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I quattro capitoli della saga di Alien


Composta da quattro episodi (in attesa del prequel in 3d, PROMETHEUS), la saga di ALIEN prende avvio nel 1979 con il film di Ridley Scott.

Il primo capitolo racconta dell'astronave Nostromo che, chiamata su un pianeta sconosciuto, viene invasa da creature mostruose quanto difficilmente eliminabili: alieni che si impadroniscono del corpo degli esseri umani.

Protagonista della vicenda è l'icona Ellen Ripley (Sigourney Weaver) e la pellicola segnerà l'immaginario della fantascienza (ma anche degli spettatori, noi compresi nda) per la sua atmosfera cupa e senza speranza.

Nel 1986 è la volta di ALIENS - SCONTRO FINALE di James Cameron in cui, 57 anni dopo, l'unica superstite Ripley guiderà una squadra di marines sul pianeta LB 426 dove i mostri si sono molptiplicati e hanno ucciso tutti gli esseri umani.

Seguiranno altre due pellicole: quella del 1992 di David Fincher (ALIEN 3), a nostro avviso la meno riuscita della serie visto che il regista darà dimostrazione del suo talento solo dopo,  e quella del 1997 di Jean-Pierre Jeunet (ALIEN - LA CLONAZIONE),  che porteranno Ripley, prima in una colonia popolata da fanatici religiosi e, poi, a venir resuscitata 200 anni dopo grazie alla clonazione.

TERMINATOR


Los Angeles. La quarta guerra mondiale si sta combattendo da qualche parte nel futuro. E si combatte non tra gli uomini, ma tra gli uomini e le macchine, i robot, da loro stessi costruiti nel corso dei decenni. Robot che hanno preso coscenza e vogliono prendere il sopravvento e sterminare la razza umana.

Il cyborg-killer Terminator (Arnold Schwarzenegger) piomba sulla Terra dall'anno 2029, un futuro/presente apocalittico, con l'ordine d'uccidere Sarah Connor (Linda Hamilton), futura madre di tale John, che potrebbe salvare l'umanità.

Ma la resistenza umana ingaggia un futuribile armato di muscoli, mentre il rivale sotto la pelle cela un'armatura d'acciaio.

Fantascienza con concessioni all'horror in una sinistra Los Angeles. Cupo, intenso, gotico, girato quasi tutto di notte, ma al tempo stesso gradevole e ricco di scene d'azione.E' innegabile la tensione tra il fragore delle ferraglie e il crepitìo delle pallottole.

TERMINATOR non è solo o propriamente un film di fantascienza. E' un film che fa riflettere sull'epoca dell'industrializzazione, sulla cieca fiducia che gli uomini hanno riposto nelle scoperte scientifiche e nella strisciante ma progressiva affidamento della vita di tutti i giorni a macchine e computer.

Senza dimenticare teste mozzate, squartamenti e amenità da grand guignol.

Anche se ad Arnold Schwarzenegger James Cameron dà la più inutile delle raccomandazioni (non mutare mai espressione. Per onestà intellettuale bisogna dire che il personaggio che interpreta non richiede alcuna capacità recitativa nda) il film vale per la capacità di Cameron e gli effetti speciali che sono di prim'ordine per un film che è degnamente ritenuto un classico nel suo genere.


AVATAR

Usa, anno 2154. Anche costretto su una sedia a rotelle l’ex marine Jake Sully (Sam Worthington) si sente ancora un combattente.
Viene quindi reclutato come contractor al posto del fratello morto, per una missione la cui esecuzione richiede il trasferimento sul pianeta Pandora (distante 44 anni luce dalla Terra), dove si estrae un raro ( e prezioso) minerale ma con un atmosfera tossica e un ambiente inospitale per gli umani.

Il fratello era infatti uno degli scienziati cooptati per il programma Avatar, con cui piloti umani controllano dal laboratorio un corpo organico con le fattezze esteriori in tutto e per tutto simili a quelle dei nativi, per poter quindi esplorare il pianeta restando al sicuro dentro la base.
Insomma proiettare la propria coscienza in corpi creati con l'ingegneria genetica.

Pandora e i suoi giacimenti sono di un importanza vitale per gli umani visto che sulla Terra una catastrofe ecologica ha ridotto praticamente a zero le fonti di energia. Uomini d’affari avidi e militari si trovano così uniti nel tentativo di spoliazione del pianeta.

