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WHITEOUT - INCUBO BIANCO

Polo Sud. La depressa agente federale Carrie Stetko (Kate Beckinsale)  ha sotto la sua giurisdizione nientemeno che l'Antartide. Dopo anni di assoluta calma (al massimo qualche ubriaco) nella base in capo al mondo, in quella landa ghiacciata si verifica il primo caso di omicidio.

Ora, affiancata dal detective Robert Price (Gabriel Match) inviato dall'ONU (!!!), deve affrontare un caso che si presenta come molto più complicato del previsto.

Ha a disposizione solo tre giorni perché il lungo e buio inverno incombe e da quel momento ogni ricerca diventerebbe impossibile. Inoltre deve combattere con molesti e dolorosi ricordi del suo passato, causa del suo volontario esilio, che non intendono abbandonarla.

Quand'ecco che incoccia nel relitto di un cargo volante sovietico caduto tra i ghiacci mezzo secolo prima: a bordo i cadaveri, crivellati di proiettili, sono cinque.

Cosa diavolo è successo? E a chi interessa il misterioso carico?

WHITEOUT - INCUBO BIANCO è un fiacco thriller ambientato tra i ghiacci dell'Antartide e la cui vicenda è direttamente collegata ad avvenimenti svoltisi anni prima.

L'adrenalinico regista Dominic Sena sembra aver puntato tutto sull'ambientazione, vista la trama estremamente prevedibile e molti limiti nella caratterizzazione dei personaggi, che appaiono assai stereotipati.

Oltre la discreta l'ambientazione, dispone anche di qualche buona sequenza d'azione, specie quella del prefinale che mostra una lotta all'ultimo sangue tra i ghiacci polari, anche se i brividi provati saranno pochi, nonostante i 65 gradi sotto zero delle temperature esterne.

Vero protagonista è l'inferno bianco in cui uomini e donne possono sopravvivere e spesso morire per mano della Natura. Un temibile killer che lascia segni indelebili anche sulla protagonista e che sarà probabilmente l'unico elemento che ricorderete di questo film.

Malgrado il fatto che, dopo cinque minuti, battendo anche il record di Edwige Fenech (esperta di docce dagli anni '70 nda), la sensuale Kate Beckinsale si fa una doccia.



Purtroppo il vapore nasconde tutto.



L'ULTIMO DEI TEMPLARI

Europa Centrale, XIV secolo. Dopo aver ucciso in lungo e largo in compagnia del sodale templare Felson (Ron Perlman), il guerriero di Dio Behmen (Nicolas Cage) vede negli occhi di una donna trapassata per sbaglio la futilità di una vita da soldato.

Colpito dal senso di colpa vuole appendere lo spadone al chiodo. 
Catturati come disertori ottengono la liberazione solo a patto di portare a termine un ultima missione.

Scortare una presunta giovane strega verso l'unico convento in grado di esorcizzare la poveretta, l'abbazia di Severac.

Inutile dire che il monastero è lontano, a sei giorni da qui.

Perchè proprio l'abbazia di Severac? I monaci che vi risiedono posseggono un antico libro le cui formule consentono di smascherare la stregoneria.

La ragazza in gabbia è accusata di aver diffuso la peste bubbonica.

I due templari, accompagnati da un sacerdote, un soldato, un giovane aspirante cavaliere e un imbroglione esperto del percorso, affrontano l'impervio tragitto

E se la ragazza che si vuole ardere viva fosse solo una fanciulla ribelle?

L'ULTIMO DEI TEMPLARI (il titolo italiano, come spesso accade, è fuorviante nda) è un pessimo miscuglio di avventura e fantastico, un polpettone fantasy scalcinato che avanza lentamente tra lupi famelici, ponti pericolanti, demoni mostruosi e repellenti bubboni.

L'ambientazione medioevale è totalmente posticcia, la storia pochissimo interessante e l'attore protagonista (l'ormai da tempo ubiquo e inconsistente Cage) si aggira con aria smarrita da attonito turista. 

Il medioevo visto dagli americani è esilarante.

Si salva il sempre bravo anzianotto Ron Perlman ma la sua presenza non salva il film dal disastro.

Belle le location tra Austria ed Ungheria e i costumi sembrano abbastanza curati

FUORI IN 60 SECONDI

Los Angeles. Randall "Memphis" Raines (Nicolas Cage) è un insuperabile ladro di auto, il migliore, ma molla tutto perchè la madre è preoccupata che il fratello provi ad emularlo e si trasferisce su, nel nord (America), a gestire una stazione di servizio e una piccola pista da kart.

