SCHEGGE DI PAURA

Chicago. E’ stato ucciso con la bellezza di 79 coltellate l’arcivescovo Rushman e la polizia non tarda ad incastrare Aaron Stampler (Edward Norton), un ragazzo del coro, spaurito come un pulcino e balbuziente, visto fuggire in tutta fretta dalla casa dell’alto prelato.

Insomma quelli che si chiamano “indizi schiaccianti”.

L’ambizioso (il più pagato della città) e cinico principe del foro Martin Vail (Richard Gere), appena assunta la difesa gratuita (pubblicità?) del giovane (povero), scopre che la vittima era un gran sporcaccione, grande fan di filminio porno gay da lui stesso interpretati con accondiscendenti (??) minorenni.

L’azzeccagarbugli extralusso dà subito battaglia in aula, arciconvinto di smontare pezzo per pezzo la montagna di indizi accumulati contro il suo cliente dalla sua ex Janet Venable (Laura Linney), piacente assistente del procuratore capo.

Epilogo a sorpresa, grossa sorpresa.

SCHEGGE DI PAURA è un astuto legal thriller, sottogenere di moda negli anni ‘90 a Hollywood, tratto da un romanzo di William Diehl e diretto da Gregory Hoblit (un regista che ha alle spalle molti premi Emmy televisivi per Hill Street giorno e notte e Avvocati a Los Angeles), che con un efficiente congegno di indagine ricco di tutti gli ingredienti regolamentari (sentimenti, sesso, perversioni), riesce a tenere avvinto alla corda dell’incertezza lo spettatore fino alla fine, tra manfrine legali e spiegazioni psicoanalitiche (magari non proprio attendibilissime).

Richard Gere è, come spesso gli capita, molto charmeur anche se questo non gli basta per togliere la medaglia di migliore in campo all’allucinato Edward Norton, qui all’esordio sulla scena.

Un vero fuoriclasse in erba.

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