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MANI DI VELLUTO

Milano. L'irrequieto ingegnere Guido Quiller (Adriano Celentano) è diventato miliardario (in lire) grazie all'invenzione del vetro Blindoglass, un efficacissimo vetro antisfondamento che riesce a mandare in bianco anche il più esperto e smaliziato dei ladri.

La moglie Petula (Olga Karlatos) però gli porta via fabbrica e brevetto.

L'inventore si consola tra le braccia della bella ladra Tilli (Eleonora Giorgi), che lo ha scambiato per uno scippatore.

MANI DI VELLUTO  è una commediola senza pretese, agile, ma anche fragile, con un Molleggiato al massimo dei giri, che ancora non lancia sermoni dal suo personalissimo pulpito, ma fa sfoggio dei migliori nonsense del suo (limitato) repertorio ginnico-umoristico.

Interpretazione che ha fruttato ad Adriano Celentano un David come miglior attore protagonista.

Nonostante una comicità non del tutto innovativa, il film rappresenta il primo vero grande successo per la coppia Castellano & Pipolo, tanto da aver avuto un ottimo riscontro anche al botteghino.

La vezzosa Eleonora Giorgi regge il passo con la giusta carica di sensualità.

In estrema sintesi si lascia guardare ma mi sentirei di consigliarlo solo ai fan di Celentano e della Giorgi. Gli altri possono tranquillamente farne a meno.

GRAND HOTEL EXCELSIOR

Gente che va, gente che viene. Questo è il Grand Hotel. Nel grande albergo di lusso, lo scorbutico direttore Taddeus (Adriano Celentano) cade nella rete della bionda cliente Ilde Vivaldi (Eleonora Giorgi), cotta di lui.

Nella hall si aggirano anche il pugile imbranato e pacioccone Pericle Caciotta (Carlo Verdone) e un ciarlatano che si fa chiamare il mago di Segrate (Diego Abatantuono).

Intanto il cameriere Costanzi (Enrico Montesano) prova a ricevere la figliola che studia in collegio in Svizzera senza farle scoprire il suo vero status sociale. 

GRAND HOTEL EXCELSIOR , strutturato con una serie di storielle parallele che si svolgono nel lussuoso hotel che da il titolo al film (facendo il verso al celebre Grand Hotel della Garbo nda) e girato nel momento di massimo fulgore della nuova commedia all'italiana anni '80, ne rappresenta il classico esempio.

Il tutto a cura di Castellano e Pipolo, che recluta la crema del cinema leggero italiano (dell'epoca), con sicuro ritorno al botteghino (di allora) anche se Celentano rifà il bisbetico, Montesano il finto conte e Abatantuono è il Ras vestito da Mago.

Film per famiglie: riflessioni e volgarità sono del tutto (e per fortuna) eliminate, come ogni riferimento all'attualità, anche se i dialoghi non sembrano eccezionali.

Eleonora Giorgi è come spesso gli capita bella ma decorativa e Claudia Mori appare in un cammeo di pochi attimi che non avrà minimamente faticato ad interpretare.

ALLA MIA CARA MAMMA NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO

Il trentenne Fernando detto Didino (Paolo Villaggio) vive con la madre vedova, la possessiva contessa Mafalda (Lila Kedrova). Oltre che con gli anziani fratelli Driade e Anchise, da sempre al servizio della famiglia, nella grande tenuta di proprietà della famiglia stessa.

Malgrado i tardivi turbamenti sessuali dell'uomo viene trattato dalla terrificante donna come un bambino.

Infatti la madre ha un rapporto esageratamente possessivo nel confronti del figlio, causando in "Didino" un forte complesso edipico e, soprattutto, una grande difficoltà ad instaurare normali relazioni con l'altro sesso.

La sua situazione è aggravata dalle sentenze dello zio Alberto, il quale esorta il nipote a seguire la sua vera natura, fermamente convinto che sia omosessuale.

"Ho letto Freud, lasciati servire: tu sei un culattina, hai paura delle donne", le parole confortanti dello zio nei piccoli inferni quotidiani

Fino a quando non avviene l'episodio che sconvolgerà gli equilibri della casa: la morte dell'anziana governante Driade.

Per sostituire la defunta governante fa ingresso nella tenuta la nuova servetta, la deliziosa Angela (Eleonora Giorgi), una giovane ragazza storpia.

Non ci metterà molto il bambinone ad indirizzare i suoi turbamenti erotici verso la piacente nuova arrivata, arrivando a prometterle di andarsene da casa pur vivere con la sua amata.

Ma la madre accetterà di buon grado di cedere il figlio ad un'altra donna? Tragedia in agguato.


Alla mia cara mamma nel giorno del suo compleanno, di Luciano Salce, pur essendo complessivamente una commedia sul mammismo è dominato da una atmosfera morbosa, sgradevole, sarcastica e perennemente permeata di amarezza.

