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DELITTO IN FORMULA UNO

Monza. Dopo lo schianto all'autodromo nessun dubbio, è stato sabotato il bolide del pilota che guida la classifica del campionato di Formula Uno.

Il più trasandato ispettore della polizia italica, Nico Giraldi (Tomas Milian), afflitto da un cognato fannullone, incaricato dell'indagine, si trova tra i piedi un giudice che non gradisce quei sistemi poco ortodossi e il losco proprietario della scuderia della vittima.

Presto espulso dalla polizia dopo un secondo omicidio, il piedipiatti dai modi bruschi ma dal cervello sopraffino incastrerà il colpevole, senza disdegnare di fare la corte alle gonnelle che incrocia durante le indagini.

DELITTO IN FORMULA UNO è uno sboccato poliziesco all'amatriciana, frequentato da belle donne, zeppo di scanzonato romanesco e di parolacce.

Decimo capitolo e penultima avventura della saga dell'ispettore Nico Giraldi ha un titolo fuorviante: la formula uno è poco più di un pretesto per questa commedia pesudogialla decisamente sbilanciata sul versante umoristico rispetto a quello thriller.

Il film si "appoggia" evidentemente sulle performance comiche affidate ai vari caratteristi  e la trama è un puro pretesto per le imprese clownesche di Tomas Milian, il simpatico "Serpico dei poveri", vestito sempre peggio, armato di cazzottoni e battute sentenza.

Girato un po' al risparmio (basti pensare ai go-kart travestiti da rombanti vetture di formula uno).

Nel cast anche una luccicante Dagmar Lassander.

Seguito da DELITTO AL BLUE GAY che chiuderà la serie.

IL SOMMERGIBILE PIU' PAZZO DEL MONDO

Mar Mediterraneo. La Marina a stelle e strisce vuole sbolognare a quella tricolore uno scassatissimo sommergibile, che giace nascosto sul fondo del mare.

E' ancora in piena efficienza, garantisce il Pentagono, se non ci credete scendete laggiù a controllare e il sottomarino sarà vostro.

Per colpa del computer impazzito, anziché una squadra di marinai scelti, sono selezionati quelli più matti sulla piazza, agli ordini del pigro capitano di corvetta Cristoforo (Felice Andreasi).

Agli inetti Bombolo (Bombolo), Romeo (Enzo Cannavale), Maremma (Giorgio Ariani) si aggiunge la provocante Shirley (Annamaria Rizzoli), che si finge transessuale per evitare l'imbarco al fidanzato Giovanni Cassiodoro (Vincenzo Crocitti), farmacista in pena per l'eredità della bottega medica.

IL SOMMERGIBILE PIU' PAZZO DEL MONDO è una terrificante e sgangheratissima farsa paramilitare del re della commedia sexy-scolastica Mariano Laurenti (La compagna di banco, Classe mista, L'insegnante va in collegio, La ripetente fa l'occhietto al preside) che impapocchia una deprimente storiella senza senso e con continue scivolate nel pecoreccio.

La pellicola tenta maldestramente di essere una risposta all'amatriciana dell'Aereo più pazzo del mondo (spostando la messinscena sott'acqua), ma il livello miserrimo della sceneggiatura, la tremenda prova degli attori (cui sono affibbiate battute che non solo non divertono, ma addirittura complessivamente annoiano), sanciscono il fallimento del film sotto tutti i profili.

Difficile pure arrivare alla fine.



In mezzo a battutacce da far arrossire un nostromo per la vergogna, si staglia, splendente di luce propria, la bionda Annamaria Rizzoli.

Bisogna precisare che l'idea di spacciare una gran donna come la Rizzoli per un "transgender" è, quantomeno, demenziale.

Molto meglio con la coda da sirena.

DELITTO SULL'AUTOSTRADA

Roma. Il commissario Nico Giraldi detto Monnezza (Tomas Milian) si scervella per smascherare la banda specializzata in assalti e saccheggi ai TIR che viaggiano sulle italiche autostrade.

Travestito, senza sforzo alcuno, da camionista entra nel giro per smascherare i complici dell'organizzazione.

Mentre indaga in incognito unisce l'utile al dilettevole, visto che nelle sue peregrinazioni s'imbatte nella sexy camionista/cantante Anna (Viola Valentino).

DELITTO SULL'AUTOSTRADA, l'ennesima avventura di Giraldi (la numero nove per l'esattezza e la statistica) si rivela una storiella striminzita intrisa nel giallo, un poliziesco all'amatriciana che si segnala per l'aggancio con l'attualità e con la cronaca (dell'epoca nda), oltre che per la trivialità (arcinota) del linguaggio (le battute truci non mancano) e la simpatia (arcinota) del cubano italianizzato Tomas Milian.

