Visualizzazione post con etichetta marco giallini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta marco giallini. Mostra tutti i post

I FOBICI

Quattro episodi.

TURNO DI NOTTE

A mezzanotte in punto lo stralunato e biascicante Luca (Luca Laurenti) spegne la sveglia, saluta la mamma (tutte le notti...) e viaggia in autobus fino alle sei per fornire ai passeggeri della notte tutte le informazioni del caso.

Orari, tragitti e coincidenze dei mezzi pubblici. Un vero "aiutante notturno".

TUTTO 'N TIC

Di giorno fa il postino, la sera il cantante di piano bar il timido Andrea (Daniele Liotti), perseguitato dai suoi numerosi tic nervosi. Finchè l'amore sbocciato per Caterina (Sabrina Knaflitz) lo convince a curarsi.

Così i suoi guai raddoppiano.

HO CHIUSO IL GAS?

Al titubante Carlo (Gianmarco Tognazzi), in partenza per il viaggio a lungo sognato, viene il classico dubbio: avrò chiuso il gas?

Meglio rientrare. Allontanando la partenza.

FRUTTO PROIBITO

Il meccanico sempliciotto Alvaro (Rodolfo Laganà) ha occhi solo per il suo fuoristrada da sessanta milioni (di lire).

Si farà scappare una sconosciuta mitomane e ninfomane (Sabrina Ferilli).

I FOBICI è una strascicata commedia umoristica, perlomeno nelle intenzioni del regista, il carneade Giancarlo Scarchilli, che riesuma nel modo più banale, un'antica moda.

Quella, saggiamente abbandonata negli anni Ottanta, dei film a episodi. Nel caso variegato nelle intenzioni, piuttosto monocorde nella realizzazione.

I FOBICI mette in scena quattro episodi per altrettanti personaggi completamente in balia delle loro fobie, un campionario, non proprio centratissimo, di nevrotici contemporanei.

Se la vistosa e prorompente Sabrina Ferilli è sempre seducente, il (già) bravo Marco Giallini è sprecato come spalla.

Mentre Rodolfo Laganà è assolutamente simpatico.

CONFUSI E FELICI

Roma. La diagnosi è spietata: entro tre mesi diventerà cieco.

Così il depresso e cinico Marcello (Claudi Bisio), psicanalista che esercita senza vocazione, avverte i dodici pazienti sull'orlo di una crisi di nervi: vi abbandono.

La segretaria segretamente innamorata Silvia (Anna Foglietta) ne raduna sei: dobbiamo aiutarlo.

Ok, rispondono in coro Nazareno (Marco Giallini), pusher razzista di borgata che soffre di attacchi di panico e ha un figlio in arrivo; Pasquale (Massimiliano Bruno), che ha quarant'anni e una dipendenza dalla madre e dai carboidrati;

ACAB - ALL COPS ARE BASTARDS

Roma. I celerini Cobra (Pierfrancesco Favino), Negro (Filippo Nigro) e Mazinga (Marco Giallini) fanno la guerra in città, nelle strade, stipati come sardine dentro il furgone di servizio.

Non sono semplicemente colleghi,  sono 'fratelli' dentro gli stadi, lungo le strade e intorno alle piazze che 'ripuliscono' la domenica dagli ultras del tifo organizzato (per ammazzarli) e i giorni in avanzo dai clandestini, dagli sfrattati, dai delinquenti e dalle puttane.

Sono figli di una Roma proletaria, con fascinazioni di destra, direbbe il bravo critico. Attaccati alle loro radici e ai loro valori, dico io.

Vittime della rabbia di delinquenti che tirano pietre fuori dalle curve, chiamati a fronteggiare operai, poveri Cristi come loro, che manifestano, inquilini abusivi e immigrati clandestini usano la violenza per difendere uno Stato che non li merita, per difendersi ma anche per farsi giustizia da sè.

I manganelli lavorano sodo, anche perchè i poliziotti devono pur sfogare i propri rancori familiari.

ACAB - ALL COPS ARE BASTARDS  di Stefano Sollima (figlio d'arte, il padre è quello di Sandokan, per dire nda) è un riuscito film di genere che assomiglia a un poliziottesco anni Settanta teso e ben girato. Un noir in piena regola: metropoli da girone infernale, totale assenza di personaggi positivi, vite private allo sbando (con annessa qualche banalità).

Un opera che vorrebbe mostrare come vivono, cosa pensano e come picchiano gli agenti del reparto celere in Italia. E quanto parlano. Qui in romanesco strettissimo.

Acab è l'acronimo di All cops are bastards (tutti i poliziotti sono bastardi), titolo di un brano del gruppo rock The 4-skins risalente al 1979, divenuto uno slogan tra gli ultras.

Il regista ha il merito di mettere in piazza uomini che in città abbandonate dallo Stato, devono buttare giù dal balcone i panni di un vecchio sotto sfratto o comparire dal giudice, per difendersi dall'accusa di abuso di potere.

Biasimati e disapprovati, malpagati, male addestrati e nulla equipaggiati, devono agire immediatamente, privilegiando l'efficacia ai valori democratici. Là fuori il controllo gerarchico si allenta e gli uomini restano soli con la paura di un 'nemico interno' e la libertà d'azione di fare il male, di fare male, di farsi male.

