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ARAGOSTA A COLAZIONE

Roma. E' una serie di fallimenti la vita di Enrico Tucci (Enrico Montesano): sia sul lavoro, dove è ad un passo dall'ennesimo licenziamento come piazzista di sanitari, che nella vita privata, dove è sposato con la bella ed insoddisfatta Matilde (Silvia Dionisio), cameriera in un ristorante, che lo reputa un fallito ed è costretta ad arrangiarsi, con prole al seguito.

Non gli riesce nemmeno di suicidarsi né col gas, perché la bombola è scarica, né buttandosi di sotto perché finisce su camion che trasporta materassi.

Niente a che vedere con l'agiata routine di Mario Spinosi (Claude Brasseur), ex calciatore ora mantenuto dalla ricca moglie Carla (Claudine Auger) che con Enrico ha solo in comune il fatto di essere stati ex compagni di scuola.

Idea! Per salvarmi dal licenziamento chiedo aiuto a Mario.

Peccato che il vecchio compagno di scuola, approfittando della partenza della moglie, ha combinato una serata con la sensualissima e disinibita hostess Monique (Janet Agren).

Scambi di coppia a raffica.

ARAGOSTA A COLAZIONE è una smorta e prevedibile commedia degli equivoci e non ci si affatica per le risate, che fanno sporadico capolino grazie alle (rare) sequenze ben congegnate a livello di dialoghi.

Sicuramente abbiamo visto Montesano fare di meglio e un suo film far più ridere.

Il film ripropone la solita commedia degli equivoci senza aggiungerci niente di nuovo tranne quel condimento italo-francese che fa apparire più seria una commedia in realtà molto banale.

Ma si resta comunque a guardare con un pizzico di passione, grazie al nutrito e fascinoso parco di attrici femminili (notevole l'erotismo biondo di Janet Agren), le (dis)avventure dello scalcinato Enrico Tucci.

Nel complesso si tratta di un lavoro tirato troppo per le lunghe con un finale banalotto e risaputo.

SOGNI MOSTRUOSAMENTE PROIBITI

Roma. Il timido Paolo Coniglio (Paolo Villaggio), disegnatore di fumetti, ha ideato una nuova eroina: Dalia (Janet Agren), un'affascinante fanciulla al centro di strabilianti avventure.

Innamorato cotto dopo 476 puntate e aver sognato di esserle mostruosamente fedele come Parsifal, Superman o Tarzan, un giorno in un supermercato, Dalia si materializza e invita l'omino a salvarla da due loschi figuri intenzionati ad impadonirsi di un prezioso microfilm.

SOGNI MOSTRUOSAMENTE PROIBITI di Neri Parenti è una scontatissima e sghangherata favola giallorosa tagliata alla carlona e cucita in fretta.

Abbastanza spiritosa nella prima parte, via via perde mordente, pur con gag e tormentoni che funzionano.

Paolo Villaggio, anche se non si fa chiamare Fantozzi, era ormai schiavo del suo personaggio simbolico, procedendo a cazzotti e figuracce.

Janet Agren, deliziosa, non prova nemmeno a recitare.




Cameo di sei minuti per il mitico Mike Bongiorno dei bei tempi.

YADO

Medio Evo o giù di lì, chissà dove. La malvagia e perfida regina Gedren ha sterminato la famiglia della principessa Red Sonja (Brigitte Nielsen) per impossessarsi del talismano del potere, una pietra verde che le consentirà di dominare il mondo.

La rossocrinita e monumentale ragazzona derubata parte per riprendersi il maltolto con la scorta del nerboruto cavalier Yado (Arnold Schwarzenegger).

Un film di genere fantasy sull'ovvia falsariga di pellicole come Conan il barbaro.
Non per niente il protagonista è proprio il nerboruto Arnold Schwarzenegger, probabilmente qui riciclato per bissare i successi dei suoi film precedenti, anche se qui Schwarzy se ne sta discretamente nell'ombra e sfodera pettorali e lo spadone lo stretto necessario.

Infatti è promosso protagonista nel titolo italiano ma in realtà fiancheggiatore della protofemminista Red Sonja, le cui scarse vesti sono sommariamente indossate dalla statuaria Nielsen, in grande forma fisica e che appaga decisamente l'occhio.




Nonostante la professionalità della regia (al timone l’abile tuttofare Richard Fleisher che già aveva sostituito John Milius nel semi-parodistico Conan il distruttore), le belle vedute del'Abruzzo e il tremendo frastuono con la complicità di Morricone, la storia è mediocre, come pure le interpretazioni.

QUESTO E QUELLO

Due episodi.

"Questo... amore impossibile".
Il timido Giulio (Renato Pozzetto) è un disegnatore di fumetti che non ha ancora ben deciso se essere punk o hippie ed è anche piombato in crisi di ispirazione.
Viene messo in contatto dal preoccupatissimo editore Oreste (Gianni Agus) con la bionda Lucilla (Janet Agren), arruolata per fargli ritrovare la fantasia e superare il blocco creativo.