La seducente Viola Valentino allora era abbastanza nota al grande pubblico (all'epoca in vetta alle hit-parade anche grazie a Sanremo), prima di perdersi per la via.


VIOLA VALENTINO
Il personaggio del povero Bombolo, consacrato definitivamente nel suo ruolo di punching-ball vivente, è lo stranoto Venticello. Superfluo spiegarne i motivi anche ai più giovani cinefili.

Finale familista, con il fedifrago sbirro Giraldi che torna sulla retta via.



SQUADRA ANTITRUFFA

Roma. Per scoprire gli autori di una truf­fa miliardaria ai danni di una consociata dei Loyds, Scotland Yard da Londra invia un compassato ispettore (Da­vid Hemmings), un po' a disagio con il ruspante commissario locale, il poliziotto romano e romanesco Nico Giraldi (Tomas Milian), in flirt con una disinvolta universitaria (Anna Cardi­ni).

Mentre i due poliziotti indagano con sortite in un equivoco night i cadaveri si accumulano: chi ammazzato nel letto, chi affogato nell'acido; il quin­to, addirittura, ucciso con un fucile di precisione mentre arbitra un incontro di tennis.

In pratica i malviventi stanno facendo piazza pulita dei testimoni.

L'illuminazio­ne decisiva al cinema durante la visione di uno spaghetti-we­stern, poi in un viaggio lampo a San Francisco per risalire al capo e mandarlo in galera.

SQUADRA ANTITRUFFA è il terzo episodio delle inchieste affidate al più sguaiato tra i piedipiatti, quel commissario Giraldi, interpretato dallo strafottente Tomas Milian, instancabile inventore di sconcezze in rima, inferiore sia al primo sia al secondo, a causa di alcune banalità, di un "deus ex machina" la cui casualità fa addirittura sorridere.

Di questo poliziesco con la pajata, scritto e diretto da Bruno Corbucci, restano la bravura e la simpatìa di Milian, oltre a molti cari volti.

Tanto per dare un tocco delicato a una storia già di classe, il mitico Bombolo por­ta per la prima volta sullo schermo il personaggio di Venticello.



IL MARITO IN COLLEGIO

Bassa Padana. La bella Carlotta Madellis (Silvia Dionisio) è di famiglia nobile, ma, ahilei, senza il becco di un quattrino.
Per poter assestare il bilancio e mettere le mani sul patrimonio del danaroso pur se plebeo zio Casimiro Zanin (Mario Carotenuto), la biondina accetta di sposare il rozzo benzinaio romano (uno spottone alla Total di altri tempi) Camillo Proietti (Enrico Montesano), che mette i brividi all'austera nonna Leo (Anna Proclemer), in passato dama di corte della regina Elena.

Così il giovanotto viene spedito in un collegio svizzero per imparare il bon ton.

E sulla scena appare, per approfittare della situazione, il falso barone siculo Filippo Pancaldi d'Entreves (Pino Caruso) intenzionato a chiedere la mano della fanciulla.

Quiproquo fino alla "consumazione" del matrimonio, con amore annesso.

IL MARITO IN COLLEGIO è un piccolo film di costume, retto da un Montesano che si dà un gran da fare per superare le non infrequenti cadute di livello da umorismo greve, dalle quali lo salvano qualche guizzo e qualche amabile caratterista (il sempre grande Mario Carotenuto, il maggiordomo Gastone Pescucci...).

Il soggetto originale, dove si sbeffeggiava, con mano più leggera, lo sciocco snobismo dell'aristocrazia decaduta, ha la firma illustre di Giovannino Guareschi, ma appare datato poichè portato sullo schermo troppo tardi.

Silvia Dionisio (tra le attrici più sensuali degli anni '70) è belloccia come sempre ed è gradevolmente presente a seno nudo in due occasioni.

Ultima nota: è il primo film di Bombolo.

ASSASSINIO SUL TEVERE

Roma. Manfredo Ruffini, socio della "Famiglia Tiberina", associazione a delinquere composta da insospettabili, è trovato stecchito con un pugnale nella schiena su un barcone lungo il Tevere.

Non ci credo, sibila tra i denti il ruvido maresciallo Nico Giraldi (Tomas Milian), detto Monnezza per i suoi metodi non certo raffinati, più che perplesso quando l’ottuso procuratore della repubblica che si occupa delle indagini fa arrestare il proprietario del barcone su cui il delitto è stato compiuto, l'amico Pinna (Enzo Liberti).

Per l'investigatore non ci sono dubbi, è proprio lui il colpevole.

