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PRESTAZIONE STRAORDINARIA

Roma. L'ambiziosa Clara (Margherita Buy), comandante in capo della casa editrice Mercantoni, non è abituata a sentirsi respingere dagli uomini.

Irritata, ma anche desiderosa, dall'inatteso diniego del timido correttore di bozze e saggista Aldo (Sergio Rubini), prima lo promuove e poi come una doccia gelata lo umilia, sbattendolo al reparto porno.

L'ometto però non demorde nel rifiuto, così la donna cerca la complicità della sua fidanzata Silvana (Simona Izzo) con la promessa di un pubblicarle l'agognato romanzo.

La cocciuta ed allupata manager si porta quindi l'oggetto del desiderio nell'isola greca di Santorini, dove spera di riagganciare il celebre scrittore Grisaglia (Gianrico Tedeschi), che non intende riconoscere il suo ultimo romanzo.

Al sole e al mare della Grecia cederà il ritroso signorino?

PRESTAZIONE STRAORDINARIA è una scadente commedia diretta da Sergio Rubini, che scopiazza l'americano RIVELAZIONI - SESSO E' POTERE con Demi Moore e Michael Douglas, rischiando di far venire un travaso di bile alle superstiti femministe italiane, già arrabbiate di natura.

La farsa, purtroppo, sovrasta la satira e il tema importante. La volgarità impazza in modo indecoroso.

Probabilmente le intenzioni di questo PRESTAZIONE STRAORDINARIA erano serie (mobbing).



Margherita Buy è graziosa, oltre che bravina, ma non assomiglia propriamente a una "mangia uomini".

Peccato invece per un Haber davvero troppo poco sfruttato.

GENITORI E FIGLI. AGITARE PRIMA DELL'USO

Roma. La (quasi) quindicenne Nina (Chiara Passarelli) è l'unica vergine della classe, incerta se, e con chi, compiere il grande passo.

Il papà Gianni (Silvio Orlando), mite commercianti di articoli da pesca, vive in barca, separato da mamma Luisa (Luciana Littizzetto), caposala d'ospedale. Entrambi hanno un "flirt, lui con l'amica della moglie, Clara (Elena Sofia Ricci), lei col collega sposato e con tre figli Mario (Max Tortora).

E anche il prof di lettere della ragazzina, Alberto (Michele Placido), marito dell'isterica Rossana (Margherita Buy) ha i suoi guai.

Dopo Italians, ironici bozzetti dell'italiano all'estero tra equivoci e arte di arrangiarsi dove Giovanni Veronesi aveva la pretesa di divertire, il regista Giovanni Veronesi redige l'ennesimo "manuale" facilmente consultabile (e fruibile) che fa il punto, questa volta, sui rinnovati, tra svariate banalità e rari guizzi, conflitti tra genitori e figli dando vita a una mediocre pur se scorrevole commedia.
Siamo tra i piccoli borghesi, visti da una ragazzina, adolesciente ed onnisciente, nell'ennesimo spaccato dei rapporto genitori/figli ai giorni nostricon i ragazzi che vivono tra cellulari, Internet e cocenti passioni per l'altro sesso, mentre gli adulti pensano soprattutto a litigare e a cornificarsi.

Bravina l'esordiente Passarelli, già schiava del romanesco, in un antipatico cast dove spicca la nonna sprint Piera Degli Esposti.

Esterni girati all'alba, bambini a scuola d'estate (quando si girano i film italiani), macchiette logore, tranne il piccolo xenofobo (Matteo Amata).

E' il brio a salvare(?) il film.

GIORNI E NUVOLE

Genova. Non te l'ho detto prima per lasciarti preparare in pace la laurea in storia dell'arte e lavorare al recupero di quell' affresco che forse è del Boniforti.
Così lo stagionato dirigente/socio di un cantiere navale Michele (Antonio Albanese) confessa alla sbigottita moglie Elsa (Margherita Buy) di essere senza lavoro (e relative entrate) da due mesi: è stato il mio ex socio Roberto a sbattermi fuori dall'azienda che proprio io ho fondato perchè riteneva la mia gestione poco competitiva.

Elsa e Michele sono felicemente sposati, hanno una figlia Alice (Alba Rohrwacher) (che assolutamente non deve sapere. Per ora, visto che in banca abbiamo solo 21 mila euro) e una splendida casa dove coltivano il loro amore.
Ma dopo la confessione del licenziamento, sono costretti a riconsiderare e ridimensionare il loro (alto) tenore di vita. Beh, venderemo casa e barca.

Lui si adatta a fare il pony express e s'improvvisa imbianchino con due ex dipendenti, poi cade in depressione, lei abbandona i restauri e s'impiega in un call center e da un broker, per guadagnare abbastanza e tornare nella "normalità".

Insomma a quarant'anni si confronteranno drammaticamente col mutato mercato del lavoro e la ricerca di quel nuovo lavoro diventerà un incubo, promesse e stop.


