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I LAUREATI

Firenze. Occupano lo stesso appartamento in affitto quattro svogliati universitari, ovviamente fuori coso, sui trent'anni, sempre pronti alla bischerata.

Il neoseparato Leonardo (Leonardo Pieraccioni) è già stracotto dell'avvenente attrice di fotoromanzi Letizia (Maria Grazia Cucinotta), sorella dell'amico Rocco (Rocco Papaleo), che sbarca il lunario facendo il guardiano notturno.

Degli altri due, Bruno (Giammarco Tognazzi), che se la fa con la cognata Cecilia, questa benedetta laurea la vorrebbe soltanto per zittire il suocero, mentre Pino (Massimo Ceccherini) sogna una vita da artista di teatro.

L'ennesima goliardata e poi l'amara decisione obbligatoria del gruppo di adulti-bambini: siamo quattro falliti, forse è meglio che ci separiamo.

I LAUREATI è la garbata e semplice, innocua e stupidella commediola dell'allora sconosciuto cabarettista Leonardo Pieraccioni, che a cavalcioni del dialetto, toscano nel caso in questione, si lanciava sulla scia dell'irraggiungibile AMICI MIEI, mescolando umorismo di lana grossa e malinconici amarcord.

La polposa e prorompente bruna Maria Grazia Cucinotta, bella e sensuale, fu una bella e decorativa sorpresa.

La sostanza, stringi stringi, è poca e la dà quasi tutta il mestiere di Alessandro Haber, una spanna sopra gli altri, che si vede non molto ma è tutto quel poco che si ricorda del film.

Comunque la pellicola si segue bene. Non sarà un grande capolavoro ma è un film leggero che si lascia guardare.

I LAUREATI fu il successo a sorpresa al botteghino della stagione 1995-96.

AMICI MIEI...COME TUTTO EBBE INIZIO

Firenze, 1487. Nella città "magnifica" di Lorenzo De' Medici, cinque amici, di diversa estrazione sociale, passano il tempo inventando scherzi sempre più pesanti, passando con disinvoltura dall'ozio alla bischerata.

Irresponsabili e impenitenti, si ritrovano periodicamente per esorcizzare un domani di cui non v'è certezza, perché la peste è alle porte e il Savonarola è in città a predicare l'Apocalisse e a infliggere castighi, in una tirannia spirituale ed integralista.

Sono Duccio (Michele Placido), consigliere svogliato, Cecco (Giorgio Panariello), oste sfaticato che trova sempre il modo di far lavorare la moglie, Jacopo (Paolo Hendel), medico che scopre di preferire gli uomini, Manfredo (Massimo Ghini) , nullafacente con esagerata prole, e Filippo (Christian De Sica), nobile signore becco e infedele.

Dopo aver turbato le sorelle del convento con un nano 'infante' e superdotato e aver crudelmente raggirato il legnaiolo Alderighi (Massimo Ceccherini), sottraendogli la focosa consorte e scambiandogli la vita, decidono per troppa noia di prendersi gioco di uno di loro, condannandolo loro malgrado 'a capitolare'.

AMICI MIEI...COME TUTTO EBBE INIZIO  si proponeva (in maniera pretenziosa) di essere il prequel di una delle saghe più innovative, ciniche, intelligenti ed aggressive mai prodotte sul nostro grande schermo. Missione fallita.

Invece vi troverete davanti un cinepanettone, un qualsiasi piatto e flebile Natale a vattelapesca con un grande difetto: si ride poco, quasi per nulla!!!

Lasciando perdere i paragoni offensivi con gli Amici Miei di Germi (il progetto originale era suo), Monicelli e Loy), manca lo spessore di trama e zingarate e ci ritroviamo una serie ridicola di scherzi e beffe assolutamente fini a se stesse, senza strappare risate, talmente banali e prevedibili sono le stesse.

Forse la cosa migliore di questo film sono i costumi.

IL CICLONE

Toscana. Un padre comunista "molto rivoluzionario" ha dato ai figli, insieme con i quali vive in un casale circondato da campi di girasole alle porte di Firenze, i nomi di Levante (Leonardo Pieraccioni), Libero (Massimo Ceccherini), Selvaggia (Barbara Enrichi).

Il primo, timido ragioniere innamorato dei numeri, tiene l’amministrazione di quasi tutti i negozi locali; il secondo, molto naif,  dipinge quadri sempre simili dove sta scritto "Dio c’è ?"; la terza, commessa, ha una tempestosa relazione lesbica con la farmacista.

Un placido tran tran scosso dall' arrivo di un quintetto di saettanti ballerine spagnole di flamenco, scortate da due assistenti che fumano erba e da uno sciamannato impresario (Alessandro Haber).

Che ciclone nei cuori. E anche un pò più giù per i maschietti locali.

