Italia. Non deve sbattersi tanto la bella Lorenza (Florence Guérin), tra abiti eleganti e noia.
L'unico prezzo? Assecondare le strane voglie del depravato marito Guido, che pretende dalla bellissima moglie prestazioni erotiche sempre più perverse ed impegnative, anatomicamente parlando.
Lei per un pò ci sta, poi si stufa del gioco e lo pianta.
Andata a vivere da sola incontra l'hippy americano Edward, efebico e poco smaliziato, con cui instaura un rapporto pulito.
Purtroppo il consorte l'ha ormai contagiata e il nuovo lui diventerà la vittima sacrificale delle sue perversioni erotiche.
PROFUMO rappresenta il (semi)disastroso esordio alla regia della meteora Giuliana Gamba, giovane discepola di Joe D'Amato, re italiano del porno.
Parzialmente ispirato al delitto Casati (un omicidio-suicidio dalle complesse dinamiche psicosessuali che sconvolse l'ambiente della antica nobiltà romana nel 1970 nda), la pellicola è un film erotico dai risvolti gialli recitato da cani.
In bilico tra l'erotico morboso e il thriller-noir, il film ha dalla sua una certa coerenza narrativa nonchè il coraggio di affrontare alcuni temi "caldi" (il travestitismo, l'inversione del ruolo uomo/donna);
Nelle intenzioni PROFUMO avrebbe voluto essere una risposta al femminile alle tante pellicole erotiche caratterizzate da uno sguardo maschilista e dalla donna-oggetto.
Ma l'unica cosa (e non è poco) rimasta veramente memorabile è la conturbante e perennemente svestita Florence Guérin, rimasta nel ricordo adolescenziale di molti per l'eccitante quanto naturale erotismo.
Un corpo che smuove e uno sguardo angelico che aumenta il turbamento etero e non solo.
L'attrice come sempre si mostra nuda con generosità, e la pellicola asseconda in tutte le maniere il voyeurismo dello spettatore valorizzando con gusto e intelligenza tutto l'erotismo che sprigiona.
Nuda o vestita che sia (da notare come rifulge in abito nero e tacchi nella scena della tristanzuola hall dell'albergo nda).
Pochi si accorgeranno che non sa recitare.
L'ingegnosa trappola finale probabilmente deve molto a OMICIDIO A LUCI ROSSE.
"IL CINEMA E' IL MODO PIU' DIRETTO PER ENTRARE IN COMPETIZIONE CON DIO"
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SCUOLA DI LADRI. PARTE SECONDA
Quando escono uno dal manicomio criminale e l'altro dalla prigione i due cugini, Dalmazio (Paolo Villaggio) ed Egisto (Massimo Boldi), ladri falliti dal cuore buono e dalla mente tarda, trovano ad attenderli il solito cinico zio (Enrico Maria Salerno), che stavolta si finge cieco, organizzatore dei colpi precedenti.
Con ammirevole ostinazione i due si rimettono in pista appena usciti, con lo zio che li guida alla realizzazione di colpi clamorosi.
Il primo, da trecento milioni, su un treno; il secondo, da trenta miliardi, su una nave da crociera.
Ma questa volta i due si sono fatti furbi...
SCUOLA DI LADRI - PARTE SECONDA è una commedia farsesca seguito del già non memorabile SCUOLA DI LADRI.
Rispetto al primo episodio c'è comunque un grosso passo avanti clamoroso: c'è la bellissima Florence Guèrin, in un paio di scene la cui visione tutti i sani eteri non possono che apprezzare.
Per il resto troppo usurato Villaggio costretto alla milionesima fantozzata con imbarazzanti riciclaggi di scene, troppo solo Boldi per reggere il peso di un film comico dove Salerno ci mette il mestiere, la suddetta maliziosa Guèrin il fisico (mostrato spesso, per sopperire ai gravi limiti del film) e Neri Parenti ci mette la confezione, con qualche svolazzo eighties di colonna sonora.
Con ammirevole ostinazione i due si rimettono in pista appena usciti, con lo zio che li guida alla realizzazione di colpi clamorosi.
Il primo, da trecento milioni, su un treno; il secondo, da trenta miliardi, su una nave da crociera.
Ma questa volta i due si sono fatti furbi...
SCUOLA DI LADRI - PARTE SECONDA è una commedia farsesca seguito del già non memorabile SCUOLA DI LADRI.
Rispetto al primo episodio c'è comunque un grosso passo avanti clamoroso: c'è la bellissima Florence Guèrin, in un paio di scene la cui visione tutti i sani eteri non possono che apprezzare.
