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TI VA DI BALLARE?

New York. Guardano tutti in cagnesco il nuovo insegnante di danza, l'elegante ex ballerino professionista Pierre Dulaine (Antonio Banderas), uomo dall'evidente fascino educato.

I ragazzi del ghetto, più o meno disadattati e costretti al corso nella malfamata scuola, vanno pazzi per l'hip hop, ma il classico proprio non lo digeriscono.

Poi, poco a poco, avviene il miracolo.

TI VA DI BALLARE?, commedia musical-sociale intruglio di ballo e buoni sentimenti, è la storia vera, riveduta e corretta, di Mr. Dulaine, insegnante di standards (i balli da sala classici come il Valzer, il Fox Trot, il Tango e la Rumba) impegnato a coinvolgere un gruppo di giovani con problemi di inserimento sociale.

Insomma un appassionante viaggio nel mondo scolastico giovanile americano, dove la danza diventa uno strumento di recupero e di riscatto sociale da situazioni piuttosto difficili come droga e prostituzione.

Un vero esempio di leadership, al punto da poter essere utilizzato nelle scuole di management.

La regista, esperta di videoclip, Liz Friedlander ha una grande maestria nel girare le sequenze di ballo e riesce a fondere le esigenze di immagine (non sporche al punto giusto) con quelle della gestualità pura, a scapito della trama che risulta veramente troppo semplice e scontata, quasi "fiabesca".

Assolutamente godibili appaiono sia la colonna sonora che le coregografie.

Certo non mancano delle scene eccessivamente caramellosa, attraverso le quali il macho Antonio Banderas, portatore sano di fascino latino, si muove con agile eleganza.

SWEENEY TODD - IL DIABOLICO BARBIERE DI FLEET STREET

Londra, seconda metà del Settecento. E' tornato di notte con una nave dalle vele nere con un unico intento il barbiere Benjamin Barker, che ora si fa chiamare Sweeney Todd (Johnny Depp): vendicarsi.

Rioccupa quindi l'antica bottega in Fleet Street proprio sopra il negozio della locandiera Nelli Lovett (Helena Bonham Carter), che confeziona nello sporco più sudicio i più immangiabili pasticci di carne  della città.

Quant'è difficile raggiungere il perfido giudice Turpin (Alan Rickman), che quando era smisuratamente felice, un barbiere eccellente, un padre affettuoso e un marito devoto, lo aveva accusato e condannato ingiustamente a quindici anni per portargli via l'adorata moglie Lucy, presto morta suicida, e la sua piccola Johanna.

La bambina è diventata una bellissima donna, che il padre adottivo tiene segregata in stanze "di buio e damasco", come una proprietà, impedendo a chiunque, compreso il marinaio Anthony, di corteggiarla.

Ben presto l'argento del rasoio sorriderà di nuovo al luce. Al lavoro.

SWEENEY TODD - IL DIABOLICO BARBIERE DI FLEET STREET è una affascinante e pazzo musical, atrocemente bello, atipico e cupissimo, che Tim Burton, con il suo riconosciuto e ancor più riconoscibile talento visionario, ha trasferito da un musical di Broadway.

Un pò stucchevole per chi non ama il genere e esageratamente crudo per chi detesta i caldi fiotti di sangue, lascia a bocca aperta nelle scenografie del nostro Dante Ferretti (meritatissimo Oscar) che ricostruiscono magicamente una Londra previttoriana viscida e sporca, cupa e senza speranza.

Johnny Depp nella raffigurazione di un personaggio grondante sangue che è insieme creativo e distruttivo grondante è un portento, anche come cantante (gli attori alternano il canto alla parola e l'espediente mai disturba).

Può anche non piacere il musical (a me non piace nda) ma chi ama Burton e il suo pupillo Depp lo troverà gustoso.

GREASE - BRILLANTINA

California, fine anni Cinquanta. Lo strafottente Danny Zuko (John Travolta), idolo delle studentesse della Rydell High School, si da arie da duro e sciupafemmine, anche se da "duro" ha solo il giubotto di pelle.

Come quando rivede l'ultimo flirt estivo, la bionda e dolce australiana Sandy (Olivia Newton-John), appena trasferita.

Fedele al ruolo non batte ciglio, come prevedeva la (finta) cinica Betty Rizzo, leader incontrastata delle Pink, mentre il cuore batte forte al finto macho.

