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IL POLIZIOTTESCO CULT: MILANO CALIBRO 9

Senza dubbio un cult del poliziottesco anni '70, un genere composto da oltre cento titoli capaci di cristallizzare un decennio tanto controverso quanto affascinante, regalando agli spettatori personaggi di assoluto culto.

Nel caso specifico parliamo di MILANO CALIBRO 9.

Del cult firmato Ferdinando Di Leo restano impresse la selvaggia crudeltà di Ugo Pizza, magistralmente interpretato da Gastone Moschin, e lo sfrenato erotismo di Nelly Bordon, una seducente e biondissima Barbara Bouchet.

Se il primo, sigaretta in bocca e cranio rasato, paralizzava il cuore dello spettatore con uno sguardo folle, penetrante e assetato di vendetta, tutt’altri brividi (caldi) scuotevano invece le movenze della go-go dancing della ragazza.


Nell’ormai celebre scena del Night Club, le curve di Barbara Bouchet, infatti frustavano tanto le fantasie degli uomini in sala quanto le perline di un bikini così succinto da lasciare ben poco spazio all’immaginazione.

40 GRADI ALL'OMBRA DEL LENZUOLO

Cinque episodi.

LA CAVALLONA. La focosa signora Emilia (Edwige Fenech), di rosso vestita, accetta con sempre maggior turbamento la corte di un insistente spasimante telefonico (Tomas Milian).

L'ATTIMO FUGGENTE. L'infoiato marito Filippo (Alberto Lionello) si traveste da autista con tanto di livrea e luccicante Rolls Royce per ritrovare la passione perduta con la bella moglie Esmeralda (Giovanna Ralli).

LA GUARDIA DEL CORPO. L'asfissiante gorilla Alex (Marty Feldman) si rivela un autentico angelo custode per la capricciosa ereditiera Marina (Dayle Haddon).

I SOLDI IN BOCCA. Lo sfacciato corriere di svalutate lire Salvatore (Enrico Montesano) con un colpo di genio seduce la bionda consorte (Barbara Bouchet) di un danaroso cliente.

UN POSTO TRANQUILLO. Il ragionier Serpetti (Aldo Maccione) salva Marinella (Sydne Rome) dal suicidio ma il suo cane geloso interrompe bruscamente il flirt.

40 GRADI ALL'OMBRA DEL LENZUOLO è una allegra e sexy commedia, ricca di cast ed ambientazioni. Un fritto misto di cinque barzellette piccanti e pruriginose condite con corna, tette e natiche.

Estremamente disuguale al suo interno, come spesso accadeva nei film a episodi che hanno segnato la commedia italiana, in particolare negli Anni Settanta.

Le cinque bellone del cast si spogliano tutte. Il minimo indispensabile la Ralli e la Rome, fortunatamente più generosamente Dayle Haddon, Barbara Bouchet e, soprattutto, Edwige Fenech.

Da segnalare l'inattesa interpretazione di un Tomas Milian irriconoscibile (parrucca ed occhiali a "fondo di bottiglia"), al vertice del trasformismo. Inoltre il suo episodio si avvale di una stupenda Edwige Fenech in reggicalze e tette al vento.

Presente come guest star l'allora in voga Marty Feldman. Lo stralunato attore dagli incredibili bulbi oculari e le mosse meccaniche nel suo episodio ricalca situazioni (e location) dell'analogo episodio sordiano in DI CHE SEGNO SEI?

Il più bravo in questo 40 GRADI ALL'OMBRA DEL LENZUOLO?

Probabilmente il sempre simpatico Enrico Montesano.

L'AMICA DI MIA MADRE

Colombia. E' rimasto solo in casa con la servitù il viziato fancazzista diciassettenne Billy (Roberto Cenci), nel pieno delle sue tempeste ormonali.

Mentre la mamma è volata in giro per il mondo per correre dietro qualche bell'uomo, è arrivata in casa come ospite una splendida donna di mondo, la parigina, bionda e sensuale Barbara (Barbara Bouchet).

Io con questa ci provo.

Il giovincello ha già avuto qualche primo insegnamento dalla verace e ruspante Andrea (Carmen Villani), anche se l'attraente bionda spesso lo lascia sul più bello.

Che tocchi proprio all'elegante amica di mamma il compito di svezzare il latin lover in erba?

L'AMICA DI MIA MADRE è una tremenda, insalvabile commedia erotica, che sfodera battute (diciamo così) come questa “San Gerolamo da Crotone, che gli scappava la frizione” (pure col pronome relativo sbagliato...).

Insopportabile il piatto Cenci (fisico e recitazione nda), indicibile e senza logica la trama.