Per il resto troppo usurato Villaggio costretto alla milionesima fantozzata con imbarazzanti riciclaggi di scene, troppo solo Boldi per reggere il peso di un film comico dove Salerno ci mette il mestiere, la suddetta maliziosa Guèrin il fisico (mostrato spesso, per sopperire ai gravi limiti del film) e Neri Parenti ci mette la confezione, con qualche svolazzo eighties di colonna sonora.
L'ATTRAZIONE
Roma. Nella bella villa del facoltoso Victor Schneider si presenta la giovane e affascinante Nadine (Florence Guèrin) che deve fare un servizio fotografico, riprendendo seducenti modelle rivestite solo con "strisce" di biancheria intima.
Mentre le modelle tolgono presto il disturbo, Nadine rimane. Il padrone di casa l'ha sfidata agli scacchi e la posta in gioco è alta: se vince lui, si porterà a letto la bella donna. Se vince lei, l'uomo dovrà suicidarsi.
La moglie di costui, Luciana (Martine Brochard), accetta la stramba idea, poiché ama il suo uomo, il quale poi è stato anche l'amante di Valeria, la segretaria.
Mentre Nadine gioca con alterna fortuna, e questo per tre giornate, pagando penitenze con malcelato piacere, rivive momenti passati, tra cui la violenza subita in treno durante un viaggio.
Il facoltoso padrone di casa è circondato però dalle altre due gelosissime donne. La segretaria inoltre è stata incaricata da un gruppo di concorrenti di Victor, che ambisce alla presidenza di una banca europea, di prendere delle foto compromettenti per ricattarlo.
La moglie di costui, Luciana (Martine Brochard), accetta la stramba idea, poiché ama il suo uomo, il quale poi è stato anche l'amante di Valeria, la segretaria.
Mentre Nadine gioca con alterna fortuna, e questo per tre giornate, pagando penitenze con malcelato piacere, rivive momenti passati, tra cui la violenza subita in treno durante un viaggio.
Il facoltoso padrone di casa è circondato però dalle altre due gelosissime donne. La segretaria inoltre è stata incaricata da un gruppo di concorrenti di Victor, che ambisce alla presidenza di una banca europea, di prendere delle foto compromettenti per ricattarlo.
Inoltre l'uomo scoprirà che la "disinibita" giocatrice nasconde un segreto...
L'ATTRAZIONE è un noioso dramma tardo erotico diretto da Mario Gariazzo che, la bella presenza della Guèrin a parte, è una sciocchezza allo stato puro che chiamare B Movie appare generoso.
Il regista si limita a riempire la trama di situazioni morbose, tra dialoghi pessimi e sceneggiatura esile, che danno l'occasione, gradita ai maschietti, di mostrare le grazie della protagonista, la molto nuda Florence Guèrin (splendida ma nulla come attrice), qui al massimo della bellezza.
Da vedere assolutamente per i suoi fan, gli altri lascino perdere se non vogliono sorbirsi 82 minuti che paiono un'eternità.
Vedendo questo film mi è venuta alla mente una domanda: ma Tinto Brass, anche nei suoi prodotti peggiori, è da rivalutare?
L'ATTRAZIONE è un noioso dramma tardo erotico diretto da Mario Gariazzo che, la bella presenza della Guèrin a parte, è una sciocchezza allo stato puro che chiamare B Movie appare generoso.
Il regista si limita a riempire la trama di situazioni morbose, tra dialoghi pessimi e sceneggiatura esile, che danno l'occasione, gradita ai maschietti, di mostrare le grazie della protagonista, la molto nuda Florence Guèrin (splendida ma nulla come attrice), qui al massimo della bellezza.
Da vedere assolutamente per i suoi fan, gli altri lascino perdere se non vogliono sorbirsi 82 minuti che paiono un'eternità.
Vedendo questo film mi è venuta alla mente una domanda: ma Tinto Brass, anche nei suoi prodotti peggiori, è da rivalutare?
SOTTO IL VESTITO NIENTE 2
Milano. La villa con piscina è strapiena di top model da far girare la testa, ma il festino si rivela un po' troppo particolare (leggi orgia) e la bella Sylvia (Gioia Scola) subisce le pesanti attenzioni di un vecchio sporcaccione. La ragazza fugge, che contrariata è dire poco. Il giorno dopo viene trovata accoltellata nella sua auto. Poi le stesse attenzioni da parte di un castigatore sanguinoso toccano ad una ad una alle altre stangone presenti alla festa, insomma fanno la stessa brutta fine: Lauren (Randi Ingerman), Michelle (Helena Jesus) e Lesley (Norhana Ariffin).
