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PROPOSTA INDECENTE

Las Vegas. Hanno scelto il casinò come ultima spiaggia gli indebitati sposini Diana (Demi Moore) e David (Woody Harrelson).

Mentre la squattrinata coppia tenta la sorte al gioco ecco apparire tra i tavoli verdi il cinico, fascinoso e danaroso paperone John Gage (Robert Redford) che propone un patto sorprendente: mia giovane e bella signora, staccherò per te un assegno da un milione di dollari per una notte d'amore.

L'offerta turba il loro ménage.

Vincerà il vil danaro o trionferà l'amore?

PROPOSTA INDECENTE è un astuto e improbabile dramma sentimentale, leccato e vergognosamente ipocrita, un po' troppo sopravvalutato rispetto ai suoi meriti.

Costellato di dialoghi tremendamente scemi, risulta una pruderia dilatata ad arte per un pubblico in vena di finte trasgressioni scandalose e torbide.

Il regista, Adrian Lyne, scopre l'acqua calda: i soldi, si sa, sono un'attrattiva fortissima; soprattutto per chi ne ha disperato bisogno.

La premessa è comunque sbagliata: nonostante già all'epoca il divo fosse un pò appassito, novantanove donne su cento tra gli ottanta e i sedici anni sarebbero andate con Robert Redford anche gratis.

Da segnalare una Demi Moore da cardiopalma.

LOLITA

Ramsdale, New England (Usa), 1947. Giunto per insegnare letteratura francese, il maturo professor Humbert Humbert (Jeremy Irons) affitta una camera nella casa della piacente vedova Charlotte Haze (Melanie Griffith).

Non senza aver adocchiato in giardino la sorridente Lolita (Dominique Swain), quattordicenne figlia della donna.

La signora corteggia l'ospite, che accetta di sposarla solo per godersi la ninfetta.

Per fortuna (sua) un incidente d'auto porta via la neomoglie, così l'esultante e in fregola vedovo prende per mano (si fa per dire) la figliastra e comincia un lungo viaggio di piacere.

Che si trasformerà in inferno.

LOLITA è un torbidissimo melodramma sentimentale stupendamente fotografato dal furbo praticante dell'erotismo soft, Adrian Lyne, che illustra il romanzo di V. Nabokov con un film lascivo, molle, decorativo, di patinata eleganza, con un finale violentissimo e feroce. Un cambio di marcia efficace.

Giudicando il film in maniera separata e distinta dall'originale colgo che il regista non ha perduto il gusto per le immagini scabrose e i richiami sessuali.


Sanguigno e afoso: ventilatori, stanze di motel, il gelido Jeremy Irons che guarda con voluttà  la maliziosa Dominique Swain che ciuccia per tutto il film banane e chupa chups con i piedini belli in evidenza.



Sottoutilizzata Melanie Griffith.

Unfaithful - L'amore infedele

New York. Edward (Richard Gere) e Connie Sumner (Diane Lane) sono una coppia borghese da manuale. Bella casa in campagna alla periferia di New York, un figlio di otto anni e un benessere più che raggiunto. Insomma una vita agiata e perbene, senza colpi di scena, condita da tanta routine.

Fino al giorno in cui Connie, che è andata in città per fare acquisti, per colpa di una galeotta raffica di vento, crolla letteralmente tra le braccia dell'affascinante commerciante di libri Paul Martel (Olivier Martnez), bello, focoso e parecchio più giovane dell'abitudinario e affettuoso marito.

Salga da me, signora: le metto un cerotto sul ginocchio sbucciato. E la titubante madre di famiglia capisce ben presto di essersi cacciata nell'anticamera dei tormenti erotici. L'inferno, insomma.

Nella splendida villa fuori città, comincia a mentire al marito e al piccolo Charlie, per correre a Soho dall'inesauribile stallone.

Finchè l'ennesima bugia (vado dall'estetista) mette sul chi va là il consorte, che, scoperto il tradimento, dopo il tormento iniziale, tace in casa e passa al contrattacco.

Che assume toni drammatici quando la rabbia devastante si traduce in due colpi secchi al giovane rivale. Da quel momento la partita, sia interna che esterna alla coppia, si complica terribilmente…

diane lane naked



Scricchiolante thriller, con ampie concessioni alle sequenze erotiche, diretto dal regista Adrian Lyne (9 settimane e mezzo, ATTRAZIONE FATALE), che nel torbido ha sempre sguazzato con voluttà.

Il film conferma una volta di più i pochi pregi e i molti difetti del regista che ci offre il consueto repertorio di erotismo laccato e dilemmi morali da rotocalco, con l’aggravante di una sceneggiatura che non sa in che modo e quando “chiudere”.


Anche i miti invecchiano: per la prima volta l'ex American gigolò Richard Gere porta sui capelli tinti (male) le corna. Bene la bionda Diane Lane, attrice non di prima grandezza ma di buon livello e di gradevole seno (insomma un topless sventolato).

E siccome qualcuno ha notato la disinvoltura della Lane nel girare le scene erotiche (topless incluso), l'attrice ha cosi' commentato: "Con il tempo, le cose si fanno meglio!".

ATTRAZIONE FATALE

New York. Mentre la moglie Beth (Anne Archer) è in campagna con la figlioletta, il procuratore legale Dan Gallagher (Michael Douglas), marito e padre felice nella New York degli "yuppies" rampanti, si concede, senza sacrificio, una scappatella con Alex Forrest (Glenn Close), una biondona da cui è rimasto folgorato da un occhiata di fuoco ad un cocktail.

La valchiria dopo averlo spremuto come un limone perfino in ascensore, arriva al gesto estremo di tagliarsi le vene quando lui le annuncia che ha l'intenzione di voler riprendere la sua vita normale e che tornerà (illudendosi che sia facile) dall'amata moglie.

Ripresa per i capelli e ricucita, si dimostra alquanto instabile psicologicamente.

Così il povero avvocato, che ha commesso il peccato mortale di concedersi una scappatella, si ritrova tampinato, assillato, telefonato, ricattato.

In un crescendo di follia la matta finisce per scatenarsi, bruciandogli l’auto, terrorizzando la sua dolce (per la verità mica tanto, come si vedrà alla fine) metà e addirittura gli rapisce la figlia.

Il furbo regista Adrian Lyne (lo stesso di “Nove settimane e mezzo”) con ATTRAZIONE FATALE riesce a confezionare un thriller a due facce.

Un primo tempo passionale ed erotico, con pillole di kamasutra, e un secondo di drammatico e sanguinolento horror.

Molto in forma i due protagonisti, anche se bisogna ammettere che Glenn Close non sembra sufficientemente avvenente per la parte di sanguisuga di alto bordo.

Indubbiamente è un film furbo e ben confezionato.