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MIRACOLO ITALIANO

Sette episodi.

Il deputato Fermo (Renato Pozzetto) di Rifondazione Comunista s'infiamma per la collega di Alleanza Nazionale Lucia (Maria Amelia Monti). Destra e sinistra finiscono a letto.

Una sposina siciliana tradisce in una notte di passione il fresco marito (Nino Frassica) con un divo di telenovela (Ezio greggio).

Per flirtare con una prosperosa infermiera, Teo (Giorgio Faletti) si finge malato terminale. Moglie e suocera non ci cascano.

Un provincialotto (Leonardo Pieraccioni) presente alla famiglia riunita, nonno compreso, la quasi moglie Anna (Anna Falchi): ohibò, è un travestito.

Il giornalista Troiani (Ezio Greggio) si spaccia per amico di Kevin Costner per incantare la rigogliosa Maria Carla (Claudia Koll).

Le borgatare Samantha (Cecilia Dazzi) e Vanessa restano profondamente deluse dall'approccio di due rammolliti ragazzotti.

L'ambulante romana Adelaide (Nadia Rinaldi) incontra alle Seychelles l'anima gemella con sorpresa annessa.

MIRACOLO ITALIANO è una volgarotta e desolante commediaccia in sette atti che nelle intenzioni degli autori (?) avrebbe dovuto fotografare i "resti" dell'Italia del boom effettuando una sorta di radiografia della società contemporanea.

Purtroppo solo i contrastato idillio iniziale fra i due parlamentari conferma la velleità di introdurre uno spunto satirico sulla Seconda Repubblica: però lei, che dovrebbe semmai fare la caricatura di Alessandra Mussolini mentre è incongruamente acconciata come la Pivetti, e lui anziché un vetero comunista si direbbe un lumbard (d'altra parte trattasi di Renato Pozzetto).

Il regista Enrico Oldoini in sintesi fa estinguere i presunti assunti di indagine sociale sul marasma degli anni Novanta (acutizzazione dello scontro politico nella Seconda Repubblica, transgender, eutanasia, droghe, sesso, ignoranza...) in una lunga serie di sketch vuoti e volgari, che non fanno mai breccia quantunque affidati ad attori di tutto rispetto ma tutti svogliati e al minimo dei giri.

Infatti nemmeno questi ultimi riescono a compiere il "miracolo" di salvare il film.

Simpatico il solo Frassica con i suoi non-sense (putroppo poco sfruttato dal cinema di genere italiano).

Anna Falchi (che fa pipì in piedi dodici anni dopo un'altra bellissima: Agostina Belli) fa il transessuale. Non aggiungerei altro.

S.P.Q.R. 2000 E MEZZO ANNI FA

Roma 71 a.c. Dalla nordica Mediolanum  arriva il severo procuratore nordista Antonio Servilio (Massimo Boldi) deciso a combattere la corruzione e le tangenti.

Entra presto in conflitto con il gaudente senatore maneggione Cesare Atticus (Christian De Sica), il cui scaltro protettore e collega Lucio Cinico (Leslie Nielsen), spalleggiato dalla cortigiana bolognese Poppea (Anna Falchi), ha buon gioco nello sbattere a Filicudi lo scomodo magistrato, sorpreso in un bordello.

S.P.Q.R. 2000 E 1/2 ANNI FA è una fragile commediola in costume dei fratelli Vanzina che poggia sull'idea bizzarra di trasportare Tangentopoli, una sfacciata parodia delle imprese del club Mani Pulite, e la rivalità Nord-Sud nell'antica Roma.

Chiaramente la tesi (sconvolgente?) del film è che tra le due epoche niente è cambiato.

Sballato l'inserimento di Nielsen, spaesato e sprecato, nel senso che gli andava creato un ruolo diverso, in linea con le attese.

Tra le rare battute buone viene infilata qualche tetta di ottimo livello, tipo quelle toniche della prorompente vamp Anna Falchi.



Con quelle intende far dimenticare la recitazione (?) in ostentato ed irritante accento romagnolo?

NEL CONTINENTE NERO

Malindi, Kenya. E' arrivato dall'Italia accompagnato dalla fidanzata Irene (Anna Falchi) il giovane imprenditore Alessandro Benini (Corso Salani),  per sistemare gli affari del padre, che non vedeva da vent'anni ed è morto in un misterioso (almeno all'apparenza) incidente aereo.

Il suo soggiorno nell'Africa nera, che doveva servire solo per le formalità di rito, si prolunga per settimane durante le quali il pacato giovane fa combutta, suo malgrado, con Fulvio Colombo (Diego Abatantuono), socio del padre, losco e spregiudicato affarista, trafficone ed invadente ma non privo di fascino da avventuriero.

Incontrerà, muovendosi nella little Italy dell'esotica località, un sottobosco di soggetti spesso loschi al limite della legge ma sicuramente oltre i bastioni di Orione del kitsch, oltre che dell'etica.

NEL CONTINENTE NERO diretto da Marco Risi è una pellicola  discreta ma abbastanza godibile, che può essere etichettata come  IL SORPASSO degli anni '90 con Abatantuono al posto di Gassman e Salani come Trintignant.

Cialtroneria, volgarità e gaglioffaggine dei personaggi sono mescolati a una vena di follia, a qualche graffiante critica di costume inquinata da un tiepido ma disturbante terzomondismo, a troppe divagazioni turistiche.