Malinconica commedia social-familiare di Silvio Soldini che dimostra ancora una volta l'originalità dello sguardo e una straordinaria capacità di sapere tradurre questioni esistenziali in metafore estetiche.
Soldini sceglie di raccontare una storia dolorosa dentro un paesaggio sociale popolato dal disagio e dall'insicurezza, scavando con sobrietà, delicatezza e perfino un pizzico di poesia (la scena finale con i due distesi a contemplare l'affresco del Boniforti) nel dramma di chi resta senza lavoro , pur partendo da una situazione alquanto agiata, e non ha più l'età (nè le palle) per ripartire.


Secondo un procedimento ripreso in tutti i suoi lavori, Soldini fa (sempre) accadere qualcosa ai personaggi che genera nella loro esistenza un vuoto, una disponibilità di tempo sgombro dalle occupazioni consuete. Questo intervallo permette ai protagonisti di guardare le cose con altri occhi e di considerare e sperimentare altre possibilità. Lo scarto temporale si accompagna a un'analoga dislocazione dello spazio: dopo aver perso il lavoro Elsa e Michele traslocano.


Anche se non ci sono fughe deliberate. C'è una città di mare attraversata da una luce fredda (Genova) dove (re)stare, dove le nuvole "vanno, vengono e ogni tanto si fermano" (Fabrizio De' Andrè), c'è un lavoro perso e un altro da trovare, c'è una vita a cui rinunciare e un'altra da "campare".
Soldini riflette sull'equazione tra lavoro e tempo: il lavoro organizza il nostro tempo, se si lavora poco si perde tempo, se si lavora molto si guadagna tempo. Quando il Michele di Albanese perde il lavoro entra perciò in un tempo dell'attesa e dell'introspezione. Incapace di ri-organizzarsi la vita senza i ritmi dell'azienda, il protagonista vive una progressiva perdita di definizione.

Rischiando di perdere anche la dignità.

Lasciando da parte incongruenze e inverosimiglianza della sceneggiatura resta da dire che se la misurata Margherita Buy è una garanzia, il magnifico Antonio Albanese è una rivelazione.


SATURNO CONTRO

Roma. Soffre in silenzio il nullafacente che vive di rendita Sergio (Ennio Fantastichini), piantato dallo scrittore di successo (scrive favole per ragazzi nda) Davide (Pierfrancesco Favino) per Lorenzo (Luca Argentero), un giovane pubblicitario che ama profondamente la vita e i suoi amici (banalità. Chi non ama la vita?)

Intorno alla loro tavola, sempre ricca e generosa, si tutti gli amici più cari.

Angelica (Margherita Buy), due figli, psicologa avversaria del fumo e sostenitrice dell’amicizia che però non sospetta che il marito funzionario di banca Antonio (Stefano Accorsi), in bancarotta esistenziale, flirti con l’avvenente fiorista Laura (Isabella Ferrari); Neval (Serra Yilmaz), traduttrice turca che “interpreta” gli umori dei compagni; Roberto, marito “sbirro” di Neval a cui tartaglia il suo amore; Roberta (Ambra Angiolini), appassionata di oroscopi, che lavora quando è lucida con Saturno contro, e di coca. Per finire l’ultimo arrivato, il neolaureato in medicina con velleità letterarie Paolo, new entry bisessuale.

Durante una delle tante affollatissime cene, Lorenzo cade in coma. Sulla panca dell’ospedale gli amici veglieranno il suo sonno, in attesa della ricongiunzione e della ricomposizione del loro mondo affettivo. Insomma il coccolone fatale spalancherà occhi e cuori.

Ferzan Ozpetek torna a girare la storia di un gruppo di amici in un interno, evoluzione di quello gioioso delle Fate ignoranti e a filmare l’amore gay e la socializzazione tra omosessuali ed eterosessuali. Ne viene fuori un melodramma sentimentale, più che lento, immobile, forzato, politicamente correttissimo, anche troppo.

A temi già triti e ritriti, la famiglia allargata a comune gay, la diffidenza del mondo normale (i repeat: normale), aggiunge eutanasia (fatta balenare più che sceneggiata) e pacs. Il gruppo di amici, col ciglio orientato all’umido, tutti naturalmente bravi, capaci e appartenenti all’unica classe che sembra per Ozpetek visibile e quindi pensabile: la borghesia.

Tutti così presi da un unica cosa : l’amore oppure la vita vissuta per l’amore (non per amare). In altre parole: quando la pancia è piena…

L’ideologia borghese di Ozpetek vorrebbe rappresentare qualcosa di importante senza farne mai una questione politica, e così si rimuove la cultura borghese, quella della famiglia, della proprietà, della religione, per sostituirla con quella dei sentimentalismi, degli economicismi e dei narcisismi di massa.

Nel mondo ideale di Ozpetek il brutto non esiste e l’indesiderabile è bandito. Anche la morte è un segno fastidioso da rimuovere e sostituire con la bellezza piena e risvegliata di Lorenzo.

Da segnalare anche qualche fastidiosa banalità come la necessità della morte a risolvere e a impietosire un padre che non “condivide” la natura del figlio.

Emerge per classe Milena Vukotic, infermiera all’antica, ma non troppo.