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LA POLIZIOTTA FA CARRIERA

Roma. La bellissima, tosta e risoluta Gianna Amicucci (Edwige Fenech), figlia di un modesto e rassegnato portinaio, a furia di leggere gialli si è messa in testa di fare la poliziotta.

Così potrà finalmente emulare le gesta dei suoi intrepidi eroi.

Per entrare nelle forze dell'ordine non basta però la determinazione, ci vuole anche una robusta spinta, leggi "italica" raccomandazione.

Indossati i panni del tutore dell'ordine, l'eccesso di zelo la mette però presto nei guai.

Prima svela l'adulterio del solito parlamentare zozzone, poi si fa sorprendere in un giro di squillo, dove si era infiltrata sotto copertura per stretti motivi di servizio.

Alla fine la verità trionfa: dopo un infinita serie di quiproquò, riuscirà a sventare un ricco giro di droga e arresterà il pluriricercato Borotalco (Riccardo Garrone).

Decorata al valor civile.

LA POLIZIOTTA FA CARRIERA è una stupidissima commedia pseudoerotica che mescola pecoreccio e poliziesco, in un'improbabile avventura della poliziotta più sexy del nostro cinema, piuttosto.

In pratica un evidente e goffo tentativo di sfruttare l’onda lunga del successo de LA POLIZIOTTA (è stato girato l'anno precedente ed interpretato da Mariangela Melato) buttandola, come si dice in gergo, in caciara.

Tutto s’involgarisce: dall'ambientazione al contesto sociologico.E doppi sensi sparati ad altezza uomo.


E' evidente che il regista Michele Massimo Tarantini cerca la via della farsa rispetto al collega Steno.

Nei panni della poliziotta c'è la polposa Fenech (simpaticamente improbabile come semi coatta romanesca), che è sempre un bel vedere, ed è il solo motivo, pruriginoso, per godere del film, visto che sta benissimo in divisa.

Senza ancora meglio.

LA PROFESSORESSA DI SCIENZE NATURALI

Sicilia. Esagera un pò in laboratorio con le sostanze chimiche la racchissima professoressa Mastrilli.

Buum! E si trova all'ospedale.
Che guaio per il Preside Giovanni. Niente paura arriva il consiglio giusto dal farmacista del paese..
La persona che fa al caso tuo è la professoressa Stefani Marini (Lilli Carati) avvenente e giovane insegnante appena laureata.

Al primo incarico prova a fare il suo lavoro ma la sua avvenenza  pruriginosa provoca scompiglio non solo tra gli indisciplinati alunni ma in tutto il paese.
LA PROFESSORESSA DI SCIENZE NATURALI è una grossolana commedia erotica apparentata al filone scolastico, con una Carati molto statica (non manca, comunque, la tradizionale doccia. In vasca da bagno, nel caso specifico).

Dopo averla vista in Di che segno sei? dell'anno precedente, il regista Michele Massimo Tarantini (LA LICEALE) ha il merito (intuitivo) di notare, nella genuina bellezza della Carati (all'epoca appena ventenne nda), che il suo fisico si presta bene a lanciare nel fervido panorama delle sexy commedie di italica fattura una nuova "impiegata": la Professoressa del titolo.

Il regista forse confida troppo sul potere ipnotico delle grazie, generosamente esposte, di Lilli Carati e qualche risatina la strappa, ma troppo spesso si cade nella grana grossa. In pratica molte situazioni solleticano la parte voyeuristica mentre rimane scarso il versante comico, probabilmente per la mancanza di un comico di razza.

Per gli affezionati del genere va sottolineato che Mario Carotenuto NON fa il preside (è il prete) e che Gianfranco D'Angelo NON fa l'insegnante (è il commesso della farmacia)!

Si arriva all'ora e mezzo rischiando spesso il colpo di sonno.

L'INSEGNANTE AL MARE CON TUTTA LA CLASSE

Roma. Lo svogliato liceale Mario (Marco Gelardini) va malissimo in francese nonostante le spinte dello zio materno Paolo, preside della stessa scuola frequentata dal giovinastro.

Niente da fare il ragazzo è rimandato.

Il furibondo papà, il commendatore Ettore Cubetti (Lino Banfi), palazzinaro ricco a miliardi, oltre a ritirargli le chiavi della lussuosissima macchina regalatagli in attesa della scontata promozione, cerca di unire l'utile al dilettevole.

Così ingaggia per le ripetizione estive la bella e procace insegnante milanese Lisa Colombi (Anna Maria Rizzoli) con il desiderio di sedurla e l'intento non troppo velato di zomparle addosso.