Si salvano il bellissimo volto (e non solo...) della magnifica Bouchet e le poppe della casareccia Villani, già lanciata (nel coevo LA SUPPLENTE) sui grandi schermi, con particolare attenzione puntata sul suo notevole fisichetto (valorizzato dall'abbondanza di circonferenza toracica).

Non c’era bisogno di subire il film, per conoscerne la qualità.

Girato in Colombia tra scimmie, pappagalli, palme, folklore e gli esecrandi combattimenti tra i re dei pollai. Senza dimenticare una penosa parodia dei riti voodoo a sfondo erotico.

Da evitare con la massima cura.

AMORE VUOL DIR GELOSIA

Procida. Lo sfortunatissimo Gian Galeazzo Silvani Abruzzo (Enrico Montesano), dentista, è circondato da sette donne (moglie, suocera, madre, nonna, due figli e colf) che lo tormentano e rincitrulliscono.

Oppresso e represso soprattutto dalla consorte Lia (Milena Vukotic), farmacista taccagna, bigotta e sessualmente repressa.

Ovvio che il poveruomo perda la testa con estrema facilità quando la bella dirimpettaia milanese Corinna (Barbara Bouchet), sposata a un vigile volgare e fedifrago, gli fa capire che ci sta.

Purtroppo la tresca è scoperta dalla moglie prima che l'adulterio sia consumato.

Chi di corna ferisce...

AMORE VUOL DIR GELOSIA è una lenta e sguaiata, quasi mai divertente commediola (stra)paesana di corna desiderate del dimenticabile regista Mauro Severino, che gioca pesante sui beceri conflitti tra Nord e Sud alternando natiche e barzellette.

Comicità di grana grossa, con bersaglio sulla mentalità "religioso-bigotta", tipica di certa cultura meridionale.

Il simpatico e impetuoso Enrico Montesano s'affanna inutilmente per tenere in piedi la scontatissima macchietta del marito per metà galletto e per metà pecorone.

Barbara Bouchet è in forma smagliante e, probabilmente, giustifica la visione.

SABATO, DOMENICA E VENERDI

Tre episodi.

SABATO: Il ragionier Labrocca (Lino Banfi) rinuncia a malincuore al weekend al mare con l'opprimente fidanzata (Milena Vukotic) per far da accompagnatore a un ingegnere giapponese.

Che palle! Pensa l'impiegatuccio.

Invece alla resa dei conti il tecnico nipponico si rivela un'affascinante donna (Edwige Fenech). Confetti, figli e ristorante pugliese nella terra del Sol Levante.

DOMENICA: La bionda sicula Enza (Barbara Bouchet), tutt'altro che integerrima e abbandonata dall'amante, messa alle strette dall'arrivo dall'arrivo del padre severissimo, finge di essere sposata con l'ignaro camionista Mario (Michele Placido).

Fiori d'arancio a sorpresa. 

VENERDI': Il burbero Ambrose Costantin (Adriano Celentano), impresario del balletto Les Porte-bonheur, si batte per impedire ad una delle sue ballerine di abbandonare le scene per sposarsi con un gangster.

SABATO, DOMENICA E VENERDI' è una pellicola a episodi che procede nel solco della tradizione di certa commedia (sexy o meno) italiana: un terzetto, al solito disomogeneo, tenuto insieme dal giorno della settimana in cui si svolgono le storie.

Di gran marca gli interpreti, tra cui spiccano le due bellone, la Divina Edwige Fenech e Barbara Bouchet.

SABATO, diretto dal grande Sergio Martino, è ancora una volta il miglior esemplare del terzetto ed è all'appannaggio della comicità pugliese di uno scatenato Lino Banfi.

DOMENICA è l'episodio più spento e noioso, nonostante Barbara Bouchet (poco credibile nei panni siculi).

L'ultimo episodio, con il molleggiato che anticipa il suo episodio di GRAND HOTEL EXCELSIOR, è il più fiacco, malgrado le coloriture da non-sense.

NON SI SEVIZIA UN PAPERINO

Accendura (Lucania). C'è più incredulità che terrore nel paesino sperduto tra i campi allagati dal sole e le montagne, tra cui si stanno insinuando grandi stradi ed enormi viadotti, quando viene trovato il cadavere di un bambino: purtroppo è stato ucciso.

Il primo sospettato a finire nelle mani dei carabinieri è Filippo Barra, un innocuo malato di mente, lo scemo del villaggio, che viene scagionato non appena si verifica un nuovo omicidio.

