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LA PROFESSORESSA DI SCIENZE NATURALI

Sicilia. Esagera un pò in laboratorio con le sostanze chimiche la racchissima professoressa Mastrilli.

Buum! E si trova all'ospedale.
Che guaio per il Preside Giovanni. Niente paura arriva il consiglio giusto dal farmacista del paese..
La persona che fa al caso tuo è la professoressa Stefani Marini (Lilli Carati) avvenente e giovane insegnante appena laureata.

Al primo incarico prova a fare il suo lavoro ma la sua avvenenza  pruriginosa provoca scompiglio non solo tra gli indisciplinati alunni ma in tutto il paese.
LA PROFESSORESSA DI SCIENZE NATURALI è una grossolana commedia erotica apparentata al filone scolastico, con una Carati molto statica (non manca, comunque, la tradizionale doccia. In vasca da bagno, nel caso specifico).

Dopo averla vista in Di che segno sei? dell'anno precedente, il regista Michele Massimo Tarantini (LA LICEALE) ha il merito (intuitivo) di notare, nella genuina bellezza della Carati (all'epoca appena ventenne nda), che il suo fisico si presta bene a lanciare nel fervido panorama delle sexy commedie di italica fattura una nuova "impiegata": la Professoressa del titolo.

Il regista forse confida troppo sul potere ipnotico delle grazie, generosamente esposte, di Lilli Carati e qualche risatina la strappa, ma troppo spesso si cade nella grana grossa. In pratica molte situazioni solleticano la parte voyeuristica mentre rimane scarso il versante comico, probabilmente per la mancanza di un comico di razza.

Per gli affezionati del genere va sottolineato che Mario Carotenuto NON fa il preside (è il prete) e che Gianfranco D'Angelo NON fa l'insegnante (è il commesso della farmacia)!

Si arriva all'ora e mezzo rischiando spesso il colpo di sonno.

LA COMPAGNA DI BANCO

Trani. Il giovanissimo playboy da strapazzo in erba della III B del liceo Mamiani, Mario (Antonio Melidoni), sgrana gli occhioni da pesce lesso all'arrivo della nuova compagna di liceo, la ben dotata Simona (Lilli Carati), figlia di un industriale veneto dei salumi, tal Girardi, trasferitosi con la figliola al sud.

Mentre in classe le giornate si susseguono ridendo alle spalle dell'imbranatissimo bidello bonsai Salvatore (Alvaro Vitali), la ciclopica e assatanata professoressa Marimonti (Francesca Romana Coluzzi) insiste nei ripetuti attacchi frontali al candido collega Cacioppo (Gianfranco D'Angelo).

Inutile la pubblicità negativa degli altri ragazzi della scuola: la nuova arrivata finirà dritta dritta tra le braccia del rubacuori strapaesano, che grazie a lei metterà definitivamente la testa a posto.

LA COMPAGNA DI BANCO è l'ennesima commedia scollacciata-scolastica dello specialista Mariano Laurenti che mescola senza troppo sforzo di gusto ed inventiva le solite barzelletta da caserma (affidate alla coppia Vitali-D'Angelo) con le ben più piacevoli vistose nudità della maliziosa (e cult) Lilli Carati.

Insomma la solita collezione di frizzi, lazzi e scorregge.

Lo spettatore potrebbe anche solo guardare i suoi frequenti spogliarelli con gli orecchi tappati.



Trionfano, come in tutti i film degli anni settanta, le pubblicità (non solo liquori).

Ultimo inciso: i belli del film (Carati e fidanzato) sono, come sempre, antipatici.

C'E' UN FANTASMA NEL MIO LETTO

Adelaide (Lilli Carati) e Camillo (Vincenzo Crocitti) sono una giovane coppia di sposi in viaggio di nozze in Inghilterra.

A causa della nebbia si perdono nella brughiera e cercano alloggio, per passare la notte, in una locanda, ma per mancanza di posti sono costretti a trasferirsi al castello di Blackcastle dei nobili Trenton.


Da costoro apprendono che l'antenato libertino e donnaiolo Archibald (Renzo Montagnani) infesta, da spettro, la magione ed è ancora legato ai piaceri carnali, tanto che il fantasma sporcaccione arriva a possedere, in più contesti, la bella sposina.

Non a caso l'erotomane fantasma è morto singolarmente: alla 7a prestazione sessuale!

