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QUANDO LA COPPIA SCOPPIA

Roma. Enrico Granata (Enrico Montesano), disegnatore satirico trentenne, vive una improvvisa crisi coniugale con la moglie Angela (Dalila Di Lazzaro), che gli confessa di punto in bianco di essere stufa di lui e di non amarlo più.

Di mezzo c'è la piccola figlia Anna ed un misterioso uomo di cui Enrico, ingelosito, carpendo le confidenze proprio della figlioletta, conoscerà solo le iniziali: PG, che poi scoprirà stanno per Piergiorgio Funari (Claude Brasseur), brillante fotografo e reporter francese, a cui la bambina sembra gradualmente affezionarsi.

Come faccio a riconquistare mia moglie e la mia bambina?

Equivoci a raffica.

QUANDO LA COPPIA SCOPPIA è una commedia datata diretta da Steno che prova a trattare in forma brillante il tema della separazione coniugale e della crisi individuale di un papà diviso tra i suoi istinti di gelosia e l'ideale dell'uomo forte e moderno.

L'approccio da commedia brillante mantenuto nella prima mezz'ora riesce a creare una buona situazione di partenza, che però finisce sprecata da uno svolgimento che non fa mai ridere davvero, soprattutto quando diventa palese la mancanza di valide idee, susseguendosi situazioni ripetitive.

Enrico Montesano recita in modo frenetico e, per la maggior parte del tempo, si spreca. I dialoghi spuntati e il ritmo troppo lento non aiutano. Lentezza che si accentua peraltro nella seconda parte nella quale anche gli attori sembrano sottotono.

Il finale è retorico e fa tutti felici e contenti.

Da segnalare un notevole nudo integrale fronte/retro della bella Daniela Poggi.

TRE TIGRI CONTRO TRE TIGRI

Tre episodi. Come soffre il pretino di campagna don Cimbolano (Renato Pozzetto) nel paese rosso: la chiesa è sempre vuota.

Più che la fede poterono le malelingue visto come accorrono i compagni quando si sparge la voce che lo sfigato pretino flirta con la vistosa Diana (Kirsten Gille), moglie del pastore italoamericano Joe Martini (Cochi Ponzoni).

La concorrenza insomma.

La disinvolta contessa Lucrezia Marini (Dalila Di Lazzaro) abborda il timido rappresentante Oscar Bertoletti (Enrico Montesano), e, ignorando che è un evaso, lo invita a fuggire con lei: che trappola, la ragazza è un’attrice dello Specchio segreto di Nanni Loy.

L’avvocaticchio fifone Scorza (Paolo Villaggio) è in volo, nonostante la sua fobia, su un piccolo aereo da turismo con la poco avvenente contessa Giada Nardi (Anna Mazzamauro).

Per salvare la megera dalla catalessi dovrebbe sedurla, anzi possederla più volte: meglio precipitare.

Difficile stabilire una gerarchia di valori tra i 3 episodi farseschi in chiave licenziosa, tutti di grana grossa, che compongono questa esile commediola a tre scomparti, diretta dal tandem Sergio Corbucci- Steno.

Una classica commedia ad episodi, diseguale, Anni Settanta, a cui non bisogna chiedere troppo se non un sano svago.

OH, SERAFINA!

L'industrialotto dei bottoni Augusto Valle (Renato Pozzetto) si ritrova per moglie la poco fedele Palmira Radice (Angelica Ippolito), odiosa e avida.

La donna, che ha sposato per interesse il placido capitalista, riesce a farlo rinchiudere in manicomio, concedendosi al sindaco (Gino Bramieri) e non solo.

Qui però Augusto non si trova poi tanto male, visto che conosce l'amore, vero, della sua vita nelle forme piacenti della ricoverata Serafina Vitali (Dalila Di Lazzaro), dolce e ribelle. I due si innamorano, riescono a uscire dal manicomio e iniziano una vita nuova e felice.

Tratto da un romanzo di Giuseppe Berto, OH, SERAFINA! è una favola moderna con ampie venature ecologiste diretta da Alberto Lattuada con ingredienti d'ogni genere.

Infatti si va dalle gag d'avanspettacolo alle zampate contro il conformismo (senza graffiare troppo), attraversando un catalogo di sequenze erotiche poco significative nel contesto di un film del genere.

Insomma una mattonata costituita da un insopportabile miscuglio di vaniloqui ecologisti alla Celentano predicatore, e di commediola di provincia grottesca, molto amara e poco divertente.

Renato Pozzetto, pur con le sue note aperture surreali, è sprecato nei panni di un novello San  Francesco come qualche lieta apparizione del cast (Gino Bramieri, Carlo Giuffrè).


La Di Lazzaro di una bellezza accecante e con tanta roba in vista (e almeno i maschietti non hanno da lamentarsi), infatti fu addirittura vietato ai minori di 18 anni.

Film "scivoloso", nel senso che è difficile acchiapparne il significato.