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KING ARTHUR

Britannia, 467. Dopo l'ennesima faticosa vittoria, il leader dei Sarmati (ovvero indo-iraniani nda), popolazione sotto il giogo dei romani, Artù (Clive Owen) è pronto per rientrare a Roma.

Ma il vescovo Germanius gli impone di mettere in salvo la famiglia del nobile romano Marius, che rischia grosso con l'avanzata dei guerrieri Sassoni del crudele Cerdic (Stellan Skarsgard).

Il prode parte con sei riluttanti ma coraggiosi guerrieri, tra cui Lancillotto (Ioan Gruffud), e esegue l'ordine: con i fuggitivi raccoglie anche la bella Ginevra (Keira Knightley) tenuta in catene proprio nelle proprietà del nobile Marius.

Presto, filiamo pancia a terra verso la salvezza: il Vallo di Adriano.

Questo KING ARTHUR  è uno spettacolare ma poco emozionante kolossal in costume, che riscrive la leggenda di Re Artù e dei Cavalieri della Tavola Rotonda, anticipandola di svariati secoli (460 d.c.).

Ignorando così completamente i miti medioevali conosciuti da tutti e proponendo un Artù sarmata al servizio di Roma, un leader riluttante che, a capo della popolazioni britanniche, combatte contro i Sassoni per difendere l’integrità dell’impero Romano, una Ginevra guerriera ed un Merlino stregone da due sterline dal carisma praticamente nullo.

Purtroppo il risultato è un vero minestrone di legioni romane, barbari invasori, Britanni che sembrano dei selvaggi, riferimenti cristiani e pagani alla rinfusa, più qualche concessione fantasy: difficile capirci qualcosa.


keira knightley naked


Tra un turbinio di frecce si snodano feroci ed avvincenti battaglie con la vezzosa Keira Knightley, strizzata in un vestito di cuoio strizza tette (assenti), protofemminista ed esperta in arti marziali, a menare erculei fendenti.

THE INTERNATIONAL

Berlino. Nemmeno il tempo di dire "Amen" e tira le cuoia per strada l'agente dell'Interpol Tommy Sherman mentre il collega Louis Salinger (Clive Owen) può solo guardare impietrito.
Macchè infarto, è stato avvelenato.
I due agenti newyorchesi indagavano sulle malefatte della IBBC, una megabanca lussemburghese che regge le fila di un commercio mondiale di armi, addirittura coinvolta nel traffico di missili.

Ma perchè il suo presidente, Jonas Skarssen, non si fa trovare?
E chi è quel francese, Andrè Clement, morto in un misterioso incidente d'auto?

La bionda assistente procuratore Eleanor Whitman (Naomi Watts) vuol vederci chiaro e i due seguono le piste di denaro sporco e giungono a Milano dove assistono all'omicidio, nel corso di un comizio, di un aspirante premier, il leader del movimento Futuro Italiano (iniziali FI come Forza Italia, per capirci) Umberto Calvini (Luca Barbareschi). A ogni passo avanti che compie l'inchiesta, le vite dei due protagonisti sono sempre più a rischio.

E la missione sembra davvero impossibile: non sarà facile far emergere le prove del coinvolgimento di una grande banca in imprese delinquenziali e terroristiche che si sviluppano in ogni area del pianeta. Anche perchè molti tramano nell'ombra, a cominciare dall'ex dirigente della Stasi Wilheim Wrexler (Armin Mueller -Stahl).

Eccitante e ben confezionato, pur nella sua totale inverosimiglianza, giallo fantapolitico, diretto con grande senso dello spettacolo, suspance e azione dal regista tedesco Tom Tykwer.
Bisogna dire che sembra difficile appassionarsi ad una storia tanto assurda, che sfiora il ridicolo nell'attentato al ben riconoscibile clone di Silvio Berlusconi.
E non è tutto perchè l'Italia non fa certo una bella figura. Carabinieri inefficienti quando non corrotti, BR prese a pretesto di azioni delittuose organizzate da tutt'altri soggetti, famiglie di nuovi politici non precisamente operanti nella legalità. Insomma un bel quadretto del Belpaese visto da fuori, ma si sa che la stampa "progressista" ha fatto i suoi danni.

