Visualizzazione post con etichetta salvo ficarra. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta salvo ficarra. Mostra tutti i post

ANCHE SE E' AMORE NON SI VEDE

Torino. Amici fin dall'infanzia, Salvo (Salvo Ficarra) e Valentino (Valentino Picone) gestiscono una piccola impresa di servizi turistici a Torino, accompagnando ogni giorno su un vecchio e colorato bus inglese scoperto gruppi di stranieri in giro per la città.

Dei due, Valentino è l'uomo fedele, stracotto innamorato fino allo sfinimento della compagna, la hostess Gisella (Ambra Angiolini). Salvo è invece lo scapolo scapestrato determinato ad assumere solo giovani guide turistiche carine e single.

Quando Gisella, stremata da asfissianti attenzioni dell'ignaroValentino, non ha il coraggio di dirglielo e affida a Salvo la penosa incombenza, si avvia una serie di romantici equivoci e di incroci sentimentali che coinvolgono anche Natascha, la nuova guida della società, Sonia, una cara amica d'infanzia, e Peter, il suo borioso fidanzato americano.

Che pasticcio.

ANCHE SE E' AMORE NON SI VEDE è una garbata ed asfittica commediola sentimentale del simpatico tandem Ficarra&Picone, un film divertente ma che rappresenta un passo indietro rispetto alla loro prova precedente: la sceneggiatura zoppica ampiamente e le gag piacevoli si alternano a momenti eccessivamente "stiracchiati" . 

La storia non è proprio il massimo, anzi a tratti è troppo favolistica ed assurda (la rissa finale e la scena del bus bloccato rasentano l'assurdo), in una Torino mai grigia e senza smog (bah)!

Il duo comico siculo utilizza a piene mani, spacciandoli per dialoghi, i propri chilometrici monologhi surreali a cui aggiunge una mimica facciale irresistibile.

Un merito i due comici siciliani comunque ce l'hanno: hanno una recitazione piacevolmente naif e surreale che è totalmente scevra da volgarità. Non si sente neanche una parolaccia.

NATI STANCHI

Sicilia. I nullafacenti Salvo (Salvo Ficarra) e Valentino (Valentino Picone) vivono in famiglia al paesello, rinviando di continuo le rispettive nozze.

Non hanno lavoro. L'intenzione (fasulla) sarebbe quella di procurarsene uno. Ma la pigrizia è tanta.

Però, per salvare la faccia occorre almeno partecipare a concorsi e selezioni.

Quindi, controvoglia e sotto le spinte dei familiari, partono per Milano, attirati più dalle discoteche che dal concorso per bibliotecario, sottobraccio un pacco (di dolci) spedito dal riverito Don Ciccio Milazzo (Luigi Maria Burruano) a un amico importante.

Scambiati per due mafiosi, chiariscono l'equivoco, ma la brutta notizia arriva via posta dal Ministero: hanno superato l'esame.

NATI STANCHI è una striminzita ma moderatamente divertente commediola scritta e interpretata da Ficarra & Picone, comici (surreali) di matrice televisiva lanciati dall'Ottavo nano e da Zelig, e che quindi segnò il loro esordio al cinema.

Bisogna ammettere che i due sono alle prese con personaggi che ricalcano quelli già interpretati sul piccolo schermo: lo sforzo è dunque minimo e il risultato non è da far gridare al capolavoro ma il tandem cabarettistico sembra comunque una spanna più su dei tanti colleghi che hanno tentato il salto (mortale) dal cinema alla tv.

Simpatico e leggero ma soprattutto senza volgarità: forse non è poco.

IL 7 E L' 8

Palermo. Si scontrano frontalmente all'angolo mentre corrono per le viuzze della città lo sfacciato taroccatore e ladruncolo (libero professionista) Tommaso Scavuzzo (Salvo Ficarra) e lo svogliato studente di legge di ottima famiglia Daniele La Blasca (Valentino Picone), con tanto di fidanzata.