In sua assenza, complici cattive compagnia, lo stupido fratello Kip (Giovanni Ribisi) intraprende comunque la carriera di ladro d'auto, ma senza il successo del fratellone. Finisce così per indebitarsi col crudele boss Calitri, sadico killer ebanista, e viene quasi preso dalla polizia, impersonata nel film dal Detective Castelback (Delroy Lindo).

Manda quindi un disperato esseoesse al fratello maggiore: il gangster minaccia di uccidere il ragazzo se il fratellone non gli porterà entro settantadue ore cinquanta vetture di lusso.
Eccoti la ricca lista.

Rientrato a Long Beach il malcapitato ricostituisce l'antica squadra, con l'anziano meccanico Otto (Robert Duvall), l'ex fidanzata Sara (Angelina Jolie) e il tuttofare Atley (Will Patton).
Frenetica corsa contro il tempo e il comprensivo tenente Castlebeck.

FUORI IN 60 SECONDI è un concitato e fragoroso poliziesco (o meglio, car movie) tutto azione del regista di videoclip Dominic Sena, tanto abile nelle folli gimcane su Ferrari, Porsche e Ford Mustang, tanto deficitario nell'approfondimento dei personaggi e nello sviluppo di una storia.

Il film si richiama alla tradizione dell'"usa e getta". Diciamo che è sul filone di "Fast and Furious", solo un gradino sopra per interpreti e sceneggiatura.

Anjelina Jolie ("Io per una Testarossa vado fuori di testa") con i rasta biondi vale quasi tutto il film, ma questo è un altro discorso.

Il film, in assenza di storia, è pregno di azione, velocità, esagerazioni, movimento e, cosa più importante, di auto. Ce ne sono veramente di tutti i tipi: Ferrari, Jaguar, Porsche, Mercedes, Ford Mustang, Lamborghini, BMW. Già, la Mustang, l'unicorno (animale incatturabile!?) di Rendall Memphis Raines, la Shelby GT 500 del 1967 che occupa l'ultimo quarto di film con una fuga rocambolaesca dalla polizia lungo le strade della California.

Certo, non si spiega come i detective con le auto di servizio riescano a tenere dietro a una Mustang che ha almeno 500 cavalli, ma tant'è. L'inseguimento, ad ogni modo, è spettacolare ed avvincente, furibondo, ricco di azione.
Il finale: caramelloso. Al solito.

Remake del film omonimo (in italiano Rollercar, 60 secondi e vai!, 1974) scritto, diretto e interpretato dallo stunt-man H.B. “Toby” Halicki, morto in un incidente nel 1989 mentre girava il seguito del suo primo film.

KALIFORNIA

Usa. L'aspirante scrittore, fresco di dottorato in criminologia Brian (David Duchovny) salta sulla vecchia Lincoln del ‘61 con la fidanzata fotografa (eccentrica) Carrie (Michelle Forbes): per una ricerca sui più famosi serial-killer del passato, niente di meglio che visitare i luoghi dei delitti, lungo le strade provinciali dell’America, attraversando il Tennessee, l’Arkansas e il Texas per raggiungere la California.

Così il libro, scritto da lui, fotografato da lei, sarà perfetto.

All'annuncio sul giornale per dividere le spese e le fatiche della guida, risponde una stravagante coppia, un tempo avremmo detto proletaria, con il lui scorbutico ex detenuto, ovviamente in incognito, Early (Brad Pitt) e la lei disinvolta quanto dimessa, Adele (Juliette Lewis).

Guarda un pò quando si dice il caso, il giovanotto, bruto, amorale, ladro ed assassino, è proprio uno dei poco malleabili tipacci su cui l'ignaro ideatore del viaggio intende compiere l'approfondito studio.

Che paura!!

KALIFORNIA è la morbosa e a tratti eccitante prima prova dell'esordiente regista Dominic Sena, pubblicitario e videoclippista al suo film d’esordio, che mesta senza tregua nel torbido di una Kalifornia da duri, con il k, per catturare l'attenzione.

Bisogna dire che la cosa gli riesce, tenendo alta la suspence pur senza grandi colpi di scena pur con certi compiacimenti estetizzanti di sguardo, fotografia (ottima) e montaggio e per l'abuso ridondante della violenza nello scontro finale.

La maliziosa Juliette Lewis è più satanica del bel tenebroso Brad Pitt, che lancia tanti rutti da far impallidire Alvaro Vitali.