IL CICLONE, secondo film dell'allora semisconosciuta promessa Leonardo Pieraccioni, che l'ha scritto, diretto e interpretato, è una spigliata e divertente commedia rosa.

Il regista-attore, simpatico e quasi mai scurrile, sorretto da un'affiatata recitazione di squadra, da un'intelligente scelta dei tempi comici, è assai abile a mescolare umorismo e sentimento in una favola dall'erotismo contenuto.

Si sorride spesso e si ride di gusto.

Alessandro Haber si conferma principe dei caratteristi italiani. Campione d'incassi della stagione 1996-97 con 75 miliardi al botteghino.

TI AMO IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO

Pistoia. Il timido prof di ginnastica Gilberto (Leonardo Pieraccioni), separato dalla moglie che lo tradiva, è oppresso in casa e a scuola dal fratello, il bidello balbuziente Cateno (Giorgio Panariello).

Inoltre non ne può più della corte sfacciata e "pericolosa" dell'allieva sedicenne Paolina (Giulia Gorietti), follemente innamorata di lui e gli lascia messaggi d'amore in tutte le lingue del mondo.

Lui cerca di tenerla a bada ma ci riesce a fatica destando sospetti nel preside.

Finché un giorno, trascinato dall'assatanato collega di matematica Anselmi (Rocco Papaleo) in una villa affittata a scambisti incontra la dolce psicologa degli animali Margherita (Marjo Beratasegui) che è stata portata lì con l'inganno.

Tra i due nasce un vicendevole amore a prima vista a cui seguiranno molte complicazioni, tra cui gli errori di gioventù del frate francescano Massimo (Massimo Ceccherini) e gli abbagli del rigido Preside (Francesco Guccini).

TI AMO IN TUTTE LE LINGUE DEL MONDO è una piacevole e frizzante commedia rosa di Leonardo Pieraccioni che prova, riuscendoci, a far convivere con garbo sentimento e umorismo, anche se caricature e toscanismi (anche grazie agli altri interpreti di "madrelingua) a volte paiono eccessivi o almeno non funzionali.

Il regista e l'attore ha scritto, come di consueto con Giovanni Veronesi, una storia di evasione in cui si può ridere, sorridere e, volendo, anche un po' commuoversi, senza genialità.

Sfruttando bene la simpatia sua e dei colleghi  maschili e l'avvenenza delle interpreti femminili (anche se la ragazzina è francamente insopportabile).

UN'ESTATE AL MARE

Sette episodi. L'emigrato Nicola (Lino Banfi), volato via dal paese natio per una triste questione di corna, fa il suo ritorno trionfale a Peschici sottobraccio con la vistosa valchiria svedese Eva (Victoria Silvstedt).

Oltre ad essere sposato con la bionda formosa, gestisce un ristorante a Stoccolma, è molto ricco e vuole prendersi la sua rivincita sui paesani che lo appellano "il cornuto".

Peccato che Nicola sia solo il cameriere in pensione di una pizzeria e abbia dilapidato la sua buonuscita per "affittare" una moglie in un'agenzia di escort.

A Forte dei Marmi l'irriducibile tifoso viola Cecco (Massimo Ceccherini) investe tempo e denaro nello stabilimento balneare dei vip per scoprire se Manzanas, il grande portiere nero del Real Madrid, firmerà il contratto con l'amata Fiorentina.
Mandando a monte l'ingaggio.

Dentro l'ascensore (bloccato) dei Parioli e poi sulla Pontina, diretti a San Felice Circeo, i focosi amanti Italo (Enrico Brignano) e Luciana (Nancy Brilli) consumano l'adulterio e poi litigano di brutto mentre i rispettivi coniugi, travolti da irrefrenabile passione, ricambiano allegramente.

A Capri l'arredatore finto gay Dudù (Biagio Izzo), che si finge gay per vendere "meglio" mobili e quadri, impegnato ad arredare la villa di un miliardario americano, finirà per approfittare delle grazie della moglie infelice del cliente Debbie (Alena Seredova) rivelando la sua virilità.

A Ostia il contaballe Enzo (Enzo Salvi), separato da una moglie apprensiva e petulante, trascorre la giornata riservata al figlio al mare. Incapace di essere sincero, cerca come può di essere un buon padre, ma le bugie hanno sempre le gambe corte e quindi colleziona solo figuracce.

Dentro una suite davanti al mare di Ischia provano a convivere l'asciutto impresario ragionier Persichetti (Ezio Greggio) e la sua abbondante consorte: lui invaghito della procace violinista Cosima (Anna Falchi) e lei "invogliata" dai babà.

Sul palcoscenico dell'anfiteatro di Porto Rotondo va in scena l'attore smemorato, prestato al doppiaggio, Giulio Bonetti (Gigi Proietti). "Sordo" ai suggerimenti del suggeritore, trasforma "La signora delle Camelie" di Dumas in una farsa grottesca. E' un trionfo.

