New York. Ha il dono della simpatia l'atletico Alex Hitchens, detto Hitch (Will Smith), che si è inventato un mestiere su misura per la sua incommensurabile faccia tosta: il consulente galante.
Ma è un'impresa insegnare la sottile arte della seduzione (o rimorchio) dell'anima gemella a imbranati come l'adiposo e timido contabile Albert Brennaman (Kevin James), stracotto dell'irraggiungibile ereditiera bionda Allegra Cole (Amber Valletta).
Mentre lo sfigato ed innamorato allievo fa sorprendenti progressi, la fascinosa e grintosa giornalista di tabloid esperta in gossip Sara Melas (Eva Mendes) decide di sputtanare il maestro di seduzione.
Sarà lei a cadere nella rete. E lui? idem con patata.
HITCH, LUI SI CHE CAPISCE LE DONNE è una semispassosa commedia sentimentale, newyorchese fino al midollo, del modesto regista Andy Tennant.
Chiaramente la storia, zuccherosa ma brillante, è originale solo in apparenza, infilandovi però qualche battuta decente.
Will Smith sorride per due ore, Eva Mendes è deliziosa: bella (molto) fotocopia mignon di Jennifer Lopez. Senza dimenticare una luccicante Amber Valletta.
Pillola di metacinema: la Mendes guarda in tv Jerry Maguire.
Consigliato a chi vuole sgomberare la mente prima di andare a dormire.
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GAMER
Usa, imprecisato futuro (non troppo lontano?). Fa ascolti strabilianti il gioco online Slayers, evoluzione realizzata dal produttore di videogames Ken Castle (Michael C. Hall) che ha ottenuto un grande successo con "Society"”. Si tratta di un gioco in cui si può ordinare a distanza a un essere umano, dietro pagamento da parte di chi può permetterselo, di vivere una vita che obbedisce agli ordini del soggetto pagante.
Come funziona Slayers? Semplice, chiunque da casa propria , può controllare i detenuti del braccio della morte come fossero i protagonisti virtuali di un normale videogioco. I galeotti accettano missioni pericolosissime e combattimenti all'ultimo sangue con la speranza di giungere alla fine del gioco vivi ed ottenere in premio la liberazione.
Ciascuno è quindi guidato con uno speciale telecomando da giocatori come il giovanissimo Simon, un diciasettenne abilissimo che manovra l'erculeo Kable (Gerard Butler), reduce da ventinove scontri vittoriosi. Kabel quindi non è solo un carcerato condannato a morte per omicidio il cui sogno è quello di potersi ricongiungere a moglie Angie (Amber Valletta) e figlia ma, suo malgrado, è diventato il protagonista televisivo della prima edizione del gioco che appassiona miliardi di persone, usando tutte le sue straordinarie capacità di combattimento per sottrarsi ai pericoli del gioco.
Ma riuscirà ad arrivare vivo al termine dei 50 combattimenti previsti per la libertà e scrivere game over su tutta la faccenda?
GAMER è una indecente, sconclusionata storiaccia tra avventura e fantascienza, con un numero indecifrabile di cadaveri e una tensione praticamente inesistente, diretta da Mark Neveldine e Brian Taylor, che fanno il gioco sporco. Mentre infatti si pretende di mettere in guardia lo spettatore dalla degenerazione di cui i media sono pervasi se ne esaltano le potenzialità proprio con lo stile di ripresa e con i ritmi di montaggio.
Gli interpreti sono abili a mimetizzarsi, a partire da Gerard Butler, ma resta la spiacevole sensazione di assistere a una truffa ideologica che punta proprio sugli spettatori più giovani e meno attrezzati culturalmente. La virtualità che finge di denunciare se stessa in realtà vuole solo produrre assuefazione.
La speranza è che il sanguinoso statuto del gioco si possa estendere al «Grande Fratello» e all' «Isola dei famosi».
PREMONITION
Usa. Linda Quinn Hanson (Sandra Bullock) è una casalinga che vive una vita di routine. La sua vita è dedicata alla casa, ai figli e all'affascinante marito Jim (Julian McMahon).
