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I LAUREATI

Firenze. Occupano lo stesso appartamento in affitto quattro svogliati universitari, ovviamente fuori coso, sui trent'anni, sempre pronti alla bischerata.

Il neoseparato Leonardo (Leonardo Pieraccioni) è già stracotto dell'avvenente attrice di fotoromanzi Letizia (Maria Grazia Cucinotta), sorella dell'amico Rocco (Rocco Papaleo), che sbarca il lunario facendo il guardiano notturno.

Degli altri due, Bruno (Giammarco Tognazzi), che se la fa con la cognata Cecilia, questa benedetta laurea la vorrebbe soltanto per zittire il suocero, mentre Pino (Massimo Ceccherini) sogna una vita da artista di teatro.

L'ennesima goliardata e poi l'amara decisione obbligatoria del gruppo di adulti-bambini: siamo quattro falliti, forse è meglio che ci separiamo.

I LAUREATI è la garbata e semplice, innocua e stupidella commediola dell'allora sconosciuto cabarettista Leonardo Pieraccioni, che a cavalcioni del dialetto, toscano nel caso in questione, si lanciava sulla scia dell'irraggiungibile AMICI MIEI, mescolando umorismo di lana grossa e malinconici amarcord.

La polposa e prorompente bruna Maria Grazia Cucinotta, bella e sensuale, fu una bella e decorativa sorpresa.

La sostanza, stringi stringi, è poca e la dà quasi tutta il mestiere di Alessandro Haber, una spanna sopra gli altri, che si vede non molto ma è tutto quel poco che si ricorda del film.

Comunque la pellicola si segue bene. Non sarà un grande capolavoro ma è un film leggero che si lascia guardare.

I LAUREATI fu il successo a sorpresa al botteghino della stagione 1995-96.

IL POSTINO

In un isoletta delle Eolie, 1952. Il neo postino ausiliario Mario Ruoppolo (Massimo Troisi), che non ha nessuna voglia di fare il pescatore, deve recapitare una grande mole di corrispondenza a un unico destinatario, il poeta cileno Pablo Neruda (Philippe Noiret), mandato in esilio con la moglie Mathilde (A. Bonaiuto).

A poco a poco tra l'umile ma sensibile postino e il fine letterato nasce un'amicizia che si rafforza nel tempo, tanto che l'esule gli fa da testimone alle nozze (riparatrici) con la barista Beatrice (Maria Grazia Cucinotta), conquistata dal giovanotto proprio grazie all'arte della poesia appresa da cotanto maestro.

IL POSTINO è una tenera e delicata commedia incline alla commozione che rappresenta il memorabile canto del cigno dell'indimenticato Massimo Troisi, che morì poco dopo la fine delle riprese. Infatti il film appartiene più a lui che all’inglese Michael Radford che l’ha diretto.

Troisi è riuscito, sulla sua pelle, a trasmettere gli stati d'animo del protagonista. Senza strafare, senza lunghi monologhi. Un atto d'amore verso il cinema. Inevitabilmente commovente.

Tratto da un romanzo (1986) di Antonio Skàrmeta (Il postino di Neruda), è la bella storia di un amicizia che, come tante dopo il passare degli anni, viene ricordata solo da uno dei due dando vita a un film poetico con un Troisi che trasuda un senso di umanità in ogni fotogramma, con una bellissima Maria Grazia
Cucinotta di una antica e rara bellezza mediterranea, solare e sensuale, e Noiret/Neruda personaggio chiave nello scambio di sentimentalismi.

Prodotto da Cecchi Gori, fu il campione d’incassi della stagione 1994-95.

Cinque nomination e un unico Oscar per le musiche di Luis Bacalov.

007 - IL MONDO NON BASTA

Azerbaijan. Spedito in Asia dal rude capo M (Judi Dench), l'agente speciale James Bond (Pierce Brosnan) ha l'incarico di sventare un complotto che minaccia le risorse petrolifere mondiali e, a margine, proteggere la bellissima Elektra King (Sophie Marceau), fresca orfana di un magnate del petrolio e insidiata dal sadico terrorista Renard (Robert Carlyle), suo ex rapitore, intenzionato a sabotare la costruzione di un megaoleodotto.

Il furbo 007, dopo aver goduto delle grazie della ragazza, si traveste da russo e sotto il falso nome di dottor Arco, bussa alla tana del lupo, intento a costruire un sottomarino nucleare.

Per fortuna un aiuto, e dopo anche di più, arriverà dall'affascinante esperta in armi nucleari, Chrismas Jones (Denise Richards), quando sarà chiaro che tra sindrome di Stoccolma e sete di potere, la bella Elektra è in combutta con i cattivi.

E ora fermiamo l'esplosione nucleare.

Diretto da Michael Apted, molto aggrovigliato, abbastanza diluito e poco avvincente il 19° capitolo della saga di 007, che pure rispetta la formula collaudata nel 1962: varietà di sfondi esotici, passerella di gadget micidiali, lunga galleria di cattivi, spruzzatine di sesso, accumulo di mirabolanti sequenze d'azione per terra, aria, acqua e fuoco, al limite del credibile.

Costo: 100 milioni di dollari.

Per la 3ª volta l'irlandese Pierce Brosnan conferma di essere il più degno erede dello scozzese Sean Connery, anche se il mito dell'agente meno segreto del mondo è ormai corroso dalla ruggine.

Maria Grazia Cucinotta? La nostra unica rappresentante defunge durante i titoli di testa, con sigari, motoscafo e aerostato a disposizione.
Per i suoi meriti artistici.....