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IL MIO NOME E' NESSUNO

Texas, 1899. Prima di appendere la colt al chiodo, il leggendario pistolero Jack Beauregard (Henry Fonda), ormai vecchio, decide di lasciare il West e partire per l'Europa.

Sulla sua strada incontra un giovanotto (Terence Hill), da sempre suo fervido ammiratore, che gli si mette alle costole, costringendo il sempre svelto cowboy a un'ultima, memorabile impresa...

IL MIO NOME E' NESSUNO è un originale western del nuovo corso, scanzonato, allegro e divertente ma anche malinconico.

Film interessante che rimane a metà tra il classico e la parodia del western, a metà strada tra il proseguimento ideale dei Trinità (manca Bud Spencer e per molti versi è meglio dei suoi "genitori") e una dissacrazione con ironia dei classici temi del western leoniano, forse un po' troppo parodistico.

Il grande Henry Fonda, con tutta la sua classe, si presta con spiritosa modestia a fare da spalla all'emergente ed esuberante faccia da schiaffi Mario Girotti, autoribattezzatosi con un nome d'arte che gli porterà fortuna e quattrini: Terence Hill.

Lirismo, grandi temi musicali, silenzi, distese sterminate, ma anche schiaffoni ed un po' di buonismo. Tutto gustosissimo. Un altro modo per raccontare la fine del west, ed il pensionamento dei suoi eroi.

Al tutto vanno sommate le musiche di Ennio Morricone che, inutile dirlo, piacciono.
Ideato e prodotto da Sergio Leone, la cui mano in alcune scene è visibile, ma il resto è tutto di Tonino Valerii.

PARI E DISPARI

 Florida. Una banda di sfrontati allibratori clandestini imperversa sulla costa. Il guardiamarina Johnny Firpo (TerenceHill) è incaricato dai piani alti di scoprire le primule rosse dell'azzardo, ma lui di gioco non sa proprio nulla.

Perché dunque non farsi aiutare da Charlie (Bud Spencer), nerboruto camionista, fratello per parte di padre, che proprio a carte ha perduto una fortuna?

PARI E DISPARI di Sergio Corbucci è l' ennesima avventura esile esile (cazzotti esclusi, ovviamente) ma gradevole, stavolta ambientata sotto il sole della Florida, tra paesaggi da cartolina, e costruita su misura per una coppia, qui colta nel  massimo momento di popolarità, destinata a un'intesa eterna.

Niente di nuovo né di originale, ma la coppia funziona ancora e diverte.

Diretto da un solido professionista come Corbucci, il film non è certamente un capolavoro ma diverte nella sua miscela di azione (ma con zero violenza nonostante le celebri scazzottate come nella migliore tradizione della coppia) e momenti comici.

Il tutto è accompagnato, come spesso accade nei film della coppia, da una colonna sonora piacevole, leggera e frizzante, come la pellicola.

Miami Supercops - I poliziotti dell' ottava strada

Miami. Doug Bennet(Terence Hill) e Steve Forrest(Bud Spencer) sono rimasti amici, anche se il secondo ha smesso la divisa blu da sbirro per tornare ad armeggiare in mezzo a bielle e pistoni.

Infilarsi nuovamente l'uniforme è un lampo quando viene scarcerato il boss Joe Garrett, che, nove anni prima aveva rapinato venti milioni di dollari, mai ritrovati.

E ora il tandem che aveva arrestato il mafioso è incaricato di recuperare il ricco malloppo.

Vicini alla fine del loro sodalizio (è il penultimo e diciassettesimo film insieme) Hill e Spencer riducono le scazzottate in favore di una storia semigialla diretta da Bruno Corbucci, dal buon ritmo ma che come sempre si basa sul loro affiatamento, anche se un pò affaticato, visto la ripetività dei copioni, e sui loro battibecchi sempre divertenti e gustosi.


La pellicola, come al solito, strizza l'occhio a grandi e piccini prendendo per il bavero i telefilm americani (la sigla è ripresa, vistosamente, da "Miami Vice") tra le classiche scazzottate e qualche depliant della bella location esotica scelta, la Florida non nuovo contesto alle avventure della coppia.


I QUATTRO DELL'AVE MARIA

Far West, fine Ottocento. Si è roso il fegato in carcere per anni l'anziano rapinatore Cacopulos (Eli Wallach), finito dietro le sbarre per il tradimento di tre compari.

