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LA MIGLIORE OFFERTA

Chissadove, in Europa. Virgil Oldman (Geoffrey Rush) è un sessantenne antiquario, autorevole battitore d'aste e insospettabile collezionista.

Conduce una vita tanto lussuosa quanto solitaria. Non ha amori il maturo Virgil né amici tranne il socio e complice Billy (Donald Sutherland), che ha ambizioni di artista da lui mai riconosciute ma che gli è indispensabile nelle sue spericolate e ambiziosissime ricerche di opere rare.

Al telefono non sa dire di no a una tale, Claire Ibbetson (Sylvia Hoeks), giovane erede di una ricca famiglia, e accetta di stimarle mobili e quadri.

La misteriosa ragazza però, non si presenta mai agli appuntamenti.

Virgil viene così attratto da questa committente nascosta fino al punto di scoprire il suo segreto.

Peggio per lui.

LA MIGLIORE OFFERTA è un raffinato, elegante ed intrigante melodramma sentimentale, imparentato con giallo e mistero, che il regista siciliano Giuseppe Tornatore ambienta nell'insolito mondo dell'arte.

La storia ha un'atmosfera che avvince e Geoffrey Rush sa dare al suo complesso personaggio il giusto mix tra antipatia e tenerezza.

Il colpo di scena finale è magistrale, anche se non del tutto imprevedibile.

Non siamo dalle parti di NUOVO CINEMA PARADISO ma probabilmente è un film da rivedere con calma, vista anche la lunghezza e la lentezza dell'intera pellicola.

NUOVO CINEMA PARADISO

Roma. Da trent’anni Salvatore De Vita (Jacques Perrin), cineasta di successo, ha lasciato il paese natale, (l'immaginario) Giancaldo in Sicilia e non è più tornato.

Una notte apprende la notizia, apparentemente insignificante, della morte di “un certo Alfredo”.

Ed è così che si mettono in moto i ricordi...

La seconda guerra mondiale è finita da poco. Il piccolo Totò (Salvatore Cascio) attende invano con mamma che papà torni dal fronte e intanto si ritempra al cinema, più esattamente nella cabina di proiezione dove il burbero, ma tutto sommato generoso Alfredo (Philippe Noiret) gli insegna i primi trucchi del mestiere, oltre che alimentare la sconfinata curiosità e la voglia di sognare del giovane discepolo.

Un giorno la saletta prende fuoco e a stento il bambino riesce a mettere in salvo il maturo amico che però perde la vista.

Proprio a Totò (e chi altri ...) tocca prendere il posto nel ricostruito, grazie anche al contributo del partenopeo uomo d'affari Spaccafico (Enzo Cannavale) Nuovo Cinema Paradiso.

Fino al servizio di leva e al rientro a casa. Ed è proprio Alfredo, un padre più che un amico visto quanto ha contato nella sua vita,  a spingerlo, quasi obbligarlo, con amore, a cercare il futuro altrove.

Ma il cuore, alla notizia del funerale, lo richiama a casa...

NUOVO CINEMA PARADISO  di Giuseppe Tornatore è sicuramente uno di quei film (un meta-film per la precisione) da guardare almeno una volta nella vita, soprattutto per quelli come me che si divertono a parlarne (di cinema).

Storia sommessa e lieve di un'amicizia e di una vocazione, una splendida favola dal sapore dolce e in cui l'amore per la settima arte trasuda da ogni singolo dettaglio, da ogni fotogramma.


 Oscar 1989 per il film straniero e 2° premio a Cannes.

L'UOMO DELLE STELLE

L'uomo delle stelleSicilia, 1953. Il venditore di sogni Joe Morelli (Sergio Castellitto) gira con un autocarro, un tendone e una cinepresa di paese in paese.

Sedicente inviato di una inesistente casa cinematografica romana, va in giro a fare provini (falsi) a pagamento, promettere fama e denaro, spacciare illusioni, alimentare speranze.

Per millecinquecento lire a provino gli aspiranti attori di varia umanità accorrono a frotte.
Carabinieri e pastori, madri disposte a qualsiasi (veramente uno, perlopiù) sacrificio per la carriera delle figlie e anziani garibaldini, gay messi all'indice e ragazze tormentate, tutti cercano sogni di gloria.

Poi tra mille poveracci gli entra nel cuore la trovatella Bea (Tiziana Lodato), senza che lui cambi registro.

Finchè l'incontro con una coppia di finti nobili più imbroglioni di lui segna l'inizio del castigo. Duro.

Insolito e non da buttare viaggio di Giuseppe Tornatore nella desolata Sicilia del dopoguerra, un'infinita carrellata di personaggi che non vengono rappresentati che in superficie. Sono apprezzabili la direzione degli attori, il disegno dei personaggi minori (Trieste, Gullotta, Sperandeo), la sapienza concisa del narrare, le luci e il colore di Dante Spinotti, la forte sequenza dell'occupazione delle terre.



Sergio Castellito è bravo, l'appariscente e dotata (fisicamente) Tiziana Lodato non ha fatto molta strada.

Forse il cinema è la fabbrica delle illusioni?

Malèna

malènaNell'immaginario Castelcutò (Sicilia), primavera 1940. La splendida Malèna Scordia (Monica Bellucci) vive sola in attesa che dal fronte torni il marito.

Passano invano i giorni, mentre la gente mormora sulle infedeltà (non vere) della signora, che ha la sola colpa di essere una donna troppo bella. E sola.

Tra i maschi del paese che si danno di gomito quando la presunta vedova di guerra ancheggia sensuale sul lungomare, c'è sempre il tredicenne Renato (Giuseppe Sulfaro), cotto a tal punto da trasformasi nella sua onnipresente ombra...

Il gelosissimo ragazzino la spia, la sogna, la desidera: una passione impossibile, che lo rende un guardone e cintura nera diciamo...del fai da te.

Finchè si materializza il povero reduce.

Malèna è un elegante, almeno nella confezione, languido, morboso dramma social-erotico del regista Giuseppe Tornatore, che racconta con grande gusto per le belle e passionali immagini l'educazione sentimentale di un adolescente inquieto.



Grazie all'abbagliante e sensuale Monica Bellucci, la figura di Malèna ha una forza che le parole da sole non riuscirebbero a trasmettere.


Anche se l'anima passionale viene più intuita che espressa, vittima com'è di un ambiente gretto e meschino nel quale paga l'unica colpa di cui è portatrice: le spettacolose curve.