SIDNEY

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Usa, fuori da una tavola calda. Dopo aver ascoltato i pasticci dello sbandato giovanotto John (John C. Reilly), che ha perso i suoi pochi soldi al tavolo del Black Jack nel tentativo di racimolare la somma per pagare i funerali della madre, l’anziano ed elegante Sydney (Philip Baker Hall) gli offre, in cambio di niente, 50 dollari e i suoi preziosi consigli di veterano dei casinò.

Il ragazzo, giustamente, lì per lì è diffidente, ma poi si convince a seguire a Las Vegas lo sconosciuto benefattore.


Due anni dopo li ritroviamo a Reno: John si è effettivamente ripulito (in senso positivo) dato che l'anziano giocatore d'azzardo con sapienza lo ha pilotato passo passo fino a farlo campare grazie ai tavoli da gioco.

Saranno una vispa cameriera, a tempo perso prostituta (Gwineth Paltrow) ed un criminale nero di mezza tacca  (Samuel L. Jackson) a portare scompiglio.

Ma chi è in realtà l'anziano Sydney e qual'è il suo segreto?

SIDNEY  segna l'esordio alla regia del talentuoso e prolisso Paul Thomas Anderson, che parte in sordina per poi svillupare un inaspettato intreccio noir.  Sceneggiatura accorta, regia competente, senso dell'atmosfera (fumosa), sapiente messa in valore degli attori.  

Un cast che contiene tre nomi ricorrenti della sua filmografia : Philip Baker Hall (apparso anche nei successivi “Boogie Nights” e “Magnolia”), John C. Reilly (apparso anche lui in quegli stessi due film) e Philip Seymour Hoffman (apparso in tutti i film di Anderson, “Il Petroliere” escluso). Un cast arricchito inoltre da altri due grandi nomi: Gwyneth Paltrow (3 anni dopo premio Oscar) e Samuel L. Jackson.

È un film sul denaro, sul senso di colpa, sul male e sulla stupidità nel mondo. Il denaro diventa tema ricorrente e condiziona la vita dei protagonisti, il senso di colpa colpisce profondamente il protagonista  fino a mettere in pericolo la sua già complessa vita, mentre le metafore si personificano: il male nel mondo è Samuel L. Jackson, la stupidità, o forse è meglio dire l’ingenuità, è la coppia Reilly-Paltrow.

Buona l'idea, con quel minimo di suspance per sapere chi sia in realtà questo Sydney, e  discreto il finale. 

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