Missione compiuta poichè il disegnatore si innamora subito e, nel tentativo di manifestarle tutto il suo amore in tavole di fumetti, ritrova la vena creativa perduta.

Sorpresa! Altro che fatina, l'attraente fanciulla è una strega giramondo.


"Quello del basco rosso"
L'irreprensibile Sandro Cipollini (Nino Manfredi), attempato scrittore sessantenne di romanzi di insicuro insuccesso, ritrova a Montecatini l'antica fiamma Dora (Sylva Koscina), disperata perchè la figliola Daniela non riesce a consumare con il fidanzato.

Ci penserà il maturo amico di mamma, involontario protagonista dei traumi infantili della giovane inibita, a risvegliarle i sensi, ma gli viene un coccolone.

Commediaccia pseudoerotica diretta da Sergio Corbucci, scritta e sceneggiata anche dai due simpatici protagonisti maschili, che tengono banco un tempo ciascuno, che inclina verso la farsa di livello elementare, caricando tutto sulle spalle degli attori, con sceneggiatura arronzata e regia pure.



Purtroppo trattasi di tipico esempio del basso livello ripetitivo cui era arrivata la commedia all'italiana negli anni '80, con volgarità galattica e umorismo prossimo allo zero.

Da segnalare anche (un colpevole) Nino Manfredi senza veli.

Fortunatamente solo di spalle.

RICCHI, RICCHISSIMI...PRATICAMENTE IN MUTANDE

Tre episodi collegati da un punto di partenza comune, un'aula della pretura di Roma dove si svolgono i processi.

Lo squattrinato Cesare (Pippo Franco), in vacanza al mare, costruisce una baracca abusiva proprio sulla spiaggia, ma la sua e quella della sua famiglia, diciamo, "libertà d'azione" è limitata dall'arrivo di un gruppo di nudisti, uno dei quali, abbastanza fornito, dalla cintola in giù, riesce anche a fregargli la moglie.

Completano la disfatta i solerti vigili urbani, arrivati per sbatterlo dentro.

L'ingenuo Mario (Lino Banfi), marito di un'industriale modenese, si fa raggirare al Grand Hotel da un'avventuriera altoatesina (Janet Agren) spacciatasi per una manager tedesca.

Il tonto Alberto (Renato Pozzetto), proprietario di un cantiere navale in profondo rosso, trova un acquirente per la vendita risolutrice di uno yacht nell'emiro arabo Omar Abdull (George Hilton) cui tenta di far fare un "giro di prova" anche con la bella moglie Francesca (Edwige Fenech). Il problema è che all'emiro piacciono i maschietti.

RICCHI, RICCHISSIMI...PRATICAMENTE IN MUTANDE, diretta da Sergio Martino, è una farsa a tre corsie, appena appena sgangherata nello svolgimento, anche se il terzo episodio è abbastanza divertente.

Punto a sfavore per la visione: le seducenti protagoniste si spogliano, stranamente, con parsimonia.

OCCHIO, MALOCCHIO, PREZZEMOLO E FINOCCHIO

Due episodi.

Al collerico commerciante di elettrodomestici Altomare Secca (!) (Lino Banfi) non ne va bene una.
"Sono proprio disgrazieto" ripete di continuo, finchè corre da un veggente che gli consiglia di strappare un pelo irto e setoso al nuovo vicino, Corinto Marchiella (Mario Scaccia): è uno jettatore, la fonte di tutte le sue disgrazie.

Un mago da due soldi, mago Gaspar (Johnny Dorelli), modesto illusionista di provincia, incontra un anziana nobildonna, la marchesa del Querceto (Paola Borboni) sedicente strega, tenetevi forti, del seicento (318 anni appena).

Con i poteri occulti infusigli riesce a diventare un autentico stregone e a sfidare il grande Silvan, impomatato predecessore di Giucas Casella.

OCCHIO, MALOCCHIO, PREZZEMOLO E FINOCCHIO diretto da Sergio Martino mette in scena superstizione popolare, magia e teledipendenza sbertucciati in due farse, distinte e complementari.

Notevoli le gambe delle attrici. Infatti il primo episodio è pieno di bellezze femminili: la rossa Lassander in guepiere, la svedese Janet Agren che non offre nudi e la bravissima Vukotic.

Lino Banfi, più divertente, batte ai punti un Dorelli dalla vis comica piatta, sorniona e troppo misurata.

Nel suo episodio, condensato in una quarantina di minuti c'è tutto il meglio del comico di Andria: la moglie insopportabile, la figlia idiota con fidanzato peggio di lei, l'amante splendida ma fatalmente irraggiungibile e la solita sfiga cosmica a fare da contorno...

Coinvolti anche due grandissimi del teatro, Mario Scaccia e la mitica Paola Borboni.