Il problema è che i Na’vi, gli indigeni del pianeta colorati come i puffi ed alti come i watussi, una razza che vive in perfetta simbiosi ed estremo rispetto con e per la natura circostante, non hanno alcuna intenzione di farsi colonizzare e sono così diventati l’ostacolo maggiore. Il compito iniziale di Jake, rinato nel suo corpo di Avatar, sarà quello di infiltrarsi tra gli indigeni, conoscerne usi e costumi e di farsi accettare all’interno delle loro comunità. Sarà così in grado di riferire se sia possibile sottometterli.

Esplora, esplora, esplora Jake conosce Neytiri (Zoe Saldana), una guerriera Na’vi figlia del capo tribù. Da lei impara a divenire un guerriero molto diverso dal marine che è stato e se ne innamora ricambiato. Da quel momento la sua visione dell’impresa cambia. L’amore fa brutti scherzi.

Così il guerriero che si credeva l’avanguardia del bene si ritrova ad essere, questa volta cosciente, al servizio del male.

Diretto dal regista James Cameron, AVATAR, elefantiaco kolossal futuribile, parla ben chiaro del presente e del recente passato degli Stati Uniti. Potremmo anche spingerci a dire che è la prima super produzione di Hollywood a giustificare, anzi auspicare la disfatta di Washington. E questa è il sottinteso, non condivisibile ma chiaro, politico.

Per la parte filmica invece James Cameron è tornato lanciando la sua sfida molto personale al mondo del cinema. Così come in Titanic, snobbato a torto dalla critica più vetero-conservatrice, anche in Avatar decide di basare l’impresa su una sceneggiatura che a un primo sguardo non può non apparire decisamente elementare (guadagnandosi anche facili e ironici riferimenti a Pocahontas).

Cameron si rivela, proprio grazie agli stereotipi narrativi di cui fa ampio uso, un vero autore pescando citazioni a piene mani dalla storia del cinema (non rinunciando, ad esempio, a citarsi richiamando in servizio la Sigourney Weaver, un tempo Ripley, però stavolta sta con gli alieni, offrendole un’entrata in scena provocatoria con sigaretta accesa o attingendo per il personaggio di Tsu’tey al Vento nei Capelli di Balla coi lupi) ma riesce a trasferirle nelle proprie ossessioni narrative. Che sono quelle (tanto per citarne solo alcune) della scoperta di ”nuovi mondi” da Abyss al già citato Titanic o del cosa significhi sentirsi alieno e sul cosa accade quando la prospettiva si rovescia.

Ma è soprattutto il mistero delle dinamiche organiche naturali e del loro rapporto con la Scienza e con i suoi prodotti (siano essi macchine come in Terminator o corpi che sono al contempo un sé e un’ altro da sé come gli avatar) che lo affascina. Non facendogli però mancare al pubblico (al più vasto possibile, indispensabile per riassorbire gli enormi capitali investiti e trarre un profitto) la tecnologia più avanzata (che qui non manca e lascia veramente a bocca aperta, un 3D quasi perfetto).

Anche se nel modo più accessibile è fondamentale suscitare un pensiero. In Titanic ci si immergeva alla ricerca di un tesoro e se ne riportava invece una traccia di memoria (il ritratto) che spingeva poi lo spettatore a interrogarsi su una nave che diveniva, senza superflue sottolineature, il simbolo della divisione in classi di una società.

In AVATAR, pensato 15 anni fa ma realizzato negli ultimi 4, la recente lezione della guerra in Iraq lascia le sue tracce profonde. Ancor più del discorso ecologico che sottende tutto il film (con la sua visione di un’energia da rispettare) è quello sulla facile identificazione nei nemici applicabile a coloro che posseggono le fonti energetiche che abbisognano ai più forti che maggiormente segna la narrazione. È storia di sempre, si dirà, già vista (al cinema) e sentita. Ma ci vogliono registi capaci di osare, consapevoli che tutte le storie sono già state narrate ma che alcune meritano di essere ribadite con tutta la forza della spettacolarità che è possibile mettere in campo.

