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IN TRANCE

Londra. Simon (James McAvoy) è un giovane assistente in una prestigiosa casa d'aste. Sepolto dai debiti di gioco e costretto a vivere con un misero stipendio pur lavorando a contatto quotidiano con oggetti d'arte di inestimabile valore, decide di unirsi a un gruppo di ladri esperti comandati da FRank (Vincent Cassel) e trafugare un Goya.

Il furto sembra procedere secondo i piani, fino a che Simon, inspegabilmente decide di agire  secondo la propria iniziativa  e viene colpito duramente alla testa, entrando in coma.

Svegliatosi in stato di amnesia totale e unico a conoscere il nascondiglio del prezioso bottino, Simon viene torturato dai suoi complici, certi del suo tradimento, ma, incrollabile nonostante le terribili sevizie fisiche, riesce a convincere i suoi compari della realtà della propria condizione.

La squadra allora decide di rivolgersi a uno specialista. Simon sceglie di farsi curare dall'affascinante e scaltra dottoressa Elisabeth Lamb (Rosario Dawson), esperta di ipnosi, ma più la donna si addentra nella mente dell'uomo più il mistero, anziché dipanarsi, s'infittisce.

Un mistero che si fa di volta in volta più intricato.

IN TRANCE  è un thriller-noir di ottima fattura e ben recitato. La mano di Danny Boyle, che una serie di grandi successi ha portato sull'Olimpo dei registi più apprezzati dell'Academy di Los Angeles (opere come The millionaire e 127 ORE) al solito è sicura nel dosare azione e suspance, mantenendo il ritmo ad alti livelli.

Danny Boyle torna ad esplorare le alterazioni degli stati mentali, in un film-puzzle ed onirico, in cui i piani della realtà, della menzogna, della veglia e del ricordo sono fatalmente avvolti su se stessi in una spirale in cui spesso diventa difficile orientarsi.

Da segnalare l'ottima performance dei protagonisti, tra cui Vincent Cassell ancora una volta a suo agio nei ruoli drammatici, gli abiti sartoriale di McAvoy e la bellezza (totally naked) superlativa di Rosario Dawson, splendida e sensuale, concentrata in una nudità pre-goyana.




L'ULTIMO RE DI SCOZIA

Uganda, 1973. Il giovane medico scozzese Nicholas Garrigan (James McAvoy) sognava l'avventura umanitaria. La trova proprio nel paese africano dove si è recato ad esercitare la sua professione.

All'arrivo in loco viene immediatamente colpito dalla bionda e attraente Sarah Merrit (Gillian Anderson), moglie del medico responsabile dell'ospedale ma ben presto una più forte calamita lo attrae a sé.

E' il caso a metterli in contatto: il dottorino si trova a prestare soccorso al fresco presidente (colpo di Stato) del Paese, il generale Idi Amin Dada (Forest Whitaker), che ha distrutto la sua Maserati sbattendo contro una mucca.

Il dottorino entra subito nelle grazie del dittatore trascinatore di folle, che lo elegge sul campo medico personale e poi addirittura influente consigliere.

Non ci metterà molto a capire che quell'uomo è pazzo e che dietro alla facciata di brillante bonomia si cela un uomo crudele.

Meglio filarsela.

Avvincente dramma tratto da un romanzo, che unisce abilmente la figura reale del sanguinario ras ugandese (al potere dal 1971 al 1979) all'immaginario personaggio del temporaneo amicone.
Prima di diventare Presidente dell’Uganda, Idi Amin Dada fu implicato nel contrabbando di oro e avorio, ed autoproclamatosi re è stato accusato del massacro di centinaia di migliaia di persone.

Stupefacente l'aderenza al ruolo dell'imponente Forest Whitaker, riuscito mix di brutalità e candore, con il pericolo della follia coniugata al potere. Le battute, l'ammirazione per la Scozia, la voglia di vita e il desiderio di giustizia di cui Amin fa sfoggio esteriore si velano pian piano dell'ombra della follia. Una follia al contempo determinata e insicura che viene resa con grande sensibilità in modo da non rendere mai il dittatore del tutto ‘simpatico' ma neppure di delinearlo come il Mostro da esorcizzare.

Nel film non mangia nessuno (l'accusa di antropofagia non è stata provata), ma i titoli di coda ricordano (per Amnesty 500 mila persone sono state uccise dal regime) che Idi Amin Dada è stato uno dei più feroci dittatori dei secolo scorso.