Il cinico faccendiere è un personaggio ben intepretato (sebbene Diego Abatantuono gigioneggi un po' troppo e rimanga spesso sopra le righe). Salani se la cava, ma merita una segnalazione il bravo Tony Sperandeo nei panni del ruvido missionario, veramente da incorniciare in quanto ad efficacia.

Meritava un pò di spazio in più.

Presente anche una carinissima Anna Falchi, gradevolmente a seno nudo, due (???) taglie di reggiseno fa.

Il titolo del film deriva dalla prima strofa di una canzonetta di successo dei "mitici" anni '60, "I Watussi".

L'ALLENATORE NEL PALLONE 2

Puglia. La Longobarda è stata ripescata in serie A e il losco neo presidente russo Ramenkov richiama, con la forza, il visibilmente invecchiato ma grintoso come sempre allenatore Oronzo Canà (Lino Banfi).

Così per una serie di vicissitudini dovute a promozioni e retrocessioni a tavolino, truffe, fallimenti, cessioni, la squadra di Oronzo Canà può tornare nella massima serie e disputare insieme alle altre grandi un campionato di tutto rispetto, introducendo un modulo che – dopo la Bi-zona, il modulo impossibile 5-5-5 – farà discutere e appassionare: il metodo a farfalla.

UN'ESTATE AL MARE

Sette episodi. L'emigrato Nicola (Lino Banfi), volato via dal paese natio per una triste questione di corna, fa il suo ritorno trionfale a Peschici sottobraccio con la vistosa valchiria svedese Eva (Victoria Silvstedt).

Oltre ad essere sposato con la bionda formosa, gestisce un ristorante a Stoccolma, è molto ricco e vuole prendersi la sua rivincita sui paesani che lo appellano "il cornuto".

Peccato che Nicola sia solo il cameriere in pensione di una pizzeria e abbia dilapidato la sua buonuscita per "affittare" una moglie in un'agenzia di escort.

A Forte dei Marmi l'irriducibile tifoso viola Cecco (Massimo Ceccherini) investe tempo e denaro nello stabilimento balneare dei vip per scoprire se Manzanas, il grande portiere nero del Real Madrid, firmerà il contratto con l'amata Fiorentina.
Mandando a monte l'ingaggio.

Dentro l'ascensore (bloccato) dei Parioli e poi sulla Pontina, diretti a San Felice Circeo, i focosi amanti Italo (Enrico Brignano) e Luciana (Nancy Brilli) consumano l'adulterio e poi litigano di brutto mentre i rispettivi coniugi, travolti da irrefrenabile passione, ricambiano allegramente.

A Capri l'arredatore finto gay Dudù (Biagio Izzo), che si finge gay per vendere "meglio" mobili e quadri, impegnato ad arredare la villa di un miliardario americano, finirà per approfittare delle grazie della moglie infelice del cliente Debbie (Alena Seredova) rivelando la sua virilità.

A Ostia il contaballe Enzo (Enzo Salvi), separato da una moglie apprensiva e petulante, trascorre la giornata riservata al figlio al mare. Incapace di essere sincero, cerca come può di essere un buon padre, ma le bugie hanno sempre le gambe corte e quindi colleziona solo figuracce.

Dentro una suite davanti al mare di Ischia provano a convivere l'asciutto impresario ragionier Persichetti (Ezio Greggio) e la sua abbondante consorte: lui invaghito della procace violinista Cosima (Anna Falchi) e lei "invogliata" dai babà.

Sul palcoscenico dell'anfiteatro di Porto Rotondo va in scena l'attore smemorato, prestato al doppiaggio, Giulio Bonetti (Gigi Proietti). "Sordo" ai suggerimenti del suggeritore, trasforma "La signora delle Camelie" di Dumas in una farsa grottesca. E' un trionfo.

UN'ESTATE AL MARE è una quasi per niente divertente commediola balneare a episodi dei Fratelli Vanzina, impegnati (si fa per dire) in sette diverse spiagge italiche alla moda, che per riciclare gli antichi fasti del cinepanettone sfornano (o meglio raccolgono) un cinecocomero, non esitando a riciclare anche antichi episodi (QUELLE STRANE OCCASIONI per esempio). Purtroppo le idee sono poche, scritte male e messe in scena anche peggio.

Gli attori pur volenterosi, fanno quello che possono per supplire con il mestiere alle lacune della scrittura.

Si ride poco e lo si fa sopratutto con Gigi Proietti che regge sulle spalle il suo episodio, un buffo siparietto che risulta l'unico discretamente godibile, mentre quello più loffio è quello con Ceccherini, inadatto a questo tipo di film ( e forse al cinema tout court...) e senza la stoffa del protagonista.

I Vanzina provano ad essere specchio del costume e rivendicano la riappropriazione del linguaggio della commedia all'italiana, il tentativo di un ritorno alle commedie di costume tipicamente anni 60, sformando invece l'ennesimo prodotto commerciale.

Inoltre il loro "esperimento" estivo veicola un immaginario datato, che non ha nulla da dire ai teenager e più nulla da dire alle vecchie generazioni, malinconici esclusi.


Trasferendosi in luoghi vacanzieri e autoctoni, replicano la comicità di grana grossa, le bellone statuarie (vedi foto), i dialetti, la tipicità regionale, le star straniere e gli uomini infoiati e sempre lontani da una genitalità adulta.

Siamo alle solite, tra approssimazione e gratuità.