UN'ESTATE AL MARE è una quasi per niente divertente commediola balneare a episodi dei Fratelli Vanzina, impegnati (si fa per dire) in sette diverse spiagge italiche alla moda, che per riciclare gli antichi fasti del cinepanettone sfornano (o meglio raccolgono) un cinecocomero, non esitando a riciclare anche antichi episodi (QUELLE STRANE OCCASIONI per esempio). Purtroppo le idee sono poche, scritte male e messe in scena anche peggio.

Gli attori pur volenterosi, fanno quello che possono per supplire con il mestiere alle lacune della scrittura.

Si ride poco e lo si fa sopratutto con Gigi Proietti che regge sulle spalle il suo episodio, un buffo siparietto che risulta l'unico discretamente godibile, mentre quello più loffio è quello con Ceccherini, inadatto a questo tipo di film ( e forse al cinema tout court...) e senza la stoffa del protagonista.

I Vanzina provano ad essere specchio del costume e rivendicano la riappropriazione del linguaggio della commedia all'italiana, il tentativo di un ritorno alle commedie di costume tipicamente anni 60, sformando invece l'ennesimo prodotto commerciale.

Inoltre il loro "esperimento" estivo veicola un immaginario datato, che non ha nulla da dire ai teenager e più nulla da dire alle vecchie generazioni, malinconici esclusi.


Trasferendosi in luoghi vacanzieri e autoctoni, replicano la comicità di grana grossa, le bellone statuarie (vedi foto), i dialetti, la tipicità regionale, le star straniere e gli uomini infoiati e sempre lontani da una genitalità adulta.

Siamo alle solite, tra approssimazione e gratuità.

UNA MOGLIE BELLISSIMA

Anghiari (Arezzo). Vive felice nella provincia toscana accanto alla solare moglie Miranda (Laura Torrisi) il placido Mariano (Leonardo Pieraccioni), che con lei gestisce un banco di frutta e verdura al mercato, sognando di acquistare un giorno una bottega dove trasferire la loro attività.

Mentre si fanno le prove per una messinscena amatoriale di Grease, cui partecipano anche il mercante di stoviglie Baccano (Massimo Ceccherini) e lo scombinatissimo Pomodoro (Rocco Papaleo), capita nei paraggi il fascinoso fotografo di Beautiful Life Andrea (Gabriel Garko).

La bellezza morbida e sensuale dell'ortolana "esposta" anche come primizia al mercato non sfugge al fotografo di moda, che le offre un assegno di cinquantamila euro e successo in cambio di dodici scatti senza veli.

Al secco no del marito, l'offerta si alza e la ragazza cede e per realizzare il loro progetto, la coppia accetta la proposta e la bella ortolana posa per realizzare il servizio fotografico nella bella cornice delle Seychelles.
Fama e fiumi di champagne finiranno per confonderla e per spingerla tra le braccia del seducente e sedicente fotografo.

Sarà per sempre?

Mariano perde la moglie ma non la speranza.

UNA MOGLIE BELLISSIMA è una spigliata commedia sentimentale dalla trama annacquata scritta (con il fido Giovanni Veronesi), diretta e interpretata da Leonardo Pieraccioni, che non riesce a ritrovare l'ispirazione dei tempi d'oro.
La storia è banalotta ed è ambientata nella provincia toscana ancora una volta travolta dall'arrivo di un agente esterno che ne sconvolgerà gli equilibri. Sostituite le cinque ballerine di flamenco col fotografo farabutto di Gabriel Garko, saranno proprio il suo fascino e la sua proposta indecente a far capitolare la procace moglie dell'ortolano.

Accumulando pretese irritanti (la critica alla società dello spettacolo, alla politica e ai costumi italiani) accanto a scelte marchiane (ridere sull'obesità e dell'obesità di un bambino), il cinema di Pieraccioni non sembra in grado di rivitalizzare le forme della commedia all'italiana.

Un unico momento di umorismo è dato dalle stranezze fiscali dell'Italia spiegate ai foresti. Anche se quelle fanno piangere i cittadini comuni, più che farli ridere.

Inoltre c'è Tony Sperandeo nella parte del parroco caduto in depressione, che non esce di casa da due mesi e ha perduto la fede; c'è Francesco Guccini col sigaro che dirige le prove del musical Grease interpretato da dilettanti della cittadina di Anghiari e ha un unico commento, «Non ho parole».

Soprattutto c'è il fatto che l'adulterio, anche quello di lei, non manda in pezzi una coppia coniugale innamorata: come succede nella vita.

Per ultimo il titolo, che non mente: Laura Torrisi è veramente bellissima.