PELHAM 1 2 3: UN OSTAGGIO AL MINUTO

New York. Irrompono in quattro armati di mitra su un vagone della metropolitana partito da Pelham Bay. Il capobanda, Ryder (John Travolta), nome "d'arte" che nasconde identità e storia di un criminale raffinato, stacca subito la prima carrozza, il locomotore, dal resto del convoglio. Poi si mette in contatto con il centro di controllo, dove è di turno Walter Garber (Denzel Washington), alto funzionario declassato in attesa del giudizio per presunte mazzette e impiegato allo smistamento dei treni sulla linea di Lexington Avenue.

Voglio dieci milioni di dollari entro un'ora o comincerò ad uccidere i diciotto ostaggi. Ryder trova nella voce e nella persona di Walter il suo negoziatore ideale, preferito allo spocchioso negoziatore della polizia (John Turturro) che cerca invano di far ragionare il folle sequestratore, mentre il placido sindaco (James Gandolfini) salta sulla poltrona alla richiesta. Comunque tutti, negoziatore, sindaco e polizia avranno un'ora esatta per raccogliere la cifra e salvaguardare i passeggeri "in carrozza".

Borsa (con la maiuscola) ci cova.

PELHAM 1 2 3 : UN OSTAGGIO AL MINUTO è un prevedibile ma tutto sommato emozionante poliziesco a tutta birra, diretto dallo specialista dei film d'azione di altissimo budget e qualità, Tony Scott, che conosce bene i meccanismi della suspence, ma lascia sempre appena accennato lo scavo psicologico dei personaggi.

Il film è il rifacimento, aggiornamento tecnologico e narrativo compreso, del notevole  COLPO DELLA METROPOLITANA (UN OSTAGGIO AL MINUTO) (1974) di Joseph Sargent ove il cattivo di turno al treno era Mister Blue, un ex mercenario (auto)folgorato sulla via di fuga.

Dal buco nero della metropolitana di New York, riemergono i fantasmi e si liberano le paure di tutto ciò che oggi destabilizza la società occidentale: le guerre, il terrorismo, la crisi economica, gli squali di Wall Street. Senza metterlo in scena, il fratello del più celebre Scott, ripensa ossessivamente al 9/11 gettando un ex trader di Wall Street dentro una voragine che permette l'espressione della voce in assenza del corpo.

A corollario il dramma di un gruppo di newyorkesi, uno studente che non conosce le parole dell'amore, un ex paracadutista, una mamma vedova di guerra e il suo bambino orfano, impediti nel ventre della città, sotto tonnellate di cavi, acciaio e cemento.
Ancora una volta il buio claustrofobico e il cratere aperto di Ground Zero.

Con il solito stile ipercinetico e prospettive vertiginose e impossibili, Scott riporta a galla dal "vuoto" e dal rimosso della città i crimini finanziari di Ryder, quelli morali di Garber e quelli sentimentali del sindaco. L'(anti)eroe di Denzel Washington si prefigge "a fine corsa" di riparare i torti rimasti impuniti, senza riuscire però a impedire la morte di persone innocenti e un clima di paura, che trovano nella galleria della metropolitana il loro luogo d'espressione.

Dolorosamente consapevole di non essere più esente da "colpe" (ha accettato una tangente da una compagnia ferroviaria nipponica), Garber è alle prese con Ryder che mescola cattiveria e ironia, pratica la banalità del male e il sadismo gratuito. Voce a voce e corpo a corpo, Garber e Ryder si parlano, si ascoltano, si osservano e infine si affrontano per stabilire la vittoria di un mondo sull'altro, in virtù di un ritorno alla normalità rassicurante e di un tragitto di redenzione. Una "corsa" alla redenzione, che finisce anche per annoiare.

Gli ingrassati e imbruttiti Denzel Washington e John Travolta rischiano davvero grosso. Con le residue ammiratrici.

La battuta più bella? Quella del sindaco/James Gandolfini: "Il costume da Rudy Giuliani l'ho lasciato a casa".


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