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MI FIDO DI TE

Milano. Non ha il coraggio di dirlo alla moglie e ai due bambini ignari in villa: il manager Francesco (Francesco Villa) è stato licenziato.

La mattina di Francesco inizia con leggerezza, quasi fosse la pubblicità del "Mulino Bianco",  ma non appena l'ignara moglie gira l'angolo con la macchina familiare la realtà lo investe.

Tolti gli abiti eleganti da manager in carriera, mentre s'arrabatta tra una pompa di benzina e la consegna d'acqua minerale, incontra il truffatorello Alessandro (Alessandro Besentini), che  passa le giornate a sfuggire allo strozzino giostraro Kappadue (Ernesto Mahieux), alla perenne ricerca di soldi e con il desiderio di cambiare vita.

Il bisogno aguzza l'ingegno e  i due freschi compari cominciano a bidonare il prossimo.

MI FIDO DI TE è una piacevole,spiritosa commedia umoristica del simpatico tandem cabarettisco Alessandro Bisentini e Francesco Villa, in arte Ale & Franz, una storia amaragnola e molto ben congegnata.

La loro classica comicità misurata, all'inglese (anche se oggi non si dice più) in una commedia dal sorriso amaro dedicata alla più italica di tutte le arti : quella di arrangiarsi.

Una scena da antologia: l'assolo di Franz sull'omino dell'acqua. Walter Chiari non avrebbe saputo far di meglio.

Anche il colpo a sorpresa finale non è male.

L'IMBALSAMATORE

Caserta. Il minuscolo (nano) imbalsamatore di animali Peppino Profeta (Ernesto Mahieux) non ci mette molto a convincere il cameriere Valerio (Valerio Foglia Manzillo), un ragazzo alto e bello, conosciuto allo zoo, a venire a bottega da lui per mezzo milione (di lire) in più al mese.

Un litigio in famiglia e l'atletico ragazzone/assistente si trasferisce a casa del maturo datore di lavoro, ora anche amico, ben felice di avere compagnia giorno e notte.
Il ragazzo guadagna bene e con lui si concede notti di lussuria in compagnia di "amiche" disinvolte e disponibili, che Peppino può permettersi grazie a una filiazione alla camorra di non chiara natura. Proprio durante uno dei "servizi" dell'irritabile padrone alla malavita, in trasferta a Cremona, Valerio conosce la neolicenziata e tosto innamorata Deborah (Elisabetta Rocchetti), pronta a stabilirsi in Campania dalla strana coppia, in casa di Peppino.

Ma la passione tra i due colombi scatena la gelosia del possessivo nanerottolo, mettendo a rischio il legame, legame che è ormai andato oltre la semplice amicizia.

L'IMBALMATORE è un cupo, emozionante e angoscioso dramma, un approccio mediterraneo alla tradizione noir, che il regista Matteo Garrone, all'epoca semisconosciuto, ha tratto da un'incredibile storia vera (l’omicidio di Domenico Semeraro, detto “il nano di Termini”, avvenuto a Roma nel 1990).
L'atmosfera, tra lo squallido litorale nei pressi di Caserta, schiacciato da un cielo scuro e carico di pioggia, serrato fra un mare fangoso e lunghe, terribili file di palazzacci abusivi, e Cremona, una pianura senza luce, perduta, anonima, è inquietante, un'Italia plumbea, da nord a sud, dove pare non esserci niente di vivo.

Un vero e proprio reportage dal disastro delle anime, specularmente riflesso nel degrado materiale che le circonda. C’era una volta il mare azzurro, chiare fresche dolci acque di un sogno per sempre finito. I tre protagonisti vivono in un mondo brutto, sporco e cattivo, quel litorale campano tante volte presente nelle cronache dell’abusivismo edilizio e della criminalità organizzata. La spiaggia è una discarica a cielo aperto, gli orribili palazzi, già scrostati dalla salsedine, arrivano a pochi metri dalle onde, lugubri monumenti di cemento costruiti senza senso, senza amore, senza gusto.

L'ambientazione spettrale e il gioco sottile delle allusioni fanno il resto, mettendo a fuoco un autentico gioiellino in cui spiccano i tre magnifici protagonisti, in testa il piccolo, fascinoso Ernesto Mathieux, suadente genio del male, tra cattiveria e follia.