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RAVANELLO PALLIDO

Ferrara. La depressa, bassina e poco attraente Gemma Mirtilli (Luciana Littizzetto) è l'unica, sfruttatissima impiegata nell'agenzia di soubrette manovrate dal bellimbusto Claudio Pignatti (Massimo Venturiello), un trafficone esperto.

Svogliatamente fidanzata a un laconico disoccupato soprannominato Mummia per la sua loquacità (Neri Marcorè)  che la tradisce con il biliardo, si fa convincere dall'amico parrucchiere gay Callisto a tingersi la chioma con una tintura color ravanello pallido.

La vita scorre monotona finché il suo datore di lavoro, ricattato dall'ex socio Serafino (Renato Scarpa), la manda allo sbaraglio quando la stampa la identifica come Gala, una fantomatica modella (che in realtà non esiste) che dovrebbe rappresentare le donne normali.

Facendo cadere nel tranello tutti i giornalisti creduloni.

È il successo, l'occasione della vita. Fin quando durerà il bel gioco nello star system?

RAVANELLO PALLIDO è una fragilissima commedia surreale, soffusa di moralismo intellettualoide, che ha il merito di evitare le volgarità e il difetto di non far ridere mai. Nel film ci sono anche buone idee (e validi attori come Marcorè)  ma sembra realizzato con un budget bastevole per comprare un pacchetto di patatine.

Rappresenta il primo tentativo di Luciana Littizzetto di tentare la strada del cinema dopo il successo in tv. Spiritosa come poche nel demolire con qualche battuta ben assestata i vaporosi miti creati dai fatui show televisivi.

Troppo poco.

Trascurabilissimo.

GENITORI E FIGLI. AGITARE PRIMA DELL'USO

Roma. La (quasi) quindicenne Nina (Chiara Passarelli) è l'unica vergine della classe, incerta se, e con chi, compiere il grande passo.

Il papà Gianni (Silvio Orlando), mite commercianti di articoli da pesca, vive in barca, separato da mamma Luisa (Luciana Littizzetto), caposala d'ospedale. Entrambi hanno un "flirt, lui con l'amica della moglie, Clara (Elena Sofia Ricci), lei col collega sposato e con tre figli Mario (Max Tortora).

E anche il prof di lettere della ragazzina, Alberto (Michele Placido), marito dell'isterica Rossana (Margherita Buy) ha i suoi guai.

Dopo Italians, ironici bozzetti dell'italiano all'estero tra equivoci e arte di arrangiarsi dove Giovanni Veronesi aveva la pretesa di divertire, il regista Giovanni Veronesi redige l'ennesimo "manuale" facilmente consultabile (e fruibile) che fa il punto, questa volta, sui rinnovati, tra svariate banalità e rari guizzi, conflitti tra genitori e figli dando vita a una mediocre pur se scorrevole commedia.
Siamo tra i piccoli borghesi, visti da una ragazzina, adolesciente ed onnisciente, nell'ennesimo spaccato dei rapporto genitori/figli ai giorni nostricon i ragazzi che vivono tra cellulari, Internet e cocenti passioni per l'altro sesso, mentre gli adulti pensano soprattutto a litigare e a cornificarsi.

Bravina l'esordiente Passarelli, già schiava del romanesco, in un antipatico cast dove spicca la nonna sprint Piera Degli Esposti.

Esterni girati all'alba, bambini a scuola d'estate (quando si girano i film italiani), macchiette logore, tranne il piccolo xenofobo (Matteo Amata).

E' il brio a salvare(?) il film.

E ALLORA MAMBO!

Faenza. Per un equivoco elettronico il trentenne Stefano (Luca Bizzarri), caporeparto in un piastrellificio, solitamente spiantato, si trova sul conto un saldo incredibilmente attivo: sei miliardi (di lire nda).

Alla moglie borghese Lisa (Luciana Littizzetto) e alla piccola Evita inventa un nuovo lavoro, mentre spalleggiato dall'amico avvocato Mauro (Paolo Kessisoglu), fanatico del mambo, decide di godersi la vita.

Di giorno torna così clandestinamente nella sua Bologna, e la sera riprende la via di casa come se nulla fosse. Insomma un cambio di esistenza cercando di conservare la vita (e la moglie) precedente.

Senonchè nella nuova e dorata esistenza si innamora della pittrice progressista Antonia (Maddalena Maggi), presto incinta.

Ora che si deve creare una seconda identità, l'albanese Ruben Maroscia, raddoppiano i problemi. E per una sua ingenuità le due donne diventano addirittura amiche.

Che disastro!

E ALLORA MAMBO! è una frizzante commedia degli equivoci, realizzata con scarsi mezzi e tante brillanti idee, diretta con brio dall'esordiente (all'epoca) Lucio Pellegrini, che al ritmo di una scatenata colonna sonora, fa ridere molto grazie alla carica di simpatia degli interpreti, le attuali "Iene" Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu e la spiritosa Luciana Littizzetto.

TRE UOMINI E UNA GAMBA

Milano, fine luglio. Chiuso per ferie il negozio di ferramenta dove lavorano come commessi, una dei tanti di una catena appartenente al suocero di Aldo e Giovanni che hanno sposato due delle figlie del padrone, gli stessi partono in auto per Gallipoli (Lecce) con Giacomo, che in Puglia sta per sposarsi con la sorella delle loro due mogli (Luciana Littizzetto).

A bordo un'opera d'arte di grande valore, la gamba di legno del rinomato scultore Garpez, da consegnare al prepotente suocero-padrone Eros (Carlo Croccolo)che vuole farne oggetto di speculazione finanziaria.

Nel viaggio la macchina dei tre omini si scontra con quella della svagata Chiara (Marina Massironi) e nel pranzo riparatore, prima del ricovero urgente in ospedale, il malato immaginario Giacomo s'innamora della ragazza.
E intanto la preziosa opera prende il volo.


TRE UOMINI E UNA GAMBA segna l'esordio sul grande schermo di un trio comico, reduce dal successo in TV (“Su la testa”, “Mai dire goal”) in una originale, vivace e divertente commedia surreal-demenziale, infarcita con le battute migliori del trio.

Il frammentario e non è sempre lineare filo conduttore è tenuto su dalla capacità di inventare gag esilaranti e dal gioco di squadra dei personaggi.

Intessuto di disavventure di viaggio (anche se per ragioni di economia, è stato girato a Roma e dintorni) e di tre shorts parodistici fuori testo, si affida al collaudato schema della commedia sentimentale con risvolti amari.

Poche parolacce, e funzionali, senza volgarità intellettuali.

Successo a sorpresa nella stagione 1997-98: 4° posto nella classifica degli incassi.