Nel frattempo, giungono dalla città il cocciuto giornalista della Notte Andrea Martelli (Tomas Milian) e l’avvenente e spregiudicata milanese Patrizia (Barbara Bouchet), ricca figlia di un impresario che ha fatto fortuna al nord, che alloggia nell’unica lussuosa residenza di tutto il paese.

Mentre l'inquieta giovane, ricca, giovane e bella, osservata con sospetto per la sua estraneità alla miseria di quel mondo, cerca d’isolarsi dagli altri, Andrea segue le indagini assieme al Tenente in carica ed al maresciallo che lo affianca, mentre altri mostruosi delitti vengono consumati .

Il giovane, dolce ed attivissimo don Alberto (Marc Porel) invita i ragazzini dell'oratorio a stare in guardia.

Ma là dove il progresso si sta prepotentemente facendo strada rimane in vita la retrograda ed ottusa mentalità di provincia, fatta di superstizioni ed irrazionali credenze.
Infatti gli indigeni guardano con diffidenza una mezza matta, la selvaggia e ispida fattucchiera, la Maciona (Florinda Bolkan), che vive in una grotta con il solitario zio Francesco. E' stata lei!

Accusata dell'assassinio di tre ragazzini confessa, ma non è colpevole.

Troppo tardi. Occhio, è l'ultimo dei sospettabili.

NON SI SEVIZIA UN PAPERINO è un thriller montanaro diretto da Lucio Fulci, che, malgrado si diverta a seminare falsi indirizzi per confondere le idee dello spettatore e compiacersi troppo nel ricorso al raccapricciante, non rinuncia ad ambizioni sociologiche. L'intreccio giallo vero e proprio è chiaramente subordinato alla volontà di creare un quadro sociale particolarmente curato.

Anche la fotografia fa la sua parte. La ripresa della superstrada che si snoda tra le colline ad esempio è uno stupendo messaggio visivo sull'avanzare del progresso in terre desolate.

Davvero ottimo il cast: Milian, lo spigoloso fascino di Florinda Bolkan e la seducente Barbara Bouchet strepitosi (in minigonna addirittura abbagliante). Molto suggestiva l'ambientazione rurale e solare.



Un buon film che non cessa di avvincere lo spettatore.

MILANO CALIBRO 9

Milano. E' appena uscito dal carcere di San Vittore dopo aver scontato tre anni per rapina (la buona condotta funzionava anche allora, visto che la condanna era di quattro nda) il malavitoso Ugo Piazza (Gastone Moschin) che viene subito agganciato dal vecchio compare, il malavitoso Rocco (Mario Adorf), galoppino dell'Americano (Lionel Stander).

La banda di criminali sospetta che il Piazza abbia intascato 300000 dollari proprio di proprietà del capo, che è incazzato come una iena, ma meno educata.

Parla Ugo, dove hai messo i soldi? E vai con il pestaggio.

L'assicurazione sulla vita è proprio il desiderio di rimettere le mani sul malloppo sparito: perdonato, per il momento, e riassunto.

E d'altra parte neanche la polizia sembra trattarlo con i guanti, anche grazie a un commissario capo che sta sempre a parlare, tutto "legge e ordine": delinquenti si nasce, sorvolando su tutte le variabili etiche, esistenziali, estetiche, insospettabili sfumature di un universo che dall'esterno appare uniforme, dominato da un plumbeo ed elementare codice d'onore, e invece è variegato e profondo.

Così Ugo cerca l'unica faccia (e corpo...) amica, la spogliarellista Nelly Bordon (Barbara Bouchet).

Colpi di scena a raffica.

MILANO CALIBRO 9 diretto da Fernando Di Leo è un film d'azione violenta senza fronzoli, dalle inquadrature sporche, ma venato da risvolti di critica e denuncia sociale (influenzati in maniera evidente dal clima politico sociale del tempo, uno spaccato dell'Italia dei primi anni '70).

Dopo un inizio letteralmente "esplosivo" (i primi 10 minuti sono assolutamente memorabili), il film prosegue col suo ritmo avvolgente, teso e frenetico fino ad arrivare ad un finale che è tra i più violenti e senza speranza che ci possano essere.

Se il personaggio dello sbirro democratico Pistilli è quasi caricaturale (sul suo personaggio cade l'onere di ridicole sparate sociologiche nda), gli altri sono invece ineguagliabili per tensione emotiva e credibilità: grande Moschin mentre si muove nei bassifondi di Milano nella sua lucida imperturbabilità, fantastico Adorf nella sua irruenza.