Il testardo poliziotto non demorde e, benché esautorato dalle indagini, si dà da fare per conto suo, cerca di stanare il vero colpevole, saltabeccando tra la figlia dell'amico Angela (Roberta Manfredi), innamorata del maresciallo e decisa a sposarlo, e la vedova della vittima, Eleonora (Marina Lante della Rovere) e arriva alla verità…

ASSASSINIO SUL TEVERE, diretta come sempre da Bruno Corbucci, è una commedia fracassona, di umorismo grezzo e linguaggio sboccato, la sesta avventura cinematografica del Serpico di Trastevere, lo spregiudicato poliziotto che mette sullo stesso piano sapone, buone maniere e delinquenti: nemici per la pelle.

Sotto le spoglie della detective story si nasconde una commedia popolaresca, con l'aggiunta della proverbiale puzzetta sotto il naso della sofisticata Marina Punturieri, allora Lante della Rovere, bella e charmante (gradevolmente presente anche nella versione tette al vento ma un pò impacciata nelle scene di "azione").

Invece il raffinato personaggio interpretato da Bombolo si chiama Venticello... fate voi.

Seguito da Delitto a Porta Romana.

SQUADRA ANTIMAFIA

Viterbo. Durante una rivolta in carcere viene ucciso, guarda un pò la coincidenza, un prezioso testimone che di lì a pochi giorni avrebbe raccontato tutto nel processo intentato contro il boss italoamericano Gerolamo Giarra (Eli Wallach).

Volendo scoprire l'assassino del prezioso teste, il maresciallo Nico Giraldi (Tomas Milian), che per fabbricarsi una patente di credibili delinquente finge di mettere a segno una rapina, si fa mettere in galera e ne evade.

Con il primo aereo è a New York, dove, grazie all'aiuto del fidato Salvatore Esposito (Enzo Cannavale), è assunto come cameriere nel ristorante preferito del malavitoso. Quindi gli salva la vita in un attentato e riesce ad entrare al servizio del boss.

Ma non è finita perchè dovra sudare sette e più camicie, compreso il passaggio nel raggio della morte, per risolvere il caso.

SQUADRA ANTIMAFIA è l'ennesimo pecoreccio poliziesco alla vaccinara girato con il consueto mestiere dal regista Bruno Corbucci, che si sposta fino in America per seguire le imprese del simpatico Tomas Monnezza Milian, a cui fanno contorno alcuni bravi caratteristi disposti a farsi impunemente svillaneggiare.

Ambientazione quasi completamente americana con Bombolo che finalmente ha l'onore dei titoli di testa, ma a un terzo di film sparisce sostituito da Cannavale, che diverrà la spalla americana di Giraldi.

Eli Wallach sembra abbastanza sprecato e la storia (dopo un buon inizio) in America comincia a girare a vuoto, ingarbugliandosi sempre più.


DELITTO AL BLUE GAY

Roma. Al Blue Gay, localino fuori dagli schemi che propone arditi (oggigiorno più consueti) spettacoli di cabaret con protagonisti dei travestiti, viene trovato morto, strangolato, un attore (secondo il quotidiano "La Repubblica" un'attrice. Ma quelli sono affetti da politicamente corretto. Anche contronatura), tale, per la Questura, Livio Sandulli, per tutti i suoi ammiratori semplicemente Nadia.

Il barbuto ispettore Nico Giraldi (Tomas Milian) sospetta della primadonna, tale, per l'Anagrafe, Alfredo Melli, in arte semplicemente Colomba Lamar, sulla cui pista l'ha messo il suo informatore, il malleabile Venticello (Bombolo), disposto anche ad ospitare il poliziotto, in crisi per gli strepiti notturni della neonata.

Infiltratosi nell'ambiente gay romano e bazzicando il locale, la scena dell'omicidio, il piedipiatti simula tanto bene una cotta per l'indiziato, che la gelosissima e sospettosa moglie Angelina (Olimpia Di Nardo) chiede la separazione.

Finchè le indagini lo portano sulle tracce di un ambiguo regista tedesco, in quello che sembra un intrigo internazionale con il coinvolgimento nientemeno che del KGB, il temibile spionaggio sovietico, e la Germania Est

DELITTO AL BLUE GAY è l'ultima avventura di Tomas Milian in divisa, nelle vesti di Nico Giraldi, poliziotto romano dal cuore d'oro e i modi burberi, in un poliziottesco comicarolo-trasteverino, un modesto giallo di borgata, abbastanza sguaiato.

Le parolacce, a raffica, sono intervallate da rumori corporali di ogni tipo, di cui si fa portavoce il povero Bombolo, una carriera spesa a far rumori e a prendere sberle.
Regalando qualche risata.