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VENGA A PRENDERE IL CAFFE'...DA NOI

Luino, Lago Maggiore. "Come dice il Mantegazza, alla mia età ho bisogno delle tre c: caldo, coccole e cibo!".

E' ormai arrivato alla conclusione che è giunto il momento di accasarsi il funzionario del fisco (vicedirettore) Emerenziano Paronzini (Ugo Tognazzi), menomato di guerra della Campagna d'Albania ("Dovevamo rompere le reni alla Grecia, Hanno rotto il culo a me!").

Così a messo gli occhi sulle tre inappuntabili e non avvenenti sorelle Tettamanzi, che conducono un'esistenza all'insegna della morigeratezza e della castità. Oltre che essere zitelle e benestanti.

E ne sposa una, Fortunata Tettamanzi (Angela Goodwin).

Installatosi nella villa come unico gallo del pollaio, l'ex scapolo d'oro non ci mette molto ad entrare anche nel talamo delle altre due sorelle, dall'ardore mai sopito, Camilla (Milena Vukotic) e Tarsilla (Francesca Romana Coluzzi). L'harem perfetto.

Buona cucina e tanta lussuria gli giocano un brutto scherzo.

VENGA A PRENDERE IL CAFFE'...DA NOI è una commedia grottesca e spassosa, un ritratto satirico che, senza nessuna pretesa sociologica (credo nda) narra dei vizi e delle ( rare) virtù dell'opulenta provincia italiota, attaccata a schemi che si fondano (fondavano?) su molta apparenza, ipocrisia e opulenza ostentata.

Decisamente in parte le tre coprotagoniste, con  Tognazzi in stato di grazia.

Splendido nella caratterizzazione del suo personaggio, con la gamba sghemba ma decisamente proteso verso il suo obiettivo, meschino e determinato come pochi (potrebbe ricordare un prof. Tersilli meno caciarone).

L'INSEGNANTE BALLA...CON TUTTA LA CLASSE

Toscana. Nel liceo " Fratelli Bandiera" l'avvenente prof Claudia Gambetti (Nadia Cassini) insegna ginnastica con un suo metodo igienico-ritmico-sportivo, basato sul ballo.
Il Preside (Mario Carotenuto), raccogliendo le proteste del corpo insegnante, al quale non si associa l'ingrifèto prof Mezzoponte (Lino Banfi), vorrebbe fermare Claudia ma finisce per lasciarsi convincere dalla stessa a prendere lui stesso lezioni private.

Anche perchè il Preside, mal consigliato dal bidello Anacleto (Alvaro Vitali), punta forte sulle corse dei cavalli e perde una grossa somma ricevuta dal Coni per sussidiare l'organizzazione della squadra studentesca di basket.

Il bidello, riparando al proprio errore, ha una brillante idea: perchè non far partecipare la nostra prof alla gara di ballo con ricco montepremio di due milioni (di lire)?

L'insegnante conquista sulla pista da ballo i soldi che risanano la cassa scolastica, dando così l'occasione all'impreparata squadra di basket di partecipare alla manifestazione sportiva.

E adesso sotto con i Sovietici! Vinceremo!!! Con tutti i mezzi.

L'INSEGNANTE BALLA...CON TUTTA LA CLASSE è una scialba commedia erotica Anni Settanta, che ha davvero poco da offrire. Certo, vi sono la sculettante Nadia Cassini e il suo notevole posteriore, il vero protagonista a tutto tondo del film, ma neanche un cast di attori rodati riesce a rendere il film accettabile, pieno com'è di luoghi comuni e scenette di sesso insipide, messe qua è là per farlo appartenere al filone della commedia scolacciata.

Peccato perché questo film rappresenta uno dei pochi tentativi di far uscire la commedia sexy dalla provincia italiana ed inserirla in altri contesti, quelli tipici del teen movie americano (college più sport) e soprattutto di allinearsi alla moda del travoltismo.

Infatti, dopo una prima mezz'ora tipica del genere, il film si assesta su tali coordinate. Purtroppo il budget è limitatissimo e Carmineo devo accontentarsi di alludere più che mostrare.

Dopo jogging in hot pants e lezioni di ginnastica e ballo in body attillatissimi, la sculettante prof Nadia Cassini, in splendida forma, si rilassa con un messaggio, concedendo l’atteso nudo posteriore, anche se a spogliarsi con più frequenza sono le sue allieve, con Paola Morra capofila.

SERAFINO

Abruzzo. Il giulivo pastore idealista semianalfabeta Serafino (Adriano Celentano) porta a pascolare le pecore dell'avarissimo zio Agenore (Saro Urzì).

Intanto flirta distrattamente con la dolce cugina Lidia (Ottavia Piccolo) e si spupazza la disponibile quasi eremita Asmara (Francesca Romana Coluzzi).

Proprio uno strano tipo questo pastore dal "cuore d'oro", tanto che i parenti (serpenti) vorrebbero far passare per matto.

