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SULLE TRACCE DELL'ASSASSINO

Ohibò, perchè mai un gioielliere deve farsi sorprendere a rubare diamanti di notte nella sua stessa gioielleria?

Per l'esperto agente dell'FBI Warren Statin (Sidney Poitier) è un attimo: il pover'uomo è stato costretto da un ladro che ha preso in ostaggio la moglie nella sua abitazione.

Malgrado la polizia il ladro riesce a fuggire e uccide l'ostaggio sparandogli in un occhio.

Seguendo le tracce la scoperta: lo spietato ladro assassino è diretto in Canada, per piazzare gioielli, e, per evitare i posti di blocco sul confine, ha deciso di servirsi di una guida alpina; quando arriva al confine l'assassino è con Sarah e altri quattro escursionisti, lontano da ogni mezzo di comunicazione e con una tormenta di neve in arrivo.

Con la preoccupazione che Steve possa commettere altri omicidi, a Stantin non resta che seguire le tracce del killer accompagnato dalla riluttante guida alpina Jonathan Knox (Tom Berenger), che è il compagno di Sarah.

La caccia sulle montagne innevate non sarà agevole. 

SULLE TRACCE DELL'ASSASSINO (Shoot to kill) è un buon poliziesco dalla granitica sceneggiatura diretto da Roger Spottiswoode che combina l'elemento thriller (per la prima parte del film non è chiaro chi sia l'assassino) ad un avvincente action molto ben realizzato anche per la suggestiva ambientazione montana (ottimamente fotografata).

Molto efficace ed assortita la coppia dei protagonisti, il grande Sidney Poitier e Tom Berenger, il ritmo serrato e i continui colpi di scena.

Consigliato.

LA CALDA NOTTE DELL'ISPETTORE TIBBS

Sparta, Mississippi (Usa). In piena notte l'agente di pattuglia Sam Wood (Warren Oates) s'imbatte nel cadavere di un notabile locale, uno che conta insomma.

E subito nella rete dello sceriffo locale, lo sbrigativo e razzista Bill Gillespie (Rod Steiger), cade un elegante signore di colore appena sceso dal treno.

Portato in guardina senza convenevoli, l'uomo si presenta, suscitando non poco imbarazzo: sono Virgil Tibbs (Sidney Poitier), ispettore dell'FBI di stanza a Filadelfia

La vedova della vittima, la signora Colbert (lee Grant), visto che la polizia locale brancola nel buio, chiede che sia proprio il forestiero a guidare le indagini.

Il sodalizio forzato fra i due uomini di legge fa scintille, anche perché lo sbirro locale non intende farsi pestare i piedi dal primo venuto. Di un irritante color cioccolato, per di più.

Benché sopravvalutato, LA CALDA NOTTE DELL'ISPETTORE TIBBS  è un solido poliziesco vecchia maniera, arricchito dalla tematica razziale, dal ritmo blando ma vigoroso e psicologicamente sottile, dove la trama gialla è tenuta in secondo piano proprio rispetto alla denuncia sociale, leggi razzismo.

Inoltre efficace per l'ambientazione, l'atmosfera e l'ottima interpretazione del superbo Rod Steiger (Oscar) e del misurato Sidney Poitier, costretto a farsi chiamare con disprezzo negro per tutto il film.

Un film che trasuda 'americanicità' da ogni fotogramma, soprattutto del sud rozzo ed arretrato (da manuale del sincero democratico nda) a cui sono stati assegnati cinque, esagerati (come anzidetto) Oscar, oltre che a Rod Steiger, a film, sceneggiatura, montaggio e suono.

THE JACKAL

Washington. Un costoso killer, nome in codice the jackal (lo sciacallo) (Bruce Willis) è stato assoldato da un capo della mafia russa per assassinare un pezzo da novanta della politica statunitense, al prezzo di settanta milioni di dollari.

Chi? Nientemeno che la First Lady.

Il vicecapo dell'Fbi, Preston (Sidney Poitier), in collaborazione con Valentina Koslova (Diane Venora) agente dei servizi segreti di Mosca, decide di reclutare contro l'ineffabile sicario, specialista in travestimenti, un suo omologo, nello specifico Declan Mulqueen (Richard Gere), ex terrorista dell'IRA in carcere che ha i suoi motivi per odiare Jackal: se lo fermi sarai libero.

Caccia difficile.

Come prima cosa il galeotto dall'animo sensibile corre a trovare l'antica compagna dell'Eta, Isabella (Mathilda May), poi si butta alla caccia del rivale.

Il fucile ad alta precisione è pronto, l'assassino anche, ma dove diavolo si nasconde?

THE JACKAL è un poliziesco sotto la media diretto dal regista Michael Caton-Jones, tanto movimentato quanto assurdo, che butta in pentola un sacco di ingredienti.

La sceneggiatura è liberamente ispirata a quella che Kenneth Ross cavò per Zinnemann dal romanzo "Il giorno dello sciacallo" di Forsyth, ma gli rimane nettamente inferiore, più convenzionale, privo della sua fredda concisione, anche per demerito dell'eccessiva lunghezza e delle inutili disgressioni sentimentali.

Alla fine il match è pari tra il grintoso ed ironico Bruce Willis e l'idealista Richard Gere.

I SIGNORI DELLA TRUFFA

Usa. Fa uno strano mestiere l'ex idealista sessantottino riciclatosi in genio dell'elettronica Martin (Robert Redford): collauda i sistemi di sicurezza delle banche contro i possibili attacchi dei pirati informatici.

Si avvale di una squadra di assi dello spionaggio industriale, con una fedina non immacolata e sofisticate attrezzature tecnologiche: l'ex agente della Cia Donald (Sidney Poitier), il novellino Carl (River Phoenix), l'effemminato Mamma (Dan Aykroyd) e il non vedente Whistler (David Strathairn).

Il quintetto è molto quotato e ricercato, anche da personaggi ambigui, come, per esempio, due tizi disposti a pagare una montagna di dollari per recuperare una misteriosa scatola nera capace addirittura di penetrare nella Federal Reserve.

E chi è quel Cosmo (Ben Kingsley) riapparso dal passato di Martin?

I SIGNORI DELLA TRUFFA (Sneakers) è un giallo tecnologico dalla trama molto aggrovigliata tanto che dà luogo a due film in uno, una miscela composta da una prima parte con i toni leggeri della commedia, poi si ricomincia da capo con il thriller e la suspense.

Il regista Phil Alden Robinson mimetizza ambizioni d'autore sotto la vernice di un efficiente mestiere hollywoodiano puntato al divertimento. Ci riesce benissimo, anche se non è una delle migliori interpretazioni di Robert Redford.

Il titolo italiano è deviante: sneakers è un termine che indica le scarpe da tennis e chi le indossa; to sneak sta per introdursi furtivamente, e con le scarpe da tennis si è veloci e silenziosi.