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L'ANATRA ALL'ARANCIA

Roma. I reciprocamente infedeli, ricchi coniugi Livio ( Ugo Tognazzi) e Lisa (Monica Vitti) vivono in armonia da dieci anni, nonostante il frizzante e movimentato menage: in pratica se ne fanno di tutti i colori.

Finché ecco l'aitante francese Jean-Claude (John Richardson), di cui la disinvolta signora si invaghisce al volo.

Il marito risponde ingaggiando la vistosa ochetta a nolo Patty (Barbara Bouchet).

E le corna si moltiplicano sempre con grande sportività.

L'ANATRA ALL'ARANCIA è una commediola brillante e gradevole di un disimpegnato Luciano Salce, che riesce a divertire.

La stoffa non è inglese, visto che è infiorettato qua e là di volgarità, a differenza del testo teatrale da cui è tratta e a modo suo, è un inno alla famiglia e al matrimonio indissolubile.

Ugo Tognazzi si diverte, manco fosse ancora al fianco di Vianello, con mestiere indiscutibile nella sua tradizionale maschera.

Monica Vitti, scatenata e istrionica come sempre, non esita a spogliarsi, anche se, a differenza della più sensuale Barbara Bouchet, nudissima e dalla capigliatura corta e insolitamente bruna, qualcosa tiene nascosto.

Imperdibile, ma solo per i tifosi di Barbara.


IL TANGO DELLA GELOSIA

Roma. La non più giovanissima Lucia (Monica Vitti) si sente trascurata dal marito, il principe Giulio Lovanelli (Philippe Leroy), che stravede solo per i cavalli.

L'irritata gentildonna le inventa tutte per insinuare nel marito il tarlo del dubbio ed ingelosirlo anche inviando a se stessa interi mazzi di rose scarlatte, telefonate misteriose e miriadi di bigliettini compromettenti.

Il nobiluomo le affianca un corpulento gorilla milanese (o pugliese) Diego (Diego Abatantuono), pronto ad assecondare la strana richiesta della bionda signora, che gli chiede di ospitarla nel suo appartamento, dove il consorte dovrà sorprenderli nel nido d'amore in flagranza di tradimento.

Ma sul più bello oltre al coniuge, messo sul chi va là da alcune lettere anonime, arriva anche Nunzia (Jenny Tamburi), bellicosa fidanzata della guardia del corpo e i protagonisti dovranno districarsi da un inevitabile groviglio di malintesi e scambi di persona.

IL TANGO DELLA GELOSIA è una divertente e brillante commedia degli equivoci diretta dall'eterno Stefano Vanzina (in arte Steno) e sceneggiata dal figlio Enrico, rinfrescandola pièce teatrale di Aldo De Benedetti "Appuntamento d'amore", opportunamente rinfrescata dove le rughe erano più evidenti.

Monica Vitti è come al solito effervescente e Diego Abatantuono colorito per placida enfasi e linguaggio immaginoso.

Sotto le smorfie si intravedeva il grande attore.

AMORI MIEI

Roma. La bionda Anna (Monica Vitti) si lamenta perchè secondo lei Marco (Johnny Dorelli), il giovane marito giornalista, le dedica poco tempo. Di fronte alle lamentele della donna il pover'uomo, veramente troppo preso dal lavoro per poterla ricambiare, la invita ad amarlo ... al cinquanta per cento.

Anna lo prende in parola e, detto fatto, per riempire il vuoto sposa anche un altro uomo, il maturo professore di psicologia Antonio (Enrico Maria Salerno), per il quale è Lisa.

Fingendo di dover viaggiare per motivi di lavoro, Anna (o Lisa) si divide equamente tra i due uomini e le due città senza sbagliare una mossa.

Finchè si annuncia l'arrivo di un figlio.

Ma chi è il padre? Per risolvere l'inestricabile dilemma, la titubante signora un bel giorno fa incontrare i mariti, che finiscono per diventare amici a tal punto da cornificare la moglie con la stessa amante, la debordante Deborah (Edwige Fenech).

La spiritosa Jaia Fiastri ha sceneggiato la propria commedia musicale, affidandone la regia al sempre elegante ed intramontabile Steno.

Il triangolo è sempre di moda. Basta riverniciarlo ed ecco una pochade abbastanza divertente e vagamente femminista, che non difetta ne di scaltrezza narrativa ne di ritmo.

Interpretazione maiuscola della Vitti (premio David di Donatello), bravi i maschietti, spiritosa la finta citrulla, svampita ochetta ma sovrabbondante di sex-appeal Edwige Fenech.