Insipida coproduzione italo spagnola che si prende gioco delle atmosfere tipiche dell'horror gotico, assai mediocre per realizzazione, il classico filmaccio degli anni Ottanta.

Noioso, grossolano, ripetitivo, con il pur bravo (in altre occasioni) Montagnani condannato a replicare quasi in eterno il suo ruolo di donnaiolo impenitente e la come al solito bella (come attrice non lascia certo un ricordo indelebile ma è sempre un belvedere) Lilli Carati.



Nel ruolo dell'imbambolato di turno c'è un insopportabile Vincenzo Crocitti.
Regia piatta come un marciapiede a cura di Claudio De Molinis.

Totale: rimane solo il corpo della Carati.


SQUADRA ANTIFURTO

Roma. Il maresciallo Nico Giraldi (Tomas Milian), abiti casual, modi da scimmione e un trascorso da scippatore, ora che è passato sull'altra sponda (solo nel senso poliziesco, beninteso) si occupa di delinquentelli dediti a furti d'auto o topi d'appartamenti. Basso cabotaggio, insomma.

Tra questi vi è una banda di cui fa parte Tapparella (ladro con spiccato senso d'appartenenza e quindi poco propenso a parlare con la Madama), Zagaja, che come si può intuire dal nome balbetta e i siciliani Rosario e Salvatore Trapanese. 

La scalcinata banda ha la sventura di compiere un furto nella villa di uno statunitense, pestando i piedi nientemeno che a un boss della mafia Usa, il pericolo numero uno Ryan Douglas (Robert Webber).

I ladruncoli sono entrati in possesso di documenti riguardanti un giro di tangenti in cui sono implicate alcune personalità importanti degli Stati Uniti (Affare Zebra Point).

Messosi in contatto con degli emissari del boss per un pericoloso tentativo di ricatto, viene mandato al creatore.

Quando Giraldi si trova davanti al misterioso omicidio di altri due ladri di polli della banda capisce che qualcosa di grosso bolle in pentola.

Niente paura, lo vado a prendere anche a New York.

SQUADRA ANTIFURTO è il secondo prodotto della serie quasi infinita (undici film, tra la serie "Squadra" e "Delitto") dedicata dalla collaudata coppia Bruno Corbucci-Tomas Milian al poliziotto-barbone più maleducato e maleodorante d'Italia.

Personaggio che dà l'occasione a Tomas Milian di esibirsi in tutta la gamma del suo istrionismo: gesti, linguaggio pesante, acrobazie spericolate. Parolacce come se piovesse insomma, con l'aggiunta di qualche bestemmia, tanto per gradire.


Da notare la presenza della vezzosa e molto sensuale Lilli Carati che si esibisce in qualche timido spogliarello in attesa dei più corposi e arditi amplessi che di lì a poco le avrebbero dato una meritata fama da pornostar.

QUA LA MANO

Due episodi.

STO CON IL PAPA 

Il vetturino romano Orazio (Enrico Montesano), discendente di un cocchiere di Pio IX, ha un chiodo fisso: incontrare il Papa (Philippe Leroy).

Per questa ossessione diventa lo zimbello dei vicini, soprattutto del cavalier Marotti (Mario Carotenuto), sarto ecclesiastico amante delle scommesse.

Eppure, dagli e dagli, alla fine riuscirà a sedersi alla mensa con il pontefice e vicere la scommessa : affacciarsi in finestra accanto al Papa.

ACQUA SANTA E ROCK AND ROLL

L'irrefrenabile don Fulgenzio (Adriano Celentano), parroco di paese e amante del ballo, finisce al laccio della bella e ben poco pia Rossana (Lilli Carati).

E allora il vendicativo sindaco di sinistra Libero (Renzo Montagnani), che si rode dalla gelosia, fa la spia al vescovo (Carlo Bagno).

QUA LA MANO è una poco originale farsa cucinata su duplice forno e diretta da Pasquale Festa Campanile.



Dei due episodi meglio il secondo (il primo è afflitto da sentimentalismo crepuscolare e caratterizzato dalla logorrea di Enrico Montesano) che si impenna sulle piroette scattanti di un Celentano formato Don Camillo, che tira avanti a ritmo di rock.

Se poi hai vicino Lilli Carati, tanto di guadagnato.