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AMICHE DA MORIRE

Italia, una piccola isola non meglio precisata. Gilda (Claudia Gerini), procace e verace 'boccadirosa', è arrivata dal "continente" per esercitare il mestiere più antico del mondo. Invisa alle donne quanto ricercatissima dai loro uomini.

Olivia (Cristiana Capotondi), ingenua e devota consorte, è sposata col ragazzo più bello del paese e patisce per questo l'invidia e le maldicenze delle comari sue compaesane. Ma il marito non la conta giusta.

Crocetta (Sabrina Impacciatore), goffa e maldestra, è invisa agli uomini e pare condannata all'eterno e infelice ruolo di iettatrice.

Coinvolte da Olivia nell'omicidio a sangue freddo del marito, ladro e fedifrago, le tre donne, diverse per carattere, (com)portamento e costumi provano ad essere solidali e a coprire l'accaduto. Anche perchè in gioco c'è un bel bottino, l'ingente refurtiva accumulata dall'uomo in numerose rapine.

La loro improvvisamente (e inspiegabilmente) amicizia per la pelle desta più di qualche perplessità nella piccola comunità e insospettisce il fascinoso e sospettoso commissario di polizia Malachìa (Vinicio Marchioni), nato sulla terraferma e insofferente ai marosi.

Unite al di là della dieta alimentare e degli ideali da perseguire, Gilda, Olivia e Crocetta troveranno insieme la via per il continente e il futuro.

AMICHE DA MORIRE, mix di indagine poliziesca, sitcom e commedia amicale, è un esperimento tanto originale quanto inedito nel panorama cinematografico italiano, che conta poche donne alla regia (qui addirittura esordiente) e pochi ruoli umoristici per le donne davanti alla macchina da presa.

Film tutto al femminile, dalla talentuosa regista Giorgia Farina alle protagoniste, la pellicola sfugge ai clichè della commedia all'italiana (soventi scadenti), regalando al pubblico un prodotto nuovo, divertente e arricchito da un tocco di cinismo e disincanto.

Piacevole ambientazione solare e colorata, Claudia Gerini in formissima sprizza sensualità. Insomma, la visione è piacevole. In tutti i sensi.

Peccato per il finale: sembra buttato lì. Comunque, nel complesso, godibile.

PACCO, DOPPIOPACCO E CONTROPACCOTTO

Dieci episodi, tutti ambienti a Napoli ( e dove sennò?).

Tutta la varia umanità partenopea: c’è la vedova poco affranta (Marina Confalone) che per riavere la casa, la fa credere occupata dallo spirito del marito.

C’è lo studentello di liceo che per ingraziarsi il professore di matematica (Alessandro Haber) spaccia una vistosa e piacente squillo (una splendida Mara Venier) per sua madre.

C’è il fasullo fiscalista (Leo Gullotta), che presa la mazzetta, dà in pasto ai topi dell’ufficio delle Imposte la documentazione delle tasse non pagate, nello specifico l’odiosa tassa sulla salute, con l’aiuto di una provvidenziale fetta di formaggio.

C’è il finto cieco (un irresistibile Giobbe Covatta) che improvvisamente e miracolosamente riacquista la vista per un ricatto d’oro.

E così via.

PACCO, DOPPIOPACCO E CONTROPACCOTTO è la solita Napoli, non destinata ad avere una faccia pulita, quella che viene fuori da questo film del regista Nanni Loy, che confeziona una simpatica commedia, grottesca, a volte comica, sicuramente amarognola sull’arte di arrangiarsi, quasi sempre alle spalle del prossimo credulone, anche se molto spesso il truffato è più spregevole del truffatore.

Piccoli imbrogli, stangatine e qualche beffa si susseguono in questa sorte di sceneggiata divisa in dieci siparietti piuttosto spassosi, dove il regista sembra stare sempre dalla parte del truffatore con la giustificazione pronta: che volete farci, signori miei, dobbiamo pur campare.

La rappresentazione bonaria dell’eterna e continuamente in evoluzione “arte di arrangiarsi”.

Attori bravi e perfettamente calati nell’ambiente e nello stile di questa arruffona Napoli.

Da vedere.

PARENTI SERPENTI

Abruzzo (precisamente la location del film è la cittadina di Sulmona nda), vigilia di Natale.

Arrivano alla spicciolata, portandosi dietro le rispettive famiglie, per trascorrere le giornate festive con gli anziani genitori, la bibliotecaria Lina (Marina Confalone), la madre mancata Milena (Monica Scattini) e il cornuto e servizievole (per la moglie) Alessandro (Eugenio Mascari).

Completa la famiglia Alfredo (Alessandro Haber) solo soletto: single?

No, gay si scoprirà poi in un outing improvviso e scioccante (per le sorelle).

Tutto sembra scorrere godendosi i giorni di festa. Fino a quando, nel bel mezzo di un pranzo, mamma Trieste (Pia Velsi), d'accordo con il vecchio papà Saverio (Paolo Panelli), ex carabiniere un pò rincitrullito, annuncia che, assicurando l'eredità della casa e il godimento della pensione mensile, andranno a stabilirsi da uno dei figli, lasciando la scelta agli stessi.

Ed è la svolta nella storia, perchè da quel momento salamelecchi e spumante cedono il posto a insulti, mugugni e vecchi dissapori.

Proprio una bella covata di vipere!!

La soluzione? La soluzione arriva ascoltanto il tiggi ed è sancita con uno sguardo.

Il regista Mario Monicelli, al vetriolo, cavalca un umorismo nero, passando con una certa disinvoltura dalla commedia al macabro. D'altra parte è stato proprio lui ad inserire anni addietro una "punta" di tragedia nella commedia all'italiana (I SOLITI IGNOTI , con la morte di uno dei protagonisti investito da un tram mentre scappa).

Sceneggiatura scritta con Carmine Amoroso (premio Solinas), Suso Cecchi D'Amico e Piero Bernardi, è una commedia corale scandita in 2 parti. La 1ª ha un taglio di commedia realistica di costume e semina le mine che esplodono nella 2ª parte dove si passa ai toni dell'umorismo nero fino al feroce cinismo della conclusione. Il ribaltamento della prospettiva appare eccessivo, se proprio vogliamo dirla tutta.

Gli attori, anche se non tutti volti notissimi al grande pubblico, sono tutti molto bravi in un film che è sicuramente "corale" (nelle inquadrature ci sono sempre più personaggi, anche sullo sfondo, a volte).

Cinismo ed ipocrisia (a Natale tutti più buoni!) la fanno da padroni, ma probabilmente (come si dice in questi casi) sono lo specchio dei nostri tempi dannati.

Un film che si apprezza (al botteghino fu un mezzo fiasco) di più ad ogni passaggio televisivo.