IL MONDO DEI REPLICANTI

2054, Boston. L'agente Greer (Bruce Willis) e l'agente Peters (Radha Mitchell) sono chiamati a investigare sull'uccisione del figlio del dottor Lionel Canter. In realtà nessuno dei tre è umano. Né Greer, né la sua collega né tantomeno il figlio di Canter.

Costui è l'inventore dei ‘Surrogati', simulacri robotici, sempre giovani e in forma, che assumono l'aspetto che ogni umano desidera e a cui, connessi neuralmente al proprietario, gli umani hanno lasciato il vivere ed interagire quotidiano, lasciando il proprio ‘originale' in carne ed ossa chiuso al sicuro nella propria casa.

Nella nuova società perfetta tutto sembra funzionare in modo ottimale. Sono sparite la bruttezza e la vecchiaia (riservate agli umani sdraiati sulle poltrone dei loro appartamenti, quasi agli arresti domiciliari) e soprattutto è stata cancellata ogni forma di crimine.

I replicanti lavorano, amano, fanno sesso e addirittura si drogano (ma con l'elettricità!) per conto dei loro proprietari umani.

Fino a quando non spunta qualcosa di molto strano e pericoloso per loro: sembra esserci un'arma che, uccidendo il simulacro di cavi e acciaio, frigge anche il cervello dell'umano a lui collegato.

Faccia da duro e sguardo malinconico, anche l'agente Greer ha abdicato alla vita vera e ha il suo bravo avatar telecomandato (un Willis con uno spiazzante parrucchino biondo platino, mentre il vero Greer è pelato e chiuso in casa a fare con i conti con un brutto trauma).
Tutto si complicherà quando il simulacro dell'agente verrà ucciso: solo allora il poliziotto "duro a morire", deciso a vederci chiaro, dovrà rompere il suo isolamento e tornare a vivere in carne ed ossa nel mondo reale.

Quale verità si nasconde dietro la morte dei surrogati?

IL MONDO DEI REPLICANTI è un  bel thriller fantascientifico, e a sfondo sociopolitico, diretto da Jonathan Mostow e ispirato alla graphic novel "Surrogates" di Robert Venditti e Brett Weldele.
Sviluppando, dall'acuto spunto, due percorsi che procedono narrativamente in modo fluido riesce a tenere viva l'attenzione sia di chi ama il thriller ambientato nel prossimo futuro sia di chi non disdegna riflessioni sociopolitiche.
Perché per un verso abbiamo l'ormai ‘solito' Bruce Willis (questa volta mal rasato, grasso e sciatto come ogni abitante di Boston, che invecchia sedentario), poliziotto pronto ad andare oltre le regole pur di raggiungere l'obiettivo, di cui seguire l'azione (in coppia con una donna questa volta).

Dall'altro però possiamo seguire un'azione (che può far riflettere) che si dipana all'interno di un interrogativo che, come sempre accade quando la fantascienza è di qualità, non è poi così distante dalla tematiche della realtà sociopolitica attuale.

Cosa insegna? Che la vita va vissuta fino in fondo.



1 commento:

Lydia ha detto...

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