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CONFIDENCE - LA TRUFFA PERFETTA

Los Angeles. Lo sfrontato Jake Vig (Edward Burns), truffatore di lungo corso, l'ha fatta grossa.

Il merlo alleggerito di 150 mila dollari era nientemeno che il contabile del boss Winston King detto il Re (Dustin Hoffman), criminale paranoide, tanto dimesso all'apparenza quanto pericolosamente psicopatico nei fatti.

Il bidonista, per salvarsi la pelle, implora perdono al boss, pronto a risparmiarlo, purchè affondi uno degli autentici padroni della città, ex gangster ora proprietario di banca, il losco Morgan Price.

Ma quando arrivano contemporaneamente l'amore e un agente dell'Fbi (Andy Garcia) disposto a tutto per mettergli le manette la faccenda si complica terribilmente.

E non è un caso che la storia sia raccontata da un cadavere che giace in una pozza di sangue sul selciato in un lungo flashback strutturato a scatole cinesi...

CONFIDENCE - LA TRUFFA PERFETTA è un discreto thriller dalla confezione impeccabile e dal cast di gran lusso (gustoso Hoffman porcellone, sornione Garcia, bravi i caratteristi) che parte forte per poi annaspare tra gli aggrovigliati nodi di un elaborato colpo grosso, con il gioco degli inganni e contro-inganni che diventa presto fin troppo prevedibile.

Il simpatico Edward Burns, che sembra il clone di Ben Affleck, ha la faccia giusta per piacere alle signore.

La regia di James Foley su livelli televisivi.

PERFECT STRANGER

New York. La bella reporter Rowena Price (Halle Berry), in perpetua caccia di scoop, è sconvolta dalla morte dell'amica Gloria, che l'aveva contattata poco prima dopo anni: chi l'ha uccisa?

La ragazza è certa che ci sia lo zampino del famoso e potente capo di un'agenzia di pubblicità, Harrison Hill (Bruce Willis).

Con il falso nome di Katherine si fa assumere dalla mega ditta del sospettato e con l'aiuto del maghetto informatico Miles Hailey (Giovanni Ribisi) lo titilla su un sito internet per cuori solitari, stavolta facendosi chiamare Veronica.

Investigare sui segreti delle persone, oltre che essere un gioco pericoloso, spesso porta a incredibili verità.

PERFECT STRANGER è uno zoppicante ed aggrovigliato thriller ipertecnologico diretto da James Foley, condito da una minidose di suspance.

Se infatti la prima ora ha un ritmo sostenuto e una credibile concatenazione dei fatti (la messa in scena è sempre di buon livello), come accade sempre più spesso, il finale vive sull'attesa spasmodica dei colpi di scena.



L'occhio (soprattutto maschile), comunque, ha le sue soddisfazioni, perchè la sensuale Halle Berry, pur aggirandosi con aria smarrita, buca lo schermo grazie alla sua bellezza, e uno svogliato Bruce Willis, sfodera il suo sorriso ironico ed ammaliante.

L'incontro tra loro due, in un locale di New York, rimane uno dei momenti più belli di un thriller scontato, che vive soprattutto sulla decente interpretazione di Giovanni Ribisi.

L'ULTIMO APPELLO

Mississippi (Usa). E' riuscito a far rinviare per ventinove anni la propria esecuzione lo scorbutico Sam Cayall (Gene Hackman) ex membro del Ku Klux Klan, che nel 1967 uccise (senza volerlo) due bambini in un attentato dinamitardo.

Il giovane avvocato Adam Hall (Chris O'Donnell), ora che manca un mese alla sedia elettrica, sceglie di aiutare il nonno razzista, mai incontrato prima, a salvarsi dalla pena di morte e prende in mano il caso: nonno, farò un ultimo appello per farti avere la grazia.

Il vecchio razzista, stranamente, si rifiuta di collaborare, così l'avvocatello si trova costretto a fare tutto da solo cercando prove, interrogando testi, bussando al governatore dello Stato. In una parola cercando la verità visto che man mano scopre che non tutte le responsabilità sono dell'ostinato e abrasivo congiunto.
Perchè allora è tanto reticente a costo della vita?

Dal romanzo (1994) di John Grisham, adattato da William Goldman e Chris Reese, L'ULTIMO APPELLO è un nobile e logorroico dramma giudiziario del regista James Foley, che mischia pena di morte, razzismo e radici dell'odio, in un macchinoso intreccio familiare, senza mai riuscire ad appassionare veramente lo spettatore.
L'obiettivo è mancato: suscitare indignazione per la condanna di morte.

Un appassionante Gene Hackman, perfetto nel suo personaggio più detestabile, stritola il grigio Chris O'Donnell.
Che tristezza rivedere una Faye Dunaway segnata dal passare del tempo, bellissima di un tempo che fu.