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IL MARITO IN COLLEGIO

Bassa Padana. La bella Carlotta Madellis (Silvia Dionisio) è di famiglia nobile, ma, ahilei, senza il becco di un quattrino.
Per poter assestare il bilancio e mettere le mani sul patrimonio del danaroso pur se plebeo zio Casimiro Zanin (Mario Carotenuto), la biondina accetta di sposare il rozzo benzinaio romano (uno spottone alla Total di altri tempi) Camillo Proietti (Enrico Montesano), che mette i brividi all'austera nonna Leo (Anna Proclemer), in passato dama di corte della regina Elena.

Così il giovanotto viene spedito in un collegio svizzero per imparare il bon ton.

E sulla scena appare, per approfittare della situazione, il falso barone siculo Filippo Pancaldi d'Entreves (Pino Caruso) intenzionato a chiedere la mano della fanciulla.

Quiproquo fino alla "consumazione" del matrimonio, con amore annesso.

IL MARITO IN COLLEGIO è un piccolo film di costume, retto da un Montesano che si dà un gran da fare per superare le non infrequenti cadute di livello da umorismo greve, dalle quali lo salvano qualche guizzo e qualche amabile caratterista (il sempre grande Mario Carotenuto, il maggiordomo Gastone Pescucci...).

Il soggetto originale, dove si sbeffeggiava, con mano più leggera, lo sciocco snobismo dell'aristocrazia decaduta, ha la firma illustre di Giovannino Guareschi, ma appare datato poichè portato sullo schermo troppo tardi.

Silvia Dionisio (tra le attrici più sensuali degli anni '70) è belloccia come sempre ed è gradevolmente presente a seno nudo in due occasioni.

Ultima nota: è il primo film di Bombolo.

TUTTO SUO PADRE

Roma. Soltanto sul letto di morte Adolfo (Enrico Montesano), pizzaiolo romano ma con una gran voglia di di diventare attore (a tempo perso lavora come comparsa a Cinecittà), apprende dalla madre morente di essere il frutto di una relazione giovanile nientemeno che con Adolf Hitler.

Moderatamente ed inevitabilmente scosso dalla rivelazione, il nostro è ingaggiato da una multinazionale tedesca che vorrebbe restaurare il regime nazista e far rivivere la figura del dittatore.

Ingolosito da un cachet di sessanta milioni (di svalutate lirette ma pur sempre tante nda) e fuorviato da un equivoco (pensa di dover interpretare sulla scena e non nella realtà il personaggio dell'ingombrante defunto) l'attore dilettante parte per la Baviera dove inizia la rieducazione opportuna per fargli seguire le orme del padre ed insediarlo sul trono del Quarto Reich.

Ci vuol poco però a capire di che pasta (frolla) è fatto e che ha altre idee, nettamente contrarie al folle progetto.

Rispedito a casa, aprirà una pizzeria in proprio.

TUTTO SUO PADRE è una commediola abbastanza grossolana di Maurizio Lucidi, specializzato in farsa all'italiana, che parte da uno spunto a dire il vero abbastanza bizzarro, con il tentativo questa volta di mirare più in alto nella satira di costume (probabilmente non riuscito pienamente).

Solitamente apprezzo la comicità e la verve di Enrico Montesano, comico di grande simpatia e disinvoltura, ma in questo film si ride col contagocce per gag sfilacciate e quasi del tutto privo di situazioni davvero divertenti e mi è sembrato al di sotto delle sue note capacità ironiche e recitative.

Da un racconto di Alberto Bevilacqua.