Impossibile non menzionare il tocco di eros che una splendida e seducente Barbara Bouchet, che si fa guardare, sa regalare sin dalla sua prima entrata in scena, quel siparietto pop a piedi nudi nel night club.

Completano il quadro i tanti caratteristi del cinema italiano e l'incalzante colonna sonora di Luis Bacalov.

Conta almeno una battuta fatidica: “Se si va avanti così, vedrai che dovranno creare l'antimafia anche a Milano”. Incredibile!

L'ANATRA ALL'ARANCIA

Roma. I reciprocamente infedeli, ricchi coniugi Livio ( Ugo Tognazzi) e Lisa (Monica Vitti) vivono in armonia da dieci anni, nonostante il frizzante e movimentato menage: in pratica se ne fanno di tutti i colori.

Finché ecco l'aitante francese Jean-Claude (John Richardson), di cui la disinvolta signora si invaghisce al volo.

Il marito risponde ingaggiando la vistosa ochetta a nolo Patty (Barbara Bouchet).

E le corna si moltiplicano sempre con grande sportività.

L'ANATRA ALL'ARANCIA è una commediola brillante e gradevole di un disimpegnato Luciano Salce, che riesce a divertire.

La stoffa non è inglese, visto che è infiorettato qua e là di volgarità, a differenza del testo teatrale da cui è tratta e a modo suo, è un inno alla famiglia e al matrimonio indissolubile.

Ugo Tognazzi si diverte, manco fosse ancora al fianco di Vianello, con mestiere indiscutibile nella sua tradizionale maschera.

Monica Vitti, scatenata e istrionica come sempre, non esita a spogliarsi, anche se, a differenza della più sensuale Barbara Bouchet, nudissima e dalla capigliatura corta e insolitamente bruna, qualcosa tiene nascosto.

Imperdibile, ma solo per i tifosi di Barbara.


LA MOGLIE IN VACANZA...L'AMANTE IN CITTA'

Parma. L'industrialotto Andrea Damiano (Renzo Montagnani) ha il suo bel daffare tra la bella moglie Valeria (Barbara Bouchet) e l'affascinante amante Giulia (Edwige Fenech).

Amante tenace che briga continuamente per far divorziare il bell'industriale e così sposarla.

Lui non sa, e nemmeno lo sospetta, ma la consorte cornuta sta meditando di tradirlo con il baldo dipendente Giovanni (Tullio Solenghi), che per darsi un tono ha millantato un titolo di conte.

Le due coppie clandestine, dopo aver organizzato di soppiatto i piani per le vacanze, si ritroveranno puntualmente nello stesso albergo sulle nevi di Courmayeur.

Dove soltanto Giulia ha il coraggio di presentarsi a petto in fuori.

LA MOGLIE IN VACANZA...L'AMANTE IN CITTA' è la tipica pellicola di grana grossa appartenente al filone della commedia all'italiana di serie B, diretto da Sergio Martino, che ogni tanto qualche risata la strappa.

Renzo Montagnani è abbastanza bravo ma le seducentissime Edwige Fenech e Barbara Bouchet sono quelle che fanno tenere gli occhi aperti, pur con qualche sbadiglio, per non perdere superfici piccanti.


SPAGHETTI A MEZZANOTTE

Asti. La bella Celeste (Barbara Bouchet), sposata all'avvocato pugliese Savino (Lino Banfi) panciuto e scarsocrinito, se la spassa con l'aitante architetto Andrea (Teo Teocoli) incaricato di ristrutturale il casale di campagna, mentre il marito la contraccambia flirtando con la pericolosa bolognese Elvira (Alida Chelli), consorte del giudice Ulderico.

Inutile dire che il quintetto si ritroverà sotto lo stesso tetto alla maxifesta per inagurare la villa, presente anche un sicario di un boss mafioso che esige i servizi dell'avvocato.

Ci scappa pure il morto, il sicario, il cui cadavere l'avvocato tenta inutilmente di occultare nella sua villa, finchè tutto si risolve per il meglio con la spaghettata del titolo.

SPAGHETTI A MEZZANOTTE è una farsa diretta da Sergio Martino, miscela grossolana, prevedibile e ripetitiva, di pochade erotica, farsa gastronomica, commedia degli equivoci e thriller mafioso, che tende a confondere la comicità con l'agitazione.

barbara bouchet nuda


Non peggiore di altre, dove le cosce hanno una netta prevalenza sul canovaccio.

Non è detto che sia necessariamente un male vista la presenza della bella, anche se sorprendentemente più restia a spogliarsi per il suo standard dell'epoca, Barbara Bouchet e Alida Chelli, bellezze diverse che fanno letteralmente strabuzzare gli occhi.