Appena fuori si mette sulle tracce con la bava alla bocca e nell'attesa di strangolare i banditi infedeli, cerca di recuperare il tempo perso in carcere derubando due pistoleri non troppo svegli (in apparenza), Cat (Bud Spencer) e Hutch (Terence Hill).

I quali, incavolati neri, dopo averlo inseguito e catturato, si alleano con lui ai danni del ricco biscazziere Drake (Kevin McCarthy), l'unico sopravvissuto dei tre traditori di un tempo.

I QUATTRO DELL'AVE MARIA è uno brioso, scattante, picaresco capostipite degli “spaghetti-western” in cui, per la seconda volta, il simpatico e italianissimo tandem , nonostante il camuffamento del nome, Terence Hill (Mario Girotti) e Bud Spencer (Carlo Pedersoli) lavorano insieme, sotto la direzione del dimenticato regista Giuseppe Colizzi, bravi quasi quanto il bravissimo Eli Wallach, il vero dominatore della scena.

Il regista butta tutto in burla strappando più di qualche risata e strizzando l'occhio a molti (forse troppi) generi (comico, commedia, western, pseudo-dramma) .

Il personaggio di Terence Hill si chiama Cat Stevens (!), ma per fortuna non canta e non porta il turbante.

LO CHIAMAVANO TRINITA'

Far West, fine Ottocento. Trinità (Terence Hill), pistolero giramondo senza meta, indolente, smilzo e perennemente affamato, si trova davanti, con grande sorpresa, il mastodontico fratello che, per ironia della sorte, si chiama Bambino (Bud Spencer).

L'omone, che è addirittura diventato sceriffo di uno sperduto villaggio, si serve della stella di latta appuntata sul petto per rubare, nel tempo libero e assolutamente indisturbato, il bestiame.

Capitati per casoin mezzo a una pacifica e laboriosa comunità di mormoni, i due fratelli non esitano ad autonominarsi loro paladini, prendendone le difese contro i soprusi del vicinato, tanto più che lì si mangia gratis e c'è abbondanza di belle signorine.

E giù botte quando arriverà il malvagio prepotente, con annessi tirapiedi.

LO CHIAMAVANO TRINITA' è il prototipo del fortunatissimo e interminabile filone del fagioli-western, inventato dal romanissimo Enzo Barboni, che per anni si celerà, per ragioni di mercato, sotto l'esotico E.B. Clucher.

L'italico regista fa il verso ai classici americani di John Ford e simili e al filone serioso del grande Sergio Leone ma esorcizzandone la violenza congenita in cadenze ridanciane e agresti.

Scanzonato, ironico e ricco di trovate, si affidava alla simpatia di una coppia che poi solo l'inflazione e miriadi di pessimi imitatori senza vergogna ha rischiato di rendere intollerabile.

Non per noi, bambini degli anni '70.

Seguito da ...CONTINUAVANO A CHIAMARLO TRINITA'.

...Continuavano a chiamarlo Trinità

Far West, fine Ottocento. Ritroviamo lo spavaldo e furbo giramondo Trinità (Terence Hill) con il mastodontico fratello Bambino (Bud Spencer) ancora a cavallo, alla perenne ricerca di qualcosa da mettere sotto i denti, a costo di vendere, senza fiatare, l'anima al diavolo.

Scambiati per agenti federali dal ribaldo ed evidentemente non sveglissimo Parker (Enzo Tarascio), che fa dollari vendendo armi ai rivoluzionari messicani, si fanno corrompere senza fiatare.

Decisi a sfruttare il redditizio (senza fatica) equivoco fino in fondo, penetrano nel convento che il mascalzone ha trasformato in deposito e si fanno consegnare dai frati cinquantamila dollari pagati in anticipo dai messicani.

Che fragoroso finimondo.

Sull'onda del precedente successo, l'italianissimo duo Girotti-Pedersoli viene diretto di nuovo dall'italianissimo, anzi romanissimo, regista E.B. Clucher, americani (di nome) più per legge di mercato (l'esotico tirava di più) che per snobismo.

Il trio prende gioiosamente per i fondelli il western tradizionale ribaltandone i canoni classici e trasformandolo in svelenito e buffo spettacolo da oratorio: nè morti nè feriti, al massimo qualche sonoro ceffone e relativa mascella da rottamare.

Un film comunque divertente, che conta, come la nota rivista enigmistica, decine di successivi e pessimi tentativi di imitazione.

