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AMORE, BUGIE & CALCETTO - L'ABC DELLA VITA MODERNA

Trieste. Quando è l'ora del calcetto non c' è impegno che tenga: un'importante riunione di lavoro, le pagine pianificate da studiare, la scrivania della redazione, le macchine della fabbrica, la moglie nevrotica e la prole piagnucolosa. Tutto rimandato.

Ogni giovedì sera i sette amiconi si ritrovano per scendere in campo. Vittorio (Claudio Bisio), cinquantenne resistente all'attacco ed amante della verde Viola (Chiara Mastalli), fingendo di ignorare che è la ragazza del figlio tatuatore Adam (Andrea Bosca).

Lele (Filippo Nigro), mediano di cuore che litiga con la moglie Silvia (Claudia Pandolfi): che stress i due bambini.

Piero che pianifica il gioco e l'amore, Filippo che colpisce duro l'uomo e manca la palla, il Venezia che gareggia in riserva, e il Mina (Giuseppe Battiston), giocatore in pensione, col vizio della punizione e del tabacco.

AMORE, BUGIE & CALCETTO - L'ABC DELLA VITA MODERNA è una commedia intergenerazionale (laureandi, trentacinquenni con figli piccoli, quaranta-cinquantenni con matrimoni falliti) che presenta tutti i vizi e gli aspetti deteriori del cinema italiano attuale, la brutta abitudine cioè di parlarsi addosso, realizzando pellicole logorroiche ambientate tra soggetti perennemente in crisi (familiare, personale, parentale e via dicendo) e pochissimo dinamiche.

Film corale (vista l'assenza di "star" sul set), con storiella presentabile ma spesso ruffiana, superficiale (passioni e corna), confezionata in maniera ipertelevisiva

Questa è almeno alleggerita dalle partite di calcetto (nota di merito per gli Old Boys, con Tacconi, Schillaci e Rizzitelli), e dalla discreta interpretazione del cast ma per il resto nulla di nuovo sotto il sole.

COMPLICI DEL SILENZIO

Buenos Aires, giugno 1978. E' arrivato per seguire i Mondiali di calcio il giornalista sportivo italiano Maurizio Gallo (Alessio Boni) col collega Ugo Ramponi (Giuseppe Battiston).

Accompagnato dal collega fotoreporter, nella terra del tango Maurizio farà visita ai parenti argentini, integrati e ‘collusi' con uno dei bracci del regime di Videla, Pablo Pere, marito altero della cugina.

Partito dall'Italia col cuore infranto e deciso a dimenticare il perduto amore tra una punizione e un calcio di rigore, il giornalista finisce per innamorarsi della fiera Ana Ramirez (Florencia Raggi), ex moglie di un amico e membro clandestino di una formazione guerrigliera che si oppone al regime militare.

Sospettato suo malgrado di propaganda rivoluzionaria, rimane vittima della dittatura, patendo detenzione e (s)torture, condividendo il destino della donna amata.

COMPLICI DEL SILENZIO è un nobile, ma scontato (la storia è arcinota) dramma parastorico, un mix di passione amorosa e denuncia civile, una love story tra Mundial e dittatura che ripercorre tra i flashback l'impari, coraggiosa lotta contro una quotidianità fatta di torture e desaparecidos (trentamila persone sparite nel nulla, per dire).

Perché la stampa di tutto il mondo tacque? A saperlo, signora mia...

Anche il testimone involontario Alessio Boni, più bello che bravo come Giòn Travolta in Palp Ficsion se lo chiede con la faccia più meditabonda che può.

Ambientato durante i Mondiali del settantotto, il calcio nel film non viene mai giocato dal vivo ma trasmesso in televisione o commentato alla radio.

Dimostrando quello che negli anni a venire fu chiaro, cioè che quella manifestazione sportiva si impegnava a legittimare la dittatura militare di Videla, a recuperare prestigio agli occhi dei paesi esteri, a infondere l'orgoglio nazionale tra la stessa gente che perseguitava, a occupare l'immaginario, a dissimulare i massacri, a insabbiare l'orrore, spegnendo i dissensi dietro una combine combinata con la nazionale peruviana.

Il regista Stefano Incerti dà vita a un film semplice e senza eccessivi fronzoli anche se il fatto che la sceneggiatura non spinga mai realmente l'acceleratore non aiuta lo spirito del film.

Desaparecidos sì, ma con moderazione. 

Tanto che alla fine sembra più una storia d'amore impossibile che un film di denuncia. Anche se non è detto che sia un male.

