Roma. Come ogni domenica la pimpante vedova della buona borghesia della Capitale Franca Malorni (Giovanna Ralli) invita a pranzo le tre figlie con le rispettive famigliole al seguito.
L'ipocondriaca sfaccendata Barbar (Barbara De Rossi) sposata al fiorista, pacioso e nostalgico Maurizio (Maurizio Mattioli).
La stremata casalinga Sofia (Elena Sofia Ricci) col giornalista de' sinistra, idealista e testardo, Nicola (Rocco Papaleo) e i loro quattro bambini.
La benestante Susanna (Galatea Ranzi) col consorte avvocato e puttaniere Massimo (Massimo Ghini) e la figlia ribelle Ilaria.
La matriarca cade e si rompe il femore: la sosta in un letto di ospedale farà esplodere antiche e mai sopite tensioni.
Tutto si aggiusterà, a partire dalla gamba.
IL PRANZO DELLA DOMENICA è una garbata ma fragile commedia sociale dal sapore televisivo dei fratelli Vanzina, figli in senso lato e in senso stretto (il padre era Stefano Vanzina in arte Steno) del cinema popolare comico e di commedia degli anni Cinquanta-Sessanta.
E loro, in questa vanzinata passabile, continuano ad accavallare ossessioni e macchiette tra i nuovi mostri della buona società. Certo il tutto si mantiene a livelli molto superficiali senza tentativi di approfondire il soggetto.
Purtroppo i fratelloni non sono né Scola né Monicelli e galleggiano come un pezzetto di pack sulla superficie della vita vera, quella che si svolge oltre la ZTL.
Mancano, che bella sorpresa, le parolacce.
Visualizzazione post con etichetta elena sofia ricci. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta elena sofia ricci. Mostra tutti i post
IN NOME DEL POPOLO SOVRANO
Roma, 1848. Tra i nobili che sperano nel ritorno di Pio IX, riparato in fretta e furia a Gaeta, c'è il marchese Arquati (Albero Sordi), amareggiato perchè la nuora Cristina (Elena Sofia Ricci) cornifica il marito Eufemio (Massimo Wertmuller) con un nobile milanese, il rivoluzionario Livraghi (Luca Barbareschi).Dall'altra parte della barricata si battono i popolani di Ciceruacchio (Nino Manfredi), curiosamente amico-nemico di un frate barnabita (Jacques Perrin), in pieno anelito di libertà.
Riusciranno a fermare il rapido declino della Repubblica Romana e magari evitare carcere, processo e pena di morte per mano dei francesi?
Basterebbe un libro di storia patria per avere la risposta.
IN NOME DEL POPOLO SOVRANO è una pittoresca e simpatica commedia patriottarda, spesso didattica, un affresco affollato di personaggi, che spesso si accontentano di qualche battuta, con cui si chiude una ideale trilogia del regista Luigi Magni contro il potere temporale del Papato (NELL'ANNO DEL SIGNORE, 1969, e IN NOME DEL PAPA RE, 1977, i primi due, sicuramente superiori).
Bisogna dire che qui la farsa mitiga la solita tirata anticlericale.
Tra i grandi reclutati come comprimari, impossibile scegliere tra i due fuoriclasse, il popolano Nino Manfredi e il nobile Albero Sordi, costretto alla greve caricatura del romanaccio più becero.
Non particolarmente in parte Luca Barbareschi, mentre Serena Grandi...beh! è sempre un bel vedere.
GENITORI E FIGLI. AGITARE PRIMA DELL'USO
Il papà Gianni (Silvio Orlando), mite commercianti di articoli da pesca, vive in barca, separato da mamma Luisa (Luciana Littizzetto), caposala d'ospedale. Entrambi hanno un "flirt, lui con l'amica della moglie, Clara (Elena Sofia Ricci), lei col collega sposato e con tre figli Mario (Max Tortora).
E anche il prof di lettere della ragazzina, Alberto (Michele Placido), marito dell'isterica Rossana (Margherita Buy) ha i suoi guai.
Dopo Italians, ironici bozzetti dell'italiano all'estero tra equivoci e arte di arrangiarsi dove Giovanni Veronesi aveva la pretesa di divertire, il regista Giovanni Veronesi redige l'ennesimo "manuale" facilmente consultabile (e fruibile) che fa il punto, questa volta, sui rinnovati, tra svariate banalità e rari guizzi, conflitti tra genitori e figli dando vita a una mediocre pur se scorrevole commedia.
Siamo tra i piccoli borghesi, visti da una ragazzina, adolesciente ed onnisciente, nell'ennesimo spaccato dei rapporto genitori/figli ai giorni nostricon i ragazzi che vivono tra cellulari, Internet e cocenti passioni per l'altro sesso, mentre gli adulti pensano soprattutto a litigare e a cornificarsi.