Ultima considerazione: AVATAR  non è un film da divi: Sam Worthington prima del film era solo un bel ragazzo, anche se Cameron l'ha definito "Un Russell Crowe, ma più giovane".

ALIENS - SCONTRO FINALE

Terra. E' fresca e riposata la bella astronauta tenente Ellen Ripley (Sigourney Weaver) che ha appena battuto il record dei comunisti che ancora rimpiangono il Muro.

Ben cinquantasette anni di sonno ininterrotto (tecnicamente: ibernazione), riempito però da ricorrenti tremendi incubi, visto che è l'unica sopravvissuta alla distruzione, da parte degli alieni, dell'astronave Nostromo sul pianeta LB 426.

E cosa chiede la NASA all'unica sopravvissuta?

Le chiede di tornare lassù!

Così il nostro bel tenente s'imbarca con una squadra di marines armati fino ai molari per sbarcare sul pianeta Acheron, pianeta d'origine dei parassiti alieni, per distruggere ogni forma di vita, prima che la Terra, grazie alla mostruosa Regina Madre, sia invasa da quei mostruosi esseri che si moltiplicano più in fretta dei cinesi.

All'assalto, miei prodi.

Nel raccogliere la difficile eredità di ALIEN di Ridley Scott (autore del primo film della saga), il regista James Cameron se la cava con dignità e una discreta originalità personale.

Il suo viaggio personale vi farà saltare lo stomaco in gola: non per nulla si è guadagnato l'Oscar per gli effetti speciali.

Rispetto all'originale questo ALIENS - SCONTRO FINALE guadagna in ritmo, azione, aggressione visiva, invenzioni sceniche e sonore. Compensando quel che perde in astrazione e interiorità.

Il duello finale, giustamente famoso, dà nel mitico attraverso una grafica che rimanda ai cartoon giapponesi dell' horror.



Rinnovare i complimenti alla brava spilungona Sigourney Weaver (ormai un'icona) è d'obbligo: riesce ad essere sexy anche infilata dentro una tuta pressurizzata.

TERMINATOR 2 - IL GIORNO DEL GIUDIZIO

California 1990. Il cyborg Terminator (Arnold Schwarzenegger), riprogrammato nella versione "da buono", è spedito sulla terra, indietro nel tempo, direttamente dal 2039.

Ha il compito di proteggere John Connor (Edward Furlong), un ignaro e normale ragazzino di dieci anni, chiamato dal destino nientemeno che a salvare l'umanità: il gravoso appuntamento è fissato per l'anno del Signore 2029.

Mentre la mamma del designato Messia, Sarah (Linda Hamilton), è rinchiusa in manicomio perchè la sua versione sugli accadimenti della prima puntata non sembrano tanto realistici agli ignari umani, un altro cyborg, T-1000 (Robert Patrick), ancor più sofisticato,letale e indistruttibile del precedente (praticamente un esponente dell'UDC) piomba a Las Vegas per far secco l'eletto.

Indovina un pò come va a finire.

TERMINATOR 2 - IL GIORNO DEL GIUDIZIO è un sensazionale quanto violento kolossal fantascientifico d'inseguimento, costato un enormità (95 milioni di dollari), del talentuoso regista James Cameron (Titanic, tra l'altro).

Nel frenetico, stupefacente, e tutt'al più un pò ripetitivo, rincorrersi degli effetti speciali da Oscar (le continue metamorfosi del minaccioso cyborg cattivo sono un mirabolante spettacolo di tecnologia) il monumentale Arnold Scharzenegger ride di gusto per due motivi.

Il primo: per correggere, nobilitandola, la meccanica narrativa della storia James Cameron ha puntato su due ingredienti supplementari, un'iniezione di ironia e una massiccia dose di moralismo pacifista mischiato al pragmatico ottimismo made in USA.

Il secondo? Facile! La sua fetta di ingaggio (sensazionale per quei tempi): quindici milioni di dollari!!!

Malgrado sia spesso diffidente dei secondi episodi, non posso dire che "Terminator 2" (titolo originale "Terminator 2: judgment day") sia manifestamente inferiore al precedente.
Incasso in USA: 205 milioni di dollari e ben quattro Oscar: effetti sonori, suono, effetti visivi e trucco.

THE ABYSS


Mar dei Caraibi. Parte dal fondo degli abissi, a 7500 metri di profondità, l'esseoesse: un sommergibile nucleare con targa degli Stati Uniti si è inabissato.