Finiti in ospedale, apprendono, a poco a poco, frequentandosi e scontrandosi, una sconvolgente realtà: trentun anni prima, nel 1975, nel reparto maternità della clinica in cui vennero alla luce i neonati delle culle numero 7 e numero 8 furono scambiati da un infermiere che giocava a fare Dio.

Così il teppistello non è l'orfano di un cameriere, bensì il figlio di un rigido colonnello dei carabinieri, che, ovviamente, non è il padre dell'altro.

La loro vita non sarà più come prima.

Buffa, più che spassosa, commedia surreale del tandem tv Ficarra&Picone, aiutati nell'impresa dal terzo co-regista, Giambattista Avellino, già regista tv e radiofonico.
La storia è ancora piuttosto esile, qualche personaggio (Remo Girone, Arnoldo Foà) ha l'aria dell' intruso, ma i due protagonisti sono simpatici, fanno della dialettica la loro arma e non c'è una volgarità neanche a pagarla. Non è poco.

Ficarra & Picone, lanciati dal piccolo schermo da trasmissioni cabarettistiche tipo Zelig e L'ottavo nano, avevano esordito al cinema nel 2002 come attori in "Nati stanchi" e con questa commedia provano il grande salto di qualità passando alla regia.
La pellicola ha il ritmo, i colori, l'equilibrata alternanza di situazioni tipicamente cinematografiche. Si sente il sapore del film e non della tv. Insomma la perdita di smalto nella trasposizione TV - cinema è sventata.


LA MATASSA


Catania. Colpa dei loro litigiosi padri, se due cugini, l'ipocondriaco, remissivo albergatore Paolo (Valentino Picone) e lo sfrontato e traffichino sensale di matrimoni Gaetano (Salvo Ficarra), si ritrovano a trentanni suonati.

C'è chi eredita denaro e chi la casa o la terra. 

Gaetano e Paolo, dai loro padri, hanno ereditato una lite. Per vent'anni i due cugini hanno vissuto nel rispetto di questo lascito, senza mai metterlo in discussione e anzi perpetuandolo, ma un giorno il caso li ha riunito sotto lo stesso tetto, quello della chiesa di don Gino, e li ha costretti a un gesto di pace.

Ora l'uno non sa come dichiararsi a una camerierina dell'hotel, né si accorge che l'amministratore lo deruba.

L'altro, nonostante le raccomandazioni della socia Olga (Anna Safroncik), si inguaia con due ingenui giganti russi, ingannati a più riprese con la promessa di un marito ricco per la sorella. 

Finché Paolo si convince, a causa di uno scambio di analisi, di avere una malattia senza scampo: sarà Gaetano a salvarlo con l'aiuto del maneggione di laboratorio Antonio (Claudio Gioél).

LA MATASSA è una simpatica e spiritosa, pur se dalla trama estremamente esile, commedia all'italiana del tandem teatral-televisivo Ficarra&Picone al terzo, sempre più accurato, appuntamento con il cinema, dopo NATI STANCHI e IL 7 E L'8.

Una nuova, frenetica girandola di equivoci condita con battute a raffica, perfino troppe per un solo film.

Ma quel che conta, e impressiona, è che sono quasi tutte spassose le battute di questa coppia buffa ad altissimo tasso di gradimento, a forte caratterizzazione regionale (anche se questa volta i due tradiscono Palermo per Catania) e armati di un umorismo quasi d'altri tempi.

Con la totale assenza della volgarità, cosa non da poco considerata la media delle produzioni comiche del nostro cinema, che ha il suo esito ultimo nel sentimento (ma non nel "volemose bene") e che poggia sulla cattiveria troppo approssimata per ferire di Ficarra e sull'inettitudine troppo disarmante per non intenerire di Picone.
 
Ad ogni modo con LA MATASSA Ficarra e Picone raggiungono per ora il loro obiettivo, che è quello di far cassa divertendo e divertendosi senza troppe pretese.