Udine. E'stato il matto del villaggio a trovarlo per primo adagiato sulla sponda del lago: il corpo nudo di una ragazza annegata.
Sulla misteriosa morte di Anna Nadal, studentessa e giocatrice di hockey, una ragazza bella, energica, solare, illibata, di buona famiglia, niente precedenti penali, si trova ad indagare, nascondendo l'angoscia per la moglie malata, il commissario Giovanni Sanzio (Toni Servillo), padre ruvido e introverso di Francesca (Giulia Michelini).
Affetto da una dermatite atipica e dimenticato dalla consorte che soffre di una malattia degenerativa del sistema nervoso, Sanzio ricerca con passione metodica le ragioni pubbliche del delitto e quelle private della vita.
Forse il fidanzato della vittima, l'operaio Roberto, ha qualche scheletro nell'armadio. Così come il ricco Corrado Canali (Fabrizio Gifuni), sposato all'antiquaria Chiara (Valeria Golino), che aveva assunto la defunta come babysitter
Procedendo in un'indagine investigativa ed esistenziale scoverà l'assassino e il principio dell'ordine nel perverso sconvolgimento dell'omicidio.
La ragazza del lago, l'opera prima del regista Andrea Molaioli, tratto dal romanzo della norvegese Karin Fossum (il film di Molaioli mutua i fiordi nei laghi della Carnia nda) è un film grigio e malinconico, intimista, in cui l'elemento "giallo" è assolutamente trascurabile a favore di una bella ambientazione dai toni del grigio, tra montagne e nuvole, e della ricostruzione della vita di provincia, omologata tanto a nord quanto a sud, un ambiente "torbido", ricco di misteri quasi racchiusi in una cornice naturale montana.
Parte splendidamente. I primi quindici minuti, pur giocando a nascondino, ricordano molto le torbide atmosfere Lynchiane.
Sceneggiatura ben scritta, con cura dei dettagli e con buona caratterizzazione dei personaggi, ciascuno dei quali (anche quelli apparentemente forti) presenta una propria debolezza, un dolore profondo che sembra pervadere tutti i protagonisti, i cui disagi non sono quelli classici (della filmatografia) della classe media-borghese (adulterio, crisi di mezza età, ambizioni economiche).
Cast all'altezza, anche se Servillo è decisamente una spanna sopra gli altri. Da vedere.
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IMMATURI
Roma. Un commissario non era in regola, così vent'anni dopo la raccomandata del Ministero invita ventisei studenti del Giulio Cesare a rifare la maturità.
Tra questi un gruppo di compagni di banco che abitano a Roma, ma non sono tutti romani d'origine, e si sono lasciati invecchiare senza dar seguito ai propri desideri giovanili.
Se la passano dignitosamente.
C'è il neuropsichiatra infantile Giorgio (Raoul Bova) che va in crisi alla notizia della compagna (Luisa Ranieri) che potrebbe diventare padre; il timido agente immobiliare Lorenzo (Ricky Memphis) che per nulla al mondo lascerebbe il tetto dei genitori, colazione a letto compresa; la pubblicitaria divorziata Luisa (Barbara Bobulova) manager distratta con figlia; la chef Francesca (Ambra Angiolini) che lotta contro l'appetito sessuale; il dj farfallone Piero (Luca Bizzarri), che racconta di moglie e figlio inesistenti alla fidanzata/amante Cinzia (Giulia Michelini) .
E infine Virgilio (Paolo Kessisoglu) che con una bugia, vent'anni prima, ha rovinato tutto. Insomma la solita storia di corna.
Ricchi di tempo libero (come sono rappresentati gli adulti nei film nda), i nostri immaturi si riuniscono dopo un ventennio di separazione per affrontare un'antica angoscia nella stessa formazione di allora.
Tutti sotto a studiare.
IMMATURI di Paolo Genovese, pur partendo da un pretesto flebile, è una piacevole, acuta e spiritosa commedia in agrodolce, benfornita di dialoghi scintillanti mai volgari.
Di uno strepitoso Ricky Memphis, che sta ancora dai genitori, la battuta migliore.
A chi gli chiede: Sei single o sposato?» replica senza mentire: «lo convivo».
Unico personale appunto: manca una famiglia normale. Possibile che nessuno si sia sposato e fatto figli, con mutuo e cane?