Da segnalare la spettacolosa scena in cui viene praticamente distrutto il Museo Guggenheim di New York, con abbondanza di sangue e buchi sui muri, in una spy-story da viaggio, da corsa e da sfilata architettonica. Berlino, Milano, New York, Lione per finire, sgonfiandosi strada facendo, sui tetti di Istanbul, con le loro più rappresentative e moderne costruzioni urbane, fanno da sfondo allo scapicollarsi rabbioso di Salinger, con perenne barbetta di due giorni.

Pur non riuscendo a coinvolgere in pieno e premendo il pedale del fantapolitico, il regista mette il dito in una delle più purulente piaghe della nostra era: l'attività delle banche e quelle internazionali degli affari sporchi, quelle banche armate che maneggiano denaro, mitragliette e potere politico.
Purtroppo non tutto è invenzione.
Negli Anni Settanta la Bank of Credit and Commercial International con base a Karachi risultò essere una centrale di sostegno e finanziamento di una vastissima rete di traffici illegali ivi compreso il sostegno ad attività terroristiche.



INSIDE MAN

Inside Man Spike Lee
New York. Fingendosi imbianchini quattro rapinatori capeggiati dal misterioso Dalton Russell (Clive Owen) irrompono nella Manhattan Trust di Wall Street. I cinquanta ostaggi, tra impiegati e clienti della banca, sono obbligati a indossare tute bianche identiche a quelle dei banditi: geniale trovata, visto che (soprattutto per i tiratori della S.W.A.T.) è impossibile distinguerli.

Il capobanda spara richieste spiazzanti e sempre diverse al detective Keith Fraizer (Denzel Washington), lo stiloso e brillante negoziatore, che instaura il classico rapporto telefonico con l'autore del sequestro: forse i sequestratori puntano a qualcos'altro, oltre ai dollari.

Perchè l'anziano banchiere Arthur Case (Christopher Plummer) è esageratamente preoccupato? E da chi è stata mossa a difesa delle istituzioni la spregiudicata mediatrice Madeleine White (Jodie Foster)? Chissà se il poliziotto è davvero incorruttibile.

In una struttura da noir classico si dipana questo intrigante poliziesco del multiforme regista Spike Lee, con il suo marchio di fabbrica. I movimenti di macchina, i carrelli, la fotografia, i riferimenti al razzismo, l'uso spropositato delle parole, sono elementi perenni del suo cinema che esprime emozione, attraverso i contrasti e l'onanistico utilizzo della macchina da presa.

Perfetto nella sceneggiatura intelligente e su un copione davvero originale pur su un tema molto sfruttato (e questo rafforza ancor di più la bontà dell'Idea), intoccabile nella cura dei particolari (il gessato bruciato, il cappello avana, la camicia bianca e la cravatta regimental oro e blu di Denzel sono classe pura), ricco nella regia che culmina nel piano sequenza all'interno della banca, Spike si diverte a giocare al gatto col topo con lo spettatore, sballottato dentro (e fuori) la banca da ripetuti falsi indizi, ma pronto ad applaudirne il sorprendente finale. Da antologia.

INSIDE MAN è vero cinema.

Ultima nota: eccezionale l'attacco con musica che ti schianta sulla poltrona, forse un pò troppo in vista il marchio Chevrolet del furgone e poi gli altri del gruppo GM. A qualche compromesso deve pur scendere anche Spike.


THE BOURNE IDENTITY

Mar Mediterraneo. E' un peschereccio battente bandiera italiana a salvare dalle acque un naufrago svenuto (Matt Damon) gravemente ferito, con due pallottole conficcate nella schiena e il numero di un conto bancario cucito nella pelle.