Si precipita in soccorso una squadra della marina militare comandata dall'irascibile tenente Coffey (Michael Biehn).

Inoltre vengono ingaggiati anche gli uomini di una piattaforma petrolifera subacquea, guidati da Bud Brigman (Ed Harris) con la bella moglie divorzianda Lindsey (Elizabeth Mastrantonio) al seguito.

Mentre si sgombra la zona dai molti cadaveri e si cerca di disinnescare le testate atomiche, appaiono ad intermittenza strane scie o lampi luminosi.

Chi l'ha detto che gli alieni non vivono nei fondali marini?

Per la precisione incappano in una razza sconosciuta di uomini pesce.

THE ABYSS  è il film più costoso del non ancora esploso (all'epoca) James Cameron (TERMINATOR prima, TITANIC dopo) realizzato prendendo "2001 Odissea nello spazio", aggiungendo un pizzico di "E.T." e immergendo tutto nelle oscurità profonde dell'Oceano.

Il tutto per avere una fantastoria degli abissi costruita senza risparmio, con effetti speciali da oscar.

Il piacevole lato fiabesco (niente paura, questi alieni sono proprio buoni), che sovrasta l'approfondimento psicologico dei personaggi, lo rendono comunque gradevole.

TRUE LIES

Svizzera. E' come al solito in missione l'agente segretissimo Harry Tasker (Arnold Schwarzenegger), specialista del controspionaggio nucleare, che stavolta se la cava per un pelo nella villa dove si annidano i più temibili e cattivi bombaroli medio orientali.

Intanto a Los Angeles l'annoiata moglie Helen (Jamie Lee Curtis), con figlia riottosa, che da quindici anni lo crede un tranquillo rappresentante di computer, stufa delle sue continue assenze, vacilla e si lascia circuire dal playboy Simon (Bill Paxton), venditore d'auto e sedicente 007.

Che paura quando i terroristi rapiscono i due coniugi minacciando di far saltare un grattacielo di Miami.

TRUE LIES è una scoppiettante e spiritosa presa per i fondelli dei film di controspionaggio, in cui il talentuoso regista holliwoodiano James Cameron (quello di TITANIC ect ect) miscela azione ed umorismo, il tutto arricchito da effetti speciali stellari e dialoghi frizzantissimi.


jamie lee curtis naked

Nonostante la faccia da duro e il solito grugno, Arnold Schwarzenegger si dimostra brillante ed autoironico.

Jamie Lee Curtis? 

Come al solito: sensualissima ed androgina, dopo la metamorfosi guerriera, mette in scena uno striptease da infarto, capace di competere, e probabilmente ridicolizzare, molte vamp professioniste.

TITANIC

Porto di Southampton (Inghilterra), 10 aprile 1912.

Lo spavaldo proletario e aspirante pittore (l’arte intesa come ascensore sociale nda) Jack (un efebico Leonardo Di Caprio) vince a poker il biglietto di terza classe per il viaggio inagurale a New York sul transatlantico più moderno e sicuro al mondo dell’epoca: il Titanic, appunto.

Da poco a bordo salva dal suicidio l’infelice aristocratica (i soldi non danno la felicità) Rose (Kate Winslet), alloggiata in prima classe, e ne ottiene riconoscenza (va da sè), affetto e amore (quanta grazia).

Con il risvolto della medaglia: il feroce disprezzo ed odio del fidanzato della fanciulla, l’arrogante nobile (nel senso di titolo) Cal (Billy Zane).

Quattro giorni per mare sono più che sufficienti per scatenare la passione tra i due giovani. Passione interrotta dall’increscioso incidente storico: l’affondamento dell’inaffondabile nave dopo lo scontro con un gigantesco iceberg.

TITANIC è un emozionante, malgrado la tragica storia sia arcinota, kolossal romantico-avventuroso, che si avvale anche di splendidi paesaggi oceanici, e che scala rigide divisioni delle classi sociali fondendo epica e melodramma.

Con effetti speciali che si meritano sulla tolda 14 nomination e addirittura 11, forse eccessivi, Oscar (tra cui quello al film e alla regia James Cameron).

Niente invece per i due piccioncini protagonisti.