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LA RIPETENTE FA L'OCCHIETTO AL PRESIDE

Stresa. La bionda Angela (Anna Maria Rizzoli), figlia di un ricco industriale del nord, per dimenticare l'Africa e un amore naufragato, riprende gli studi interrotti anni fa e finisce in un liceo statale zeppo di fuori corso.

Vedendosi trascurata e per ingelosire il compagno Carlo, che avendo scoperto la sua vera identità è stato stoppato nelle intenzioni dal padre e deve simulare pieno disinteresse, la bambola fa il filo al preside, Rodolfo Calabrone (Lino Banfi), ragazzo-padre, che s'innamora a tal punto da scrivere al genitore della fatalona per chiederla in moglie.

Nel frattempo l'insegnante di chimica professor Beccafico (Alvaro Vitali), costantemente vittima degli scherzi degli alunni, si butta a pesce sulla prosperosa e scatenata collega Monica Zappa (Ria De Simone), che però è cotta del preside.

Intanto lo studentino ora morde il freno per riacchiappare la sua bella.

LA RIPETENTE FA L'OCCHIETTO AL PRESIDE è l'ennesima farsa parascolastica, moderatamente sexy, da buco della serratura a cura di Mariano Laurenti (LA LICEALE NELLA CLASSE DEI RIPETENTI).

L'autore si aggrappa alle curve, peraltro sublimi, della bellissima Annamaria Rizzoli, impegnata quasi sempre sotto la doccia, ai giochi di parole e alle battute a raffica di Lino Banfi (in forma smaglainte) e ai rumorosi commenti corporali di Alvaro Vitali.

L’ambientazione sul Lago Maggiore scippa la location delle “scolastiche” a Trani (BA).

Consigliato agli inguaribili amanti della serie c nostrana.

CHIAVI IN MANO

Umbria, 1200. Di ritorno dalle crociate in Terra Santa, il poco prode cavaliere Baccello da Sernano, detto il Favagrossa (?!?) (Martufello) smania dal desiderio di riabbracciare la florida moglie Ubalda (Cinzia Roccaforte).

Che disdetta, la meretrice Trielina (Ramona Badescu), attirato con l'inganno il reduce, le frega la borsa con la moneta sonante e con, peggio, la chiave della cintura di castità, fatta indossare dalla consorte prima per la partenza.

Lo cavaliero ignora che la disinvolta signora, con la complicità del fabbro nordico Capoccione (Sergio Vastano), non soltanto si è liberata dall'ingombrante corazza grazie a un duplicato della chiave, ma si è messa in proprio: insomma fa la puttana.

Il marito cornuto ha un unico modo per rendere pan per focaccia all'artigiano leghista, sposato alla giunonica Genuflessa (Angela Cavagna).

CHIAVI IN MANO, inqualificabile farsa di lana grossa, è il tragico pararemake (negli anni '90), a cura dello stesso Mariano Laurenti, di un film stracult dei mitici Anni Settanta (nientemeno che QUEL GRAN PEZZO DELL'UBALDA ).
CINZIA ROCCAFORTE

La pellicola, vagamente decamerotica, mette in scena un raro campionario di non attori, a partire dalle vistose protagoniste femminili agghindate con scarsi vestiti, rispetto alle quali Edwige Fenech e la Schubert sembrano Greta Garbo e Marlene Dietrich.

Sui protagonisti maschili meglio sorvolare.

Messa in scena povera di mezzi e di gusto, zeppa di anacronismi scemi e agghiaccianti storpiature dialettali, da la sensazione immediata che si tratti di un'operazione senza capo né coda.

Impossibile da recuperare anche per gli amanti del trash più spinto.

LA LICEALE NELLA CLASSE DEI RIPETENTI

Trani. La bionda Angela (Gloria Guida), figlia dell'assatanato negoziante Zenobio Cantalupo (Lino Banfi), nonché istruttore di ginnastica a tempo perso, flirta con il bugiardo matricolato Tonino, rampollo del fascistone professore di storia, l'austero Pizzarrone (Gianfranco D'Angelo).

La studentessa, dopo essersi sentita in colpa per l'incidente automobilistico avuto mentre era in camporella con il briccone, messa sull'avviso dell'ennesima scappatella del partner, quasi casca nelle braccia dell'innamoratissimo ed allupato compagno di classe Carlo (Rodolfo Bigotti).

Intanto lo scimunito e sordissimo preside (Carletto Sposito) lascia l'intero istituto in balia degli studenti.

Proprio mentre il timido e compassato insegnante di storia dell'arte Modesti (Alvaro Vitali) subisce dagli scherzi "elettrici" ma è pure provocato da una fellatio simulata durante un’esercitazione al flauto...

La graziosa e sorridente Gloria Guida in questa commedia scolastica torna a togliere e/o indossare i (pochi) panni della "liceale", personaggio che lei stessa ha lanciato nel genere commedia sexy all'italiana, svolgendo con diligenza il suo compito di maliziosa indossatrice di biancheria intima (meno spogliata del solito).

Bisogna ammettere che Gianfranco D'Angelo porta a perfezione il suo canonico personaggio di insegnante fascistone, e che Banfi  parte in sordina ma va in crescendo fino agli esilaranti preliminari nella villa.

Per il resto LA LICEALE NELLA CLASSE DEI RIPETENTI non si risolleva dalla mediocrità dei prodotti della serie, anche se la regia di Mariano Laurenti e la presenza del "trio" suddetto garantisce un risultato più decente.