Poi con tutta la famiglia, preside, collegio dei professori e l'intera scolaresca si trasferisce al mare in un albergo di sua proprietà, dove andrà fatalmente in bianco negli assalti frontali nel tentativo di espugnare il letto della stuzzicante insegnante, lasciando infine il campo libero al più disinvolto figliolo.

L'insegnante al mare con tutta la classe è una scollacciata pochade da spiaggia nello stile dell'epoca diretta da Michele Massimo Tarantini, instancabile reclutatore di insegnanti, soldatesse e poliziotte di qualunque grado, purchè disposte a togliersi grembiuli e divise e naturalmente fornite di curve e controcurve.

E sotto questo aspetto la statuaria bionda Anna Maria Rizzoli, che è sempre un bel vedere, è meglio di una strada di montagna.




Il regista mette insieme un cast arcinoto (su tutti la coppia Banfi/Vitali) con alcuni buoni caratteristi e la piacente Anna Maria Rizzoli. Tutto già visto, ma Banfi qui è un vero mattatore e i suoi raptus erotici (oltre alle sfuriate con sberloni annessi ai danni di Vitali e del figlio) fanno sorridere.

Purtroppo da segnalare anchela presenza di gag piuttosto volgari: le dita nel naso e seguito ad opera del toscano titolare dell'albergo (Galliano Sbarra); le battute venete del miope (Gino Pagnani) innamorato di Banfi "en travesti".

LA MOGLIE IN BIANCO...L'AMANTE AL PEPE

Trani. Il barone e dentista Peppino Patané (Lino Banfi) e la moglie Maria si recano alla stazione per accogliere il figlio Gianluca (Bruno Minniti), reduce da un soggiorno-studio in Inghilterra.

Il povero genitore sgrana gli occhi: ma quello chi è?
Amara sorpresa.

Santa Rosalia benedetta!!! il mio figliolo è diventato gay, visto che il giovane si è presentato vestito con abiti stravaganti e atteggiamenti poco virili.

Bisogna rimediare in fretta, perchè anche nonno Pepè (sempre Lino Banfi) resta sconvolto dalla notizia al punto che, in punto di morte, nomina suo erede il figlio Peppino a condizione che il nipote Gianluca si sposi ed abbia un erede entro dodici mesi dal suo funerale….

Complicazioni a rotta di collo.

LA MOGLIE IN BIANCO...L'AMANTE AL PEPE è una scollacciata farsa alla pugliese del regista Michele Massimo Tarantini (La dottoressa ci sta col colonnello, La poliziotta della squadra del buoncostume sono i suoi titoli più…celebri) che riunisce gran parte delle battute di Lino Banfi (questa pellicola si inserisce ottimamente nel filone erotico-pecoreccio nda), molti e scontati luoghi comuni sul gallismo dell’uomo del sud e gli omosessuali, condendo il tutto con la presenza di un grappolo di belle figliole disposte a spogliarsi per fare carriera…artistica.

Tra le tante una ce l’ha fatta, la scultorea Pamela Prati.

LA DOTTORESSA CI STA COL COLONNELLO

Virilmente deboluccio, il colonnello medico Anacleto Punzone (Lino Banfi), si fa convincere dalla dottoressa americana Eva Russell (Nadia Cassini) a sottoporsi a un trapianto a spese di una recluta che la natura ha generosamente dotato, tale Arturo Mazzancolla (Alvaro Vitali).

Uno scambio di falli, insomma.

Naturalmente l'operazione andrà male e l'alto ufficiale si ritroverà a cantare nel coro delle voci bianche.

Se Alvaro Vitali fu il re della commediaccia italiana degli anni '70, Banfi ne è l'imperatore, la presenza massiccia e indispensabile. Nel 1980, anno di questa fatica cinematografica diretta Michele Massimo Tarantini, fece 5 film.

LA DOTTORESSA CI STA COL COLONNELLO è l'ultimo titolo della serie delle dottoresse con una devastante Nadia Cassini, una delle regine della commedia all'italiota degli anni '70-'80, inquadrata sempre dal suo lato migliore, oggi si chiama lato B, all'epoca le chiappe, che chiama Banfi... “coglionnello” con erotico ed esotico accento anglosassone!


Solito discorso per i film di genere (questo genere): mediocre ma abbastanza divertente, è citato con diverse immagini nella sigla del programma tv "Stracult" di Marco Giusti.