Lo sconosciuto si rimette presto in sesto, ma non ricorda nulla dei fatti che lo hanno condotto in mare, nè conosce il proprio nome.
Grazie al microchip estratto dal fianco arriva comunque a quella banca di Zurigo e recupera una cassetta di sicurezza, il cui contenuto non fa altro che aggiungere confusione visto che nella stessa ci sono molti soldi, in valute assortite, e sei passaporti diversi.

Così apprende di essere il killer al soldo della Cia Jason Bourne, americano residente a Parigi.

Dovendo sottrarsi all'arresto e all'inseguimento da parte di gente poco amichevole, si rifugia nel consolato Usa, lo mette sottosopra (scopre anche di aver perso totalmente la memoria ma non le proprie abilità, dal parlare varie lingue all’usare con disinvoltura armi e arti marziali), infine convince la bella girovaga tedesca Marie Kreutz (Franka Potente) a dargli un passaggio in cambio di 20.000 dollari.

E il suo capo, Ted Conkin (Chris Cooper), convinto che abbia disertato o sia passato al nemico, ordina: lo voglio morto...

Tratto dal romanzo “L’uomo senza volto” di Robert Ludlum , "The Bourne Identity" è un concitato e ingarbugliato poliziesco al gusto di spionaggio ed avventura, diretto da Doug Liman, che con l'alibi dell'amnesia rimescola le carte ad ogni sequenza.

L’idea alla base dell’operazione, resuscitare il film di spionaggio “adulto” in voga nei ’70, aggiornandolo, è perfettamente riuscita.

Il ritmo frenetico e qualche sequenza notevole (l’inseguimento automobilistico in Mini per le strade di Parigi o il tuffo dai piani alti sparando con un cadavere a far da materasso) ne fanno un prodotto godibile e professionalmente ineccepibile, anche se a volte i conti non tornano.

Ma siamo al cinema.

DERAILED - ATTRAZIONE LETALE

Chicago. Sul treno delle 8 che lo porta in città viaggia il distratto pubblicitario Charles Schine (Clive Owen), marito della dolce insegnante Deanna (Melissa George), padre dell'adorata figlia Amy, purtroppo in dialisi.

Affermato pubblicitario, una vita apparentemente se non perfetta, almeno tranquilla, quella di Charles.

Ma l'essere umano è debole, e il diavolo ci mette del suo.

Così conosce l'elegante consulente finanziaria Lucinda Harris (Jennifer Aniston) che si offre di pagargli i nove dollari del biglietto.

Presto tra i due pendolari scocca la scintilla della passione erotica, anche perchè lei ha un ricco marito che la trascura.

Nell'alberguccio scelto per il primo incontro piomba però un sadico rapinatore (Vincent Cassel) che picchia a sangue l'uomo, li rapina e violenta (con gusto, pare) la donna.

Chiamare la polizia? Sei matto, dice lei, non posso. E ti prego, non farlo.
Passo poco tempo prima che il bandito, il francese Philippe LaRoche, si faccia vivo con una prima richiesta: ventimila dollari.

E poi l'escalation delle pretese: centomila dollari.

Sarà dura uscirne. Tra senso di colpa e impossibilità di denunciare l'accaduto alla polizia per evitare lo scandalo, Charles si troverà così messo alle corde dal ricatto, fino alla scoperta di un'incongruenza che lo porterà a intuire verità insospettabili.

DERAILED - ATTRAZIONE FATALE è un ben confezionato, ma particolarmente assurdo thriller, che tiene in serbo la sorpresa quasi fino alla fine, in un percorso tortuoso, con evidenti buchi di sceneggiatura.

Il quasi bello Cliwe Owen annaspa in un personaggio attonito, che rasenta l'idiozia.

Vincent Cassel caratterizza in maniera plateale il bandito.

Bisogna capirlo, però.

Avvezzo a Monica Bellucci si è dovuto accontentare dell'ex signora Pitt nella scena di sesso, ovvero Jennifer Aniston.

Insomma un passabile (appena appena) thriller metropolitano usa e getta.