Certo la visione non è neutrale, anzi parziale,visto che nel film i celerini hanno un background fascista, rispondono all'odio con l'odio, ricorrono alla giustizia fai date e sono provvisti di uno spirito di corpo che va al di là della legge, quando si tratta di coprirsi a vicenda. E chi esce dal branco, per far rispettare le regole, viene bollato come "infame".

Io ho inteso la pellicola come un film di denuncia contro la classe politica, la quale nulla compie per rendere più agevole il lavoro delle forze dell'ordine.

Buttati dentro persino tre assaggi sul fattaccio della Diaz, su Raciti e su Sandri: un bignamino dei fatti di cronaca degli ultimi anni (che danno spunto ad affermazioni non del tutto condivisibili). 

Esteticamente ACAB è una meraviglia per gli occhi: l'eccellente fotografia esalta le magnifiche scene d'azione.

IO, LORO E LARA

Roma. Torna a casa dopo dieci anni passati in Africa, il sacerdote missionario Carlo (Carlo Verdone) per una crisi di fede. Viene mandato dai suoi superiori a casa per ritrovare se stesso in famiglia.

Appena rimesso piede in casa scopre con sgomento che papà Alberto (Sergio Fiorentini), generale in pensione e vedovo, che inalbera un parrucchino color carota, ha appena sposato Olga, la badante moldava, ovviamente molto più giovane di lui.

Inutile dire che l'uomo si sente rinato in quella che si può chiamare seconda vita e la vizia senza sosta.

Un matrimonio che ha mandato su tutte le furie il resto della sua famiglia, cioè gli altri due figli, l'isterica ed ipocrita psicologa Bea (Anna Bonaiuto), mamma di adolescente emo e fuori di testa per l'abbandono del marito, e l'agente di borsa erotomane e cocainomane Luigi (Marco Giallini): quella ci mangia i nostri soldi!!!

Ma ecco che la presunta approfittatrice muore d'infarto. Proprio la morte dell'amante tuttavia costringerà don Carlo ad entrare in contatto con la disinvolta e conturbante Lara (Laura Chiatti), figlia di Olga, diventata proprietaria dell'appartamento che una volta apparteneva alla famiglia e che accetta di ospitare lo sbigottito sacerdote.

Riuscirà l'allargatissimo nucleo familiare a ritrovare la pace?

IO, LORO E LARA di e con Carlo Verdone ha i toni comico-amari di un quadretto familiare desolante di cinquantenni, tutto sommato una commedia piacevole e ben fatta anche se troppo lunga e rimpinzata con qualche inutile figura di contorno (su tutte la figlia emo con amica a rimorchio) e scontate banalità sociali (le immigrate sfruttate).
Carlo Verdone, che è ironico ma non cinico, oltre che di buoni sentimenti, risolve tutto in un volesome bene.

Forse va bene cosi.

L'ODORE DELLA NOTTE

Roma, fine anni '70. L'ex poliziotto Remo Guerra (Valerio Mastandrea) e i suoi amici di borgata, di notte, fanno la loro guerra privata contro quelli che hanno avuto la vita facile, i ricconi, penetrando nelle loro ville dei quartieri alti, penetrando nelle loro vite e rapinando tutto quello che capita a tiro.

L'impudente combriccola finisce persino col derubare Little Tony (nella scena più spiazzante ed originale del film nda).

Non fanno vittime, nel senso di cadaveri, ma terrorizzano i bersagli designati, costretti a subire violenze soprattutto psicologiche prima di essere alleggeriti del contante e dei preziosi.

E l'occasione per cambiare vita si presenta sotto forma di un investimento dei proventi delle razzie in uno scalcinato bar di periferia, investimento nel quale l'amico Roberto Salvo (Giorgio Tirabassi) crede molto. Massì, cambio vita. Invece.

I rapinatori compiono una escalation che dapprima sembrava favorita dalla fortuna poi, via via, li porta a mirare troppo in alto.

L'ODORE DELLA NOTTE è un secco, crudo e vagamente folle piccolo noir italiano, un dramma poliziesco che si rivela piacevolmente sorprendente grazie alla regia misurata e sobria di Claudio Caligari che sceglie sapientemente di non scimmiottare lo stile dei film americani di genere, puntando probabilmente a riprendere, con più alte ambizioni tematiche e stilistiche, il filone poliziottesco degli anni '70.

Bella anche la sceneggiatura che nella sua crudezza sull'alienazione e l'emarginazione di certi borgatari ha il merito di non prodursi in inutili e gratuite esplosioni di violenza (che pure non mancano), anche se cade in qualche metafora banalotta.

Tratto dal romanzo "Le notti di Arancia meccanica" di Dido Sacchettoni, le reali "imprese" di una gang delle borgate romane, detta dell'Arancia Meccanica, allorché tentò di scalare il cielo dei ricchi compiendo rapine sanguinose ai danni della grossa borghesia, mentre toccava il suo acme la lotta armata (la ricostruzione d'epoca è scarna ma efficace).

Attori dalla recitazione sempre concitata, con il romanesco in grande evidenza.
Piccola chicca la geniale e folle scena della rapina a Little Tony che interpreta se stesso e canta "Cuore matto" ... Non male l'abile miscuglio di registro cinico e "comico!

Da ripescare nel "cesto" degli ingiustamente dimenticati.