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POLIZIOTTI A DUE ZAMPE

Washington. Sono stati messi in coppia alla squadra omicidi il rude ed incazzoso Mac Stern (Gene Hackman) e il più giovane svitato Ellis Fielding (Dan Aykroyd), uno schizofrenico appena uscito da un manicomonio condotto da frati benedettini.

I due particolari poliziotti sono alle prese con un particolare caso a luci rosse: devono recuperare una pellicola scottante datata Berlino, 1945, dove l'attuale candidato alla Cancelleria di Berlino è ritratto in pose oltremodo audaci nientemeno che con Adolf Hitler.

Non bastasse si vede anche la morte del dittatore coi baffetti: altro che suicidio, assassinio fu.

Ma il prezioso girato fa gola a molti, tra cui il grasso pornografo Guitterman, la CIA, l'FBI, i neonazisti e i servizi segreti israeliani, l'efficientissimo Mossad.

POLIZIOTTI A DUE ZAMPE è una tiepidissima commedia poliziesca giallorosa con le dosi sbagliate: come action fa ridere, come commedia demenziale fa piangere, come poliziesco lasciamo perdere.

Il bravo ma irriconoscibile Gene Hackman è spaesato, l'azione arranca, le melensaggini si sprecano e lo strampalato Dan Aykroyd eccede nelle smorfie.

Anche il traduttore del titolo in italiano va in barca: l'originale è LOOSE CANNONS.

TRE SCAPOLI E UN BEBE'

New York. L'architetto Peter (Tom Selleck), il disegnatore di fumetti Michael (Steve Guttenberg) e l'attore Jack (Ted Danson), donnaioli impenitenti, vivono beatamente tra il lavoro e un vasto assortimento donnine.

Tutto fila liscio finché al terzetto, mentre uno di loro, Jack, è in viaggio, arrivano due pacchi non trascurabili.

In uno c'è una bimba in fasce, ricordo di Sylvia (Nancy Travis), un'ex fidanzata di Jack, nell'altro una partita di eroina.

TRE SCAPOLI E UN BEBE' è un'astuta e spassosa commedia rosa, la classica ma non risaputa commedia degli equivoci, rifacimento made in Usa dal più grazioso francese "Tre uomini e una culla" di due anni prima di Coline Serreau.

Con cui ha in comune tre elementi: la furberia, il professionismo e la comicità dello spunto di partenza (uomini, oltretutto scapoli impenitenti, alle prese con pannolini, alzatacce notturne, biberon e dovere morale).

Malgrado il fatto che la storia non stia in piedi, i tre attori protagonisti sono molto brillanti e simpatici.

Regia diligente del vulcaniano Leonard Nimoy.

AFFARI SPORCHI

Los Angeles. Ha l'arroganza e l'influenza di un boss, il sottufficiale della narcotici Dennis Peck (Richard Gere) corrotto e degenerato, che arrotonda lo stipendio con speculazioni immobiliari e traffici misti sottobanco con i delinquenti.

Deve però rallentare di colpo i rischiosi maneggi quando viene aggregato al dipartimento degli Internal Affairs (commissione disciplinare) il cocciuto sergente latinos Raymond Avila (Andy Garcia).

Questi indaga sulla mela marcia con la collega Amy Wallace (Laurie Metcalf) tentando di metterlo con le spalle al muro fino a trasformare il caso in una missione personale di vendetta.

Infatti il farabutto gioca d'astuzia per mandare in tilt il bravo sergente e ci riesce perfettamente facendogli credere di essersela spassata con sua moglie Kathleen (Nancy Travis).

Al suo esordio hollywoodiano il regista britannico Mike Figgis con AFFARI SPORCHI mette in scena un poliziesco teso ed avvincente, che non dice nulla di particolarmente nuovo svelando gli squallidi altarini degli sbirri metropolitani ( senza sparare nel mucchio, chiaramente), ma lo fa con vigore e senso dello spettacolo in un cocktail di violenza ed erotismo.

Ottima squadra di attori con un Richard Gere che pur improvvisamente brizzolato, esibisce il proprio sex appeal come un'arma in un ruolo da mascalzone che gli calza a pennello.