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UN TRANQUILLO WEEK END DI PAURA

Georgia. Per disintossicarsi dei miasmi urbani, quattro amici di città, Ed (Jon Voight), Lewis (Burt Reynolds), Drew (Ronny Cox) e Bobby (Ned Beatty), decidono di farsi una bella gita fuori porta: una discesa in canoa lungo il fiume Chattooga prima che sia definitivamente cancellato da una diga.

Per essere più intonati alla loro idea della primitività, i quattro non portano armi, soltanto archi e frecce, come gli indiani che ancora due secoli or sono popolavano quel territorio.

La natura è incontaminata, i luoghi sono selvaggi e ostili, come la popolazione. E le cose si mettono male: due montanari abbruttiti  non gradiscono l'intrusione nei loro territori e reagiscono in maniera bestiale.

Il povero Bobby viene violentato, Drew annega, Lewis ci rimette una gamba. 

Insomma la scampagnata si dimosterà un discreto inferno verde per i quattro borghesi. Che proseguirà con incubi e rimorsi.

UN TRANQUILLO WEEK END DI PAURA è  un film crudo e cattivo, sadico e violento, un concentrato di spaventi, almeno dopo la prima mezz'ora, da lasciare annichiliti.

Il regista John Boorman sfodera un clima ossessivo con overdose di spietatezza e scarso riguardo per la verosimiglianza. A ben vedere la struttura è addirittura quasi da horror, con gli interpreti in un ambiente ostile, prede di umani che di umano hanno ben poco. Ma il regista riesce a non degenerare nella violenza esplicita, pur non risparmiando scene abbastanza "forti" per l'anno in cui uscì il film: riviste ancora oggi creano un certo disagio nello spettatore.

Attori, impeccabili nei loro ritratti psicologici e nell’impegno fisico profuso, bravi e allucinati come parte richiede, splendida fotografia e colonna sonora a ritmo di banjo. Adeguata alla strizza incombente.

STRIPTEASE

Fort Lauderadale (Florida). La seducente impiegata dell' Fbi Erin Grant (Demi Moore), licenziata, si vede togliere dal tribunale la custodia della sua bimba, la figlia Angela, affidata all'ex marito chiaramente psicopatico Darrell (Robert Patrick).

Per mettere insieme i soldi che le consentano di riottenere l'affidamento della piccola, la piacente signora trova impiego in un topless bar dove balla seminuda tutte le notti, mostrando le gradevoli grazie agli avventori.

Le sue esibizioni attraggono l'attenzione di un deputato del Congresso, che è osteggiato da un altro appassionato ammiratore di Erin.

Invischiata in un delitto, passerebbe un grosso guaio senza il tenente Al Garda (Armand Assante).


STRIPTEASE è un dramma sentimentale patinato intriso di erotismo, di una loffia satira politica (i soliti politici corrotti nda) e semigiallo del regista Andrew Bergman che si aggrappa alle tette (siliconate?) e alle grazie (più o meno digitalmente corrette) della corvina Demi Moore (che portò a casa 12 milioni dollari per questa prestazione).

Trattasi di uno dei film che hanno trasformato Demi Moore in un'icona sexy, ma realizzato abbastanza malamente, malgrado gli audaci strip con pali, visto che non riesce a omogeneizzare tutte le sue componenti e la regia di Bergman conta poco o niente così come la descrizione degli ambienti o la cura dei personaggi.

In STRIPTEASE conta soprattutto la Moore, davvero splendida nei numeri da spogliarellista.










Per il resto, a partire da un Reynolds sul filo del ridicolo, il film è decisamente mediocre e alla lunga rischia di diventare tedioso. Inoltre la melassa di cui viene intrisa l'ultima parte del film è davvero eccessiva.

Gli happy end a volte fanno piacere, ma c'è un limite a tutto.