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NON ESSERE CATTIVO

Ostia, 1995. Sono amiconi da una vita, praticamente fratelli, i giovani sbandati Vittorio (Alessandro Borghi) e Cesare (Luca Marinelli).

Cresciuti in un quartiere degradato tirano a campare di espedienti, si drogano, bevono e si azzuffano con altri sbandati come loro.

A casa Cesare ha una madre precocemente invecchiata che accudisce una nipotina malata, figlia della sorella morta di aids.

Vittorio invece sembra non avere nessuno al mondo. Così quando incontra l'onesta colf Linda, madre di un adolescente, vede in lei un punto di partenza, la possibilità di costruire una vita normale.

Trova lavoro e cerca di coinvolgere anche Cesare, che nel frattempo si è innamorato di Viviana, una disperata come lui ma ansiosa di futuro.

Riusciranno Rosencrantz e Guildenstern a rifarsi una vita?

NON ESSERE CATTIVO, l'ultimo film di sapore pasoliniano di Claudio Caligari, scomparso prima dell'ultimo ciak, 17 anni dopo il secco, crudo e notturno L'ODORE DELLA NOTTE, è un altro excursus nei luoghi oscuri non solo dell'hinterland romano, ma dell'animo umano e della società contemporanea.

Dal buco e il cucchiaino bruciacchiato Anni '80 alle modernissime pasticche sintetiche Anni '90 il passo è breve. Maledettamente breve.

Una storia di emarginazione e di amicizia, toccante, nella sua violenza, e mai volgare. Due figure di confine, l'una encomiabile per la sua volontà di tirarsi fuori dalle sabbie mobili della propria condizione, l'altra patetica per l'incapacità strutturale di farlo.

Quello che sembra evidente è che Claudio Caligari, ispirato e sensibile, da l'impressione di sapere perfettamente di cosa sta parlando e lo racconta con indubbia onestà.

Forse l'atmosfera anni 90 può essere poco percepita. In effetti sono eroi di borgata come sempre, con le piccole sconfitte quotidiane di personaggi ai margini, né buoni né cattivi, con molti vizi e qualche virtù tarpata dalla mancanza di lavoro e da quella droga che (negli anni '90) ha solo cambiato pelle.

Ottimi i due magnifici protagonisti.

Claudio Caligari ci ha lasciato col suo film migliore.

AMORE TOSSICO

Ostia, Roma, anni ottanta. Trascorre tutta la giornata a sbattersi nella città degradata nel cercare di procurarsi la dose quotidiana il composito gruppetto di tossicodipendenti composto da Cesare, Michela, Enzo e Roberto, detto Ciopper.

Con tutti i mezzi possibili.

La siringa, il limone, il cucchiaino bruciato, il collant annodato al braccio e naturalmente lei: l'eroina!

Cesare e Michela, tra un buco e l'altro, si amano e decidono di farla finita con le peripezie stupefacenti.

Più facile a dirsi che a farsi...

AMORE TOSSICO, grazie ad attori non professionisti realmente tossicodipendenti, regia e musiche scarne ma appropriate, è un amaro spaccato di vita reale, precisamente della dipendenza da eroina di cui futuro vittime molti giovani degli anni '70 e '80.

Un film volutamente scarno, diretto e crudo, un realismo brutale perseguito con impeccabile cura sociologica e antropologica: la verità di volti (come suddetto attori non professionisti), gesti, linguaggio ne è segno fortissimo. Le frasi, spesso farfugliate, gli escono naturalmente.

Assistere alla loro giornata tipo (fare qualunque cosa per rimediare la dose) turba parecchio. I loro discorsi sono disarmanti e alcune scene (quando si bucano, l’overdose con respirazione) sono pugni nello stomaco.

Il tutto viene in minima parte rovinato dal finale un pò melò, retorico e poco credibile: chiaro esempio di come la ricerca della metafora ideologica (chiarissimo omaggio a Pier Paolo Pasolini) può rovinare tutto.

Resta comunque un film riuscito.

L'ODORE DELLA NOTTE

Roma, fine anni '70. L'ex poliziotto Remo Guerra (Valerio Mastandrea) e i suoi amici di borgata, di notte, fanno la loro guerra privata contro quelli che hanno avuto la vita facile, i ricconi, penetrando nelle loro ville dei quartieri alti, penetrando nelle loro vite e rapinando tutto quello che capita a tiro.

L'impudente combriccola finisce persino col derubare Little Tony (nella scena più spiazzante ed originale del film nda).

Non fanno vittime, nel senso di cadaveri, ma terrorizzano i bersagli designati, costretti a subire violenze soprattutto psicologiche prima di essere alleggeriti del contante e dei preziosi.

E l'occasione per cambiare vita si presenta sotto forma di un investimento dei proventi delle razzie in uno scalcinato bar di periferia, investimento nel quale l'amico Roberto Salvo (Giorgio Tirabassi) crede molto. Massì, cambio vita. Invece.

I rapinatori compiono una escalation che dapprima sembrava favorita dalla fortuna poi, via via, li porta a mirare troppo in alto.

L'ODORE DELLA NOTTE è un secco, crudo e vagamente folle piccolo noir italiano, un dramma poliziesco che si rivela piacevolmente sorprendente grazie alla regia misurata e sobria di Claudio Caligari che sceglie sapientemente di non scimmiottare lo stile dei film americani di genere, puntando probabilmente a riprendere, con più alte ambizioni tematiche e stilistiche, il filone poliziottesco degli anni '70.

Bella anche la sceneggiatura che nella sua crudezza sull'alienazione e l'emarginazione di certi borgatari ha il merito di non prodursi in inutili e gratuite esplosioni di violenza (che pure non mancano), anche se cade in qualche metafora banalotta.

Tratto dal romanzo "Le notti di Arancia meccanica" di Dido Sacchettoni, le reali "imprese" di una gang delle borgate romane, detta dell'Arancia Meccanica, allorché tentò di scalare il cielo dei ricchi compiendo rapine sanguinose ai danni della grossa borghesia, mentre toccava il suo acme la lotta armata (la ricostruzione d'epoca è scarna ma efficace).

Attori dalla recitazione sempre concitata, con il romanesco in grande evidenza.
Piccola chicca la geniale e folle scena della rapina a Little Tony che interpreta se stesso e canta "Cuore matto" ... Non male l'abile miscuglio di registro cinico e "comico!

Da ripescare nel "cesto" degli ingiustamente dimenticati.