Chissadove, in Europa. Virgil Oldman (Geoffrey Rush) è un sessantenne antiquario, autorevole battitore d'aste e insospettabile collezionista.
Conduce una vita tanto lussuosa quanto solitaria. Non ha amori il maturo Virgil né amici tranne il socio e complice Billy (Donald Sutherland), che ha ambizioni di artista da lui mai riconosciute ma che gli è indispensabile nelle sue spericolate e ambiziosissime ricerche di opere rare.
Al telefono non sa dire di no a una tale, Claire Ibbetson (Sylvia Hoeks), giovane erede di una ricca famiglia, e accetta di stimarle mobili e quadri.
La misteriosa ragazza però, non si presenta mai agli appuntamenti.
Virgil viene così attratto da questa committente nascosta fino al punto di scoprire il suo segreto.
Peggio per lui.
LA MIGLIORE OFFERTA è un raffinato, elegante ed intrigante melodramma sentimentale, imparentato con giallo e mistero, che il regista siciliano Giuseppe Tornatore ambienta nell'insolito mondo dell'arte.
La storia ha un'atmosfera che avvince e Geoffrey Rush sa dare al suo complesso personaggio il giusto mix tra antipatia e tenerezza.
Il colpo di scena finale è magistrale, anche se non del tutto imprevedibile.
Non siamo dalle parti di NUOVO CINEMA PARADISO ma probabilmente è un film da rivedere con calma, vista anche la lunghezza e la lentezza dell'intera pellicola.
"IL CINEMA E' IL MODO PIU' DIRETTO PER ENTRARE IN COMPETIZIONE CON DIO"
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21
Boston. Per entrare a Harvard ci vogliono trecentomila dollari, così il giovane povero, tanto sfigato nella vita sociale quanto brillante studente Ben Campbell (Jim Sturgess), dopo il primo no, accetta l'invito del prof di matematica, il geniale e ben poco ortodosso Micky Rosa (Kevin Spacey)Sarà solo per raggranellare i soldi necessari a pagarmi l'Università, promette.
Visto che sei un genio dei numeri, mi aiuterai a sbancare un casinò a Las Vegas.
Contando le carte del blackjack, grazie a conteggi matematico-probabilistici e ai segnali dei tuoi quattro colleghi cervelloni, tra cui la bella bionda Jill Taylor (Kate Boosworth), metteremo insieme un bel malloppo: metà a me, metà a voi.
Le fiches si accumulano, il ragazzo riesce presto a racimolare i soldi per l'università. Le iniziali fortune fanno montare la testa a Ben che, invaghito della bella compagna di avventure, si spinge sempre più in là, fino ad arrivare a superare il punto di rottura, rappresentato da Cole Williams (Laurence Fishburne), smaliziato consulente della security del casinò che mangia la foglia...
Che botte, quella notte.
21, diretto dal regista australiano Robert Luketic, che l'ha tratto da un vendutissimo romanzo, ispirato ad una storia vera (sembra incredibile, eppure è così), è un dramma con l'andamento del giallo, probabilmente poco eccitante anche a causa di uno script altamente prevedibile.
Il vero spettacolo però si ha quando nell'arena scendono i sempre amabili Kevin Spacey (che si diverte come un matto) e Lawrence Fishburne che danno lezioni di stile e dimostrazione di consumato talento.
Ma poi, per raggiungere il traguardo finale dei suoi inutili 125 minuti, il film si spezza, ansima, entra in affanno, gira su se stesso. Insomma normale intrattenimento.
Chi non conosce il blackjack (il 21 del titolo originale) farà fatica a capire.
Ma la domanda è un'altra: anche in Italia se sei fortunato e vinci tanto ti picchiano a sangue?
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