ITALIANS

Due episodi.

Lo scafato camionista Fortunato (Sergio Castellitto), dopo una vita passata a trasportare Ferrari rubate negli Emirati Arabi per conto di una ditta romana, ha deciso di ritirarsi e ha scelto il giovane Marcello (Riccardo Scamarcio) come suo successore. Per istruirlo al "lavoro" e fargli conoscere gli usi e costumi locali lo porta con sé, fingendosi padre e figlio, nel suo ultimo viaggio per Dubai.

La bisarca, con le sei Ferrari 430 rubate, fila nel desero dove un inaspettato posto di blocco sarà solo la prima complicazione di un avventuroso on the road con finale a sorpresa.

Il depresso ed impacciato dentista romano Giulio Cesare Carminati (Carlo Verdone) si lascia convincere dal socio e collega Fausto a recarsi a San Pietroburgo per un convegno che lui stesso ha organizzato ma al quale non vorrebbe partecipare. Inconsolabile da quando è stato lasciato dalla moglie e in astinenza da oltre un anno si lascerà guidare dal magnaccia Vito Calzone (Dario Bandiera), il promotore di una società russa che organizza viaggi extra-lusso a sfondo sessuale.

Peccato che la presunta squillo sia invece l'interpreta Vera (Ksenia Rappoport). Ed è solo l'inizio.

"Gli italiani sono il popolo che suona più di tutti al metal detector" è il risultato di un sondaggio del New York Times utilizzato come epigrafe umoristica per aprire il primo dei due episodi di questo ITALIANS, deludente commedia del regista Giovanni Veronesi. Una citazione capace di contenere il succo di un film che vorrebbe raccontare con ironia il popolo tricolore (e i suoi secolari vizi) all'estero ma finisce per sciorinare una serie di convenzioni e luoghi comuni non andando oltre le caricature da barzelletta (italiani furbi, ladri e puttanieri) tra le smaccate marchette pubblicitarie.

Il primo siparietto è un on the road surreale (con Dubai che sostituisce Miami nell'immaginario della bella vita) fastidiosamente buonista e con un finale stonato, un timido colpo di scena.

Nel secondo, la prova recitativa di un Carlo Verdone (malgrado sia dotato di straordinario talento), ridotto a macchietta, è quasi irritante nella sua mimica.

Insomma la commedia dei luoghi comuni non si salva.



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