Disimpegnata, chiassosa e sguaiata commedia agreste del grande Pietro Germi, che si allea con il perenne portatore sano di filosofia naturista Adriano Celentano per una sparata (abbastanza banale e buonista) contro i guasti e lo stress del mondo moderno contrapposto alla sanità della vita di campagna, condita dal battersi dell'individuo contro le costrizioni e le ipocrisie sociali.

Un ingenua glorificazione di una realtà pastorale rozza e spontanea (ormai scomparsa nda), un anarchismo da parrocchia, tra luoghi comuni e figurine stereotipate.

Piuttosto, la grettezza dei parenti di Serafino non fa altro che dimostrare che, città o campagna, la meschinità, l'invidia e le maldicenze sono dovunque. Infatti SERAFINO è anche  (forse soprattutto) un legittimo attacco (come in altri film di Germi) all'ipocrisia dell'istituto matrimoniale e della famiglia.

Forse manca quel pizzico di cattiveria in più che ci si sarebbe aspettati da un regista come Germi, e che avrebbe dato più forza a questa storia di parenti serpenti che si accaniscono sul povero Serafino.

Nel cast femminile, più che la Piccolo direi che brilla senza dubbio la Coluzzi, seppure imbruttita per il ruolo.

LA COMPAGNA DI BANCO

Trani. Il giovanissimo playboy da strapazzo in erba della III B del liceo Mamiani, Mario (Antonio Melidoni), sgrana gli occhioni da pesce lesso all'arrivo della nuova compagna di liceo, la ben dotata Simona (Lilli Carati), figlia di un industriale veneto dei salumi, tal Girardi, trasferitosi con la figliola al sud.

Mentre in classe le giornate si susseguono ridendo alle spalle dell'imbranatissimo bidello bonsai Salvatore (Alvaro Vitali), la ciclopica e assatanata professoressa Marimonti (Francesca Romana Coluzzi) insiste nei ripetuti attacchi frontali al candido collega Cacioppo (Gianfranco D'Angelo).

Inutile la pubblicità negativa degli altri ragazzi della scuola: la nuova arrivata finirà dritta dritta tra le braccia del rubacuori strapaesano, che grazie a lei metterà definitivamente la testa a posto.

LA COMPAGNA DI BANCO è l'ennesima commedia scollacciata-scolastica dello specialista Mariano Laurenti che mescola senza troppo sforzo di gusto ed inventiva le solite barzelletta da caserma (affidate alla coppia Vitali-D'Angelo) con le ben più piacevoli vistose nudità della maliziosa (e cult) Lilli Carati.

Insomma la solita collezione di frizzi, lazzi e scorregge.

Lo spettatore potrebbe anche solo guardare i suoi frequenti spogliarelli con gli orecchi tappati.



Trionfano, come in tutti i film degli anni settanta, le pubblicità (non solo liquori).

Ultimo inciso: i belli del film (Carati e fidanzato) sono, come sempre, antipatici.

L'INSEGNANTE AL MARE CON TUTTA LA CLASSE

Roma. Lo svogliato liceale Mario (Marco Gelardini) va malissimo in francese nonostante le spinte dello zio materno Paolo, preside della stessa scuola frequentata dal giovinastro.

Niente da fare il ragazzo è rimandato.

Il furibondo papà, il commendatore Ettore Cubetti (Lino Banfi), palazzinaro ricco a miliardi, oltre a ritirargli le chiavi della lussuosissima macchina regalatagli in attesa della scontata promozione, cerca di unire l'utile al dilettevole.

Così ingaggia per le ripetizione estive la bella e procace insegnante milanese Lisa Colombi (Anna Maria Rizzoli) con il desiderio di sedurla e l'intento non troppo velato di zomparle addosso.

Poi con tutta la famiglia, preside, collegio dei professori e l'intera scolaresca si trasferisce al mare in un albergo di sua proprietà, dove andrà fatalmente in bianco negli assalti frontali nel tentativo di espugnare il letto della stuzzicante insegnante, lasciando infine il campo libero al più disinvolto figliolo.

L'insegnante al mare con tutta la classe è una scollacciata pochade da spiaggia nello stile dell'epoca diretta da Michele Massimo Tarantini, instancabile reclutatore di insegnanti, soldatesse e poliziotte di qualunque grado, purchè disposte a togliersi grembiuli e divise e naturalmente fornite di curve e controcurve.

E sotto questo aspetto la statuaria bionda Anna Maria Rizzoli, che è sempre un bel vedere, è meglio di una strada di montagna.




Il regista mette insieme un cast arcinoto (su tutti la coppia Banfi/Vitali) con alcuni buoni caratteristi e la piacente Anna Maria Rizzoli. Tutto già visto, ma Banfi qui è un vero mattatore e i suoi raptus erotici (oltre alle sfuriate con sberloni annessi ai danni di Vitali e del figlio) fanno sorridere.

Purtroppo da segnalare anchela presenza di gag piuttosto volgari: le dita nel naso e seguito ad opera del toscano titolare dell'albergo (Galliano Sbarra); le battute venete del miope (Gino Pagnani) innamorato di Banfi "en travesti".