L'UOMO PERFETTO

Milano. Tra due mesi mi sposo con Paolo (Giampaolo Morelli), rivela l'artistoide apparentemente svampita Maria (Gabriella Pession) all'eterna amica del cuore Lucia (Francesca Inaudi), creativa in un'agenzia di advertising.

Senza nemmeno immaginare che l'altra è da sempre innamorata dell'avvocatino.

Sin da quando era un bambino cicciottello e sfigato, ben prima quindi della trasformazione in un ragazzo appetibile su piazza.

Glielo devo portare via, giura a se stessa, e colpita dal fascino dell'aspirante fotomodello Antonio (Riccardo Scamarcio), lo ingaggia per quattromila euro affinche seduca la promessa sposa e le lasci campo libero.

Lo spiantato bel tenebroso, mal sopportato ospite dello scontroso cognato divorziato Simone (Giuseppe Battiston), si mette all'opera, dopo una full immersion di conoscenza delle abitudini della promessa sposa, telecomandato dalla pubblicitaria, e fa presto breccia nell'inconsapevole vittima.

Ma il destino cambia spesso le regole del gioco.

L'UOMO PERFETTO è una commedia sentimentale, magari fragile, ma sicuramente disinvolta e non pretenziosa del recidivo Luca Lucini, regista pubblicitario, che aveva già mostrato di avere un debole per gli amori adolescenziali ("Tre metri sopra il cielo"), che stavolta sfrutta al meglio le sue capacità e una storia come tante con tuttavia diversi momenti divertenti.

Gli attori sono naturali ed esprimono con ironia e sentimento i loro ruoli. L'imperfetta ma estremamente affascinante Francesca Inaudi e il bel tenebroso Riccardo Scamarcio, passabile nel ruolo del finto cinico pronto a cadere cotto come una pera, ci concedono sorrisi nelle sequenze dell' "insegnamento".

Mentre una sexy Gabriella Pession fa la finta svampita persa nel suo mondo di teatro pallosamente impegnato e Feng Shuei.

Una sexy Gabriella Pession
Lucini dipinge una Milano grigia, piovosa e claustrofobica utilizzando la macchina da presa con sapienza ( e qualche bella intuizione) senza ostentare agilità costruite da pubblicitario e racconta il suo mondo con i macchiettismi tipici.

Il triangolo-quadrato amoroso procede con leggerezza evitando di toccare crisi generazionali e ideologiche, lasciando immaginare solo "baci rubati".

Per un risultato finale assolutamente godibile.

PANE E TULIPANI

Pescara. Rosalba (Licia Maglietta), casalinga annegata nel corso e ricorso dell'identico quotidiano, viene dimenticata in autogrill dall'arrogante marito Mimmo (Antonio Catania), nel mentre di una triste gita in pullman verso Paestum.
Presa la strada di casa grazie all'autostop invece di fermarsi nella natia Pescara tira dritto finendo volutamente lontano: Venezia.

Chiama il marito e gli dice che tornerà presto.

Intanto la donna fa presto amicizia con l'infelice e austero cameriere di ristorante Fernando (Bruno Ganz), di origini islandesi, con la corda già pronta sotto al letto, che l'ospita a casa, malgrado sia impegnato a nascondere qualche vistosa crepa nell'anima, e trova un provvisorio impiego nel negozio di fiori del bizzarro e stagionato anarchico Fermo (Felice Andreasi).

Intanto il sempre più furibondo consorte semipentito, dopo una prima idea di carte bollate, spedisce sulle tracce della consorte scomparsa l'imbranato aspirante idraulico Costantino (Giuseppe Battiston), che riesce finalmente a scovarla, ma si innamora perdutamente dell'estetista Grazia (Marina Massironi).

Fine dell'intermezzo sentimentale?

PANE E TULIPANI è un originale, garbata e scaltra commedia rosa del regista Silvio Soldini, incentrata sul tema della fuga e dell'Altrove.

Dolcemente anomalo, francesizzante, riesce a mescolare in maniera perfetta sentimento, umorismo e una spruzzatina di malinconia.

Un film fuori dagli schemi, simpatico, divertente e un pò folle, che, pur apprezzando l'interpretazione del superbo Bruno Ganz (con un personaggio capace di parlare un italiano stilisticamente arcaico, ma notevole), ha il suo punto di forza nell'interpretazione della sconosciuta Licia Maglietta, che sembra toccata dalla grazia. Affascinante e sensuale.

Perbacco, che attrice.