Di poco.

Davvero notevole è la quantità di pubblicità "occulte".

IL SOMMERGIBILE PIU' PAZZO DEL MONDO

Mar Mediterraneo. La Marina a stelle e strisce vuole sbolognare a quella tricolore uno scassatissimo sommergibile, che giace nascosto sul fondo del mare.

E' ancora in piena efficienza, garantisce il Pentagono, se non ci credete scendete laggiù a controllare e il sottomarino sarà vostro.

Per colpa del computer impazzito, anziché una squadra di marinai scelti, sono selezionati quelli più matti sulla piazza, agli ordini del pigro capitano di corvetta Cristoforo (Felice Andreasi).

Agli inetti Bombolo (Bombolo), Romeo (Enzo Cannavale), Maremma (Giorgio Ariani) si aggiunge la provocante Shirley (Annamaria Rizzoli), che si finge transessuale per evitare l'imbarco al fidanzato Giovanni Cassiodoro (Vincenzo Crocitti), farmacista in pena per l'eredità della bottega medica.

IL SOMMERGIBILE PIU' PAZZO DEL MONDO è una terrificante e sgangheratissima farsa paramilitare del re della commedia sexy-scolastica Mariano Laurenti (La compagna di banco, Classe mista, L'insegnante va in collegio, La ripetente fa l'occhietto al preside) che impapocchia una deprimente storiella senza senso e con continue scivolate nel pecoreccio.

La pellicola tenta maldestramente di essere una risposta all'amatriciana dell'Aereo più pazzo del mondo (spostando la messinscena sott'acqua), ma il livello miserrimo della sceneggiatura, la tremenda prova degli attori (cui sono affibbiate battute che non solo non divertono, ma addirittura complessivamente annoiano), sanciscono il fallimento del film sotto tutti i profili.

Difficile pure arrivare alla fine.



In mezzo a battutacce da far arrossire un nostromo per la vergogna, si staglia, splendente di luce propria, la bionda Annamaria Rizzoli.

Bisogna precisare che l'idea di spacciare una gran donna come la Rizzoli per un "transgender" è, quantomeno, demenziale.

Molto meglio con la coda da sirena.

LA COMPAGNA DI BANCO

Trani. Il giovanissimo playboy da strapazzo in erba della III B del liceo Mamiani, Mario (Antonio Melidoni), sgrana gli occhioni da pesce lesso all'arrivo della nuova compagna di liceo, la ben dotata Simona (Lilli Carati), figlia di un industriale veneto dei salumi, tal Girardi, trasferitosi con la figliola al sud.

Mentre in classe le giornate si susseguono ridendo alle spalle dell'imbranatissimo bidello bonsai Salvatore (Alvaro Vitali), la ciclopica e assatanata professoressa Marimonti (Francesca Romana Coluzzi) insiste nei ripetuti attacchi frontali al candido collega Cacioppo (Gianfranco D'Angelo).

Inutile la pubblicità negativa degli altri ragazzi della scuola: la nuova arrivata finirà dritta dritta tra le braccia del rubacuori strapaesano, che grazie a lei metterà definitivamente la testa a posto.

LA COMPAGNA DI BANCO è l'ennesima commedia scollacciata-scolastica dello specialista Mariano Laurenti che mescola senza troppo sforzo di gusto ed inventiva le solite barzelletta da caserma (affidate alla coppia Vitali-D'Angelo) con le ben più piacevoli vistose nudità della maliziosa (e cult) Lilli Carati.

Insomma la solita collezione di frizzi, lazzi e scorregge.

Lo spettatore potrebbe anche solo guardare i suoi frequenti spogliarelli con gli orecchi tappati.



Trionfano, come in tutti i film degli anni settanta, le pubblicità (non solo liquori).

Ultimo inciso: i belli del film (Carati e fidanzato) sono, come sempre, antipatici.

CLASSE MISTA

Trani. Il timido studentello Tonino Licata (Alfredo Pea), sempre insieme ai compagni di merende Angelino Zampanò (Alvaro Vitali) e al classico studente belloccio e presuntuoso, non ci mette molto a perdere la testa per la prof di lettere Carla Moretti (Dagmar Lassander)

E vorrei vedere voi di fronte a una prof così, algida e bella!!!

Nel mentre approfitta dell'arrivo in zona della Zia Tecla (Femi Benussi), una nave scuola da leccarsi i baffi.

CLASSE MISTA è una classica commedia scollacciata di ambientazione scolastica (la vicenda si svolge in un liceo nda).

In pratica la pellicola si risolve nella solita accozzaglia di amori, amorazzi, lazzi e sberleffi tra studenti, professori e bidelli, insomma senza risparmiare nessuna categoria.

Non risparmia nemmeno allo spettatore una trita raccolta di luoghi comuni del genere scolastico-pugliese (e il primo di ambientazione tranese, ne seguiranno altri nda), sexy-pruriginoso nemmeno fra i migliori.

Qualche scena di doccia per mettere in mostra le tette perfette delle protagoniste (quelle della Benussi in testa) e parecchia comicità triviale.

Il solito cast e al timido per copione Alfredo Pea è lasciata la parte principale del film con le solite situazioni trite e ritrite.

Non indispensabile.

Però Dagmar Lassander è sempre un bel vedere.

Soprattutto se ti trovi nel pieno della notte e non riesci a prendere sonno.