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CEMENTO ARMATO

Roma. Che traffico sul GRA e dintorni. Il bulletto Diego (Nicolas Vaporidis),che sa fare poco ma ha un bel sorriso, in sella a un motorino rubato, si fa largo tra le auto spaccando a piede alzato gli specchietti retrovisori delle auto che lo intralciano.

Peccato che il padrone della Mercedes sfregiata sia un potente, arrogante e pericoloso boss, il Primario (Giorgio Faletti), che intima ai suoi tirapiedi, tra cui il corrotto e viscido ispettore Cola, di trovargli l'autore dello sgarro e punirlo severamente.

Poi, per caso, la sera in trattoria, per dessert, stupra sul tavolo la camerierina Asia (carolina Crescentini), ignorando che è la ragazza del vandalo.

CEMENTO ARMATO, truce e violentissimo ed inverosimile, è un tentativo apprezzabile negli intenti ma non riuscito di realizzare un noir all'italiana, un film troppo patinato per risultare anche solo minimamente credibile e alla fine la mancanza di verosimiglianza incide.

La sceneggiatura, piena di situzioni dure e movimentate, presenta alcune incongruenze di troppo (gli sviluppi sono a dir poco fantascientifici nda) e i protagonisti sono decisamente fuori parte: la Crescentini e Vaporidis hanno le facce sbagliate e sempre l'aria dei ragazzi per bene rispetto a personaggi che dovrebbero essere in fondo dei coatti di periferia urbana.

Il compianto Faletti è davvero stucchevole e fuori parte, fa troppe smorfie e non riesce ad essere mai credibile nei panni del cattivo a tutto tondo, mentre il suo braccio destro di colore è una macchietta utile solo per un paio di citazioni colte.

Il finale, con l'ultima rivelazione è la giusta conclusione di questa pellicola dove persino la violenza non convince.

BORIS - IL FILM

Roma. Il regista di fiction René Ferretti (Francesco Pannofino) ha fatto tanta brutta televisione. Ad essere precisi l'ha subita, per ottemperare alle richieste al ribasso delle produzioni, alle ridotte capacità professionali della sua troupe storica e all'immensa negazione degli attori a sua disposizione, paragonabile soltanto alla misura dei loro capricci.

Eppure, un giorno, il momento di dire "basta" arriva anche per lui, di fronte alla richiesta di girare a ralenti la corsa nei prati di un giovanissimo Ratzinger.

Tutti a casa, tutti in crisi, tutti in bolletta.

20 SIGARETTE

Roma, novembre 2003. Senza un lavoro fisso e disoccupato sentimentalmente, il ventottenne precario Aureliano Amadei (Vinicio Marchioni) sogna il cinema.
Per il momento è un giovane filmaker vicino agli interessi dei centri sociali e lontano dalle responsabilità da adulto.

Quando il regista Stefano Rolla gli propone il ruolo di assistente per un film da girare in Iraq sui soldati in missione, accetta la proposta, prepara frettolosamente i bagagli, altrettanto frettolosamente saluta l'amica di letto Claudia (Carolina Crescentini) e si avvia a intraprendere la sua personale missione, armato di macchina da presa: non c'è pericolo, cara mamma, la guerra è finita in maggio.

GENERAZIONE 1000 EURO

Milano. Non è soddisfatto nè del lavoro, nè dello stipendio, il trentenne laureato in matematica Matteo (Alessandro Tiberi), che si definisce un luogo comune, impiegato, a tempo determinato, al marketing e sviluppo di un' azienda in odore di tagli al personale.

Nelle vesti di "cultore della materia" tiene lezioni sull'insostenibilità di Gödel grazie ad un vecchio professore (Paolo Villaggio) vicino alla pensione.

Divide l'appartamento in affitto con il buffo mago della playstation Francesco (Francesco Mandelli). Che a sua volta, per tirare a campare, mette in pratica la sua passione per la settima arte facendo il proiezionista in un cinema d'essay e osserva la vita come se fosse un film, dando un voto alle cose.

Lasciato dalla fidanzata tirocinante (Francesca Inaudi) in attesa di asportare il suo primo pancreas, la sua già turbolenta esistenza viene ulteriormente movimentata dalla contemporanea irruzione di due seducenti ragazze.

La mora e procace Beatrice (Valentina Lodovini), nuova coinquilina dopo l'uscita improvvisa di Alessio, supplente di lettere ( quindi anche lei precaria), e la bionda e sorridente Angelica (Carolina Crescentini), incontrata nella pausa fuma sul tetto della ditta, a cui racconta la sua convinzione che non gli rinnovino il contratto.

Scoprirà che è un pezzo grosso (vice direttrice marketing) e, forse, la donna della sua vita.

O è meglio la bella insegnante? Insomma passione o ragione?

GENERAZIONE MILLE EURO è una piacevole commedia sentimentale sui precari scritta e diretta dallo spiritoso Massimo Venier. Niente a che vedere con la feroce e grottesca satira nera di TUTTA LA VITA DAVANTI di Paolo Virzì.

Qui il dramma degli impiegatini a tempo determinato, della generazione mille euro è vissuto con un sorriso, saltabeccando di continuo tra i crucci del cuore e quelli dell'instabilità professionale.

Bravi ed intonati i protagonisti, divertenti e azzeccate le battute, plausibile la storia, attraversata con sguardo partecipe ma leggero, che grazia ad una trama articolata e godibile su più fronti offre agli interpreti lo spazio per caratterizzare i loro personaggi e renderli verosimili,traducendo e piegando la realtà a favore dell'impianto narrativo.

Nell'utilizzare la matematica e i personaggi secondari come valore aggiunto, Venier trova una formula fatta di piccoli dettagli, di battute e puntuali osservazioni ("Questa è l'unica epoca dell'umanità in cui le persone tornano in Molise") capaci di divertire e allo stesso tempo descrivere l'attuale panorama italiano avvolto dall'incertezza del futuro professionale e sentimentale dei giovani.

Dimostrandosi ancora una volta capace di dirigere un cast variopinto di attori (dall'ineccepibile Alessandro Tiberi al commovente professore di Paolo Villaggio), il regista regala a ognuno un momento da fissare.

Fino al lieto fine: la realizzazione del sogno.

Con tutta la vita davanti.

Per goderselo.