Mostruoso il personaggio della (brava) Kedrova, malinconico e grottesco quello di Villaggio che procede ineluttabilmente nella direzione del totale annichilimento.

Splendido finale, perfettamente in bilico tra cinismo e poesia, al netto del carburante della follia.

Inoltre è il film che segnò l'inizio della lunga e fruttuosa collaborazione cinematografica tra Luciano Salce e Paolo Villaggio che, l'anno successivo, conseguirono uno straordinario successo con FANTOZZI.

Una menzione speciale per la giovanissima Eleonora Giorgi: un fisico notevole a supporto di una recitazione neanche tanto male!

SAPORE DI MARE 2 - UN ANNO DOPO

Forte dei Marmi, anni sessanta. Gli stessi amici un anno dopo.

I nostri eroi intenti ad intrecciare i soliti flirt, a farsi gli identici stupidi scherzi sulla spiaggia della Versilia, ad ascoltare ancora le solite canzoni di Gino Paoli e della Pavone.

Prima si bisticcia, poi si fa la pace, si va spesso a ballare, a bere qualcosa al bar o a limonare sulla spiaggia, si ride in continuazione, anche per le frequenti scemenze.Finita l'estate ci si separa.

Seguito del precedente (con il medesimo titolo e un nuovo regista, Bruno Cortini): tutto resta uguale, un po' meno barzellettistico, ma il succo è lo stesso.

Sono stati richiamati (e chiamati per la prima volta) in servizio la bionda e piacente Selvaggia (Isabella Ferrari), il bel tenebroso Fulvio (Massimo Ciavarro), il falso figlio di papà Umberto (Mauro Di Francesco) e la sfolgorante segretaria d'azienda Tea (Eleonora Giorgi).

I più saggi sono stati Virna Lisi, Christian De Sica e Jerry Calà, che, dopo il primo episodio, lasciano spazio a qualche scartina.

Gianni Boncompagni ha curato la colonna sonora (in tutto sono ventotto i motivetti di quell'estate, cantati per sommi capi).

Si perde l'equilibrio tra umorismo e nostalgia, grande punto di forza del primo capitolo e il tutto possiede meno personalità.

MANI DI FATA

Roma. Che mortificazione per l'ingegnere Andrea (Renato Pozzetto) perdere l'impiego, vittima della crisi petrolifera, proprio mentre la moglie in carriera Franca (Eleonora Giorgi) diventa un top manager della moda.

E adesso come glielo dico? Meglio far finta di niente.

Così il professionista nasconde il licenziamento e si sostituisce alla collaboratrice domestica, riciclandosi come cuoco-cameriere e intascandone lo stipendio.

Quando la verità, come è ovvio, viene a galla, l'uomo è ormai un casalingo coi fiocchi, tanto da essere assunto, munito di grembiule e scopino d'ordinanza, dalla ricca contessa Irene (Sylva Koscina).

Ma la storiella non finisce qui.

MANI DI FATA è una divertente e garbata commedia messa in scena dal veterano Steno (il padre dei fratelli Vanzina nda), nella quale Renato Pozzetto sfodera la sua forma migliore nella parte del citrullo senza personalità.

Una favola surreale che cerca di tener agganciato il copione a una riconoscibile realtà sociale, burlandosi bonariamente dell'emancipazione femminile.

Eleonora Giorgi è carina e, forse, anche brava.

Peccato che resti sempre con i vestiti indosso.

MIA MOGLIE E' UNA STREGA

Roma. La strega Finnicella (Eleonora Giorgi), condannata al rogo nel 1656 da un inflessibile cardinale dell'Inquisizione, ottiene una dispensa dal luciferino Asmodeo (Helmut Berger) e, per sortilegio, torna sulla terra ai giorni nostri decisa a vendicarsi degli sconosciuti ed incolpevoli eredi di chi la condannò a morte.

La vittima designata è l'ingenuo Emilio Altieri (Renato Pozzetto), un agente di borsa, da cui si fa assumere come segretaria, senza, ovviamente, che il poveretto sospetti nulla.

Cosi si diverte a mandargli a monte l'imminente matrimonio con Tania (Lia Tanzi), ma finisce per innamorarsi. Invano durante il viaggio di nozze a Parigi, il collega di Belzebù cerca di richiamare la ragazza all'ordine malefico.

Vattene al diavolo, messaggero infernale.


MIA MOGLIE E' UNA STREGA è una commedia senza pretese tratta da un copione dell'infaticabile tandem Castellano & Pipolo che fa pensare a una maionese non riuscita, a un risotto scotto, a una tisana senza zucchero.

Poche gag e dialoghi sciapi, anche se gli attori sono superiori al copione: Eleonora Giorgi è carina e maliziosa,
Renato Pozzetto dà il meglio nel fare il finto tonto.




C'è un pò di garbo ed è assente la parolaccia.

Meglio di niente.