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THE LAST DAYS ON MARS

Marte, base Tantalus, chissà quando. Proprio alla vigilia del rientro sulla Terra dopo una missione di sei mesi sul Pianeta rosso, un membro dell'equipaggio individua un elemento che può mutare radicalmente le nostre teorie sull'origine della vita: su Marte esistono batteri attivi.

Il dubbio, che rapidamente si traduce in realtà, è che siano da maneggiare con cura.

Le trasformazioni che provocano negli esseri umani sono da incubo, visto che trasforma i morti in simil-zombi aggressivi.

Si salvi chi può.

THE LAST DAYS ON MARS è un film di ordinaria amministrazione marziana (dall'evidente carenza di mezzi) dall'originalità prossima allo zero, l'ennesimo infection-movie, bolso e scolorito.

Che inoltre spreca due buone chances: una ambientazione naturale piuttosto suggestiva e la presenza di un bravo attore come Liev Schreiber nel solito equipaggio di psicolabili assemblato in simili occasioni (il più squilibrato ed inaffidabile del gruppo? Incredibilmente lo psicologo).

La prevedibilità del soggetto (appassionati e non capiranno da quasi subito come andrà a finire la vicenda) si associa alla convinzione che basti periodicamente agitare la macchina da presa e far urlare un personaggio, ormai vittima del virus (con trucco e parrucco neanche tanto bello), per tenere viva l'attenzione.

Noioso.

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