la metafora di cui il regista, secondo quanto dichiara nelle interviste, l'ha voluta arricchire. «Dedicata a chi scappa», nasconde infatti in un sottosuolo irraggiungibile il significato di un elogio di chi, rifiutando la storia e la realtà, trova se stesso.

Salvatores & C. bagnano il tutto con il profumo di nostalgia (immancabili riferimenti al '68 compresi) pensando di giustificare il ritiro dalla vita sociale, da parte degli ex sessantottini, col loro sdegno nei confronti di un'Italia cresciuta diversa da quella per cui combatterono, ma nella scelta compiuta dai personaggi di Mediterraneo non si riesce a leggere una protesta altrettanto motivata contro i comandi militari che li hanno abbandonati al loro destino e contro un mondo che prevede il rovesciamento delle alleanze.

Sullo sfondo di un mare da impazzire e scenari di spazi infiniti e azzurri schianta depressione, l'elogio dell'amicizia virile, sulle difficoltà di crescere e la schiettezza di dialoghi spesso anacronistici, in una mistura di buffo e patetico con molti stereotipi e qualche leziosaggine ruffiana.

Senza ambizioni storiche, la favoletta si fa vedere anche per merito, s'intende, dei suoi interpreti,tutti bravi e simpatici, che danno luogo a un bel gioco di squadra attoriale: l'Abatantuono che fa il sergente imperioso e sboccato con toni spassosi, e gli altri ormai bene affiatati compagni di lavoro, fra i quali ci sono Claudio Bigagli e Giuseppe Cederna. Manca Fabrizio Bentivoglio, ma fra i nuovi venuti è grata all'occhio Vanna Barba.

Oscar per il film straniero.