Con un record nel carniere: 1° posto nella classifica dei film italiani più visti (14.979.000 spettatori) davanti a "Ultimo tango a Parigi" (14.794.000), "Per qualche dollaro in più" (14.252.000), "La donna più bella del mondo" (14.180.000) e PER UN PUGNO DI DOLLARI (14.113.000).

Non c'è due senza quattro

Rio de Janeiro. I ricchissimi cugini Coimbra, Antonio (Bud Spencer) e Sebastiano (Terence Hill), minacciati di morte da una gang capeggiata dal temibile Tango, si rivolgono ad un agenzia specializzata nel noleggio di sosia.

Incontrano in gran segreto Greg Wonder (Bud Spencer) e Elliot Vance (Terence Hill), rispettivamente sassofonista in libertà vigilata e cascatore in film d’azione, li piazzano al proprio posto e partono beati per una bella vacanza rilassante in Europa.

Ovviamente i due poveracci in mezzo ai miliardari fanno figuracce di tutti i colori, mentre la banda di killer le tenta tutte, invano, nel tentativo di fargli la festa.

NON C'E' DUE SENZA QUATTRO è una delle più grossolane e prevedibile commedie della simpatica e inossidabile coppia Bud Spencer-Terence Hill, ininterrottamente in pista dal lontano 1968 (I quattro dell’Ave Maria).

Il finto americano E.B. Clucher (quel furbacchione di Enzo Barboni è come molti sanno romano de Roma) conosce bene i meccanismi per far ridere.

L’idea del sosia e il gioco degli equivoci ha sempre funzionato al cinema: qui è arricchito da sberle a volontà.

I DUE SUPERPIEDI QUASI PIATTI

Miami. Mannaggia alla disoccupazione. Lo scafato Matt Kirby (Terence Hill) e il mastodontico Wilbur Walsh (Bud Spencer) non riescono a trovare un lavoro neanche come scaricatori.

Il fatto è che il molo numero 16, dove ci sarebbe un gran bisogno di braccia, è controllato dalla banda del boss della droga Fred Line (David Huddlestone).

I due poveretti, davvero alla canna del gas, decidono di rapinare un supermercato, ma sbagliano mira, alla soliti ignoti, e finiscono dritti dritti nei locali adibiti al reclutamento degli agenti di polizia.

Costretti ad arruolarsi, indagano sulla strana morte di un cinese e guarda caso arrivano ancora tra i piedi del farabutto.

I DUE SUPERPIEDI QUASI PIATTI è una commediola parapoliziesca, campione di incassi (all'epoca) grazie alla simpatia della coppia d’oro degli anni ’70 e alla mano esperta del regista E.B. Clucher, che celava, nonostante il nome anglofobo, il romanissimo romano de' Roma Enzo Barboni.

Il canovaccio è dato dalla trasposizione di Trinità dai deserti dell’Arizona agli angiporti della Florida.
Stesse battute, medesime sberle al cattivo di turno.

E identico innocente (senza parolacce) divertimento, se non si è stufi di rivederlo per la millesima volta.

NATI CON LA CAMICIA

California. Appena uscito di galera, il monumentale Doug (Bud Spencer) incontra in un bar il ventriloquo Rosco (Terence Hill), uno strano tizio che gira il mondo sui pattini a rotelle.

Dopo aver distrutto a sediate il locale, tanto per sgranchirsi un pò, i due insoliti compari salgono sul primo aereo e occupano per caso i posti riservati a due pezzi grossi addirittura della Cia.

Ovviamente scambiati per gli agenti in incognito, sono immediatamente incariti di portare a termine una missione impossibile: bloccare un pazzo che vuole impadronirsi nientemeno che della Terra.

Se non altro l'anticipo non è niente male: un milione di dollari e la valigetta del perfetto 007.

NATI CON LA CAMICIA è un'avventura, a tratti divertente, in salsa americana e in chiave di parodia dei film di James Bond per la riuscita coppia Bud Spencer- Terence Hill, campioni d'incasso negli anni '70-'80.

Questo, che rappresenta l'ottavo con la guida di E.B.Clucher, al secolo il romanissimo Enzo Barboni,è il diciasettesimo dell'inossidabile coppia.

Non si possono attendere novità dal tandem Girotti-Pedersoli, sarebbe come chiedere di fare il giornalista a Santoro.

Dialoghi ridotti all'osso, esattamente come viene combinato chi capita sotto il terrificante tiro dell'uno o dell'altro.

