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EAGLE EYE

Washington. Il micidiale Predator ha ricevuto l'ordine (arrivato ai militari dal Presidente degli Stati Uniti) ed è solo questione di minuti: è stato autorizzato un attacco a un funerale in Medio Oriente dietro il quale si teme si celi un sospetto carico di armi benché il Segretario di Stato non sia dello stesso avviso.

Jerry Shaw (Shia LaBeouf) è un giovane squattrinato che lavora a Chicago in un centro copie dopo aver lasciato l'Università.
Grande è la sorpresa quando scopre, utilizzando il bancomat, che il saldo del suo conto corrente ammonta a circa 750.000 dollari. Felice e stupito corre nel suo squallido appartamento e vi scopre che in sua assenza sono stati recapitati scatoloni stracolmi di armi e di materiale per costruire bombe.

Mentre cerca una spiegazione ai tumultuosi eventi, il suo cellulare squilla e una voce, apparentemente di donna, gli comunica “di essere stato attivato” , dicendogli che ha solo 30 secondi per scappare prima che l’F.B.I. lo arresti. Il giovane, chiaramente frastornato, non si rende conto di quello che sta accadendo e l’F.B.I. con a capo l’agente Morgan (Billy Bob Thornton) gli salta addosso e lo arresta.

Cosa ci fanno tutte quelle armi nel tuo appartamento?

Pochi secondi dopo la fine del primo interrogatorio il telefono squilla di nuovo: inizia una lunga fuga, un mortale gioco a lui incomprensibile in cui si viene a trovare e che lo rende l’obiettivo di una gigantesca caccia all’uomo nella quale si trova coinvolta, suo malgrado, con le stesse modalità di reclutamento Rachel (Michelle Monaghan), giovane madre divorziata con figlio a carico, in partenza per Washington insieme ad un gruppo musicale.

Cercando di fare il possibile per rimanere vivi e rimanendo sotto ricatto, per le loro vite e le loro famiglie, Jerry e Rachel capiscono di essere divenuti pedine di un terribile nemico senza volto che ha un potere illimitato e riesce a controllare tutto quello che loro fanno, spingendoli verso situazioni sempre più pericolose, servendosi della tecnologia di cui noi tutti disponiamo per controllare le loro azioni.

EAGLE EYE è un adrenalico ed iperbolico action-move diretto dal regista D.J. Caruso che per i primi cinquanta minuti, grazie a vorticosi accadimenti uno più improbabile dell'altro ma altamente spettacolari, rende vano, per lo spettatore, chiedersi 'il perché' o il 'come'.
Per fortuna ci penserà poi la sceneggiatura da thriller fantapolitico a fornire motivazioni (?) e contenuti sociopolitici alla vicenda, senza cercare la credibilità narrativa, ma ogni tanto al cinema è bello potersi lasciare andare.

Dopo la visione magari resterà inculcato in voi una dose di sospetto nei confronti del proprio cellulare, oggetto di controllo e di localizzazione da parte del più pericoloso computer di cui il cinema parla dai tempi di Al9000.

Da segnalare la presenza nel cast della graziosa Rosario Dawson (SETTE ANIME).

IDENTITA' VIOLATE

Montreal. E' stata convocata in tutta fretta dal suo ex capo Hugo Leclair (Tcheky Kario) la bella psicologa dell'Fbi Illeana Scott (Angelina Jolie).
In città si aggira un pericoloso e feroce serial killer, che strangola le vittime e le finisce a pietrate, assumendo poi la loro identità.

L'ultimo omicidio ha avuto però un prezioso testimone , l'artista complessato James Costa (Ethan Hawke), in grado di tracciare l'identikit dell'assassino.

Ci vuoi fare da esca, gli propone la poliziotta, che sente di provare una strana attrazione, prontamente ricambiata, per il giovane.

Sarà una mitomane, ma non va trascurata la denuncia dell'anziana signora Asher (Gena Rowlands): sul traghetto ho visto mio figlio Martin, morto diciannove anni fa.

IDENTITA' VIOLATE è un assurdo e prevedibile (ci vuole pochissimo per capire come andrà a finire l’intrigo thriller con scampoli edipici) thriller diretto da D.J. Caruso ,che rilancia il pericolo gemellare, vecchio stereotipo hollywoodiano.

Tra le belle architetture della città canadese, il film si sviluppa senza verve e la tensione non riesce a decollare, la somma delle paure non dà mai un’emozione vera.

C’è tutto il prevedibile, la corsa d’auto, il finto finale, l'invadente colonna sonora e una serie di virili e tosti comprimari di lusso, tra cui Kiefer Sutherland e Olivier Martinez, ma tutti gli sforzi non mutano il mediocre tran tran, lontano dal "Silenzio degli innocenti", del quale sembra seguire la scia.



La conturbante e siliconata Angelina Jolie mostra con voluttà le tette in una scena di sesso spinto non propriamente indimenticabile.