Tra questi un gruppo di compagni di banco che abitano a Roma, ma non sono tutti romani d'origine, e si sono lasciati invecchiare senza dar seguito ai propri desideri giovanili.
Se la passano dignitosamente.
C'è il neuropsichiatra infantile Giorgio (Raoul Bova) che va in crisi alla notizia della compagna (Luisa Ranieri) che potrebbe diventare padre; il timido agente immobiliare Lorenzo (Ricky Memphis) che per nulla al mondo lascerebbe il tetto dei genitori, colazione a letto compresa; la pubblicitaria divorziata Luisa (Barbara Bobulova) manager distratta con figlia; la chef Francesca (Ambra Angiolini) che lotta contro l'appetito sessuale; il dj farfallone Piero (Luca Bizzarri), che racconta di moglie e figlio inesistenti alla fidanzata/amante Cinzia (Giulia Michelini) .
E infine Virgilio (Paolo Kessisoglu) che con una bugia, vent'anni prima, ha rovinato tutto. Insomma la solita storia di corna.
Ricchi di tempo libero (come sono rappresentati gli adulti nei film nda), i nostri immaturi si riuniscono dopo un ventennio di separazione per affrontare un'antica angoscia nella stessa formazione di allora.
Tutti sotto a studiare.
IMMATURI di Paolo Genovese, pur partendo da un pretesto flebile, è una piacevole, acuta e spiritosa commedia in agrodolce, benfornita di dialoghi scintillanti mai volgari.
Di uno strepitoso Ricky Memphis, che sta ancora dai genitori, la battuta migliore.
A chi gli chiede: Sei single o sposato?» replica senza mentire: «lo convivo».
Unico personale appunto: manca una famiglia normale. Possibile che nessuno si sia sposato e fatto figli, con mutuo e cane?
CADO DALLE NUBI
In Puglia (Polignano a mare, per la precisione) ha lasciato i parenti, l'ex fidanzata parrucchiera (l'Angela della canzone) e le esibizioni da ottanta euro in gelateria.
Lo ospita il cugino massaggiatore Alfredo (Dino Abbrescia), che invano cerca di nascondere la relazione omosex col personal trainer Manolo (Fabio Troiano).
E' spaesato il giovanotto, finché in parrocchia al corso di chitarra per ragazzi difficili incontra la psicologa Màrika (Giulia Michelini), figlia del leghista Marco Mantegazza (Ivano Marescotti).
Non senza fare pipì in un'ampolla pseudoleghista e parteciperà a uno show, "I want you", alla X Factor.
Spassosa commedia social, sentimentale costruita per Luca Medici, alias Checco Zalone, il più spiritoso tra i comici della fucina Zelig. Una gag dietro l'altra, colme di irresistibili sproloqui, che sbeffeggiano le incomprensioni fra terroni e polentoni. Insomma, si ride di gusto dall'inizio alla fine.
Chiaramente nulla su cui gridare al miracolo, ma il film aggiorna gag, macchiette e giochi linguistici propri dell'avanspettacolo al servizio di una trama esilissima e di una moralina edificante.
I momenti migliori sono affidati agli attori di contorno, da Marescotti alla coppia Abbrescia-Troiano, mentre Zelone ostenta per tutto il film accento meridionale e strafalcioni linguistici.
Nel film, scritto da Zalone (una storia molto autobiografica, credo) insieme a Gennaro Nunziante, qui anche regista, sono riconfermati i punti forti dell'interprete. Ovvero l'abilità nella scrittura della canzonetta demenziale nel contenuto e credibile nell'esecuzione e l'uso di un italiano storpiato dall'ignoranza, vergognosamente vicino a quello di tanta gente, giù dallo schermo.
Senza l'ombra di volgarità. Non è poco.
I momenti migliori sono affidati agli attori di contorno, da Marescotti alla coppia Abbrescia-Troiano, mentre Zelone ostenta per tutto il film accento meridionale e strafalcioni linguistici.
Nel film, scritto da Zalone (una storia molto autobiografica, credo) insieme a Gennaro Nunziante, qui anche regista, sono riconfermati i punti forti dell'interprete. Ovvero l'abilità nella scrittura della canzonetta demenziale nel contenuto e credibile nell'esecuzione e l'uso di un italiano storpiato dall'ignoranza, vergognosamente vicino a quello di tanta gente, giù dallo schermo.
Senza l'ombra di volgarità. Non è poco.
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