E io con chi li faccio i miei spot sbraita furibondo il regista di caroselli David Cahill (Francois-Eric Gendron). Intanto indaga tenendosi ben stretta la polposa Melarne (Florence Guerin): unico indizio lo strano pugnale a tre lame usato dal misterioso assassino.
Sconclusionato giallo in stile videoclip del regista Dario Piana, pseudo seguito del film dei Vanzina, campione di incassi nel 1986.
Laddove i primi si erano lanciati in un disperato miscuglio argento-de palma anni '80, qui si cerca di stare tra "9 settimane e mezzo" e "Top Gun"...
Il film abbonda nella fotografia patinata con fondali di immotivata lucentezza, sangue a fiumi, porte cigolanti, qualche (semi)nudo (peccato perchè il cast femminile è notevole nda), un intrigo a capocchia e attori da fucilazione alla schiena senza processo.
Surreale il Commissariato di Polizia, bello e arredato da sembrare l'ufficio del presidente di una multinazionale.
Il titolo ammiccante è una presa in giro.
LA BONNE
Vicenza 1956. Impegnato tra lo studio e la politica, l'avvocato e consigliere comunale, appartenente al gruppo comunista, Giacomo passa lunghe ore in consiglio comunale e trascura la bella e naturalmente insoddisfatta moglie Anna (Florence Guérin), cui pesa la mancanza dei figli.Inoltre in casa la suocera, vecchia, ammalata e lamentosa, le impone una assistenza incessante.
Quand'ecco che in casa la noia assoluta viene rotta dall'arrivo della bionda ed esuberante domestica Angela (Katrine Michelsen), che proviene dalla provincia.
L'umore della malinconica signora migliora di colpa fino a diventare complice della disinvolta servetta. Così le copre i furtarelli in cucina, la spia negli incontri (ravvicinati) con un soldatino voglioso che si è portato in casa, fino a cadere tra le sue braccia, esplorando piano piano intimità personali prima ignote o mai tentate
E' più un gioco che vera passione. Un gioco che le porta anche a frequentare insieme una balera, in cerca di uomini.
Durante un eccitante gioco a moscacieca tra le due, la madre di Giacomo, incuriosita dalle grida e dal fracasso di vasi infranti, si leva dal letto, cade e muore, urtata da una porta che Anna ha aperto bruscamente.
Dopo di che, avvinte le due donne dalla omertà del silenzio, la perversa ragazza porta in casa un maturo e vizioso farmacista, che già per strada, fermando la propria macchina, ha prima avvicinato e poi posseduto Anna.
Costui rivolgerà le sue calorose attenzioni ad ambedue le donne, le quali assisteranno alle rispettive prestazioni.
Resteranno incinte dello stesso uomo, ma la gravidanza di Angela, la colf piena di iniziativa infine poi vittima del suo stesso gioco e licenziata in tronco, dovrà concludersi altrove.
Costui rivolgerà le sue calorose attenzioni ad ambedue le donne, le quali assisteranno alle rispettive prestazioni.
Resteranno incinte dello stesso uomo, ma la gravidanza di Angela, la colf piena di iniziativa infine poi vittima del suo stesso gioco e licenziata in tronco, dovrà concludersi altrove.
La signora resta in casa propria (finalmente rimessa a nuovo dopo il decesso della suocera) e Giacomo penserà tutto contento di essere lui il padre del nascituro.
Insomma gioia per una, tragedia per l'altra.
Storie di ordinaria, profonda provincia italiana.
LA BONNE è una morbosa e patinata commedia del regista Salvatore Samperi, voyeur in versione lesbo, nel periodo di effimera fioritura del softcore all'italiana.
Bisogna riconoscere che il buon Samperi ha comunque la mano felice nella descrizione della provincia (in questo caso bianca) bigotta, pur cadendo nella stantia e ridicola critica antiborghese, precedentemente abbandonata nel disastroso FOTOGRAFANDO PATRIZIA.
Insomma gioia per una, tragedia per l'altra.
Storie di ordinaria, profonda provincia italiana.
LA BONNE è una morbosa e patinata commedia del regista Salvatore Samperi, voyeur in versione lesbo, nel periodo di effimera fioritura del softcore all'italiana.Bisogna riconoscere che il buon Samperi ha comunque la mano felice nella descrizione della provincia (in questo caso bianca) bigotta, pur cadendo nella stantia e ridicola critica antiborghese, precedentemente abbandonata nel disastroso FOTOGRAFANDO PATRIZIA.
Coadiuvato dalle grazie delle due seducenti protagoniste (chissà perchè tutte e due straniere) che sono alquanto inespressive.
Dal collo in su, chiaramente.
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