...PIU' FORTE RAGAZZI!

Brasile. Gli scapestrati ed inseparabili amiconi Plata (Terence Hill) e Saul (Bud Spencer) si guadagnano da vivere facendo i piloti per una fatiscente compagnia privata.
I guadagni sono scarsi , le spese sempre troppe e i due amici devono ingegnarsi per arrotondare le entrate.

L’ultima trovata però è di una pericolosità senza pari: si tuffano in picchiata con la loro carretta volante, quindi giù con il paracadute proprio poco prima del momento dell’impatto (fatale), nella speranza di gabbare l’assicurazione.

Rimasti comunque a spasso, rimettono in piedi un decrepito aggeggio che chiamano aereo e organizzano trasferte a basso costo per i cercatori di smeraldi, ma il dittatorello che ha il monopolio dei voli non è d’accordo.

Non si faranno pregare: qui ci vogliono le maniere forti.

Diretto dal regista Giuseppe Colizzi ...PIU' FORTE RAGAZZI! è il terzo dei sedici film della coppia d’oro Mario Girotti-Carlo Pedersoli, il primo dopo il trionfo di Trinità e uno dei pochi non ambientati nel selvaggio west.

Il trasferimento dalla polvere dell’Arizona al verde lussureggiante della foresta amazzonica è ininfluente ai fini della trama, una commedia bonaria, colorita e con dialoghi spiritosi, dove i cattivi hanno quello che gli spetta: una sonora e sagace sberla al secondo.

IO STO CON GLI IPPOPOTAMI

Africa. Il grosso cicerone Tom (Bud Spencer) fa fessi e contenti i turisti portandoli fin sotto il naso di elefanti e giraffe, facendo credere che chi vuole sparare alle povere bestie può farlo senza problemi.

Tanto i fucili dati ai turisti sono tutti caricati a salve.

Fino a che dagli Stati Uniti arriva il cugino smilzo Slim (Terence Hill), portatore sano di malattia ecologista, con cui presto si allea per difendere gli animali rari che il cinico e spregevole mercante Jack Osborn (Joe Bugner) vorrebbe vendere a peso d’oro a collezionisti dal portafoglio gonfio di dollari.

Che sganassoni! 

Come sempre accade quando ci sono i due.

Soprattutto quando i due cugini escono dal carcere in cui erano stati ingiustamente rinchiusi per un furto mai compiuto.

L’immarcescibile tandem Girotti-Pedersoli passa con disinvoltura dal western alla savana, portandosi dietro i soliti sorrisi e i soliti cazzotti.

I cattivi, a capo dei quali c’è addirittura un inespressivo ex pugile (l’inglese Joe Bugner, già campione europeo dei pesi massimi) escono come sempre dalla scena come minimo barcollando.

IO STO CON GLI IPPOPOTAMI è un cinema abbastanza ripetitivo, precotto, premasticato ma nessuno può resistere ai due.

E ora sotto a chi tocca!

...ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO!

Santo Domingo. Il camionista giramondo Kid (Terence Hill) e il corpulento meccanico Ben (Bud Spencer) vincono a pari merito il primo premio riservato al vincitore di una gara di autocross: una fiammante Dune Buggy.

Non volendo dividersela i due amiconi se la giocano a tavola: l'ambita vetturetta sarà di chi mangerà più salsicce possibili.

Nel bel mezzo della tenzone irrompe nel ristorante un gruppo di teppisti che distrugge l'auto nuova.

A reggere le fila della faccenda si nasconde il solito speculatore edilizio (John Sharp) che vuole sgomberare il terreno per costruirvi un grattacielo.

Peggio per lui e per tutti i suoi scagnozzi: si ritroveranno tutti con la faccia gonfia.

...ALTRIMENTI CI ARRABBIAMO! è la solita dose di allegri sberloni e pugni con lo scatenato e ultra-collaudato tandem Bud Spencer- Terence Hill, campioni di incasso negli anni '70, interpreti di una commediola leggera e semidivertente, diretta dal regista Marcello Fondato sulla stessa lunghezza d'onda di molte altre.

Una simpatica musica fracassona (che si sente girare ancor oggi, tra telefonini e suonerie) e una spruzzata di ironia intervallano finti sganassoni e vetri inevitabilmente infranti, con ingredienti piacevoli per il palato del pubblico giovanile: spavalderia, umorismo e buoni sentimenti.