Poi un giorno la notizia.
Mi dispiace, signora Hanson, suo marito è morto in un incidente.
Ero felice nella mia bella villa con lui e le due bambine e ora è tutto finito, mormora invano consolata da mamma Joanne (Kate Nelligan).
La mattina dopo scende in cucina e Jim è lì davanti a lei , sano come un pesce, che fa colazione.
Che gioia, è stato solo un incubo.
Passa qualche giorno: ai funerali del consorte la vedova intravede una bionda che segue la cerimonia in disparte: chi è?
Secondo risveglio e sospiro di sollievo: ho fatto di nuovo un brutto sogno. Si tratta di vere premonizioni o di semplici incubi? È realtà o fantasia?
Dottor Norman Roth, sono malata? La disperata ricerca della verità porterà Linda alla più incredibile delle risposte e a scoprire la verità al miglio 220.
Ansiongeno thriller paranormale, un ennesima divagazione sul tema della preveggenza, che riesce, per almeno un'ora, a tenere sulle spine lo spettatore, incerto, proprio come la protagonista, su dove sia posto il confine tra sogno e realtà.
Diretto dallo sconosciuto tedesco Mennan Yapo paga la sceneggiatura, che affastella in modo più o meno convincente colpi di scena e rivelazioni incredibili, crolla miseramente proprio nel momento più importante e annulla buona parte del pathos pazientemente costruito in precedenza, con un finale a dir poco insulso e l'omissione di dettagli e informazioni indispensabili per dare un senso logico alla trama.
Piuttosto fuori forma appaiono i due protagonisti, Sandra Bullock, che si aggira in trance per lo schermo, e Julian McMahon (quest'ultimo non riesce mai a mettere in mostra il talento dimostrato in televisione), poco credibili come marito e moglie e troppo sopra le righe nei momenti topici del film.
Chi ama il genere potrebbe trovare in "Premonition" un succedaneo del "Sesto senso" ad una tensione inferiore di molti volts.
Poi un giorno la notizia.
Mi dispiace, signora Hanson, suo marito è morto in un incidente.
Ero felice nella mia bella villa con lui e le due bambine e ora è tutto finito, mormora invano consolata da mamma Joanne (Kate Nelligan).
La mattina dopo scende in cucina e Jim è lì davanti a lei , sano come un pesce, che fa colazione.
Che gioia, è stato solo un incubo.
Passa qualche giorno: ai funerali del consorte la vedova intravede una bionda che segue la cerimonia in disparte: chi è?
Secondo risveglio e sospiro di sollievo: ho fatto di nuovo un brutto sogno. Si tratta di vere premonizioni o di semplici incubi? È realtà o fantasia?
Dottor Norman Roth, sono malata? La disperata ricerca della verità porterà Linda alla più incredibile delle risposte e a scoprire la verità al miglio 220.
Ansiongeno thriller paranormale, un ennesima divagazione sul tema della preveggenza, che riesce, per almeno un'ora, a tenere sulle spine lo spettatore, incerto, proprio come la protagonista, su dove sia posto il confine tra sogno e realtà.
Diretto dallo sconosciuto tedesco Mennan Yapo paga la sceneggiatura, che affastella in modo più o meno convincente colpi di scena e rivelazioni incredibili, crolla miseramente proprio nel momento più importante e annulla buona parte del pathos pazientemente costruito in precedenza, con un finale a dir poco insulso e l'omissione di dettagli e informazioni indispensabili per dare un senso logico alla trama.
Piuttosto fuori forma appaiono i due protagonisti, Sandra Bullock, che si aggira in trance per lo schermo, e Julian McMahon (quest'ultimo non riesce mai a mettere in mostra il talento dimostrato in televisione), poco credibili come marito e moglie e troppo sopra le righe nei momenti topici del film.
Chi ama il genere potrebbe trovare in "Premonition" un succedaneo del "Sesto senso" ad una tensione inferiore di molti volts.
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