LA LICEALE

La bella e procace Loredana (Gloria Guida), i cui genitori sono separati (la madre si consola con un poveruomo di scarsa intelligenza e privo di carattere; il papà è un imprenditore che svolazza fra avventure femminili e imbrogli) è una sedicenne anticonformista e disinibita.

Scarsamente provvista di intelligenza quanto abbondantemente di carnale bellezza.

La ragazza mette lo scompiglio fra professori e compagni, diciamo così, di studio, provocando ed eccitando con la più sfacciata impudicizia di esibizioni e atteggiamenti.

Facendo così impazzire compagni di scuola e professori con la sua procacità, ma non la dà a nessuno.

Finirà col perdere la verginità con l'uomo serio, un maturo collaboratore di suo padre che sarà l'unico a saperne approfittare fino in fondo, illudendola e poi piantandola in asso.

Cultissimo della commedia erotica italiana, piuttosto osè per l'epoca, LA LICEALE segna la nascita del mito come sexy ninfetta scostumata di Gloria Guida, all'epoca ventenne (l’anno precedente aveva vinto il premio italiano come Miss Teenager), piuttosto generosa con le proprie piacevoli e gradevoli nudità.

Non si ride poi molto, ma il regista Michele Massimo Tarantini ha capito tutto e non mancano i brividi caldi e i pruriti erotici, come la scena lesbica quasi hard tra Gloria Guida e Ilona Staller, non ancora Cicciolina ma già non troppo pudica.



Mitica (nel suo genere, si intende), poi, la battuta di Alvaro Vitali che si finge pittore per far posare le compagne di scuola: "Di fronte all'arte, togliti le mutande e mettile da parte".

Film che chiuse il filone delle “Ubalde” per aprire quello delle “liceali”.




Più sexy che sul comico (anche se le varie macchiette ci sono tutte), si fa notare per i titoli di testa che scorrono sul corpo nudo della protagonista.

L'INSEGNANTE VIENE A CASA

Lucca. Ha deciso di seguire il suo amore e di fare una bella improvvisata al fidanzato, il formalmente integerrimo assessore comunale Ferdinando Bonci Marinotti (Renzo Montagnani), nella realtà abbastanza bricconcello. Così, senza dir nulla a nessuno, la procace insegnante di piano Luisa De Dominicis (Edwige Fenech) si è fatta trasferire da Milano alla Toscana.

Naturalmente per poco al bugiardo trafficone non viene un colpo quando apprende che la gelosissima ragazza rimarrà in pianta stabile: l'insegnante ha già affittato un appartamento (nel quale,per la verità i coinquilini del palazzo entrano ed escono nascondendosi sotto al letto o nell'armadio.Tutto questo puzza di già visto, e pure troppo nda).

Due gli immediati problemi con la bellona: non deve scoprire che c'è già una famiglia (l'assessore è sposato), nè tantomeno fargli perdere la corsa alla poltrona di sindaco.

Inutile dire che sarà un fiasco completo su tutta la linea e che alla fine il bugiardissimo politico ne uscirà cornuto e mazziato.

Nell’orgia di poppute insegnanti, liceali, supplenti, questa docente di pianoforte dà luogo a una canonica commedia pochadistica, diretta da Michele Massimo Tarantini, nella quale la comicità ruota attorno alle forme (abbondanti e godibilissime) della Fenech, nel pieno del suo splendore, che garantisce anche l'aspetto sexy, concedendosi qualche tetta qua e là, dando vita ad un film non più indegno di tanti altri.

Nella sua pochezza narrativa e nel caotico sviluppo riesce a strappare qualche sorriso, anche grazie a qualche barzelletta sul gallismo e battute stantie sull'ipocrisia della provincia (un tentativo di moralizzazione?) , grazie ad interpreti abbastanza bravi, anche se ripetitivi nei gesti della trimurti:gli oddiiio di Montagnani, la risata cavallina di Vitali, i dialettismi di Banfi.

Clamorosi per sfrontatezza nella scena ambientata al Ciocco gli spottoni di Fernet Branca e Principe di Piemonte anche se non mancano passaggi per l'acqua Pejo e J&B.

Facente parte del lotto delle Insegnanti Anni Settanta, questo L'INSEGNANTE VIENE A CASA (un titolo piuttosto equivoco...) non è un capolavoro, certo, ma l'ideale per passare in allegria una serata scrutando dal buco della serratura grazie senza veli.

Quelle di Edwige Fenech: professoressa poco credibile ma femmina coi fiocchi, sempre ammirata in una delle sue mitiche docce.