Bravina l'esordiente Passarelli, già schiava del romanesco, in un antipatico cast dove spicca la nonna sprint Piera Degli Esposti.
Esterni girati all'alba, bambini a scuola d'estate (quando si girano i film italiani), macchiette logore, tranne il piccolo xenofobo (Matteo Amata).
E' il brio a salvare(?) il film.
EX
Il giudice Luca (Silvio Orlando) è alle prese con la causa di divorzio di Caterina (Nancy Brilli) e Filippo (Vincenzo Salemme), che si rimpallano la responsabilità dei figli, bambini degeneri agli occhi dei genitori visto che snobbano la playstation, amano l'opera e il teatro e vorrebbero andare al planetario. Smessa la toga, tra le mura domestiche non depone le armi ma le affila, arcistufo dei litigi con la moglie Loredana (Carla Signoris), al punto da trasferirsi nell'appartamento del figlio universitario.
L'altra figlia (Cristiana Capotondi) è a Parigi con Marc, ma la Nuova Zelanda, con un'occasione di lavoro, chiama e promette una nuova vita e, forse, un nuovo amore.
Intanto Sergio (Claudio Bisio), psicologo, scomparsa tragicamente la moglie Michela (Elena Sofia Ricci), si ritrova ad affrontare la difficile situazione con due figlie adolescenti e una fidanzata interdetta, mentre il chirurgo Paolo (Fabio De Luigi) subisce le minacce dell'ex (Alessandro Gassman) di Monique ed Elisa (Claudia Gerini) resta folgorata dalla scoperta che il prete che sta per sposarla a Corrado (Gianmarco Tognazzi) è in realtà il suo ex Lorenzo (Flavio Insinna), che viene "confessato" da un conoscente imbianchino (Enrico Montesano).
EX è una commedia sentimentale del regista Fausto Brizzi, che gioca con l'amore e con il caso in una commedia corale (cast all-star) dagli incastri scorrevoli. E' la storia di tante storie di bisticci, rotture, equivoci, coincidenze e innamoramenti, in un luna park di sentimenti, partendo dal tema degli ex amanti e ragionando sul come si faccia presto a divenirlo, basta un' incomprensione, e sul come, in fin dei conti, non lo si divenga mai definitivamente, perché l'amore non si cancella, nemmeno con la lama affilata della falce della grande mietitrice.
Il film non disdegna punte di comico tout court, sulle spalle di Fabio De Luigi e del ritrovato Gianmarco Tognazzi, e non fa della commozione un tabù, affidandone a Bisio la delicata gestione. Una regia senza vezzi e senza incertezze lascia il centro della scena alla scrittura e ad un girotondo di attori capacissimi, tutti molto bravi, che si sostengono a vicenda sul filo della qualità e del tempismo comico. Ritmo sostenuto, battute che evitano la volgarità, perfino una parvenza di umorismo e malinconia caratterizzano le tante storie che vi si incrociano tra Roma, Parigi e la Nuova Zelanda.
Con l'eccezione della linea Gerini-Tognazzi-Insinna, il parametro sociale permane altolocato ma funziona mettendo in scena il campionario umano tra i venti e cinquant'anni e la trasformazione degli episodi in affluenti di un unico fiume.
Da segnalare solo, volendo essere cattivi, almeno quattro evidenti trucchi che possono funzionare come acchiappa pubblico tra i teenagers:
1) l'utilizzo della nudità e del richiamo sessuale sullo schermo (la pelle scoperta si spreca, tette e sederi femminili in prevalenza, ma c'è pure un California Dream Men con la "sorpresona" tra le gambe);
2) l'uso delle canzoni di James Blunt e di Biagio Antonacci invadono lo schermo a sottolineare le emozioni dei vari personaggi, un pò come in tv con i montaggi degli amici di Maria o del Grande Fratello: lacrime e sorrisi con una bella canzone spalmata sopra. O sotto.
3) la scelta di far recitare Claudio Bisio esattamente come se fosse sul palco di Zelig e De Luigi esattamente come se stesse conducendo "Le iene": passaggio dalla televisione al cinema senza soluzione di continuità;
4) l'invasivo sfoggio di nuove tecnologie fa veramente "ggiovane": è un continuo rincorrersi tra telefonini (ultimo grido), videofonini e chat. Con una spruzzata di cybersesso via webcam che così tutti i teenagers sanno di che cosa si parla.
Tutto sommato rimane comunque un film da vedere.
Iscriviti a:
Post (Atom)