Ha inizio così un tira e molla tra i due. Lei, per ripicca, fa la civetta con gli altri, lui la lascia a piedi nella gara di ballo della scuola, ripresa in tv.

Tutto inutile, l'amore farà il suo corso.

Correva l'anno 1978 e John Travolta usciva dal successo planetario di LA FEBBRE DEL SABATO SERAe questo GREASE - BRILLANTINA, spigliata commedia dell'esordiente Randal Kleiser baciata da uno spropositato successo, con dialoghi sfrontati di teenager in fregola che s'interrompono di botto per qualche canzone (fortunatamente non doppiata), infiniti numeri di danza e rock a tutto volume, costituì la conferma di una nuova star proveniente dal pianeta Hollywood.

John Travolta, all'apice della forma, affiancato da una partner bella e brava ma che non gli fa ombra ed un solido cast di caratteristi, non era certo Marlon Brando.

Però aveva fascino, tanta simpatia, ballava benissimo e consumava brillantina in quantità industriale.



Il musical non era una novità assoluta in quanto derivazione (con gli opportuni cambiamenti) dello show che già aveva ottenuto un buon successo sul palcoscenico.

Per il pubblico non anglofono però restava comunque uno spettacolo solo parzialmente fruibile visto che i teenager della fine Anni Settanta, con frequenza quasi cronometrica, vedevano Olivia Newton-John, Travolta e compagni smettere di parlare in italiano e continuare ad esprimere i loro sentimenti in una lingua incomprensibile in un tripudio e colorito sfoggio di stereotipi.

Per nostalgici: il lieto fine è assicurato e i 'favolosi Fifties' vengono rappresentati come un tempo in cui i pensieri 'seri' all'American Graffiti erano ancora di là da venire.

Ci sono film destinati a rimanere nell'immaginario collettivo fissandosi come icone che resistono al di là dello scorrere del tempo.

Non è necessario che siano capolavori. Basta che funzionino.

Questo GREASE, simpatico ma evanescente nella sostanza, è sicuramente uno di questi.

BURLESQUE

La bionda Ali Rose (Christina Aguilera) ha pochi soldi e una grande ambizione: lasciare la provincia americana per vivere il sogno americano.

La cocciuta ragazza lascia cosi su due piedini il pub nello Iowa per correre a Los Angeles.

Ha la fortuna di capitare al momento giusto nel sofisticato teatro di varietà Burlesque, dove fa subito amicizia col piacente barman Jack (Cam Gigadet), pronto ad offrirle anche un divano (sia chiaro, solo quello) per la notte.
La disinvolta ragazzotta conquista al volo anche la proprietaria, la ruvida ma generosa Tess (Cher), cantante e creatrice dei numeri di danza che ogni sera infiammano il palcoscenico del Burlesque Lounge.

Arruolata come cameriera, Ali sogna di calcare il palco, di indossare piume e paillettes e magari far innamorare Jack, il barista dal cuore d'oro e il volto amabile che scrive canzoni mai pronte.

Il licenziamento di Nikki, la bizzosa prima ballerina sempre ubriaca, e la gravidanza inaspettata di un'altra dancer sembra aprirle la strada mentre l'indebitata Tess teme di dover svendere il club al fascinoso Marcus Gerber (Eric Dane). Nonostante il gran aiuto del fedele manager Sean (Stanley Tucci).

Riuscirà la new entry dall'ugola d'oro a sollevare le sorti del locale?

BURLESQUE è una gracile commediola romantico-musicale, piuttosto elegante nella confezione, ma di rara inconsistenza nell'intreccio. Una storiella dalla trama impalpabile che ricorda troppo una miriade di filmini tutti uguali, con una giovane e decisa lei che arriva dalla provincia, lotta, soffre per conquistare un posto in prima fila e alla fine trova anche l'anima gemella.

Il tutto cosparso da una serie interminabili di canzoni e balletti, con Christina Aguilera, bella, bionda e perfettamente acconciata fin dalla prima inquadratura, brava quando gorgheggia, tremenda quando tenta di fare l'attrice.

Si salvano le musiche, non tutte, e l'interpretazione di Stanley Tucci (che, tuttavia, non ha dovuto fare altro sforzo che rientrare nei panni del suo personaggio ne IL DIAVOLO VESTE PRADA).

Nota per Cher, ancora in gambe oltre i sessanta: una lezione di classe e sensualità.